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Chiesa di San Pietro (Massa d'Albe)

edificio religioso di Albe, frazione di Massa d'Albe
Chiesa di San Pietro
Chiesa di San Pietro (Massa d’Albe), esterno, 1.jpg
Chiesa di San Pietro
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàMassa d'Albe
ReligioneCattolica
TitolarePietro apostolo
Diocesi Avezzano
ConsacrazioneAlto Medioevo
Stile architettonicoPaleocristiano, medievale, benedettino, cosmatesco, Romanico
Inizio costruzioneAlto Medioevo
CompletamentoAlto Medioevo
Sito webSito istituzionale

Coordinate: 42°04′38.1″N 13°24′39.1″E / 42.07725°N 13.410861°E42.07725; 13.410861

La chiesa di San Pietro si trova sul colle omonimo che domina il sito archeologico di Alba Fucens situato nel comune di Massa d'Albe, in provincia dell'Aquila. Nel 1902 è stato dichiarato monumento nazionale[1] e dal dicembre 2014 il sito è in gestione al Polo museale dell'Abruzzo.

Indice

StoriaModifica

 
L'interno

La chiesa sorge sul luogo ove si trovava il tempio di Apollo ad Alba Fucens.

Appartenne ai benedettini, possesso confermato nell'866 dall'imperatore Ludovico il Pio e fu costruita grazie agli artigiani di San Clemente a Casauria.

L'ambone, in stile cosmatesco è stato iniziato sotto la tutela del monaco Oddone. I maestri incaricati lasciarono l'ambone incompiuto, si rese così necessario l'intervento di altri maestri specializzati. Uno di questi ultimi realizzò nel 1209 l'ambone di Corneto, mentre un altro terminò l'iconostasi sulle colonne che separano le 3 navate.

Dapprima una chiesa paleocristiana sostituì il tempio, ma le prime forme che rispecchiano le attuali vanno ricercate all'inizio del XII secolo. I resti del tempio furono utilizzati come fondazioni per la chiesa, ma l'assetto principale fu prolungato, così fu divisa in 3 navate. Le quattro colonne originali sono state recuperate dai carabinieri.

Distruzione e restauroModifica

 
L’ambone duecentesco, commissionato dall’abate Oderisio al marmoreo Giovanni.
 
L’iconostasi datata alla prima metà del XIII secolo.

Il terremoto di Avezzano, che colpì la Marsica nel 1915, distrusse la chiesa che, tuttavia, fu ricostruita negli anni Cinquanta attraverso un'anastilosi quasi completa guidata da Raffaello Delogu che mirò a recuperare l'architettura romanica salvando solo poche delle integrazioni e aggiunte operate tra il XV e il XVI secolo. L'intervento concepito e portato avanti da Delogu costituisce un caso esemplare di restauro, per accortezza e sapienza, che Cesare Brandi definì all'epoca come "di gran lunga il migliore che sia stato mai condotto in Italia"[2].

DescrizioneModifica

Del tempio sono due colonne di aspetto etrusco che ora sono nel campanile. Il portale del campanile è del XV secolo.

Il portale interno della chiesa è del 1130 costituito da piedritti architrave ed archivolto impreziositi da spirali. Le altre porte della chiesa sono divise in quattordici parti suddivise in due file di sette ed intagliate a bassorilievi con i simboli degli evangelisti e scene bibliche. Un abbozzo di figura muliebre forma una delle statue antropomorfe dell'archivolto.

L'abside poggia sul basamento sotto il quale vi è la cripta. Degli archetti con mensole sono decorati da testine e simboli pagani atavici. Gli spazi fra gli archetti sono occupati da disegni di animali e fiori. L'accesso all'abside è garantito da una monofora a strombatura decorata con piccole palme.

Alla sesta colonna un'iconostasi cosmatesca separa la navata dal coro.

Anche l'ambone sul lato sinistro è cosmatesco. L'ambone ha aspetto romano con accesso a doppia rampa con doppio lettorino pentagonali. Un altro lettorino è posto posteriormente agli altri 2. Quest'ultimo è impreziosito di colonne tortili negli angoli. Gli elementi in marmo di queste strutture sono cesellati raffinatamente. Un rilievo rappresentante un'aquila è posto al centro. Altri simboli fanno da contrapposto all'aquila:

  • un mascherone,
  • un uccello,
  • un uomo con dei serpenti che gli escono dalla bocca. (L'aquila è anche il simbolo dell'apostolo Andrea).

Le pietre pregiate utilizzate nell'ambone dimostrano la ricchezza di esso, tra esse spicca il porfido, simbolo imperiale. Sia l'iconostasi che l'ambone sono del 1215.

Un piccolo pilastro ha un dipinto raffigurante uno dei miracoli di Gesù.

NoteModifica

  1. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.
  2. ^ Cesare Brandi, Uno sgomentante puzzle risolto per amore dell'arte, in Corriere della Sera, 1957.

Voci correlateModifica

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