Arma di cavalleria

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La moderna cavalleria italiana è una arma dell'Esercito Italiano e oggi è completamente meccanizzata. Dal 1º luglio 1999 l'Arma di Cavalleria dell'Esercito Italiano comprende anche i reggimenti della specialità "carristi" che dal settembre 1936 erano inquadrati nell'arma di fanteria e che furono i propulsori della meccanizzazione dell'Esercito Italiano, anche in supporto al passaggio cavallo-macchina delle unità di cavalleria.

Carica di cavalleria dei Lancieri

Le origini risalgono ai reparti di cavalleria istituiti dal duca Vittorio Amedeo II di Savoia nel 1692, nel quadro di un tentativo di resistenza alla pressione politica e militare delle potenze europee (specialmente di Francia e Austria), attraverso la diffusione della lingua italiana, al posto del francese usato fino ad allora nel Ducato del Piemonte, e la formazione di reggimenti nelle forze armate. Lo spazio espositivo più importante che conserva cimeli della cavalleria italiana è il museo storico dell'Arma di cavalleria di Pinerolo, nella città metropolitana di Torino.

StoriaModifica

 
Il museo storico dell'Arma di cavalleria di Pinerolo

Nell'Italia preunitariaModifica

I primi reggimenti di cavalleria sono i dragoni, costituiti tra il 1683 e il 1690, con la trasformazione delle vecchie compagnie di archibugieri a cavallo. I dragoni però non sono ancora una cavalleria vera e propria, ma piuttosto reparti di fanteria montati a cavallo. La cavalleria vera e propria viene istituita nel 1692, reclutata per quote con servizio obbligatorio di due anni.

Le origini della cavalleria italiana risalgono al 1569, con l'istituzione della Cavalleria feudale su "Squadrone di Piemonte" e "Squadrone di Savoia".[1] Nel 1570 vennero formate 6 compagnie di Milizia paesana a cavallo e nel 1571 altre 6 compagnie di Milizia paesana a cavallo.[1]

Nel 1618 erano in servizio, nella Milizia paesana, 12 compagnie cavalli leggeri e 4 compagnie archibugieri a cavallo.[1] Nel 1630 venne istituita la Cavalleria di Stato con le 16 compagnie di Milizia paesana a cavallo e venne istituita la Cavalleria di Savoia con lo "Squadrone di Savoia" su 13 compagnie, mentre venne disciolto lo "Squadrone di Piemonte".[1] Nel 1675 la Cavalleria d'ordinanza in Piemonte era costituita da 4 compagnie corazze e 4 compagnie gendarmi e la Cavalleria d'ordinanza in Savoia era costituita da 4 compagnie corazze e 2 compagnie dragoni.

Il primo reggimento d'ordinanza di cavalleria venne costituito il 26 gennaio 1683 in seguito ad un accordo tra il duca Vittorio Amedeo II e il conte Giuseppe Maria Manfredo Scaglia di Verrua[2] con la denominazione di "Dragoni di Verrua" o "Dragons Bleu",[1] dal colore dell'uniforme.[3] Nel corso dello stesso anno vennero costituiti i Reggimenti d'ordinanza "Dragoni di Madama Reale" e "Corazze Piemonte" con le 4 compagnie corazze esistenti.[1] con gli ultimi due Reggimenti d'ordinanza disciolti nel 1685.[1] Nel 1689 venne costituito il Reggimento d'ordinanza "Dragoni di Chaumont", poi rinominato "Dragoni del Genevois" e il 4 luglio 1690 il Reggimento d'ordinanza "Dragons Jaunes", denominazione che traeva origine dal colore del vestito poi rinominato "Dragoni di Piemonte",[1] costituito in seguito ad un accordo tra il duca Vittorio Amedeo II e il conte Bonifacio Antonio Solaro di Macello.[4] Nel 1691 vennero disciolti Cavalleria di Stato e Cavalleria di Savoia, mentre dallo "Squadrone di Piemonte", prima del suo definitivo scioglimento vennero formati i reggimenti d'ordinanza "Cavaglià" e "None", che nel 1692 hanno assunto rispettivamente la denominazione di "Piemonte Reale" e "Savoia".[1]

