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Chiesa di San Gaetano (Barletta)

edificio religioso di Barletta
Chiesa di San Gaetano
Foto-chiesa-barletta-con-scultura.jpg
Chiesa di San Gaetano
StatoItalia Italia
RegionePuglia
LocalitàBarletta
ReligioneCattolica
Arcidiocesi Trani-Barletta-Bisceglie
Consacrazione1668
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzione1656
Completamento1667

Coordinate: 41°19′16.91″N 16°16′46.17″E / 41.321364°N 16.279492°E41.321364; 16.279492

Questa voce fa parte della zona:
Santa Maria Maggiore
Voci principali

La chiesa di San Gaetano è stata fondata nel XVII secolo dall'ordine dei Teatini, giunto a Barletta nei primi anni del secolo. Il complesso edilizio su cui si erge la chiesa era già presente al momento della fondazione ed era sede di una piccola chiesa intitolata a San Giuseppe. Chiesa e convento sono stati poi trasformati, prendendo la denominazione attuale nel 1667. La chiesa è situata lungo via Cialdini, strada su cui si trovano numerosi altri edifici conventuali, quali quello di San Ruggero, Santa Maria della Vittoria e il Monte di Pietà.

Indice

StoriaModifica

La presenza dei chierici regolari, meglio conosciuti come Teatini, a Barletta, risalirebbe alla fine del XVI secolo. La prima chiesa in cui si adattarono ad officiare le celebrazioni fu la chiesa di san Giuseppe. Nella primavera del 1656 iniziarono i lavori per l'edificazione di una nuova chiesa adiacente al fabbricato originario; lavori poi sospesi per due anni a causa della pestilenza sopraggiunta durante quello stesso anno. I lavori terminarono nel 1667.

Quando l'ordine dei Teatini fu soppresso, mediante regio decreto di Murat del 7 settembre 1809, la chiesa passò sotto la giurisdizione del parroco della chiesa di San Giacomo, che a sua volta la affidò ai confratelli della Santissima Trinità. Questi, a loro volta, erano stati cacciati dall'omonima chiesa della Santissima Trinità, in seguito alla soppressione dell'ordine dei Padri Celestini, che fino ad allora vi risiedevano. I confratelli portarono con loro la preziosa reliquia della Sacra Spina della quale erano divenuti custodi con il compito di solennizzarla nella Domenica di Passione. Il fabbricato fu concesso al comune e destinato ad uffici pubblici.

ArchitetturaModifica

InternoModifica

La chiesa presenta sei cappelle laterali, tre per ciascun lato, comunicanti tra loro e separate da archi a tutto sesto. Nella seconda cappella a sinistra vi è un pregevole altare di legno dipinto a effetto marmo; qui è custodita la reliquia della Sacra Spina che si espone e si festeggia nella quinta domenica di quaresima.

Dalla terza cappella, attraverso una botola sotterranea si accede alle antiche sepolture; in fondo alla navata centrale c'è un grande cappellone che racchiude l'altare maggiore circondato da un muro semicircolare. Su di esso trovano collocazione cinque tele relative alla vita e alle gesta di San Gaetano, risalenti al XVII secolo; ancora sui muri del presbiterio due grandi tele raffigurano Il sogno di San Giuseppe e la Fuga in Egitto, in un primo tempo attribuite ad Altobello ma poi ascritte alla mano di Paolo De Matteis.

Nella prima cappella a destra è posta una tela attribuita a Cesare Fracanzano, raffigurante la vergine Maria fra i genitori San Gioacchino e Sant'Anna. Dall'ultima cappella di destra si accede alla sacrestia che illumina tre grandi finestre, ha la volta sorretta da archi a sesto acuto, detta, per la sua forma, volta bastarda. Attraverso una porta della chiesa, scesi pochi gradini si arriva in un locale piuttosto spazioso che, per la forma e gli arrotondamenti della volta, sembra un antico androne, forse quello della casa di tale Roberto Mola. In corrispondenza delle sei cappelle laterali, di quella centrale e de del portone si aprono altrettante finestre che fanno intravedere il caratteristico bianco delle pareti; il pavimento e composto di mattonelle in cotto. Sul fianco della chiesa si sviluppa il convento la cui facciata appare divisa in tre ordini.

EsternoModifica

Nel 2013 la facciata esterna della chiesa di San Gaetano è stata abbellita con l'installazione della scultura in marmo "EcceHomo" di Matteo Faben, scultore veronese.

BibliografiaModifica

  • Rita Ceci, Ruggiero Mascolo, Barletta, leggere la città, Barletta, Edizioni Libreria Liverini, 1986.
  • Renato Russo, Le cento chiese di Barletta, Volume 1 e 2, Barletta, Editrice Rotas, 1998.

Voci correlateModifica

Galleria d'immaginiModifica