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«Nelle rivoluzioni ci sono due specie di persone: coloro che le fanno e quelli che se ne approfittano»

(Charlotte Robespierre, in Œuvres de Maximilien Robespierre, New York, Lenox Hill, 1970, p. 488)
Charlotte de Robespierre

Marie Marguerite Charlotte de Robespierre (Arras, 5 febbraio 1760Parigi, 1º agosto 1834) è stata una scrittrice francese, sorella dei noti rivoluzionari francesi Maximilien e Augustin Robespierre.

Indice

BiografiaModifica

Figlia di François Robespierre e di Jacqueline Marguerite Carraut, quando rimase orfana della madre e dopo l'allontanamento del padre dalla figlia, fu allevata dalle zie paterne insieme con la sorella Henriette, mentre i fratelli Maximilien e Augustin furono affidati ai nonni materni. A 18 anni entrò con la sorella come borsista in un istituto d'istruzione di ragazze povere, che lasciò a ventuno anni per trasferirsi a Parigi con Maximilien, quando questi iniziò a frequentare il Liceo Louis-le-Grand. Vissero insieme finché, nel 1789, il fratello fu eletto deputato del Terzo Stato e si trasferì a Versailles, mentre ella tornò ad Arras per vivere con il fratello Augustin che aveva appena terminato gli studi.

Nel 1792 Maximilien li chiamò presso di sé a Parigi, nella casa di rue Saint-Honoré dove abitava a pensione presso i coniugi Duplay. I rapporti tra Charlotte e la signora Duplay si guastarono e Charlotte preferì trasferirsi in un appartamento di rue Saint-Florentin. In quest'epoca fu chiesta in moglie da Fouché, ma Charlotte respinse la richiesta a motivo del comportamento tenuto da Fouché durante la repressione della rivolta di Lione. Ruppe anche i rapporti con il fratello Agostino e preferì tornare ad Arras, ma si ristabilì poco dopo a Parigi in casa di un'amica.

Con la morte dei fratelli, temendo per la propria vita, si nascose ma fu scoperta e arrestata. I termidoriani – che avevano montato la teoria di una cospirazione robespierrista per giustificare il proprio complotto[1] – presero atto della sua dichiarazione di aver ignorato «l'infernale cospirazione » che altrimenti «ella avrebbe denunciato piuttosto che veder perdere il proprio Paese». Come dimostrano le sue Memorie, nelle quali difende le figure dei fratelli, si tratta di dichiarazioni rilasciate per salvare la propria vita e che non rispecchiano il proprio intimo sentire.

Liberata dopo due settimane, andò ad abitare presso la famiglia Mathon. Dal 1803 ottenne un modesto sussidio che le fu ridotto sotto la Restaurazione. Morì povera nel 1834 e fu sepolta nel cimitero di Montparnasse. La tomba non esiste più.

ScrittiModifica

  • Memorie sui miei fratelli, a cura di Daria Galateria, traduzione di Roberta Ferrara, Palermo, Sellerio, 1989. ISBN 88-389-0552-5

NoteModifica

  1. ^ A. Mathiez, Robespierre, 2006, p. 130.

BibliografiaModifica

  • Gabriel Pioro, Pierre Labracherie, Charlotte Robespierre et ses mémoires, Paris, Editions sociales internationales, 1960
  • Gabriel Pioro, Pierre Labracherie, Charlotte Robespierre et ses amis, «Annales historiques de la Révolution Française», 165, juillet-septembre 1961
  • Albert Mathiez, Robespierre, Bolsena, Massari, 2006 ISBN 88-85378-00-5

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Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN2499141 · ISNI (EN0000 0000 8350 3340 · LCCN (ENn89670706 · GND (DE1014982278 · BNF (FRcb120949958 (data) · CERL cnp01410625 · WorldCat Identities (ENn89-670706
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