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Cesare Battisti

patriota, giornalista e geografo italiano
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Cesare Battisti
Cesare Battisti, Milano, 1915 (portrait).jpg
Cesare Battisti a Milano nel 1915
4 febbraio 1875 – 12 luglio 1916
SoprannomeC.Battisti
Nato aTrento
Morto aTrento
Cause della morteimpiccagione
Luogo di sepolturaTrento, Mausoleo di Cesare Battisti
Dati militari
Paese servitoItalia Regno d'Italia
Forza armataFlag of Italy (1860).svg Regio Esercito
ArmaFanteria
CorpoAlpini
Reparto6º Reggimento alpini
Anni di servizio1915 - 1916
GradoTenente
ComandantiLuigi Cadorna,
GuerrePrima guerra mondiale
DecorazioniMedaglia d'oro al valor militare
Altre carichegeografo, giornalista, politico
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Cesare Battisti

Membro dell'Abgeordnetenhaus
Legislature XXII
Gruppo
parlamentare
Tirolese di lingua italiana (frazione socialista)
Circoscrizione Tirolo 6
Collegio Trento

Dati generali
Partito politico Partito Socialdemocratico dei Lavoratori d'Austria

Cesare Battisti (Trento, 4 febbraio 1875Trento, 12 luglio 1916) è stato un patriota, giornalista, geografo, politico socialista e irredentista italiano. Cittadino austriaco di nascita, direttore di giornali socialisti nella città natale, fu deputato al Parlamento di Vienna dove si batté per ottenere l'autonomia amministrativa del Trentino e la costruzione di un'università italiana.[1] Allo scoppio della grande guerra, arruolatosi volontario negli Alpini, combatté per la parte italiana. Catturato da una truppa da montagna dell'esercito austriaco, fu processato e impiccato per alto tradimento in quanto membro della Camera dei deputati d'Austria.

Insieme a Guglielmo Oberdan, Damiano Chiesa, Fabio Filzi, Francesco Rismondo e Nazario Sauro è considerato tra le più importanti figure della causa dell'irredentismo italiano ed eroe nazionale.

Indice

BiografiaModifica

 
Fondatori della Società degli studenti trentini nel 1895. Da sinistra, in piedi: Cesare Battisti, Giovanni Lorenzoni; seduti: Gino Sartori, Antonio Piscel, Adolfo de Bertolini; a terra: Iginio Zucal.

Giuseppe Cesare Battisti[1] nacque a Trento quando questa era ancora parte dell'Impero austro-ungarico da Cesare, commerciante, e dalla nobildonna Maria Teresa Fogolari. Era l'ultimo di otto fratelli.

Dopo aver frequentato l'Imperial Regio Ginnasio a Trento, l'attuale Liceo Classico Giovanni Prati, per assecondare la madre si iscrive alla Facoltà di Giurisprudenza di Graz, dove si lega a un gruppo di studenti (tra cui il socialista roveretano Antonio Piscel, amico per molti anni a venire[2]), con i quali fonda nel 1894 un'associazione di stampo socialista, la «Società degli studenti trentini»; contemporaneamente si iscrive all'Istituto di Studi Superiori di Firenze dove frequenta il primo anno alla facoltà di Lettere e Filosofia per poi proseguire gli studi umanistici a Torino, città in cui il fermento socialista stava muovendo i primi passi. Tra i protagonisti di questa stagione socialista torinese figura anche Edmondo de Amicis, militante sin dal 1890. Nel maggio del 1895 Battisti è a Graz ma viene processato per contravvenzione alla legge sulle Associazioni. Chiusa definitivamente la parentesi austriaca, torna a Firenze per frequentare il terzo anno all'Università. Nello stesso periodo conosce Ernesta Bittanti Battisti (Cremona, 1871 - Trento, 1957), sua futura moglie, e lo storico e meridionalista Gaetano Salvemini. Nel 1895 fonda assieme ad Antonio Piscel la Rivista popolare trentina, sequestrata già dopo il primo numero. Nello stesso anno, con la collaborazione dell'amico e tipografo friulano Antonio Gerin, Battisti e Piscel editano il primo giornale socialista trentino, L'Avvenire, che a causa di difficoltà finanziarie cessò di essere pubblicato l'anno successivo.[3] Pochi mesi dopo, superati i problemi economici, esce il nuovo settimanale L'avvenire del lavoratore, anch'esso fortemente minato dalla censura. Grazie all'incontro con l'illustre geografo friulano Giovanni Marinelli, ai tempi professore nell'ateneo fiorentino, si appassiona alla geografia. Si laurea a pieni voti nel 1897 con una tesi intitolata Contributo alla geografia fisica e all'antropogeografia del Trentino che verrà pubblicata l'anno seguente dall'editore Zippel di Trento con il titolo Il Trentino. Saggio di geografia fisica e di antropogeografia.