Il battesimo del fuoco della cavalleria sabauda avvenne durante le guerre di tra la fine del seicento e l'inizio del settecento. Nel corso della Guerra della Grande Alleanza l'episodio più significativo in cui venne coinvolta la cavalleria sabauda è stato la Battaglia della Marsaglia del 1693, combattuta dall'Esercito sabaudo contro le truppe francesi al comando del generale Catinat, in cui i "Dragoni blu" si distinsero per impeto e coraggio, intervenendo prima contro la Gendarmerie, poi con una celebre carica, quando gli alleati caddero sotto la pressione francese, rallentando l'inseguimento nemico ed attenuando così gli effetti della sconfitta. Successivamente nella Guerra di successione spagnola, durante l'assedio di Torino del 1706, la cavalleria sabauda venne guidata personalmente dal duca di Savoia Vittorio Amedeo II,[5] sconfiggendo i francesi nel combattimento di Madonna di Campagna, nel corso del quale Vittorio Amedeo II suggellò con una celebre frase il legame con il suo Reggimento quando chiamò alla carica al grido "A’ moi, mes Dragons!"; in seguito a queso fatto d'armi il Reggimento "Dragons Bleu" assunse la denominazione di "Dragoni di S.A.R." (Sua Altezza Reale) per poi assumere nel 1713 quella di "Dragoni del Re".[1] A ltermine della guerra di successione spagnola con il Trattato di Utrecht il Ducato di Savoia ha acquisito il Regno di Sicilia.

Nel 1718 il reggimento "Dragoni di Piemonte" dislocato in Sicilia ha combattuto nel corso della guerra contro la Spagna, conclusa con la cessione da parte del Duca di Savoia del Regno di Sicilia in cambio del titolo di Re di Sardegna.

La cavalleria sabauda si distingue quindi nella battaglia di Guastalla combattuta il 19 settembre 1734 nell'ambito della guerra di successione polacca[5] e nella guerra di successione austriaca, nel corso della quale nella battaglia del Tidone presso Piacenza il 10 agosto 1746 il Reggimento "Dragoni del Re" riportò una vittoria sula cavalleria austriaca conquistando due Stendardi, quello del reggimento "Lusitania" e quello del reggimento "Dauphin".[2]

Nel 1751 nel Regno di Sardegna erano in servizio due Reggimenti Cavalleria Pesante ("Piemonte Reale" e "Savoia" su 10 compagnie), tre Reggimenti Dragoni ("Dragoni del Re", "Dragoni di Piemonte" e "Dragoni della Regina" su 10 compagnie) e un Reggimento Dragoni, i "Dragoni leggeri di Sardegna" su 4 compagnie, che nel 1764 venne ridotto a 2 sole compagnie.[1]

Nel 1774 i reggimenti passarono da 10 a 8 compagnie, riunite in 4 squadroni.[1]

Dopo aver combattuto con successo nelle guerre di successione della prima metà del Settecento, con l'annessione del Piemonte alla Francia napoleonica la cavalleria viene sciolta e parte del suo personale va a costituire due reggimenti della cavalleria francese.

Con la restaurazione del 1814 si ricostituisce la cavalleria sabauda (2 reggimenti di dragoni, 2 di cavalleria e 2 di cavalleggeri), portata a nove reggimenti nel 1850 che vengono suddivisi in cavalleria di linea (Nizza, Piemonte, Savoia e Genova Cavalleria) e cavalleria leggera (cinque reggimenti di cavalleggeri).

Nel regno d’ItaliaModifica

 
Ufficiali del 4º reggimento Genova Cavalleria
 
Uniforme da ufficiale del 1915: Capitano Augusto Moroder, 5° Lancieri di Novara

Nel 1860 con l'unità d'Italia i reggimenti assommano a 17, cinque dei quali verranno impiegati nella presa di Roma nel 1870. Aggregata alla cavalleria sabauda c'è anche la formazione delle Guide a cavallo di Garibaldi, attiva dal 1859 al 1866.

