Chersoneso Aureo

Chersoneso Aureo o Aurea Chersoneso (in greco antico: Χρυσῆ Χερσόνησος, Chrysḗ Chersónēsos; in latino: Chersonesus Aurea)[1], vale a dire «penisola d'oro», era il nome con cui era nota la penisola malese presso i geografi greci e romani dell'antichità classica, tra cui il celebre Claudio Tolomeo, vissuto nel II secolo, autore della Geografia.

Il Chersoneso Aureo (penisola malese) in una mappa tolemaica prodotta da Niccolò Germano nel 1467. La linea orizzontale rappresenta l'equatore, posizionato erroneamente troppo a nord, in quanto il cartografo per calcolarlo a partire dal tropico del Cancro ha usato il grado tolemaico, che è solo cinque sesti di un grado reale.

EtimologiaModifica

I più antichi riferimenti ad una favolosa terra dell'oro che potrebbero essere interpretati come località del Sud-est asiatico si possono trovare nella letteratura indiana. Nel Ramayana, vengono citate Suvarnabhumi (la «Terra dell'Oro») e Suvarnadvipa (l'«Isola» o la «Penisola dorata», in quanto dvipa può indicare sia una penisola che un'isola)[2][3]. Le conoscenze da parte dei greci delle terre situate più ad est aumentarono notevolmente dopo le conquiste di Alessandro Magno, ma riferimenti specifici a località del Sud-est asiatico non apparvero fino a dopo l'ascesa dell'impero romano. Geografi greci e romani come Eratostene, Dionigi il Periegeta e Pomponio Mela parlarono di un'Isola d'Oro (Khrysē o Chryse Insula)[4][5], che alcuni studiosi moderni credevano fosse Sumatra, escludendo la penisola malese[6][7]. Tuttavia, Plinio, nella Storia Naturale, si riferisce a Chryse sia come ad un promontorio che come ad un'isola[8].

La Geografia di Tolomeo, basata su un'opera precedente di Marino di Tiro, contiene i più noti, e forse i più antichi, riferimenti al Chersoneso Aureo[9]. Tuttavia, la Geografia contiene anche informazioni aggiunte da geografi successivi, quindi la prima menzione certa del Chersoneso Aureo potrebbe essere nell'opera di Marciano di Eraclea[10]. «Chersoneso», in greco, significa «penisola», e sebbene in passato alcuni studiosi abbiano cercato di identificare il Chersoneso Aureo con la Bassa Birmania, oggi si ritiene generalmente che con questo nome si identificasse la penisola malese. Nell'antichità si riteneva che la penisola malese fosse una terra ricca di oro, e miniere d'oro situate nel Patani e nel Pahang vengono ancora menzionate nel XVII secolo dallo scrittore malese-portoghese Godinho de Erédia[1]. Nonostante attualmente la Malesia non sia uno dei principali produttori di oro, esso viene ancora estratto in alcune località del paese, come a Raub, nel Pahang[11].

Riferimenti cartograficiModifica

 
Il planisfero del Codex Vaticanus Urbinas Graecus 82, di ispirazione tolmaica (1300 ca.). L'oceano Indiano è rappresentato come un bacino chiuso. Il Chersoneso Aureo è la penisola situata più ad est, appena prima del Magnus Sinus.
 
Aurea Cersonese, la «Penisola d'Oro», vicina a Giava, nell'oceano Indiano, sulla mappa di Andreas Walsperger (1448 ca.).

Il Chersoneso Aureo compare nella mappa di Tolomeo, che dette anche alcune indicazioni geografiche sulla posizione della penisola. Le più antiche mappe tolemaiche giunte fino ad oggi, tuttavia, risalgono alla fine del XIII secolo. Bisogna ricordare che Tolomeo, come molti antichi geografi, credeva che l'oceano Indiano fosse un mare chiuso, e le mappe basate sugli studi di Tolomeo mostrano il Chersoneso Aureo che si protende all'interno di un bacino chiuso. Ad est della Penisola d'Oro si estende il Magnus Sinus, cinto ad est dalle sponde di una terra incognita («terra sconosciuta»). I geografi arabi erano consapevoli che l'oceano Indiano non era un bacino chiuso già nell'VIII secolo, da quanto si evince, per esempio, nel Libro della Descrizione della Terra di al-Khwārizmī. Essi dimostrarono che l'oceano Indiano era in collegamento con gli altri oceani e che il limite orientale del mondo abitato, al di là della penisola malese, era l'Isola del Gioiello nel Mar delle Tenebre. La sponda orientale tolemaica andò allora a costituire, sulle carte, la cosiddetta «penisola Coda di Drago».