Seguendo le orme dello zio materno, don Luigi Fogolari (condannato a morte dall'Austria per cospirazione e poi graziato), abbraccia presto gli ideali patriottici dell'irredentismo. Successivamente agli studi universitari, si occupa di studi geografici e naturalistici: nel 1898 è infatti segretario del terzo Congresso geografico italiano tenutosi a Firenze. Nello stesso anno conosce il geologo Giovan Battista Trener e assieme a lui fonda la rivista scientifica Tridentum[4]. Pubblica inoltre alcune apprezzate Guide di Trento e di altri centri della regione e l'importante volume Il Trentino.

Battisti abbandona ben presto l'idea di intraprendere la professione di insegnante a causa delle difficoltà per il riconoscimento delle lauree italiane in Austria; inoltre si stava diffondendo un sentimento di pangermanismo che rendeva difficile ottenere le cattedre italiane istituite presso l'Università di Innsbruck. Battisti decide così di rilevare una vecchia e piccola tipografia trentina, la Küpper-Fronza, che divenne nel 1901 la Società Tipografica Editrice Trentina (STET). Nel 1900 fonda il giornale socialista Il Popolo e quindi il settimanale illustrato Vita Trentina, entrambi stampati presso la nuova attività assieme a molte altre opere geografiche e sociologiche. Alla redazione de Il Popolo Battisti volle con sé Lajos Domokos, giovane socialista triestino, già capo redattore de Il Lavoratore di Trieste.[5]

Desiderando combattere per la causa trentina con la politica e farla valere dall'interno, nel 1911 si fa eleggere deputato al Reichsrat, il parlamento di Vienna, per il Collegio di Trento città («Tirolo 6»).[6] Nel 1914 entra anche nella Dieta di Innsbruck, l'ultima tappa della sua attività in Austria. Si sposa con Ernesta Bittanti ed ha tre figli: Luigi (1901-1946), Livia (1907-1978) e Camillo (1910-1982).[7]

Il trasferimento in ItaliaModifica

 
Cesare Battisti e la moglie Ernesta Bittanti
 
Epigrafe a ricordo del discorso di Cesare Battisti a Ferrara, nel 1914

L'8 agosto 1914 Battisti, affiancato da Guido Larcher e Giovanni Pedrotti, fece pervenire al re Vittorio Emanuele III un appello nel quale il monarca veniva esortato a unire il Trentino al Regno, tentando prima coi mezzi diplomatici e, nel caso non fossero stati sufficienti, ricorrendo alle armi.[8][9] Nel settembre 1914 Battisti, Larcher e Pedrotti, costituiscono a Milano la "Commissione dell'emigrazione trentina",[8] composta da un migliaio di affiliati.

L'11 agosto 1914, appena due settimane dopo lo scoppio della guerra austro-serba, il deputato Battisti abbandona il territorio austriaco e si trasferisce in Italia[10]. Qualche giorno dopo lo seguirà anche la moglie con i loro tre figli. Il fratello Giuliano, che era nato il 30 luglio 1868, rimane invece a Trento. Verrà poi richiamato alle armi, inviato in una compagnia di disciplina e successivamente, essendosi ammalato, al domicilio coatto. Morirà prematuramente il 3 dicembre 1921 a seguito dei patimenti di quegli anni.[11] Battisti diventa subito un propagandista attivo per l'intervento italiano contro l'Impero austro-ungarico, tenendo comizi nelle maggiori città italiane e pubblicando articoli interventisti su giornali e riviste. Tra le città in cui soggiornò vi è anche Treviglio dove risiedette in via Sangalli al numero 15.

Fece parte della massoneria[12] e riconobbe ad essa un ruolo negli accadimenti:[13]

«… molto, moltissimo devesi alla Massoneria se la causa di Trento e Trieste ha ancora fautori in Italia e se l’irredentismo si è gagliardamente ridestato e, malgrado le opposizioni neutraliste, affermato.»