Verso la fine dell'Ottocento nel Regio esercito si formano anche reparti di cavalleria coloniale, prima in Eritrea e dopo il 1912 anche in Libia (formazioni di meharisti, spahi e savari).

Alla vigilia della prima guerra mondiale la cavalleria italiana raggiunge il massimo numero di reggimenti, 30 (12 tra cavalieri, dragoni e lancieri; 18 cavalleggeri), che però durante la guerra verrà quasi completamente appiedata e una gran parte del personale trasferito ad altre armi (tra cui l'aviazione, nella quale si distinse Francesco Baracca). Nel 1917, però, con la ritirata di Caporetto la cavalleria viene rimessa a cavallo per proteggere i reparti in ritirata dall'offensiva austriaca, compito che assolverà con le due importanti battaglie del Tagliamento e di Pozzuolo del Friuli e con la perdita di circa metà degli uomini. Sarà protagonista anche nel 1918 con la difesa della linea del Piavee la risolutiva carica di san Pietro Novello a Monastier, guidata dal Conte Gino Augusti dei Lancieri di Milano, che portò alla riscossa di Vittorio Veneto.

Dopo la guerra, la cavalleria viene ridotta a 12 reggimenti, tutti ancora a cavallo. Dal 1934, nel tentativo di replicare l'esperienza maturata, a partire dal 1927, dal Reggimento carri armati per la fanteria, anche l'arma di cavalleria inizia la sua parziale meccanizzazione promossa dal 19º reggimento cavalleggeri Guide (Col. Gervasio Bitossi) che, per un solo un biennio, assume in seno all'arma di cavalleria il ruolo di reggimento scuola "carri veloci" (si trattava dei celebri carri L 3) destinati ad essere inquadrati nelle divisioni celeri del Regio Esercito. L'opera svolta nel biennio 1934-36 dal Reggimento Scuola Carri Veloci si concretò nella costituzione dei seguenti reparti carri:

- I gruppo squadroni carri veloci “San Giorgio”;

- II gruppo squadroni carri veloci “San Marco”;

- III gruppo squadroni carri veloci “San Martino” (divenuto poi “San Giusto”);

tutti costituiti nel corso del 1934, tutti su quattro squadroni (61 carri ciascuno), assegnati alle Divisioni celeri;

- IV gruppo squadroni carri veloci “Duca degli Abruzzi” (impiegato nella guerra italo-etiopica);

- uno squadrone carri veloci (di 15 carri ciascuno) per ognuno dei reggimenti “Nizza”, “Aosta”, “Alessandria”, “Piemonte Reale”, “Vittorio Emanuele II”, “Savoia”, “Novara”, “Firenze”, “Saluzzo” e “Guide” (questi squadroni verranno tutti disciolti nel 1938).

Purtroppo, negli anni che precedettero la II guerra mondiale non si arriverà mai alla completa meccanizzazione dell'arma, assillata dal culto del proprio passato, al momento dello scoppio del conflitto l'arma era praticamente ancora tutta a cavallo, eccezion fatta per un limitato numero di gruppi squadroni carri leggeri. Per vedere il primo reggimento interamente meccanizzato su carri armati medi, con organico idoneo all'impiego per la guerra corazzata in Africa Settentrionale e con adeguato potenziale controcarri (Lancieri di Vittorio Emanuele II), si dovrà attendere fino al tardo 1943, quando ormai la specialità carristi aveva speso ben 18 battaglioni carri medi e i giochi nello scacchiere africano erano ormai conclusi, la penisola invasa dagli anglo-americani e si era prossimi all'Armistizio.

