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Charles Manson nel 2017

Charles Milles Manson (Cincinnati, 12 novembre 1934Bakersfield, 19 novembre 2017) è stato un criminale statunitense, noto per essere stato il mandante di due fatti di sangue famosi nella storia degli Stati Uniti d'America: quello dell'eccidio di Cielo Drive, in cui furono assassinati Sharon Tate e quattro suoi amici, e quello ai danni di Leno LaBianca e di sua moglie.

Indice

BiografiaModifica

Le origini e l'infanziaModifica

Charles Manson nacque il 12 novembre 1934 a Cincinnati (Ohio). Sua madre, Kathleen Maddox, conduceva una vita sregolata e Manson stesso dichiarò che fosse una prostituta. Aveva sedici anni quando diede alla luce il figlio. La ragazza dovette rivolgersi alle autorità giudiziarie che riconobbero in un certo "colonnello Scott" il padre del bimbo. Dopo avere convissuto per un certo periodo con un tale William Manson (da cui Charles ricevette il cognome), Maddox continuò nella sua vita irregolare, compiendo anche reati gravi che le procurarono la carcerazione per qualche anno. Durante il periodo della detenzione, il figlio - che all'inizio venne affidato temporaneamente a dei vicini di casa - andò ad abitare con degli zii in West Virginia, poi dal 1942 seguì la madre nelle sue peregrinazioni pernottando in vari motel fino al 1947, anno in cui venne inserito in un istituto per l'infanzia nell'Indiana.

Dimostratosi ribelle alle regole in vigore nella scuola, scappò cominciando a compiere furti d'auto e rapine nei negozi, reati minori per i quali trascorse qualche settimana a Indianapolis in un istituto di correzione; dopo altri crimini e un fallimentare tentativo d'inserimento nella "Città dei Ragazzi" gestita da Edward J. Flanagan, venne in seguito mandato all'Indiana School for Boys. Fuggito anche da quell'istituto di rieducazione, Manson compì il suo primo reato federale a sedici anni, trasportando oltre confine un'auto rubata e ciò comportò per lui la detenzione in una serie di riformatori.[1]

La detenzione in carcereModifica

 
La prigione di Terminal Island

Manson entrò nel riformatorio del Natural Bridge Honor Camp, nel riformatorio federale di Petersburg e in quello di Chillicothe in Ohio, nei quali alternò tentativi di fuga e aggressioni a periodi di buona condotta. Al Natural Bridge Honor Camp perse l'opportunità della libertà condizionata per avere sodomizzato un giovane detenuto puntandogli una lama alla gola.[2]

Ottenuta la libertà condizionata a metà del 1954, tornò a vivere dai parenti in West Virginia e lì conobbe un'infermiera, Rosalie Jean Willis, con cui si sposò. Assieme a qualche lavoretto regolare come benzinaio e parcheggiatore, continuò la propria carriera delinquenziale insistendo nel furto di auto e nel loro trasporto oltre il confine di stato. Per il reato federale venne arrestato in California, ma le capacità oratorie e di convincimento di Manson e la condizione della moglie che lo accompagnava, in stato di gravidanza, riuscirono ad ammorbidire lo psichiatra che lo esaminava e che suggerì al giudice la libertà vigilata, misura a cui il malvivente non si sottopose dileguandosi per l'ennesima volta. Riacciuffato, venne spedito nel penitenziario di Terminal Island per scontare una pena di tre anni.[3]

 
Celle del carcere di McNeil Island del 1935

Nel penitenziario di Terminal Island venne a contatto con detenuti da cui con interesse apprese dei metodi per avviare alla prostituzione e gestire le donne squillo, conoscenze che Manson mise a frutto in un periodo di libertà in cui reclutò alcune ragazze per diventarne il protettore. Denunciato per quest'attività, il 27 aprile 1960 Manson fu incriminato per "trasporto di donne da uno stato all'altro ai fini di prostituzione". Assieme alla falsificazione di un assegno, al furto di auto e alla violazione delle norme sulla libertà vigilata, dopo due mesi fu condannato a scontare dieci anni di reclusione nel penitenziario di McNeil Island, nello Stato di Washington.[4]