Il Chersoneso Aureo è raffigurato sulla mappa mundi di Andreas Walsperger, realizzata a Costanza intorno al 1448; su di esso vi è un'iscrizione che dice: hic rex caspar habitavit («qui viveva Re Gaspare»). Gaspare era uno dei tre magi che andarono ad adorare il Cristo neonato a Betlemme.

Martin Behaim, nel suo globo geografico del 1492, posizionò le isole di Chryse e Argyre («Oro» e «Argento») nelle vicinanze di Zipangu (il Giappone), che Marco Polo diceva fosse «ricco di oro». Per trovare queste presunte isole venne inviata, nel 1587, un'apposita spedizione al comando di Pedro de Unamuno[12][13].

Località geograficheModifica

Nella Geografia di Tolomeo vengono indicati i nomi di varie formazioni geografiche e insediamenti del Chersoneso Aureo, tra cui città e fiumi. Tuttavia, nell'identificazione di queste località il parere degli studiosi non sempre è concorde[14]. Sebbene di molti di questi luoghi siano state date anche le coordinate, esse non sono considerate affidabili per località così distanti dal Mediterraneo, in quanto potrebbero non essere basate sull'osservazione astronomica e quindi non possono essere utilizzate per una corretta identificazione[1]. Inoltre, l'opera di Tolomeo venne copiata e tradotta più volte nell'arco di molte centinaia di anni: la più antica copia giunta fino a noi risale a più di mille anni dopo la sua stesura e con il tempo potrebbero essere stati introdotti eventuali errori[15][16].

FiumiModifica

La mappa di Tolomeo mostra tre fiumi che si uniscono a formare un unico fiume che, in realtà, non esiste. È stato tuttavia suggerito che questa potrebbe essere un'indicazione dell'esistenza di un'antica rotta transpeninsulare che collegava il Perak e il Pahang, una sorta di scorciatoia tra le coste orientali e occidentali della penisola malese[17]:

  • il fiume Khrysoanas, letteralmente «Fiume d'Oro», identificato a seconda degli autori in vari fiumi della costa occidentale, dal Trang (un corso d'acqua della Thailandia meridionale), al Lungu, al Perak o al Bernam, o addirittura al Muar, situato più a sud[15][18];
  • il fiume Palandas, identificato da molti studiosi con il Johor.
  • il fiume Attabas, che la maggior parte degli studiosi ritiene fosse il Pahang[19].

InsediamentiModifica

  • Takola - un emporio commerciale, identificata con Trang, nella Thailandia meridionale, dalla maggior parte degli autori. Altri ritengono invece che sia Takua Pa. Takola era già nota agli indiani nell'antichità; un luogo chiamato Takkola viene citato in alcuni testi indiani del II o del III secolo, come il Maha Niddesa e il Milinda Panha, ed è considerato essere la Talaittakkōlam citata nell'iscrizione di Tanjore del 1030 come uno dei luoghi conquistati da Rajendra Chola durante l'invasione del regno di Srivijaya. Queste fonti indiane indicano l'esistenza di una Takola nel periodo compreso tra il III e l'XI secolo[20].
  • Konkonagara - una località nei pressi del Khrysoanas, che molti studiosi situano nel Perak (per esempio a Kuala Kangsar, nel distretto di Kinta, o lungo il fiume Bernam), ma alcuni la collocano più a nord, sul fiume Muda nel Kedah o a Krabi, di fronte a Phuket, in Thailandia. Si ritiene che il nome sia di origine indiana, ma è stato anche ipotizzato che sia una parola ibrida di origine malese/sanscrita, come kolong-kolong (o kekolong) e negara, che significa «il paese delle miniere»[21].
  • Sabara o Sabana - il secondo emporio della regione, identificato, a seconda degli autori, come una località del Selangor o nei pressi di Klang, o appena a sud di Malacca, o nel sud del Johor, nonché con Singapore[22].
  • Tharra - località della quale, a seconda delle versioni del testo, sono state date almeno 10 differenti coordinate: è quindi difficile da individuare e non vi è alcun accordo sulla sua identificazione[23][24].
  • Palanda - forse Kota Tinggi secondo alcuni autori.
  • Kalonka - identificato con vari siti che spaziano dalla provincia di Chumphon nel sud della Thailandia al bacino del fiume Pahang.
  • Kole polis - forse situata sulla costa nord-orientale della penisola malese, e localizzata nel Kelantan, o da qualche parte tra il fiume Kemaman e la città di Kuantan[25].
  • Perimula - situata sulla costa nord-orientale della penisola malese: come luoghi per la sua identificazione sono stati suggeriti Ligor, i delta dei fiumi Kelantan o Terengganu, e l'isola di Redang[26].

