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Cavalcanti
Coa fam ITA cavalcanti.jpg
d'argento, seminato di crocette ricrociate di rosso
StatoGranducato di Toscana
TitoliMarchese
FondatoreCavalcante dei Cavalcanti
Attuale capoNicolò Cavalcanti[1]
Data di fondazioneXIII secolo
Rami cadetti
  • Linea di Verbicaro (esistente)

I Cavalcanti furono un'antica e importante famiglia fiorentina.

Indice

Storia familiareModifica

OriginiModifica

I Cavalcanti furono forse originari di Fiesole, signori del Castello delle Stinche in val di Greve e di Montecalvi in val di Pesa, di Luco e di Ostina nella val d'Arno superiore; l'origine della loro ricchezza fu però quasi sicuramente mercantile.

Furono a Firenze famiglia del primo cerchio e famiglia consolare: Cavalcante fu console civitatis nel 1176 e Aldobrandino suo figlio lo fu nel 1204[2][3].

Le lotte tra guelfi e ghibelliniModifica

Durante tutto il Duecento furono una delle più importanti famiglie fiorentine. Di tradizione guelfa, ebbero un ruolo importante nelle lotte tra guelfi e ghibellini: nel 1246 è un Cavalcanti insieme a un Adimari a guidare la fazione guelfa[4]. Furono una delle consorterie fiorentine più ricche di uomini, e molti di loro furono personalità rilevanti. Membri tra i più influenti dell'Arte di Calimala possedevano numerose case botteghe e magazzini. Dopo la rotta di Montaperti a cui parteciparono subirono danni considerevoli alle loro proprietà per mano ghibellina, tanto che al rientro dei Guelfi ottennero un risarcimento di oltre 3000 lire[5].

Al loro rientro in Firenze ebbero un ruolo assai rilevante: nel Consiglio del 1278 sono presenti nove Cavalcanti[6], e sul versante religioso in questo periodo si segnala la presenza di Aldobrandino Cavalcanti, priore domenicano di Santa Maria Novella e vescovo di Orvieto. Membri della famiglia si segnalano altresì tra i guelfi giuranti la pace del cardinale Latino[7].

Colpiti dagli Ordinamenti di Giustizia e dichiarati Magnati, furono esclusi dalla guida del Comune.

La loro fine politica arrivò nel momento della divisione dei Guelfi in Bianchi e Neri, quando i Cavalcanti tennero in prevalenza per la parte bianca, che doveva poi risultare sconfitta.[8]

In questo periodo il celebre poeta stilnovista Guido Cavalcanti, amico e compagno di parte di Dante Alighieri, ebbe a soffrire un esilio (furono esiliati, per sedare i tumulti, alcuni capi delle due parti e tra questi Guido) che lo doveva condurre a morte.

E le Stinche col loro nome rammentavano ai Cavalcanti quel periodo difficile: le antiche prigioni fiorentine, prendono infatti tristemente nome da uno dei castelli dei Cavalcanti e ricordano quei Cavalcanti di parte bianca asserragliati nel castello catturati e gettati in quel carcere.

Periodo difficile che culminò nel disastro economico dovuto all'incendio appiccato da Neri degli Abati che distrusse in quantità le loro case e le loro botteghe.

Il RinascimentoModifica

 
Donatello, Annunciazione Cavalcanti, 1435 circa, basilica di Santa Croce, Firenze

Nel Trecento le leggi antimagnatizie relegarono questa famiglia a un ruolo del tutto secondario.

Tra il 1361 e il 1380 alcuni Cavalcanti rinunciarono all'agnazione e allo stemma avito chiedendo esser fatti di popolo. Così alcuni Cavalcanti mutarono il cognome in Cavalleschi, Malatesti, Ciampoli, Cavallereschi, Popolani.

I Cavalcanti poterono finalmente ottenere il ceto popolare nel 1434. Cosimo il Vecchio, cercando di consolidare il proprio potere, cercò l'alleanza anche con alcune famiglie magnatizie e tra queste i Cavalcanti, offrendo in cambio la riammissione ai pubblici uffici. Così i Cavalcanti poterono nuovamente essere imborsati per gli uffici della Repubblica. E furono così estratti 13 volte come Priori della Repubblica[9]. Ginevra dè Cavalcanti sposò il fratello di Cosimo, Lorenzo il Popolano e forse, tramite l'intercessione dei Medici, in quegli anni fecero decorare la propria cappella in Santa Croce (oggi scomparsa), con una celebre Annunciazione scolpita da Donatello e annoverata tra i suoi capolavori.

Un ramo dei Cavalcanti nel XIV secolo si trasferì a Napoli; un altro ramo, sempre nel XIV secolo, si trasferì in Veneto nella città di Serravalle (Vittorio Veneto), dando origine alla famiglia Casoni, aggregata al Consiglio Nobile di quella città (fu la famiglia di Guido Casoni importante letterato del XVII secolo, cavaliere di San Marco); un altro ancora si trasferì in Brasile, attraverso Filippo Cavalcanti, figlio di Giovanni Cavalcanti (illustre commerciante e rispettato amico di Enrico VIII) e Ginevra Manelli, che si trasferi nello Stato del Pernambuco verso la fine del 1560.

Il GranducatoModifica

Caduta la Repubblica durante il principato ebbero tre senatori del Granducato di Toscana, inoltre ebbero Cavalieri di Santo Stefano e di Malta[10].

Alcuni personaggiModifica

ParenteleModifica

I Cavalcanti s'imparentarono con tutte le famiglie più importanti di Firenze, ed anche con famiglie di fede ghibellina come i Lamberti e gli Amidei nell'ambito di quelle paci con cui vanamente si cercava di riportare la concordia nella città.

SepoltureModifica

A Firenze ebbero le sepolture principalmente in Santa Maria Novella ma anche in San Simone e in Santa Maria sopra Porta.

NoteModifica

  1. ^ Cavalcanti di Verbicaro Archiviato il 26 maggio 2016 in Internet Archive.
  2. ^ Pietro Santini Documenti antica costituzione
  3. ^ Enrico Faini. Il ceto dirigente fiorentino in età protocomunale (fine XI-inizio XIII secolo).
  4. ^ Raveggi ,Tarassi, Medici, Parenti : Ghibellini ,guelfi e popolo grasso
  5. ^ Liber extimationum a cura Olof Bratto GoteborgsUniversitets
  6. ^ Neri di dominus Schiatta, dominus Cante di dominus Berardo, Bettino, Scolaio di dominus Amadore, Guelfo di dominus Tegghia, dominus Cantino di Poltrone, Bindo di dominus Ranieri, dominus Bandio, Cante di Uberto. In Padre Ildefonso: Delizie degli eruditi toscani, vol IX
  7. ^ Sanfilippo Lori : Bullettino dell'istituto storico italiano per il medioevo num 89
  8. ^ Davidsohn : La storia di Firenze
  9. ^ Vedi in rete il progetto sulle tratte fiorentine della Brown University.
  10. ^ Mecatti: Storia genealogica della nobiltà e cittadinanza di Firenze Orsini De Marzo ristampa anastatica

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