Durante gli anni trascorsi in carcere, e in particolare a McNeil Island, Manson si dedicò accanitamente allo studio di massoneria, necromanzia, magia nera, esoterismo, chirosemantica, motivazione subliminale, e ipnotismo. Imparò anche a suonare la chitarra, e nell'ultimo periodo di detenzione si dedicò in modo ossessivo alla musica e alla composizione di canzoni.[5]

La "Family"Modifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Manson Family.
 
Lynette Fromme in una foto del 1965

Manson fu rilasciato su cauzione nel marzo 1967 e, una volta uscito, decise di divenire un musicista mettendo a frutto le capacità musicali acquisite in carcere; dichiarò in seguito di essere stato un fan dei Beatles. In tempo per la Summer of Love, si trasferì a San Francisco dove raccolse intorno a sé un gruppo di giovani - in particolare di sesso femminile - soggiogati dal suo carisma, dalla sua chitarra e dalle sue capacità oratorie. Fra le prime Mary Brunner, Lynette "Squeaky" Fromme, Patricia Krenwinkel, Susan Atkins (alle quali si sarebbero aggregate l'anno successivo Sandra Good e Leslie Van Houten). Si unirono poi anche Bruce Davies e Bobby Beausoleil. Per la fine del 1967 il gruppo si mise a vagabondare in un autobus scolastico dipinto di nero.[6] Durante un anno e mezzo Charles Manson e una decina di ragazzi girovagarono a bordo del bus: dapprima giunti a Mendocino, si spinsero più a nord fino all'Oregon e allo stato di Washington, poi il mezzo invertì la rotta dirigendosi a sud e attraversando Messico, Nevada, Arizona e New Mexico, prima di rientrare in California e insediarsi in zone isolate che circondavano Los Angeles.[7]

Presero il nome di The Family ("La Famiglia"), o anche The Manson Family, sebbene Manson abbia sempre negato di aver dato egli stesso quel nome al gruppo. Questo nome infatti fu imprecisamente utilizzato da Vincent Bugliosi e dalla successiva onda mediatica per identificare in generale le persone che vivevano allo Spahn Ranch. La comune raggiunse il numero di circa cinquanta persone: molti di loro erano ragazzi che avevano avuto una vita dura come Charles, con problemi familiari e spesso di disadattamento sociale mentre alti provenivano da famiglie ricche. Manson era da questi considerato un leader religioso oltre che morale. Alcuni membri della comune credevano che Charles Manson fosse la reincarnazione di Gesù Cristo e di Satana insieme.[8] Nei primi mesi del 1969 Manson diffuse fra i suoi discepoli la paranoia parlando di un futuro scontro interrazziale tra bianchi e neri al termine del quale la Famiglia, rimasta nascosta in un mistico pozzo nella Valle della Morte, sarebbe stata chiamata ad assumere il comando supremo.[9]

 
Sandra Good del 1969

Le persone che vivevano al ranch sopravvivevano grazie ai soldi che personaggi famosi come Dennis Wilson dei Beach Boys prestavano a Charles Manson. In momenti di carestia raccoglievano cibo commestibile dalla spazzatura, commettevano furti e spacciavano droga che circolava abbondatemente a Hollywood e tra le comunità hippie. Era una vita dedita alla musica, al sesso, e alla droga.

Manson fondò anche un movimento ambientalista chiamato ATWA (acronimo di "Air, Trees, Water, Animals"), che si batteva per salvaguardare la natura e le sue creature e del quale facevano parte alcuni membri della "Famiglia".

Charles Manson voleva diventare un musicista famoso come i suoi idoli e nell'estate del 1968 tentò di realizzare il suo sogno musicale, recandosi in uno studio discografico di Los Angeles, con il supporto economico di Dennis Wilson, batterista dei Beach Boys, che aveva conosciuto dopo che questi aveva dato un passaggio a due ragazze della Famiglia che facevano autostop[10].