(Cesare Battisti - Lettera a Bernardo Degregorio, "Venerabile" della loggia massonica di Corato - 5 marzo 1915)

In guerraModifica

 
In divisa da Alpino (secondo da sinistra)

Il 26 aprile 1915 viene firmato il Patto di Londra ed il 24 maggio l'Italia entra in guerra contro l'Austria. Battisti si arruola volontario e viene inquadrato nel Battaglione Alpini Edolo, 50ª Compagnia. Combatte al Montozzo sotto la guida di ufficiali come Gennaro Sora e Attilio Calvi. Per il suo sprezzo del pericolo in azioni arrischiate riceve, nell'agosto del 1915, una medaglia di bronzo, trasformata successivamente in medaglia d'argento. Dopo essere stato promosso tenente, viene trasferito ad un reparto sciatori al Passo del Tonale e successivamente, al Battaglione Vicenza del 6º Reggimento Alpini, operante sul Monte Baldo nel 1915 e sul Pasubio nel 1916.

 
Targa apposta sulla casa natale a Trento, in piazza Duomo

Nel maggio 1916 si trova a Malga Campobrun, in attesa dell'inizio della famosa Strafexpedition (15 maggio - 15 giugno 1916), preparando la controffensiva italiana. Il 10 luglio il Battaglione Vicenza, formato dalle Compagnie 59ª, 60ª, 61ª e da una Compagnia di marcia comandata dal tenente Cesare Battisti, di cui è subalterno anche il sottotenente Fabio Filzi, riceve l'ordine di conquistare il Monte Corno di Vallarsa (1765 m) sulla destra del Leno in Vallarsa, occupato dalle forze austro-ungariche.

La catturaModifica

 
Cesare Battisti sulla forcella del Montozzo con l'uniforme degli Alpini nel 1915

Negli scontri con i Landesschützen austriaci molti alpini caddero o furono fatti prigionieri. Tra questi ultimi vi furono lo stesso tenente Battisti ed il sottotenente Filzi che, dopo essere stati riconosciuti, furono tradotti e incarcerati a Trento.

Secondo alcune fonti[14][15] a riconoscere l'irredentista trentino fu Bruno Franceschini, originario della Val di Non e residente a Rovereto, tuttavia gli atti del processo ricostruirono una versione assai diversa. A prendersi il merito della cattura furono il tenente Vinzenz Braun[16] con i bersaglieri Alois Wohlmuth[17] e Franz Strazligg[18]. Bruno Franceschini comparve solo nella testimonianza di Johann Widegger[19] come chi materialmente riconobbe Fabio Filzi che aveva fornito generalità false.[20]

Negli atti Franceschini è indicato come Fähnrich (allievo ufficiale)[19] e non come Oberleutnant (tenente), qualifica che otterrà solo più avanti. Secondo un'altra versione il cadetto Franceschini, quando venne fatto prigioniero Battisti, era l'unico ufficiale in servizio che parlasse la lingua italiana, e il suo ruolo in tutta la vicenda si limitò al suo riconoscimento ufficiale. A denunciare l'irredentista sarebbero stati i suoi stessi soldati, e non Franceschini, accusato quindi ingiustamente mentre stava solo svolgendo il suo dovere come militare al servizio dell'Austria.[21]

Secondo una versione del generale Maximilian Ronge, capo dell'Evidenzbureau, la notizia della cattura scaturì interesse e approvazione nella gente accorsa a Trento per assistere all'arrivo dei prigionieri, a tal punto che la polizia e i militari presenti furono costretti a contenere la folla, onde evitare che il Battisti e il Filzi venissero avvicinati.[22]

"Gli organi di stampa austriaci lo descrissero come «bancarottiere» (poiché era già soggetto a un mandato di cattura per fallimento colposo)[23], «truffatore», «vigliacco», «disertore», «traditore dei suoi e dai suoi tradito». Il processo, secondo alcune fonti, fu istruito senza garanzie per l'imputato e senza una difesa di fiducia, ed inoltre contrassegnato da grossolani errori procedurali".[24]

