Chiesa di San Giorgio (Sassuolo)

chiesa di Sassuolo
Chiesa di San Giorgio
Chiesa di San Giorgio, Sassuolo.jpg
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna
LocalitàSassuolo
Religionecattolica
Diocesi Reggio Emilia-Guastalla
Consacrazione1881
ArchitettoPietro Bezzi
Stile architettonicorococò
Inizio costruzione1760
Completamento1762
Sito webwww.parrocchie.it/sassuolo/sangiorgio/

Coordinate: 44°32′27.84″N 10°46′55.34″E / 44.541066°N 10.78204°E44.541066; 10.78204

La chiesa di San Giorgio è la chiesa principale di Sassuolo, dedicata a san Giorgio, santo patrono della città.

StoriaModifica

La chiesa di San Giorgio ha origini antichissime. La prima notizia risale al 1318. Nel 1331, secondo le disposizioni testamentarie del signore di Sassuolo Obizzo I della Rosa, la chiesa subì un primo ingrandimento. Nel 1375, per volere di Niccolò II e di Alberto V d'Este, la chiesa divenne parrocchiale. In segno di riconoscenza gli anziani del paese dedicarono la chiesa a san Giorgio, protettore di Ferrara, l'allora capitale degli Estensi.

Solamente nel 1428 la chiesa parrocchiale ebbe il proprio fonte battesimale, dopo aver ottenuto l'indipendenza dalla pieve di Castellarano. I sassolesi si dimostrarono sempre meno disposti a tollerare la dipendenza della loro chiesa dalla pieve di Castellarano. La comunità lamentava come Sassuolo fosse più popolata di Castellarano e come le piene del Secchia impedissero troppo spesso di passare il fiume.

Questa soggezione pesava particolarmente a Marco III Pio, signore di Sassuolo, il quale, nel 1593, si rivolse al cardinale Pietro Aldobrandini, nipote di papa Clemente VIII, chiedendogli di appoggiare le sue richieste. La comunità, però, desiderava anche l'elezione della chiesa in collegiata. Occorreva, per questo, assegnare a San Giorgio i benefici di tutti gli oratori e delle altre chiese comprese quelle di San Polo e di San Giovanni di Braida. Il 7 luglio 1594 vennero accolte tutte le richieste del Pio e della consorte Clelia Farnese: San Giorgio venne definitivamente divisa dalla pieve di Castellarano e Domenico Pelliccioni fu nominato rettore.

Perché San Giorgio divenisse una collegiata indipendente occorreva, però, che i decreti dei Rangoni fossero confermati e convalidati dall'approvazione della Santa Sede. La bolla di Urbano VIII, che sancì la separazione di San Giorgio dalla primitiva pieve, risale al 23 dicembre 1624. Soltanto il 13 agosto 1629 giunse alla Curia Vescovile di Reggio la concessione del privilegio della collegiata ed il 14 ottobre quest'ultima poté, finalmente, cominciare a svolgere le sue funzioni. Papa Innocenzo X, con la bolla Decet Romanum Pontificem del 30 maggio 1648, concesse al prevosto il privilegio di indossare, durante i sacri riti, "la Cappa magna e il Rocchetto" e ai canonici "l'Almazia e Zibellino".

Nel 1646, in occasione di lavori di restauro, si ordinò a Jean Boulanger, già al lavoro al Palazzo Ducale, l'esecuzione di un quadro raffigurante la Madonna con il Bambino ed i santi patroni di Sassuolo. Il campanile originale, del 1495, venne rifatto nel 1687, mentre su disegno dell'architetto sassolese Antonio Paltrinieri nel 1691 si allargò il coro. Essendo divenuta la chiesa insufficiente a contenere i fedeli, nel 1755 l'architetto veneziano Pietro Bezzi fu incaricato di stilare il progetto per una nuova chiesa, che è quella che vediamo oggigiorno. Bezzi fu sostituito nel 1757 da Domenico Lucenti e Giovanni Battista Massari. Benedetta e riaperta al culto nel 1762, fu consacrata nel 1881.

DescrizioneModifica

La chiesa è situata in piazza Martiri Partigiani, chiamata comunemente "Piazza Grande" dai sassolesi, ed è un rarissimo e bellissimo esempio di Barocchetto. Della vecchia chiesa si conservano il famoso quadro del Boulanger, eseguito nel 1680, il coro classicheggiante di Antonio Paltrinieri, la statua della madonna del Carmine del 1660 e altre tele, come la Madonna delle Grazie, Madonna del Rosario (di Ciro Zironi), Immagine della Beata Vergine del Buon Consiglio trasportata dagli angeli da Scutari d'Albania, occupata dai Turchi, a Gennezzano e San Camillo de Lellis che benedice un moribondo, e l'urna contenente il corpo di San Ruffino, sotto l'altar maggiore. Degni di nota anche gli altari in stile barocco con statue in stucco dello scultore bolognese Antonio Schiassi (XVIII secolo) e l'organo di Alessio Verati del 1852.

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