Un brano di Charles Manson, Cease to Exist, fu riarrangiato dai Beach Boys e inserito nell'album 20/20 (1969) con un nuovo titolo (Never Learn Not to Love), testi modificati e un differente bridge.[11]

Gli omicidi e l'eccidio di Cielo DriveModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: 10050 Cielo Drive.
 
Tratto di Cielo Drive, nel Benedict Canyon

Il 9 agosto 1969, meno di due settimane dopo l'omicidio di Gary Hinman, commesso da Bobby Beausoleil, Manson pianificò e ordinò un'intrusione a Cielo Drive, un ricco quartiere di Los Angeles.[12] L'obiettivo era di penetrare nella villa di proprietà di Terry Melcher, artista e produttore musicale, nonché figlio di Doris Day, che aveva inizialmente espresso interesse nei riguardi di alcune canzoni composte da Manson, salvo poi rifiutarsi di scritturarlo per la Columbia Records. Manson si era recato in quella villa in precedenza col desiderio di incontrare nuovamente Melcher, ma era stato allontanato da un fotografo amico della Tate che gli aveva rivelato che la villa adesso era abitata da Roman Polański e Sharon Tate, attrice e moglie del regista. Il motivo principale alla base degli omicidi di Tate-LaBianca era di commettere una serie di omicidi che avrebbero convinto la polizia che Bobby Beausoleil non aveva ucciso Gary Hinman. L'omicidio infatti era avvenuto solo pochi giorni prima, per cui Charles "Tex" Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian si erano allontanati dallo Spahn's Ranch per aiutare Bobby Beausoleil, che era stato arrestato.[chiarire]

 
Sharon Tate del 1967

La notte in cui si consumarono gli omicidi, Polanski non era presente: si trovava infatti a Londra per motivi di lavoro (aveva appena finito di girare Rosemary's Baby). Manson in quel momento era al ranch mentre Charles "Tex" Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel, e Linda Kasabian[13] si stavano dirigendo presso la villa. Questi si diressero verso la villa armati di coltelli, un revolver e una corda di nylon lunga tredici metri. Giunti sul posto, i quattro tagliarono i fili del telefono per impedire che venisse dato l'allarme. Con l’eccezione di Linda Kasabian, che doveva coprir loro le spalle, gli altri tre scavalcarono la recinzione che circondava il parco della villa. In quel momento si accingeva a uscire in macchina Steven Parent, un giovane, in visita al guardiano della villa, che venne ucciso immediatamente a colpi di revolver da Tex Watson.

Entrati nella villa, i membri della "Famiglia" non ebbero nessuna pietà per i presenti. Il secondo a morire fu il parrucchiere Jay Sebring, che implorò di lasciar in vita Sharon Tate in quanto incinta, ma fu ferito con un colpo di revolver all'ascella e finito con una serie di coltellate. La successiva vittima fu Wojciech Frykowski, che fu accoltellato da Susan Atkins. Stessa sorte anche per Abigail Folger, accoltellata ripetutamente. L'ultima vittima fu Sharon Tate, 26 anni, incinta di otto mesi. Con uno straccio intriso del sangue dell'attrice, la Atkins scrisse sulla porta da cui avevano fatto irruzione "PIG" (maiale in lingua inglese). Il termine viene usato in modo spregiativo nei confronti dei poliziotti e Piggies è il titolo di una canzone dei Beatles.[14] Sullo specchio del bagno venne scritto "Helter Skelter", espressione inglese che indica i grandi scivoli di forma elicoidale dei luna park e che nel gergo familiare significa "confusione" o "alla rinfusa", interpretata da Manson come "arrivo del caos" e "fine del mondo"; anche questa è il titolo di una canzone dei Beatles. Non ci furono sopravvissuti alla strage.

 
Leslie Van Houten partecipò alla strage dei coniugi LaBianca (foto 1999)

I massacri dell'organizzazione non si placarono e il giorno seguente vennero uccisi l'imprenditore Leno LaBianca e sua moglie Rosemary; i due furono colpiti da più di quaranta colpi alla testa con una forchetta e il cadavere di Leno LaBianca fu ritrovato con un forchettone conficcato nello stomaco.[15] Su una parete interna venne scritto "Death to Pigs" ("Morte ai Maiali") col sangue delle vittime e sul frigorifero in cucina furono tracciate le parole Healter Skelter, con una svista ortografica.[16] Un'ulteriore vittima di Manson fu un insegnante di musica, Gary Hinman, che qualche mese prima aveva dato ospitalità alla Family, finendo poi per cacciarli. Anche Hinman venne accoltellato: sulla parete fu tracciata la scritta "Political Piggy", ovvero "Porco politico";[17] tali scritte vennero ordinate da Manson ai suoi seguaci per cercare di depistare le indagini e far accusare dell'omicidio i neri.[18]

L'ultimo assassinio attribuito alla Family fu quello di un membro stesso della setta, Donald Shea (soprannominato "Shorty"), colpevole di aver sposato una donna nera e di tramare lo sfratto della banda di Manson dal rifugio dello Spahn Ranch, ma più probabilmente per essere a conoscenza di elementi che riguardavano le due stragi Tate-LaBianca. Il 26 agosto 1969, dopo l'omicidio, il suo cadavere fu fatto a pezzi e questi vennero impacchettati e seppelliti nel letto di un torrente.[19]

L'attività criminosa della "Famiglia" continuò incontrastata per altri mesi, fino alla conclusione delle indagini di Vincent Bugliosi, avvocato di origini italiane. Testimone chiave nel processo fu Linda Kasabian, la ragazza che ricoprì il ruolo di "palo" la sera del 9 agosto 1969 che per evitare l'incarcerazione, testimoniò contro Charles Manson che fu così arrestato per quello che viene ricordato come Il caso Tate-LaBianca e venne accusato di essere il mandante degli omicidi.

Il processo e la condannaModifica

 
Tex Watson del 1971

Nel 1970 cominciò il processo contro Manson. Egli si presentò prima con una croce cristiana disegnata e poi con una X incisa sulla fronte. In seguito, dopo diversi anni di prigione, Manson stesso modificò l'incisione sulla fronte facendola diventare una svastica. Il processo è entrato nella storia degli Stati Uniti per la sua incredibile lunghezza: il solo dibattimento preliminare durò quasi un anno.

 
Manson del 1971

Manson si dichiarò sempre di non essere responsabile degli omicidi del '69; Susan Atkins invece, rivelò che Manson aveva programmato di uccidere in seguito nomi noti nello show business come Liz Taylor, Steve McQueen, Richard Burton, e Frank Sinatra, pur non avendo prove materiali a sostegno. Il 29 marzo 1971 il processo si chiuse con la condanna a morte di tutti i componenti della "Famiglia".

Nel 1972 lo Stato della California abolì la pena di morte e Manson e i responsabili degli omicidi spostati dal braccio della morte al carcere, con pena commutata in ergastolo.

Il 25 maggio 2007, presso il carcere di Corcoran, l'undicesima udienza richiesta da Manson per ottenere la libertà vigilata è stata respinta.[20] L'uomo, 72 anni a quel tempo (di cui 42 anni trascorsi in carcere), non era presente all'udienza, ma dichiarò alla stampa per il tramite del proprio avvocato che nel 2012 avrebbe presentato puntualmente la sua dodicesima domanda di rilascio. Anche quest'ultima richiesta di scarcerazione anticipata è stata rifiutata nell'aprile 2012 dalle autorità della California.

La lettera a Marilyn Manson e la morteModifica

Nel settembre del 2012 apparve online una lettera di Charles Manson indirizzata a Marilyn Manson;[21] non risulta che vi sia stata alcuna replica da parte del cantante.[22] Il 19 novembre 2017, dopo essere stato ricoverato pochi giorni prima in seguito a un'emorragia intestinale, Manson morì a 83 anni, al Kern County Hospital di Bakersfield.[23]

Aspetti controversiModifica

Le ipotesi sugli omicidi e l'onda mediaticaModifica

Non si conoscono con esattezza i moventi che spinsero la banda a uccidere. Alcune teorie avanzano l'ipotesi che Manson fosse ossessionato dalla fama: non essendo riuscito a diventare una rockstar come aveva sempre sognato egli avrebbe scelto l'alternativa più facile, dei folli omicidi che attirassero l'attenzione dell'opinione pubblica.[senza fonte]

Altri ritengono che l'uomo, essendo vissuto nella povertà e in mezzo alla strada, odiasse le persone ricche e famose e per questo covasse desideri di vendetta. Si ritiene che con la scritta "Death to Pigs" Manson volesse dimostrare la propria acredine nei confronti di tutti coloro che appartenevano all'establishment.[24]. Questa ipotesi tuttavia non regge in quanto Manson, grazie ad amicizie come quella di Dennis Wilson o del produttore Phil Kaufman, aveva potuto frequentare i quartieri alti di Hollywood, dove ottenne la possibilità di registrare le sue canzoni. Manson non provava alcun odio per la classe benestante. Come dichiara nelle interviste televisive, essendo nato sulla strada, Manson ha sempre preferito vivere in libertà e lontano da ritmi della società, motivo per cui preferì rimanere presso lo Spahn Ranch piuttosto che andare a vivere nei quartieri di Hollywood.

Nel libro di Vicent Bugliosi si dichiara che Manson fu ispirato dai Beatles e nello specifico dalla canzone Helter Skelter, dove credeva di aver individuato una sorta di "messaggio profetico" a lui indirizzato che gli ordinava di diffondere il caos. Lo stesso Bugliosi avanza la teoria che Manson avesse ordinato l'omicidio di Sharon Tate per il desiderio di attribuire l'omicidio alla comunità afro-americana della città di Los Angeles. Negli anni successivi queste ipotesi si riveleranno inconsistenti in seguito alle interviste e alle ulteriori indagini condotte su Manson e sui reali responsabili degli omicidi.

Charles Manson ha sempre apertamente dichiarato di essere un criminale ma di non essere il responsabile degli omicidi.[senza fonte] A fronte dei lavori che si richiamavano alle carte processuali, alle testimonianze giurate e ai verbali di polizia, negli anni successivi furono anche pubblicati libri a difesa di Charles Manson, quali Reflexion di Lynette Fromme, membro della Famiglia, Goodbye Helter Skelter[25] di George Stimson, amico di un’altra seguace, Sandra Good[26], The Manson File e The Manson File: Myth and Reality of an Outlaw Shaman[27] di Nikolas Schreck[28] con contributi dello stesso Manson e Now Is The Only Thing That's Real: A re-examination of the Manson murders, motives and mythos di Neil Sanders.[29]

Anche Doris Tate, madre di Sharon Tate, e Tex Watson in persona, in televisione declinarono ogni responsabilità da parte di Charles Manson per gli omicidi avvenuti.[30]

Il figlio segretoModifica

 
Manson del 2009

Nel 2009 un disc jockey di Los Angeles, Matthew Roberts, adottato in tenera età da una famiglia e cresciuto nell'Illinois, riuscì a risalire ai propri genitori naturali scoprendo di essere figlio di Manson. A undici anni Roberts aveva scoperto da sua sorella di essere stato adottato, ma si era messo alla ricerca dei suoi genitori biologici nel 1997 nonostante il padre adottivo avesse provato a scoraggiarlo.

Roberts era sicuro che la scoperta lo avrebbe aiutato a «conoscere meglio sé stesso». Invece, conoscere l'identità del suo padre biologico lo ha gettato nella depressione. La storia è raccontata dall'edizione online del tabloid britannico The Sun. «Non ci volevo credere. Ero spaventato e arrabbiato allo stesso tempo. È stato come scoprire che tuo padre è Adolf Hitler», ha detto Roberts. Dalla madre, trovata subito attraverso un'agenzia di servizi sociali, Matthew si è fatto raccontare tutta la storia: lei e Manson si conobbero nel 1967 a San Francisco durante la famosa Summer of Love e, nel corso di un'orgia dove furono consumate massicce dosi di droga, Terry rimase incinta.

Nonostante il trauma per aver scoperto di essere il figlio di uno dei più crudeli assassini degli ultimi quarant'anni, Matthew, che si definisce un pacifista («il mio eroe è Gandhi»), ha cominciato a scrivergli. Manson ha confermato di essere suo padre e ha sempre risposto alle sue lettere scrivendo «cose folli» e firmando con una svastica.[31]

DiscografiaModifica

Opere su Charles MansonModifica

  • Bel Air - La notte del massacro (film-tv del 1976) con Steve Railsback, diretto da Tom Gries;
  • The Book Of Manson (1989) con Robert Hecker, regia di Raymond Pettibon;
  • Summer Dreams: The Story Of The Beach Boys (film-tv del 1990, per la precisione si tratta della biografia del celeberrimo gruppo di surf rock; Manson appare in una breve sequenza) con Michael Reid Mackay, diretto da Michael Switzer;
  • The Beach Boys: An American Family (mini-serie TV della ABC trasmessa in prima visione nel 2000: altra biopic della mitica band; qui il personaggio occupa maggiore spazio e viene mostrato, tra l'altro, mentre registra un demo nello studio privato di Brian Wilson) con Erik Passoja, regia di Jeff Bleckner;
  • Bovine Vendetta (cortometraggio del 1997) con Charles Manson, diretto da Bob Judd;
  • Doomed Planet (2000) con Raven, diretto da Alex R. Mayer;
  • "ATWA", canzone scritta da Serj Tankian e Daron Malakian, membri dei System of a Down (2001);
  • The Manson Family (2003) con Marcelo Games, regia di Jim Van Bebber;
  • Helter Skelter (film-tv del 2004) con Jeremy Davies diretto da John Gray;
  • Live Freaky! Die Freaky! (film d'animazione del 2006) con la voce di Billie Joe Armstrong e la regia di John Roecker;
  • Will You Kill For Me? Charles Manson and His Followers (film-tv 2008) con Charlie Davidson, diretto da Lucilla D'Agostino;
  • Manson (film-tv del 2009) con Adam Wilson, regia di Neil Rawles;
  • Lie (cortometraggio del 2009) con Ryan Kiser, diretto da Vaughn Juares;
  • Leslie, il mio nome è il male film del 2009, regia di Reginald Harkema;
  • Dahmer vs. Gacy (2011) con Deron Miller, regia di Ford Austin;
  • Gingerdead Man 3-D: Saturday Night Cleaver (2011) con Bobby Bromley, diretto da William Butler e Silvia St. Croix;
  • Manson Girls (2011) con Bill Moseley, regia di Susanna Lo;
  • Old Man (cortometraggio del 2012) con Charles Manson, Marlin Marynick, diretto da Leah Shore;
  • Aquarius (2015), serie TV;
  • Manson Family Vacation (2015), regia di J. Davis;
  • Wolves at the Door (2016), regia di John Leonetti;
  • American Horror Story (2017), serie TV, episodio 7x10;
  • Charlie Says, con Matt Smith, regia di Mary Harron (2018)
  • C'era una volta a... Hollywood (2019), con Damon Herriman, regia di Quentin Tarantino;
  • Charles Manson (2019), canzone del rapper italiano Skioffi e contenuta nell'album Benjamin.
  • Mindhunter (2019), Serie TV;

NoteModifica

  1. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, pp. 188-192.
  2. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, p. 192.
  3. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, pp. 193-194.
  4. ^ Sanders, 1971, pp. 21-26.
  5. ^ Sanders, 1971, pp. 27-31.
  6. ^ Sanders, 1971, pp. 33, 34, 40, 41, 43, 45.
  7. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, pp. 234-5.
  8. ^ Sanders, 1971, p. 78.
  9. ^ Sanders, pp. 153-4.
  10. ^ È la dichiarazione spontanea di Wilson agli inquirenti. In Bugliosi-Gentry, 2006, p. 326.
  11. ^ (EN) Tyler Barlass, Song Stories - Never Learn Not to Love (1968), justpressplay. URL consultato il 14 novembre 2014.
  12. ^ Sanders, 1971, pp. 287-90.
  13. ^ (EN) Douglas Linder (a cura di), Testimony of Linda Kasabian in the Charles Manson Trial, Famous Trials. URL consultato il 9 febbraio 2016.
  14. ^ Sanders, 1971, pp. 293-313.
  15. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, pp. 60-61.
  16. ^ Il verbo inglese to heal significa curare, e tale distrazione viene definita da Sanders «Una sorta di lapsus psicologico», in Sanders, 1971, p. 345.
  17. ^ Bugliosi-Gentry, 2006, p. 52.
  18. ^ Sanders, 1971, p. 265.
  19. ^ Sanders, 1971, pp. 390-391.
  20. ^ (EN) Charles Manson again denied parole in California, Reuters. URL consultato il 31 maggio 2014.
  21. ^ (EN) Charles Manson writes Marilyn Manson an open letter from his prison cell, in New Musical Express, 21 settembre 2012. URL consultato l'8 aprile 2014.
  22. ^ (EN) Charles Manson's Insane Letter To Marilyn Manson Leaks - Metal Injection, su metalinjection.net. URL consultato il 31 marzo 2016.
  23. ^ Morto a 83 anni Charles Manson, il seriale killer che uccise Sharon Tate, su Corriere della Sera. URL consultato il 20 novembre 2017..
  24. ^ Vincent Bugliosi, richiamato in June Skinner Sawyers (a cura di), Read the Beatles, Roma, Arcana Edizioni, 2010, p. 229.
  25. ^ (EN) goodbyehelterskelter, The Peasenhall Press. URL consultato il 22 agosto 2019.
  26. ^ (EN) Rebecca Fairley Raney, Manson Family Web Site: History Rewritten by Losers, The New York Time - Technology, 21 ottobre 1997. URL consultato il 22 agosto 2019.
  27. ^ (EN) The Manson File: Myth and Reality of an Outlaw Shaman, goodreads.com. URL consultato il 22 agosto 2019.
  28. ^ (EN) Nikolas Schreck, goodreads. URL consultato il 22 agosto 2019.
  29. ^ (EN) Now Is The Only Thing That's Real: A re-examination of the Manson murders, motives and mythos, goodreads.com. URL consultato il 22 agosto 2019.
  30. ^ (EN) Doris Tate and Tex Watson declares that Manson has no responsibility, su youtube.com.
  31. ^ Dj quarantenne di Los Angeles scopre di essere figlio di Manson, La Repubblica, 24 novembre 2009. URL consultato il 19 agosto 2019.

BibliografiaModifica

  • Vincent Bugliosi e Curt Gentry, Helter Skelter - Storia del caso Charles Manson, Mondadori, 2006, ISBN 88-04-54385-X. (Helter Skelter. The True Story of The Manson Murders, gennaio 2006).
  • Charles Manson (trad. di Alessandro Papa), I vostri bambini, Stampa Alternativa, 1994.
  • Ed Sanders, La "Famiglia" di Charles Manson. Gli assassini di Sharon Tate, Feltrinelli, 1971. ISBN non esistente (The family. The story of Charles Manson’s Dune Buggy Attack Battalion, E. P. Dutton and Co., Inc., New York, 1971.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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