Tutta questa operazione aveva fini precisi per l'autorità asburgica perché Battisti era ancora deputato austriaco: "Una volta catturato, Battisti entrerà come attore in un apparato scenico in cui l'azione collettiva si sposa ad un'abile regia governativa", Battisti dovette subire moltissimi insulti ed umiliazioni dai suoi carcerieri. In via Borgonovo la folla, composta in maggioranza da militari e funzionari austriaci, incominciò a fischiare, a schiamazzare e a ingiuriare i prigionieri: ingiurie come Hund (cane), Schuft (briccone), Canaille (canaglia)".[25] Gli insulti pronunciati in tedesco smentirebbero taluna storiografia anti-irredentista, la quale vorrebbe che anche alcuni cittadini trentini, quindi di ceppo italiano, avessero partecipato alle ingiurie. "Sovente volte i prigionieri vennero sputacchiati".[25] I testimoni riportano anche d'altri atti di violenza contro Battisti: gli furono gettati addosso polvere e zolfo con un mantice; fu percosso da una guardia cittadina; avendo chiesto da bere, gli fu offerta acqua sporca.[26]

Il processo e l'esecuzioneModifica

 
Cesare Battisti nel momento della sua impiccagione per mano del boia Lang
 
Mappa dell'esecuzione di Cesare Battisti e Fabio Filzi: 1) Scala che dal colonnato del Castello scende nel fossato 2) Attrezzo di ginnastica (altalena) con gancio nell'asse orizzontale 3) Palo di Filzi 4) Sbarre di ginnastica 5) Palo di Battisti

La mattina seguente, il 12 luglio 1916, fu condotto insieme a Fabio Filzi davanti al tribunale militare, che aveva sede al Castello del Buonconsiglio, al tempo adibito a caserma delle truppe austro-ungariche.[27] Durante il processo non si abbassò mai alle scuse, né rinnegò il suo operato e ribadì invece la sua piena fede all'Italia. Respinse l'accusa di tradimento a lui rivolta, basata sul fatto d'essere suddito asburgico passato alle file nemiche e deputato del Reichsrat. Egli si considerò invece soltanto un soldato catturato in azione di guerra.

 
Il corpo di Battisti messo in mostra dal boia Josef Lang

«Ammetto inoltre di aver svolto, sia anteriormente che posteriormente allo scoppio della guerra con l'Italia, in tutti i modi - a voce, in iscritto, con stampati - la più intensa propaganda per la causa d'Italia e per l'annessione a quest'ultima dei territori italiani dell'Austria; ammetto d'essermi arruolato come volontario nell'esercito italiano, di esservi stato nominato sottotenente e tenente, di aver combattuto contro l'Austria e d'essere stato fatto prigioniero con le armi alla mano. In particolare ammetto di avere scritto e dato alle stampe tutti gli articoli di giornale e gli opuscoli inseriti negli atti di questo tribunale al N. 13 ed esibitimi, come pure di aver tenuto i discorsi di propaganda ivi menzionati. Rilievo che ho agito perseguendo il mio ideale politico che consisteva nell'indipendenza delle province italiane dell'Austria e nella loro unione al Regno d'Italia.»

(Dal verbale dettato dallo stesso Battisti durante il processo[28])

Alla pronuncia della sentenza di morte mediante capestro per tradimento, Battisti prese la parola e chiese tramite l'avvocato d'ufficio, invano, di essere fucilato invece che impiccato, per rispetto alla divisa militare che indossava. Il giudice gli negò questa richiesta. Si procedette invece ad acquistare alcuni miseri indumenti da fargli indossare, dando esecuzione alla sentenza due ore dopo la sua lettura.[29]

L'esecuzione avvenne nella Fossa della Cervara, sul retro del castello. Le cronache riportano che la prima volta il cappio si spezzò e che il carnefice ripeté l'esecuzione con una nuova corda. Pompeo Zumin, testimone diretto[30], scrisse che, qualche ora prima dell'impiccagione, aveva chiesto al boia (Josef Lang, venuto da Vienna e chiamato ancora prima che il processo iniziasse) come questa sarebbe avvenuta. Costui gliela spiegò mimandola con un assistente, passando una corda sottile attorno al collo di quest'ultimo e fissandola poi a un gancio, posto in cima a un palo infisso per terra: il corpo del condannato sarebbe stato sollevato di peso e poi lasciato cadere. Richiesto se quella corda fosse adatta per l'esecuzione, il Lang rispose che la corda buona la teneva nella valigia, donde effettivamente poi l'estrasse quando la prima si spezzò, il che sta a significare che già era stato deciso che il supplizio sarebbe stato ripetuto.

Cesare Battisti affrontò il processo, la condanna e l'esecuzione con animo sereno e con grande fierezza, nonostante la misera esposizione durante il tragitto in città, il fatto che fosse stato condotto alla forca vestito quasi di stracci e che non gli si permise di scrivere alla famiglia, ma solo di dettare ad uno scrivano una lettera diretta al fratello Giuliano.

Alla vedova Ernesta Bittanti fu liquidato l'importo di 10.000 lire dalla RAS, compagnia di assicurazione di Trieste, all'epoca austroungarica.[31] Cesare Battisti è ricordato nel canto popolare italiano La canzone del Piave, citato assieme a Nazario Sauro e Guglielmo Oberdan.

Le sue ultime paroleModifica

«Viva Trento italiana! Viva l'Italia!»

(Attilio Mori e Oreste Ferrari, BATTISTI, Cesare, su Enciclopedia Italiana, 1930)

Queste ultime parole sono confermate da numerose fonti: in primis le troviamo nelle motivazioni della Medaglia d'oro al valor militare che gli è stata assegnata, si possono leggere in un testo del 1916[32], compaiono nel sito dell'A.N.A.[33], sono riportate su testi di carattere generale o monografici[34][35] e vengono riprese anche da stampa in rete recente[36]. Anche la seconda edizione dell'Enciclopedia Italiana pubblicata nel 1930 riporta tale esclamazione.[37]

Ulteriori conferme si hanno da testimoni oculari dell'esecuzione: nel 1919 il Dottor Pompeo Zumin intervistato da L'Unità di Gaetano Salvemini[38] e nel 1987 Tullio Mosna in un'intervista realizzata dal quotidiano locale Alto Adige.[39]

La figura di intellettualeModifica

Nel 1967 Claus Gatterer, in un'opera intitolata ironicamente Cesare Battisti: ritratto di un "alto traditore", riscopre le sue origini di intellettuale austro-socialista, dimenticate nelle opere scritte a suo ricordo durante l'immediato periodo postbellico. La figura intellettuale di Cesare Battisti è anche stata al centro del lavoro di Marco Albertazzi.

La memoria di Cesare BattistiModifica

 
Busto di Battisti, realizzato da Adolfo Wildt per il Monumento della Vittoria a Bolzano

Nel 1926, Mussolini decise di far erigere a Bolzano, al posto del Monumento ai Kaiserjäger, un Monumento a Cesare Battisti. L'opera di Marcello Piacentini, inaugurata nel 1928, fu ribattezzata in Monumento alla Vittoria solamente dopo le fervide proteste della moglie del martire Ernesta Bittanti Battisti la quale non volle che la memoria di suo marito fosse strumentalizzata per l'intento imperialista del regime fascista nella nuova provincia annessa all'Italia nel 1919. Nella nicchia interna settentrionale del monumento fu comunque posta, ad opera di Adolfo Wildt, un busto di Cesare Battisti, affiancato da citazioni tratte dalle Leggi delle XII tavole e da Tito Livio.[40]

Di seguito, il Mausoleo di Cesare Battisti fu invece eretto dal regime nel 1935 a Trento e posto in grande evidenza sul Doss Trento.

Cesare Battisti nella cultura di massaModifica

 
Busto di Cesare Battisti conservato al Vittoriano di Roma

Nel 1978 la Rai realizzò una miniserie televisiva su Cesare Battisti dal titolo Alto tradimento - Un'indagine su Cesare Battisti con la regia di Walter Licastro e Franco Branciaroli nel ruolo di Battisti.

Nel 2016 è stato realizzato il film documentario Battisti 16.16: Trento e Cesare Battisti a cento anni dalla morte, scritto da Elena Tonezzer con la regia di Andrea Andreotti e pubblicato dalla Fondazione Museo Storico del Trentino.[41] Nello stesso anno, in occasione del centenario della morte, è stato realizzato il documentario Cesare Battisti. L'ultima fotografia, con la regia di Graziano Conversano e prodotto da Rai EducationalRai Storia in collaborazione con la Fondazione Museo Storico del Trentino.[42]

Cesare Battisti è considerato un eroe nazionale italiano ed a lui sono dedicati monumenti, scuole, piazze e vie in tutta Italia. A suo ricordo a Trento, in epoca fascista fu eretto un grande mausoleo sul Doss Trento, suo luogo di sepoltura, che sovrasta simbolicamente la città. La montagna su cui venne catturato viene adesso chiamata Monte Corno Battisti.

Porta il suo nome la quarta galleria della strada delle 52 gallerie del Monte Pasubio, scavate in occasione dei combattimenti della prima guerra mondiale.[43]

OnorificenzeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Esempio costante di fulgido valore militare, il 10 luglio 1916, dopo aver condotto all’attacco, con mirabile slancio, la propria compagnia, sopraffatto dal nemico soverchiante, resistette con pochi alpini, fino all’estremo, finché tra l’incerto tentativo di salvarsi voltando il tergo al nemico ed il sicuro martirio, scelse il martirio. Affrontò il capestro austriaco con dignità e fierezza, gridando, prima di esalare l’ultimo respiro: “Viva l’Italia!” e infondendo così con quel grido e col proprio sacrificio, sante e nuove energie nei combattenti d’Italia. Monte Corno di Vallarsa, 10 luglio 1916.»
— 2 gennaio 1919[44]
  Medaglia d'argento al valor militare
— Valdagno, 20 novembre 1916[45][46]
  Medaglia di bronzo al valor militare
— 21 agosto 1915[47]

OpereModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Gaetano Arfé
  2. ^ Antonio Piscel, su agiati.org. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  3. ^ Mirko Saltori, Un triestino all'origine del partito socialista trentino (PDF).
  4. ^ Matteo Marconi, "La redenzione della nazione nella produzione geografica di Cesare Battisti", Studi e Ricerche socio-territoriali, Napoli, 1(2011) p. 46.
  5. ^ Andreucci, Detti, pp. 239-241
  6. ^ Claus Gatterer, Impiccate il traditore. Cesare Battisti a novant'anni dalla morte, Bolzano:Praxis, 2006.
  7. ^ Fondi archivi, su museostorico.tn.it. URL consultato il 4 aprile 2016 (archiviato dall'url originale il 31 gennaio 2009).
  8. ^ a b Giovanni Pedrotti, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. URL consultato il 13 dicembre 2016.
  9. ^ Sergio Bevenuti, I giorni della guerra, su trentinocultura.net. URL consultato il 13 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2014).
  10. ^ E. Fabietti, Cesare Battisti, p. 210.
  11. ^ Cesare Battisti, Epistolario, vol. 1, p. 330, nota 4. URL consultato il 4 aprile 2016.
  12. ^ Patrioti e rivoluzionari massoni sul sito della Gran Loggia d'Italia degli Alam.
  13. ^ Renato Monteleone e Paolo Alatri (a cura di), Cesare Battisti - Epistolario, vol. 1, Firenze, La Nuova Italia Editrice, 1966, p. 400, SBN IT\ICCU\NAP\0153045.
  14. ^ Lorenzo Baratter, Dagli Altopiani a Caporetto, prefazione di Mario Rigoni Stern, Luserna, Centro Documentazione Museo Luserna, 2007, p. 40, SBN IT\ICCU\VIA\0216711.
  15. ^ Claudio Gattera, Roberto Greselin, Salvare la memoria: Pasubio 1915-1918 : graffiti della grande guerra nei campi di battaglia del Pasubio, Carega, Zugna, Vallarsa, Val Terragnolo, Val Posina, Monte Maio, fotografie di Valter e Luca Borgo, Novale, Rossato, 2008, p. 88, ISBN 978-88-8130-110-2.
    «Battisti e il sottotenente Fabio Filzi, irredentisti, furono riconosciuti dal cadetto austriaco Franceschini».
  16. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 8
  17. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 9
  18. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 10
  19. ^ a b Atti del processo, K1796/16 / atto 11
  20. ^ Atti del processo, K1796/16 / atto 1

    «Il Dott. Battisti ammise subito la sua identità, mentre il Dott. Fabio Filzi si qualificò per il cittadino italiano Francesco Brusarosco, restando fermo in questa asserzione anche quando l'alfiere Franceschini, del I reggimento bersaglieri provinciali, lo riconobbe per un roveretano.»

