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Chelonoidis carbonarius

specie di animale della famiglia Testudinidae
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Testuggine dai piedi rossi
Red-footed tortoise (Buffalo Zoo).jpg
Chelonoidis carbonarius
Stato di conservazione
Status iucn3.1 VU it.svg
Vulnerabile
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Phylum Chordata
Subphylum Vertebrata
Infraphylum Gnathostomata
Classe Reptilia
Sottoclasse Anapsida
Ordine Testudines
Sottordine Cryptodira
Famiglia Testudinidae
Genere Chelonoidis
Specie C. carbonarius
Nomenclatura binomiale
Chelonoidis carbonarius
(Spix, 1824)
Sinonimi

Geochelone carbonaria
Chelonoidis carbonaria

Nomi comuni

Tartaruga a zampe rosse
carbonaria
jabuti
jabuti-piranga
jabuti-do-cerrado

La tartaruga a zampe rosse o carbonaria (Chelonoidis carbonarius (Spix, 1824)) è una grande testuggine sudamericana, diffusa soprattutto in Brasile.[1]

Distribuzione e habitatModifica

La specie è originaria del Sud America e più precisamente di aree adiacenti al bacino del Rio delle Amazzoni: Panama, Colombia, Venezuela, Brasile fino al nord dell'Argentina, Trinidad, Paraguay, Bolivia e alcune isole dei Caraibi (Barbados, Martinica, Guadalupa, Antigua, Isole Vergini). Occupa le aree aperte delle savane umide e le foreste tropicali. Ama gli ambienti spaziosi, caldi e umidi e rifugge la luce solare diretta. L'umidità è di circa 60-90 % con temperature giornaliere attorno ai 25-30 gradi mentre durante la notte la temperatura può scendere anche fino ai 15-20 gradi.

DescrizioneModifica

Le dimensioni massime registrate sono di 51 cm (esemplare rinvenuto in Brasile il secolo scorso), ma le dimensioni medie si aggirano sui 29–40 cm di lunghezza. Il carapace è liscio, robusto ed allungato, di colore in prevalenza scuro o nerastro con ampie areole gialle o giallastre o arancio o rosso-arancio degli scudi dorsali e laterali. Questa specie è priva di scuto nucale. Il piastrone è quasi o completamente giallo con una macchia a forma di rombo più o meno estesa in coincidenza del centro del piastrone stesso, con aree tendenti al nero ai margini degli scudi. La pelle della testa, della coda e delle zampe è prevalentemente nera o grigio scuro con macchie sulle scaglie gialle o arancio-rosso, più intenso sulle 4 zampe. In relazione alla distribuzione geografica, vi possono essere altre variazioni di colore della pelle.

Dimorfismo sessuale: molto evidente e ben marcato, il maschio ha la coda molto più sviluppata, più lunga e larga e l'apertura cloacale più lontana dalla ase della coda mentre nella femmina è posto più vicino. La forma del carapace nel maschio presenta un restringimento della corazza che se osservato dall'alto è simile ad un 8 o ad una clessidra, ha sempre un piastrone fortemente concavo al contrario di quello piatto della femmina. Inoltre, il maschio presenta gli scuti anali con un angolo più aperto, mentre nella femmina sono più ravvicinati e di forma ovoidale. Lo spazio fra il margine posteriore del piastrone e lo scuto sopracaudale del carapace, è doppio nella femmina rispetto al maschio, per facilitare il passaggio delle uova. Tutte queste caratteristiche si possono osservare al raggiungimento della maturità sessuale, quando l'animale ha ormai raggiunto i 18–20 cm di lunghezza. I maschi sono molto più grandi e pesanti.

BiologiaModifica

È più attiva il mattino e la sera o quando piove.

RiproduzioneModifica

In condizioni ambientali favorevoli, il corteggiamento e l'accoppiamento si verificano tutto l'anno, con i maschi che combattendo tra loro, possono anche causarsi ferite da morso. Le uova, da due a otto per volta sono allungate, vengono deposte in un nido scavato ai piedi di una pianta. Nel corso dell'anno possono verificarsi più covate, generalmente da agosto a gennaio. La durata media di incubazione va dai 90 ai 150 giorni. Le uova per conservarsi e per schiudersi abbisognano di una temperatura di 30-32 gradi con un'umidità di circa il 90%. Le tartarughine escono anche a distanza di molti giorni l'una dall'altra dalle uova. I piccoli alla nascita sono lunghi circa 4,6 cm e pesano 26-32 gr. Il tasso di crescita è molto rapido i primi cinque-sei anni di vita, al termine dei quali, raggiungono 18–20 cm di lunghezza (che coincidono con il raggiungimento della maturità sessuale), e in seguito rallentano. A 18-20 anni di età, la lunghezza è di 25–30 cm.

AlimentazioneModifica

Prevalentemente erbivora, assume solo occasionalmente alimenti di origine animale. In natura si ciba di erbe (tarassaco, trifoglio, centocchio ed insalate), foglie, fiori, frutta matura (banane, pere, mele, arance, cocomeri), legumi, funghi, invertebrati (lumache, farfalle, termiti, formiche e mosche), talvolta di carogne e feci di altri animali. L'alimento che predilige è la frutta ben matura caduta dagli alberi che rappresenta il 70% della dieta durante la stagione umida e il 40% durante quella secca. Molto apprezzati sono i fiori, le foglie e i germogli. Funghi, insetti e carogne rappresentano il 20% della dieta. Da adulta preferisce piante succulente e cactus mentre risulta essere onnivora in fase di crescita.

Rapporti con l'uomoModifica

La legislazione include questa tartaruga nella Appendice II della Convention on International Trade of Endangered Species (CITES)[2] e nell'allegato B del reg. CE 338/97, tuttavia può essere allevata e riprodotta con successo dall'uomo. Il prezzo si aggira intorno ai 180 euro ogni esemplare. In cattività le carbonarie richiedono una umidità ambientale medio alta, è necessaria comunque una ciotola larga e bassa nella quale gli animali possano immergersi e bere. Molto importanti sono somministrazioni regolari e settimanali di vitamine, calcio, proteine animali ed una corretta esposizione ai raggi UV mediante l'utilizzo di appositi neon o lampade compatte. Le uova devono essere poste in incubatrice ad una temperatura di circa 30-32 gradi con una umidità del 90%.

Stato di conservazioneModifica

Risente dell'inquinamento, della caccia, della distruzione delle foreste a causa dei frequenti incendi nonché delle vangature dei terreni agricoli.

NoteModifica

  1. ^ Chelonoidis carbonarius, su The Reptile Database. URL consultato il 23 maggio 2014.
  2. ^ CITES - Appendices I, II and III (PDF), su Convention On International Trade In Endangered Species Of Wild Fauna And Flora, International Environment House, 2011 (archiviato dall'url originale il 4 agosto 2012).

BibliografiaModifica

  • "Le Tartarughe terrestri", M.Avanzi, De Vecchi Editore, Milano 2007. - Pag. 80-81

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Collegamenti esterniModifica

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