Per l'intera durata della seconda guerra mondiale i reparti saranno quindi in gran parte a cavallo, e solo in minima parte moto-meccanizzati (blindo della serie AB 41 e 42) e corazzati (con carri L 3 e L6 fino al 1943 e solo dal 1943 anche su carri M 15/42 e derivati), per questa loro natura i reggimenti a cavallo saranno impiegati nei teatri di guerra dove potranno esprimere la loro mobilità tattica, con qualche lieve vantaggio rispetto alle fanterie alpine appiedate: nelle difficilissime condizioni ambientali della campagna italiana di Russia e nei Balcani dove avranno un ruolo in qualche misura utile nelle attività antiguerriglia e di controllo dei territori occupati.

Le ultime cariche della storia della cavalleria mondiale si svolgeranno, a Isbuscenskij (Russia, agosto 1942) da parte del reggimento Savoia Cavalleria (3°) e a Poloj (Iugoslavia, ottobre 1942) da parte del reggimento Cavalleggeri di Alessandria (14°). Entrambi i gesti eroici dal sapore ottocentesco, gloriosi ed eroici, ma purtroppo di valore meramente tattico, del tutto locale.

I reggimenti di cavalleria che riuscirono ad essere interamente meccanizzati furono soltanto: il reggimento cavalleggeri di Lodi, validamente impiegato in Tunisia al fianco di 6 battaglioni carri medi (di tipo misto, cioè anche dotati di semoventi M 40 da 75/18) e semoventi da L 40 da 47/32 della divisione corazzata Centauro, nei primi mesi del 1943; i reggimenti Lancieri di Vittorio Emanuele II (10°), Lancieri di Lucca (16°) (tuttavia in versione motorizzata e non completamente corazzato) che, insieme al reggimento Lancieri di Montebello (8°), furono riuniti nella divisione corazzata "Ariete II" (135^) sorta sul territorio nazionale sulle ceneri della prima (132^), che dopo aver combattuto per circa 2 anni e mezzo in Africa Settentrionale, si immolò ad El Alamein, nell'inverno del 1942. L'8 settembre del 1943 tali reggimenti avevano da poco ultimato il loro approntamento e si trovano schierati attorno alla Capitale completi negli organici ma scarsi di munizioni e carburante. Qui furono colti dall'annuncio dell'armistizio. In quei convulsi frangenti, il reggimento Lancieri di Montebello, fu tra tutti quelli dell'Ariete II il più reattivo ed agguerrito, distinguendosi dal 9 al 10 settembre 1943, insieme al 4º reggimento carristi, nel tentativo di difesa della Capitale contro i tedeschi. Il reggimento guadagnò una medaglia d'oro al valor militare, mentre l'apporto degli altri due fu purtroppo compromesso dalla grave indisponibilità di adeguate scorte di munizioni e carburante.

Dopo gli eventi del'8 settembre 1943 anche molti uomini delle unità di cavalleria si unirono alle organizzazioni delle resistenza combattendo i nazisti oltre che a servire nei reparti dell'esercito cobelligerante italiano.

Nella RepubblicaModifica

Negli anni del dopoguerra e in tempi più recenti, la cavalleria, viene completamente meccanizzata. Nel lungo periodo della guerra fredda alcune unità vengono equipaggiate nel tempo con carri armati M3, M4, M26, M47 e Leopard 1; altre con autoblindo di fabbricazione USA e poi con veicoli tipici della fanteria (M 113 e derivati), assumono di fatto per molti anni l'organico e i compiti delle unità di fanteria meccanizzata. Il personale delle unità su carri armati viene formato presso la Scuola Truppe Corazzate (Caserta e poi Lecce), mentre quello delle unità meccanizzate presso la Scuola di Fanteria e Cavalleria (Cesano). A partire dal 1990 tutti i reggimenti di cavalleria (di linea) sono equipaggiati con autoblindo Centauro e assumono l'organico e il ruolo tipico che le contraddistingue ancora oggi. Viene ricostituita la Scuola di Cavalleria (Montelibretti) che diventa custode della Bandiera dell'Arma concessa per decreto 23 marzo 1982. I reggimenti partecipano a numerose missioni militari all'estero (Libano, Somalia, Bosnia, Kosovo, Albania, Macedonia, Iraq, Afghanistan).

