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Il cavalcapoggio è una sistemazione agraria (sistemazioni di colle) che si attua su pendii non troppo inclinati né eccessivamente irregolari che si pone come forma intermedia tra il giropoggio e il rittochino.

Aratura su terreni declivi
1. In quota
2. A rittochino L'aratura a cavalcapoggio risulta troppo complessa

Nel giropoggio le lavorazioni seguono le curve di livello, nel rittochino sono perpendicolari ad esse e seguono le linee di massima pendenza. Il cavalcapoggio viene realizzato invece scavando fosse camperecce che cavalcano i dossi (o poggi) e scendono sul fondo delle vallecole e s'immettono in un collettore posto nei punti di depressione.[1]

I campi sono disposti in direzione normale alle linee di massima pendenza. Essi nella rappresentazione cartografica hanno una forma rettangolare tuttavia presentano un andamento sul terreno in relazione al fianco della collina. In terreni troppo accidentati il cavalcapoggio non riesce ad eliminare i difetti del rittochino.

L'avvento della meccanizzazione agraria ha determinato il quasi totale abbandono del cavalcapoggio perché i trattori lavorano in condizioni migliori sulle linee di massima pendenza.[2] Il cavalcapoggio è tuttora presente nella viticultura.

Indice

NoteModifica

  1. ^ [1][collegamento interrotto] seguono le linee di intersezione della pendice con immaginari piani verticali, paralleli ed equidistanti tra loro, che la tagliano in senso normale alla pendenza.
  2. ^ L'arare secondo le linee di massima pendenza richiede una maggiore potenza, ora risolta con i trattori, mentre gli stessi mal si adattano a lavorazioni in cui le ruote di un medesimo asse devono operare ad altezze differenti

BibliografiaModifica

  • Cosimo Ridolfi, Lezioni orali di agraria, 2 voll., Firenze 1857
  • Cosimo Ridolfi, Sulle colmate di monte, Giornale agrario toscano, II, 1828
  • Giovanni Battista Landeschi, Saggi di agricoltura, Firenze 1810
  • Antonio Saltini Storia delle scienze agrarie (2011) ISBN 9788896459119

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