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Ceruloplasmina

proteina
Ceruloplasmina
Protein CP PDB 1kcw.png
Gene
HUGO CP CP-2
Locus Chr. 3 q24-q25.1
Proteina
UniProt P00450
Enzima
Numero EC 1.16.3.1



La ceruloplasmina è una proteina con attività enzimatica ferrossidasica codificata dal gene CP[1][2][3].

È la principale proteina di trasporto del rame nel sangue e, in più, ha un ruolo nel metabolismo del ferro. Descritta per la prima volta nel 1948[4], risulta simile a un'altra proteina scoperta più recentemente, l'efestina, coinvolta anch'essa nel metabolismo del ferro e del rame.

FunzioniModifica

L'ossidazione ad opera della ceruloplasmina è un fenomeno chiave nel metabolismo del ferro. I macrofagi al termine della fagocitosi e digestione dei globuli rossi rilasciano ferro in gran parte nello stato ferroso (Fe2+) che, per essere recuperato attraverso il ciclo della ferritina, deve essere ossidato alla stato ferrico (Fe3+). Tale ossidazione avviene ad opera della ceruloplasmina.[5]

CarenzaModifica

Una carenza di ceruloplasmina implica alterazioni nell'omeostasi del ferro. La carenza di ceruloplasmina può derivare da cause genetiche e dalla mancanza di rame, un micronutriente essenziale nella dieta. Quando mancano adeguate quantità di ceruloplasmina funzionante, si compromette la capacità del corpo di riciclare Fe2+ con conseguente accumulo di ferro nei tessuti.[5].

Le persone che soffrono di ipoceruloplasmenia, una condizione geneticamente ereditaria in cui i livelli di ceruloplasmina sono circa il 50% del normale, generalmente non mostrano anomalie cliniche ma il progressivo accumulo di ferro nelle cellule pancreatiche delle isole e nei gangli basali porta infine allo sviluppo del diabete insulino-dipendente e della degenerazione neurologica che può manifestarsi come demenza, disartria e distonia.[5]

Nella malattia di Wilson, paradossalmente, l'innalzamento dei livelli di rame all'interno del fegato sembra interferire con la sua incorporazione nei polipetidi neosintetizzati di ceruloplasmina che diminuisce.[5]

Concentrazione siericaModifica

Circa l'85-90% dei pazienti con malattia di Wilson presenta bassi livelli sierici di ceruloplasmina (<20 mg / dL o 200 mg / L).[6][7] Tuttavia, bassi livelli di ceruloplasmina possono essere osservati in pazienti senza malattia di Wilson e livelli di ceruloplasmina normali o elevati possono essere osservati in pazienti con malattia di Wilson.[8]

I valori normali per ceruloplasmina sierica variano in base all'età. Sono molto bassi durante la prima infanzia per circa sei mesi, poi raggiungono il picco nella prima infanzia (approssimativamente da 30 a 50 mg / dL o da 300 a 500 mg / L), per poi diminuire negli adulti (da 20 a 35 mg / dL o 200 a 350 mg / L). La ceruloplasmina è sensibile agli estrogeni: i livelli sono elevati in gravidanza e nei pazienti con supplementazione ormonale. Essendo anche una proteina di fase acuta può essere aumentata negli stati infiammatori.[8][7][6]

NoteModifica

  1. ^ Takahashi N, Ortel TL, Putnam FW, Single-chain structure of human ceruloplasmin: the complete amino acid sequence of the whole molecule, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 81, nº 2, gennaio 1984, pp. 390–4, DOI:10.1073/pnas.81.2.390, PMC 344682, PMID 6582496.
  2. ^ Koschinsky ML, Funk WD, van Oost BA, MacGillivray RT, Complete cDNA sequence of human preceruloplasmin, in Proc. Natl. Acad. Sci. U.S.A., vol. 83, nº 14, luglio 1986, pp. 5086–90, DOI:10.1073/pnas.83.14.5086, PMC 323895, PMID 2873574.
  3. ^ Royle NJ, Irwin DM, Koschinsky ML, MacGillivray RT, Hamerton JL, Human genes encoding prothrombin and ceruloplasmin map to 11p11-q12 and 3q21-24, respectively, in Somat. Cell Mol. Genet., vol. 13, nº 3, maggio 1987, pp. 285–92, DOI:10.1007/BF01535211, PMID 3474786.
  4. ^ Holmberg CG, Laurell C-B, Investigations in serum copper. II. Isolation of the Copper containing protein, and a description of its properties, in Acta Chem Scand, vol. 2, 1948, pp. 550–56, DOI:10.3891/acta.chem.scand.02-0550.
  5. ^ a b c d Harper's Illustrated Biochemistry, 31e, Lange.
  6. ^ a b W. Stremmel, K. W. Meyerrose e C. Niederau, Wilson disease: clinical presentation, treatment, and survival, in Annals of Internal Medicine, vol. 115, nº 9, 1º novembre 1991, pp. 720–726. URL consultato il 10 maggio 2018.
  7. ^ a b G. J. Brewer e V. Yuzbasiyan-Gurkan, Wilson disease, in Medicine, vol. 71, nº 3, May 1992, pp. 139–164. URL consultato il 10 maggio 2018.
  8. ^ a b P. Steindl, P. Ferenci e H. P. Dienes, Wilson's disease in patients presenting with liver disease: a diagnostic challenge, in Gastroenterology, vol. 113, nº 1, July 1997, pp. 212–218. URL consultato il 10 maggio 2018.

Voci correlateModifica

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