  21. ^ Cesare Veronesi, p.98
  22. ^ Max Ronge, Spionaggio, prefazione di Aldo Valori, traduzione di D.C. Scardyb, Napoli, Editrice Tirrena, 1930, p. 259.
    «Gli abitanti di Trento si riversarono in frotte sulle strade quando i due prigionieri furono condotti su d'un carro attraverso la città. La scorta e le guardie di pubblica sicurezza ebbero un bel da fare per impedire che i due fossero linciati.».
  23. ^ Moser, Cesare Battisti: ecco come andò il processo, in l'Adige.it, 8 luglio 2015. URL consultato il 3 gennaio 2018.
  24. ^ Diego Leoni, p. 572.
  25. ^ a b Diego Leoni, p. 573.
  26. ^ Diego Leoni, pp. 573-574.
  27. ^ Il Buonconsiglio fra Italia e Austria - Cesare Battisti e l’irredentismo trentino, su buonconsiglio.it. URL consultato il 24 gennaio 2017.
  28. ^ Atti dei processi Battisti Filzi Chiesa, p. 45; Giulio Bedeschi, Cesare Battisti, su Storia illustrata, n° 146, gennaio 1970, p. 40.
  29. ^ World War I: The Definitive Encyclopedia and Document Collection, p. 216, p. 216.
  30. ^ Resoconto del dott. Pompeo Zumin sulle ultime ore di Cesare Battisti, pubblicato sul settimanale L'Unità di Firenze il 17 luglio 1919, riportato nel libro di L. Filippi Cesare Battisti, cit.
  31. ^ Cesare Battisti, Onlife. URL consultato il 4 marzo 2009.
  32. ^ Pompilio Schiarini, L’offensiva austriaca nel Trentino, Youcanprint, 2013.
  33. ^ Cesare Battisti, su ana.tn.it, ANA. URL consultato il 30 giugno 2018.
  34. ^ Daniela Schembri Volpe, 365 giornate indimenticabili da vivere a Torino, Newton Compton Editori, 2015.
  35. ^ Enrico Camanni, Il fuoco e il gelo: La Grande Guerra sulle montagne, Bari, Gius.Laterza & Figli, 2016.
  36. ^ Cesare Battisti, il “traditore” che morì 100 anni fa, su ilpost.it, ilPost. URL consultato il 30 giugno 2018.
  37. ^ Attilio Mori, Oreste Ferrari, BATTISTI, Cesare, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana.
  38. ^ Pompeo Zumin, Le ultime ore di Cesare Battisti [collegamento interrotto], in L'Unità, nº 29, luglio 1919, pp. 151-152.
  39. ^ Cesare Battisti: ecco come andò il processo, su ladige.it, 8 luglio 2015. URL consultato il 30 giugno 2018.
    «Ho visto scendere giù per le scale Cesare Battisti vestito in borghese e circondato da soldati, ricordo il boia ritto dietro la forca, Battisti che ascolta la sentenza poi ha gridato viva l’Italia, viva Trento italiana. Il laccio si è rotto, il boia ne ha preso un altro e Battisti ha gridato ancora viva l’Italia. Poi lo hanno coperto con un lenzuolo. Volevo scappare via, ma sulle scale che scendono nel castello e portano alla fossa, è comparso un altro condannato che poi ho sentito chiamarsi Filzi. Attorno a me c’erano solo soldati che si sporgevano in avanti per vedere. Non ho visto civili».
  40. ^ Hannes Obermair, Monuments and the City – an almost inextricable entanglement, a cura di Matthias Fink et al., Multiple Identitaten in einer „glokalen Welt" – Identità multiple in un "mondo glocale" – Multiple identities in a "glocal world", Bolzano, Eurac.research, 2017, pp. 88-99, ISBN 978-88-98857-35-7.
  41. ^ Battisti 16.16: Trento e Cesare Battisti a cento anni dalla morte, su fondazione.museostorico.it. URL consultato il 23 gennaio 2017.
  42. ^ Cesare Battisti. L'ultima fotografia., su raistoria.rai.it. URL consultato il 23 gennaio 2017.
  43. ^ Gattera, 2007, p. 100.
  44. ^ Scheda decorato - BATTISTI Cesare, Quirinale. URL consultato il 12 dicembre 2016.
  45. ^ Gattera, Calenco, Menotti, pp. 70-71.
  46. ^ Il generale Emilio Bertotti assegna alla vedova Ernesta Bittanti Battisti la medaglia d'argento al valor miitare in memoria del marito.
  47. ^ Cesare Battisti - Museo Nazionale Storico degli Alpini, su museonazionalealpini.it. URL consultato il 4 gennaio 2018.

BibliografiaModifica

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