Altre formazioniModifica

  • Il Capo Maleou-kolon - il nome sembrerebbe riferirsi ad una «Punta della Malesia», forse l'estremità sud-orientale della penisola[27].
  • Il golfo Perimulikos - forse il golfo del Siam, anche se alcuni hanno proposto che possa essere la baia di Patani o il lago Songkhla nella provincia omonima[26]

NoteModifica

  1. ^ a b c Wheatley (1961), pgg. 138-159.
  2. ^ Wheatley (1961), pgg. 177-184.
  3. ^ Anna T. N. Bennett, Gold in early Southeast Asia, in Archeosciences.
  4. ^ Talvolta indicata anche come Isola di Chryse, Isola Chryse, ecc.
  5. ^ Gerini (1909), pgg. 78-79.
  6. ^ H. Kern, "Java en het Goudeiland Volgens de Oudste Berichten", Bijdragen tot de Taal-, Land- en Volkenkunde van Nederlandsch-Indië, Volume 16, 1869, pp.638-648. [1].
  7. ^ Udai Prakash Arora, “Greek Geographers on the Indian Ocean and Southeast Asia”, in Chattopadhyaya, D. P. and Project of History of Indian Science, Philosophy, and Culture (eds.), History of Science, Philosophy and Culture in Indian Civilization, New Delhi, Oxford University Press, 1999, Vol.1, Pt.3, C.G. Pande (ed.), India's Interaction with Southeast Asia, Chapter 6, pp.184-185.
  8. ^ Wheatley (1961), pgg. 128-129.
  9. ^ Gerini (1909), p. 78.
  10. ^ Wheatley (1961), pgg. 131-136.
  11. ^ Choong En Han, At least 5 gold mines in Malaysia are under foreign listed companies, su Media Checker, 16 marzo 2014.
  12. ^ The Travels of Pedro Teixeira, tr. and annotated by W.F. Sinclair, London, Hakluyt Society, Series 2, Vol.9, 1902, p.10.
  13. ^ E.W. Dahlgren, “Were the Hawaiian Islands visited by the Spaniards before their Discovery by Captain Cook in 1778?”, Kungliga Svenska Vetenskapsakademiens Handlingar, Band 57. No.1, 1916-1917, pp.1-222, pp.47-48, 66.
  14. ^ Linehan (1951), pgg. 86-98.
  15. ^ a b John Norman Miksic e Goh Geok Yian, Ancient Southeast Asia, ISBN 9781317279037.
  16. ^ Daniel Mintz, Manuscript Tradition in Ptolemy's Geography, su University of St Andrews.
  17. ^ Ooi Keat Gin, The A to Z of Malaysia, Scarecrow Press, 7 giugno 2010, p. 107, ISBN 9781461671992.
  18. ^ Linehan (1951), pgg. 86, 88-91.
  19. ^ Linehan (1951), p. 88.
  20. ^ Wheatley (1961), pgg. 268-272.
  21. ^ Linehan (1951), pgg. 91-92.
  22. ^ Wheatley (1961), pgg. 151-152.
  23. ^ Linehan (1951), pgg. 92-93.
  24. ^ Wheatley (1961), p. 156.
  25. ^ Wheatley (1961), pgg. 152-153.
  26. ^ a b Wheatley (1961), pgg. 154-155.
  27. ^ Wheatley (1961), pgg. 153-154.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica