Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu

chiesa di Siligo
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Chiesa di Nostra Signora di Mesumundu
Chiesa bizantina di Mesumundu, Siligo. Ingresso.JPG
L'esterno.
StatoItalia Italia
RegioneSardegna
LocalitàSiligo
Coordinate40°35′10.83″N 8°44′47.36″E / 40.58634°N 8.74649°E40.58634; 8.74649
Religionecattolica
TitolareMaria
Arcidiocesi Sassari
Stile architettonicobizantino
Inizio costruzioneProbabilmente fine VI secolo
CompletamentoModifiche nell'XI secolo

La chiesa di Nostra Signora di Mesumundu, generalmente identificata con Santa Maria di Bubalis[1], si trova nel territorio di Siligo, in provincia di Sassari. Costruita intorno alla fine del VI secolo, rappresenta un'architettura di notevole importanza. La chiesa poggia sulle rovine di un edificio probabilmente termale di epoca romana, che fanno parte a loro volta del circostante parco archeologico di Mesumundu. La struttura fu rimaneggiata in epoca romanica (XI secolo). Nel XIX secolo era ridotta in stato di rudere a causa di un crollo che aveva interessato parte l'abside sud, che fu ricostruita durante un intervento di restauro nel 1934.

StoriaModifica

Il tempietto fu eretto in epoca bizantina intorno alla fine del VI secolo, sulle rovine di un preesistente insediamento romano,[2] dov'era presente un impianto termale. Della fabbrica originaria rimane un frammento costituito dal corpo centrale, una rotonda cupolata con due grandi finestre a sesto ribassato aperte sulla parte alta, e due bracci diseguali entrambi absidati, orientati ad ovest e a sud. La fabbrica ha una forte somiglianza con il battistero di Yalova[3] nel mar di Marmara (Turchia).

Verso la fine dell'XI secolo, a seguito della donazione del Judike Barisone I, fatta a favore dell'abbazia di Montecassino, col titolo di Santa Maria in Bubalis, alcuni monaci benedettini presero possesso di terre e beni e fondarono un monastero[4].

Il 24 giugno 1147 Gonario II di Torres, mentre si recava per la Terrasanta per visitare il Santo Sepolcro, passò a Montecassino: in quell'occasione emanò, in favore dell'abate Rainaldo di Collemezzo, un documento di conferma di tutte le donazioni e concessioni fatte al cenobio nei documenti dai suoi predecessori.[5][6]

La struttura d'impiantoModifica

 
Interno della chiesa.

Il tempietto particolarmente semplice nella costruzione è assimilabile per l'iconografia alla tipologia a croce con cupola. Dell'impianto originario rimangono il corpo centrale, una rotonda con cupola di copertura con due grandi finestre a sesto ribassato aperte sulla parte alta, assieme a due bracci diseguali entrambi absidati, orientati ad ovest e a sud. Il primo è coperto con una volta a botte, il secondo è dotato di un'ampia finestra arcuata e coperto a semicupola. Nella costruzione della fabrica furono riutilizzate parti delle murature degli ambienti termali preesistenti. Sempre in quella fase costruttiva, fu altresì ripristinato il vecchio acquedotto romano, di cui rimane un frammento all'esterno a sud del monumento, che convogliava le acque termali dalla sorgente del s'Abba Uddi all'interno dell'edificio, dove sono visibili i resti delle canalette di epoca bizantina, inglobate nelle fondazioni e, ad una quota inferiore, un frammento della canalizzazione romana[7]. Secondo alcuni l'edificio potrebbe essere stato un battistero. Ma una valida ipotesi circa la destinazione d'uso del tempio bizantino viene fornita dal glottologo Giulio Paulis, attraverso la spiegazione dell'etimologia della parola mesumundu. «Pertanto questo tempio, dedicato al culto della Madre di Dio, fu associato alle virtù miracolose dell'acqua santa attraverso il rito dell'aghiasma che consisteva nell'immersione in una piscina dei malati fiduciosi di ottenere la guarigione» [8].

Interventi in epoca romanicaModifica

Nel 1064-65 giudice Barisone I di Torres fece compilare l'atto di donazione (il documento è noto come Carta di Nicita) in cui cedeva a Desiderio di Benevento, abate di Montecassino, una vasta area e le sue pertinenze: comprese le chiese di Nostra Signora di Mesumundu e la chiesetta dei santi Elia ed Enoc, posta sulla sommità del Monte Santu, sempre in territorio di Siligo.

Dopo il 1064, con l'arrivo dei monaci benedettini, l'antico tempietto bizantino fu riadattato alle regole dell'orientazione liturgica occidentali, diffusesi capillarmente dopo il grande scisma del 1054. Fu creata quindi un'abside sul lato est e, dopo aver praticato un varco sulla parete ad ovest, un ingresso che venne evidenziato all'esterno con la costruzione di un vestibolo (demolito durante i lavori di restauro del 1934). Gli interventi furono realizzati con materiali di recupero delle rovine romane e con qualche concio di basalto proveniente dallo spoglio del vicino Nuraghe Curzu[9].

Epoche successiveModifica

La struttura di Nostra Signora di Mesumundu, una volta abbandonata dai monaci, pare sia stata utilizzata come chiesa dagli abitanti di Villanova Montesanto, almeno fino a quando non fu costruita la chiesa di San Vincenzo Ferrer probabilmente nella seconda metà del XVIII secolo[10].

Tra la fine del XIX secolo e i primi anni del XX secolo la chiesa fu oggetto di interesse da parte dello storico dell'architettura Dionigi Scano, che curò anche un progetto di restauro che non fu mai attuato. Tra la fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta, a seguito di due campagne di scavi, l'archeologo Guglielmo Maetzke pubblicò due studi sulle preesistenze di età romana e stabilì la datazione del tempietto al VI secolo.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ S. Chessa sostiene l'ipotesi che Santa Maria di Bubalis (Bubalis > Bualis) fosse ubicata nel territorio di Tergu cfr., S. Chessa, L'insediamento umano medioevale nella curatoria di Montes (comuni di Osilo e Tergu), Sassari, 2002, pp. 145-151.
  2. ^ G. Maetzke, Siligo (Sassari). Resti di edificio romano e tombe di epoca tardo imperiale intorno a S. Maria di Mesomundu, Notizie degli Scavi di Antichità, 1965, pp. 311-314.
  3. ^ Cyril Mango, Architettura Bizantina, Milano, 1989, p. 8, fig. 2.
  4. ^ A. Saba, Montecassino e la Sardegna medioevale. Note storiche e codice diplomatico sardo cassinese, Montecassino, 1927, pp. 21-23.
  5. ^ Pasquale Tola, Codex Diplomaticus Sardiniae, I, p. 216 (doc LVI)
  6. ^ Mauro Ronzani, GONARIO di Torres, in Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 57, 2001.
  7. ^ F. A. Pittui, Il tempio dell'aghiasma (Note sul tempietto bizantino di Santa Maria di Bubalis detta Nostra Segnora de Mesumundu, Siligo (SS) in L'almanacco Gallurese 2002-2003, pp. 122-123.
  8. ^ Paulis G., Grecità e romanità nella Sardegna bizantina e alto-giudicale, Cagliari, 1980.
  9. ^ Frank A. Pittui, Il tempietto di Nostra Segnora de Mesumundu: Interpretazioni e restauri in Sacer n. 13, 2006.
  10. ^ G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai giorni nostri, Cargeghe, 2011, pp. 48-49 nn. 15-16 e 50-51 n. 32.

Fonti letterarieModifica

  • Tomus XXXIV: Chronica monasterii Casinensis in Monumenta Germaniae Historica (MGH), Scriptores, XXXIV, Hannover, 1980 pp. 388–389 ISBN 3775253165 - ISBN 9783775253161
  • D. Norberg (a cura di), S. Gregorii Magni Registrum Epistularum, Corpus Christianorum,Serie Latina, CXL, Turnhout, 1982 ISBN 9782503014012

BibliografiaModifica

  • Giovanni Spano, Cenobio di Sant’Elia di Monte Santo, in “Bullettino Archeologico Sardo”, III, 1857.
  • G. Maetzke, Siligo (Sassari). Resti di edificio romano e tombe di epoca tardo imperiale intorno a S. Maria di Mesomundu, Notizie degli Scavi di Antichità, 1965.
  • Raffaello Delogu. L'architettura del medioevo in Sardegna. Roma, 1953.
  • A. Teatini, "Alcune osservazioni sulla primitiva forma architettonica della chiesa di Nostra Signora di Mesumundu a Siligo (Sassari)", in Sacer, III, 1996, pp. 119–149.
  • Frank Pittui, Il tempio dell'aghiasma (Note sul tempietto bizantino di Santa Maria di Bubalis detta Nostra Segnora de Mesumundu, Siligo (SS) in L'almanacco Gallurese 2002-2003.
  • Frank Pittui, Il tempietto di Nostra Segnora de Mesumundu: Interpretazioni e restauri in Sacer, n.13, 2006.
  • Johnson Mark, Santa Maria di Mesumundu a Siligo e gli edifici rotondi nei cimiteri cristiani della tarda antichità: datazione e funzione, in Itinerando. Senza confini dalla preistoria ad oggi, Volume 1.2 Morlacchi Editore Perugia, 2015 pp. 425–441 ISBN 978-88-6074-722-8
  • G. Paulis, Grecità e romanità nella Sardegna bizantina e alto-giudicale, Cagliari, 1980.
  • Pier Giorgio Spanu, La Sardegna Bizantina tra VI e VII secolo, Mediterraneo tardoantico e medievale, Scavi e ricerche, 12, Oristano, 1998.
  • G. Deriu, scheda "Siligo", in L'insediamento umano medioevale nella curatoria di "Costa de Addes, Sassari, Magnum, 2000.
  • G. Deriu - S. Chessa, L'assetto territoriale dell'odierno Meilogu dal Basso Medioevo ai nostri giorni con particolare riferimento alle curatorie di Meilogu e Costa de Addes, in Meilogu, tomo I, Cargeghe, Documenta, 2011; L'originaria curatoria di Meilogu: territorio e centri abitati, in Meilogu, tomo II, Cargeghe, Documenta, 2014.

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