Il 1º giugno 1999 segna la data di riforma dell'Arma: i reggimenti "dragoni", "cavalleggeri" e "lancieri", pur conservando le loro denominazioni tradizionali, vengono riuniti nella specialità "cavalleria di linea" e nel contempo i reggimenti della specialità "carristi", anch'essi mantenendo integre le denominazioni e le proprie tradizioni) transitano dall'arma di fanteria - cui erano appartenuti dal 1927) a quella di cavalleria. Tutto il personale dell'Arma viene formato dalla Scuola di Cavalleria (Lecce) sorta per trasformazione della Scuola di Carrismo. Presso la sede di Montelibrett viene mantenuto il centro addestramento ippico. In attuazione della legge nº 276 del 2 agosto 1999, l'Arma e tutti i suoi reggimenti adottano, insieme ai reggimenti dell'Aviazione dell'Esercito e al Reggimento artiglieria a cavallo, lo Stendardo in sostituzione della Bandiera di Guerra ripristinando un'antica tradizione che fino al 1946 vedeva tale tipologia di vessillo assegnata a tutte le unità a cavallo e motorizzate delle varie armi dell'Esercito.[6]

Specialità d'ArmaModifica

Reggimenti di Cavalleria attualmente in vita (2020)Modifica

 
I Lancieri di Montebello a Roma
 
I Lancieri di Montebello durante un'esercitazione a Monte Romano 2019

Mostreggiature dei reggimenti attualmente in vita:

Reparti storiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Lista dei reggimenti dell'Esercito Italiano.
 
Squadrone del Reggimento Lancieri di Milano in Tessaglia-Grecia, nel 1942
  • Cavalleria Nazionale
  • Cavalleria Coloniale
    • Eritrea ed Africa Orientale Italiana
      • 1º Squadrone Cavalleria Coloniale dell'Asmara "Penne di Falco" dal 1887 al 1941
      • 2º Squadrone Cavalleria Coloniale di Cheren "Penne di Falco" dal 1887 al 1941
      • Gruppi Squadroni Cavalleria Coloniale dell'Africa Orientale (1°, 4°, 8°, 11°, 13° e 16° dello Scioa; 2°, 9° e 15° dell'Eritrea; 3°, 5°, 10° e 14° dell'Amhara, 6° e 12° dell'Harrar, 7° del Galla e Sidama) dal 1936 al 1941
      • Bande[7] di Cavalleria Coloniale dell'Africa Orientale (Banda dell'Amhara o Flamini, Banda del Buriè o Pastore, Banda del Gallabi o Licastro, Banda dell'Uolkitti o Crepa, Banda dell'Uolamo o Brancati, Banda dell'Auasc o Martinez)
    • Tripolitania, Cirenaica e Libia
      • Squadroni Savari della Tripolitania (numerati da 1° a 7°) dal 1915 al 1943
      • Squadroni Savari della Cirenaica (numerati da 4° a 8°)
      • Gruppi Squadroni Spahis della Tripolitania, dal 1929 della Cirenaica (numerati da 1° a 4°)
      • Gruppi Squadroni Sahariani della Tripolitania[8] (numerati da 1° a 7°)
      • Squadroni Meharisti della Cirenaica (numerati da 1° a 4°)
  • Carristi
    • 1ª Batteria autonoma carri d'assalto (1918-22)
    • Compagnia autonoma carri d'assalto, poi Compagnia carri d'assalto (1922-23)
    • Reparto Carri Armati (su 2 gruppi carri armati, 1923-26)
    • Centro Formazione Carri Armati (1926-27)
    • Reggimento Carri Armati (su 5 battaglioni carri armati, 1927-34)
      • Battaglione autoblindo motomitraglitrici (Gruppo carri veloci, maggio 1931)
      • Gruppo Carri veloci (su CV 29, 1932-35)
      • Squadrone carri veloci E.I., per l’Eritrea (su carri Ansaldo mod. 33, 14 luglio 1934)
      • Squadrone speciale carri veloci, per la Somalia (su carri Ansaldo mod. 33, 31 dicembre 1934)
      • V Gruppo carri veloci “Baldissera”, per l’Eritrea (su carri Ansaldo mod. 35,14 marzo 1935)
      • 1ª Sezione autoblindo Fiat 611, per la Somalia (su Fiat 611, 14 maggio 1935)
      • 1ª Squadriglia speciale autoblindo S, per la Somalia (su Lancia 1ZM, 8 agosto 1935)
      • XX battaglione carri d’assalto “Randaccio” (per l’Eritrea e successivamente inviato anche in Somalia, su carri Ansaldo mod. 35, 01 agosto 1935);
      • XXI battaglione carri d’assalto “Trombi” per la Libia (su carri Ansaldo 1935, 16 settembre 1935)
      • XXII battaglione carri d’assalto “Coralli”, per la Libia (su carri Ansaldo 1935, 16 settembre 1935)
      • XXIII battaglione carri d’assalto “Stennio”, (per divisione motorizzata, 29 novembre 1935)
      • XXXI battaglione carri d’assalto “Cerboni” (per brigata meccanizzata (inquadrato nel 5º rgt. bersaglieri, 29 novembre 1935)
      • XXXII battaglione carri d’assalto “Battisti”, (per la Libia, 29 novembre 1935)
      • 1ª e 2ª Compagnia carri d’assalto “S”, per la Somalia (carri Ansaldo mod. 35, 22 dicembre 1935)
      • Battaglione autoblindo “Casali”, per l’Eritrea (su Lancia 1ZM e motomitragliatrici Guzzi, 16 gennaio 1936)
      • 2ª Squadriglia speciale autoblindo “S”, per la Somalia (su Lancia 1ZM, 7 marzo 1936)
      • I battaglione carri d’assalto “Ribet” (maggio 1936)
      • II battaglione carri d’assalto “Berardi” (maggio 1936)
      • III battaglione carri d’assalto “Paselli” (maggio 1936)
      • IV battaglione carri d’assalto “Monti” (maggio 1936)
      • V battaglione carri d’assalto “Suarez” (in seguito ribattezzato “Venezian”, maggio 1936)
      • VI battaglione carri d’assalto “Lollini” (maggio 1936)
      • VII battaglione carri d’assalto “Vezzani” (maggio 1936)
      • VIII battaglione carri d’assalto “Bettoia” (maggio 1936)
      • IX battaglione carri d’assalto “Guadagni” (maggio 1936)
      • X battaglione carri d’assalto “Menziger” (maggio 1936)
      • XI battaglione carri d’assalto “Gregorutti” (maggio 1936)
      • XII battaglione carri d’assalto “Cangialosi” (maggio 1936)
      • Compagnia carri d’assalto per il Corpo d’Armata della Sardegna (in seguito elevato a XIII battaglione carri leggeri, maggio 1936)
      • Compagnia meccanizzata per il Comando Presidio di Zara (maggio 1936)
      • Compagnia complementi per il 2º reggimento Bersaglieri (maggio 1936)
    • 1º Reggimento fanteria carrista (15 settembre 1936)
    • 2º Reggimento fanteria carrista (15 settembre 1936)
    • 3º Reggimento fanteria carrista (per trasformazione del Reggimento Carri Armati, 15 settembre 1936)
    • 4º Reggimento fanteria carrista (15 settembre 1936)
    • Raggruppamento carri d'assalto e autoblindo C.T.V. (11 febbraio 1937, poi Raggruppamento Reparti Specializzati, infine Raggruppamento carristi, 25 aprile 1937-38)
    • 31º Reggimento fanteria carrista (per la divisione corazzata "Centauro", 1937)
    • 32º Reggimento fanteria carrista (per trasformazione del 2º Reggimento fanteria carrista, destinato alla divisione corazzata "Ariete", 1938)
    • 33º Reggimento fanteria carrista (per la divisione corazzata "Littorio", 1939)
    • 131º Reggimento fanteria carrista (su carri francesi R35 e S35, 1941)
    • 132º Reggimento fanteria carrista (su carri M 13/40, 1941)
    • 133º Reggimento fanteria carrista (su carri M 14/41, 1941)
  • Dal 1939 al 1940 la specialità carristi, attraverso i 6 depositi reggimentali, ha immesso in linea in tutti gli scacchieri di guerra (eccezion fatta per il fronte russo) i seguenti reparti (senza contare i battaglioni complementi):
    • LX battaglione carri d'assalto (per la divisione di fanteria Sabratha, in Libia)
    • LXI battaglione carri d'assalto (per la divisione di fanteria Cirene, in Libia)
    • LXII battaglione carri d'assalto (per la divisione di fanteria Sirte, in Libia)
    • LXIII battaglione carri d'assalto (per la divisione di fanteria Marmarica, in Libia)
    • I battaglione carri M11/39 (Libia)
    • II battaglione carri M 11/39 (Libia)
    • 321ª compagnia speciale carri M 11/39 (Africa Orientale)
    • 322ª compagnia speciale carri M 11/39 (Africa Orientale)
    • CCCXII Battaglione misto per l'Egeo
    • III battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • IV battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • V battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • VI battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • XX battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • VII battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • VIII battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • IX battaglione carri M 13/40 (Africa Settentrionale)
    • X battaglione carri M 14/41 (Africa Settentrionale)
    • XI battaglione carri M 14/41 (Africa Settentrionale)
    • XII battaglione carri M 14/41 (Africa Settentrionale)
    • XIII battaglione carri M 14/41 (Africa Settentrionale)
    • XIV battaglione carri M 14/41 (Africa Settentrionale)
    • XV battaglione carri M misto (Africa Settentrionale)
    • XVI battaglione carri M misto (Tunisia/Sardegna)
    • XVII battaglione carri M misto (Tunisia)
    • XVIII battaglione carri M misto 15/42 (territorio nazionale)
    • XIX battaglione carri M misto 15/42 (territorio nazionale)
    • LI battagione carri M 13/40 (Africa settentrionale)
    • LII battaglione carri M 14/41 (Africa settentronale)
    • C battaglione carri R35 (Sicilia)
    • CI battaglione carri R35 (Sicilia)
    • CC battaglione carri S35 (Sardegna)
    • I battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Tunisia)
    • IV battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)
    • IX battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Napoli)
    • XX battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Corsica)
    • CI battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Tunisia)
    • CXXI battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Siena)
    • CXXII battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Verona)
    • CXXX battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)
    • CXXXI battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Corsica)
    • CXXXII battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Grecia)
    • CXXXIII battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)
    • CXXXIV battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)
    • CXXXVI battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Tunisia)
    • CCXIV battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Siena)
    • CCXXX battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)
    • CCXXXII battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Parma)
    • CCXXXIII battaglione semoventi controcarro da 47/32 (Sicilia)

Preghiera del "Cavaliere"Modifica

«Signore Iddio, che avendo affermato la fraternità umana ed obbligati tutti a vicendevole amore per mezzo del tuo figlio Gesù, tra coloro che hanno servito le Istituzioni hai scelto San Giorgio per dare testimonianza di dedizione al dovere, di amore al sacrificio a difesa di Dio, della Patria e dei deboli, dona a noi Cavalieri di imitarne le virtù.

Fa che come Lui, senza timore ma con nobile fierezza, professiamo sempre e dovunque la nostra fede e che, fedeli al Giuramento, buttando il cuore oltre le difficoltà ed i pericoli, all'ombra dello Stendardo, serviamo in umiltà di mente e di cuore la nostra Patria.

Fa che nella nostra vita fulgide brillino la lealtà, la cortesia, la generosità, la signorilità e l'amore: quelle caratteristiche che, inconfondibili, abbiamo ereditato dai nostri Eroi.

E concedi, benigno, che la fedeltà a questi ideali - come per il nostro speciale Patrono San Giorgio - sia un giorno giusto titolo per cingere la corona della gloria e della celeste felicità.[9]»

Preghiera del CarristaModifica

A te onnipotente Iddio, Signore del Cielo e della Terra, noi uomini d’arme eleviamo la nostra preghiera.

Gran Dio, cui obbediscono il ghibli ed il sole cocente, benedici i Carristi che riposano sotto la sabbia infuocata.

Dio della Gloria, accogli nella Tua pace le spoglie di coloro che, prima del mortale spasimo, conobbero il tormento dell’arsura.

Dio della potenza, esalta nella Tua gloria il valore dei nostri Caduti, tempra i nostri cuori e rendili più forti dell’acciaio che corazza i nostri carri.

Dio della pace e della bontà, benedici la nostra Patria, le nostre case i nostri carri.

Benedici, o Signore.

Onorificenze allo Stendardo dell'Arma di CavalleriaModifica

Lo Stendardo dell'Arma di Cavalleria, custodito dal 23 marzo 1982 presso la Scuola di Cavalleria, è decorato delle seguenti onorificenze[10]:

  1 Croce di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia (già dell'Ordine militare di Savoia)
  1 Medaglia d'oro al valor militare

MotivazioniModifica

  Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia (già di Savoia)
«In terra d'Africa rinnovava le sue secolari tradizioni, a cavallo, sui carri veloci, sugli automezzi; ammirevole sempre per audacia e tenacia seppe, ovunque, fedele al suo motto, gettare l'anima oltre l'ostacolo, dando alla Patria il fremito della travolgente vittoria. Africa Orientale, ottobre 1935 - maggio 1936

(all'Arma di Cavalleria del Regio Esercito)»
— Roma, regio decreto 27 gennaio 1937

  Medaglia d'oro al valor militare
«In quarantuno mesi di guerra diede mirabile esempio di abnegazione e di sacrificio, prodigandosi nei vari campi della cruenta lotta. Rinnovò, a cavallo, i fasti della sua più nobile tradizione; emulò, appiedata, fanti, artiglieri e bombardieri; fornì, per i duri cimenti dell'aria, piloti di rara perizia e singolare eroismo. Grande Guerra, maggio 1915 - novembre 1918

(all'Arma di Cavalleria del Regio Esercito)»
— Roma, regio decreto 17 settembre 1933

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l LA CAVALLERIA
  2. ^ a b I Dragoni di Genova Cavalleria
  3. ^ Genova Cavalleria (4°)
  4. ^ Nizza Cavalleria (1°)
  5. ^ a b Primi fatti d'arme, su assocavalleria.eu. URL consultato il 29 ottobre 2018 (archiviato dall'url originale il 30 ottobre 2018).
  6. ^ Esercito.difesa.it
  7. ^ Unità di cavalleria irregolare inquadrate da ufficiali italiani
  8. ^ Unità miste motorizzate e di cavalleria
  9. ^ Preghiera del "CAVALIERE"
  10. ^ Il Medagliere - Esercito Italiano, su www.esercito.difesa.it. URL consultato il 5 gennaio 2019.

BibliografiaModifica

  • Francesco Apicella, Breve storia della cavalleria e altri scritti, Edizione fuori commercio a cura della Scuola di Cavalleria. Testo
  • Maurizio Parri Tracce di Cingolo, Edizione fuori commercio a cura della Associazione Nazionale Carristi d'Italia, sez. di Verona.
  • N. Pignato - F. Cappellano I Veicoli da combattimento dell'Esercito Italiano, SME Ufficio Storico 2017
  • L. Ceva - A. Curami La Meccanizzazione dell'esercito Italiano fino al 1943, SME Ufficio Storico.

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