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Chiesa di San Salvi

luogo di culto cattolico di Firenze
Chiesa di San Michele in San Salvi
Chiesa di san salvi 01.JPG
Facciata
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàFlorenceCoA.svg Firenze
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareSan Michele Arcangelo
Arcidiocesi Firenze
Stile architettonicorinascimentale
Inizio costruzione1048
CompletamentoXVII secolo
Sito web

Coordinate: 43°46′19.57″N 11°17′10.01″E / 43.772104°N 11.286113°E43.772104; 11.286113

La chiesa di San Michele in San Salvi è un luogo di culto cattolico di Firenze, una delle più importanti pievi antiche fuori dalle mura della città. L'attiguo Museo del Cenacolo di San Salvi è un vero e proprio gioiello nascosto della città, che, pur fuori dalle rotte tradizionali del turismo, conserva una notevole raccolta di opere d'arte, soprattutto incentrate sulla pittura del periodo del manierismo.

Indice

StoriaModifica

L'antica chiesa dell'abbazia fondata da san Giovanni Gualberto fu costruita intorno al 1048, su un precedente oratorio, che all'epoca era in aperta campagna fuori dalle mura. San Salvi era stato vescovo di Amiens nel VII secolo e proprio una sua miracolosa apparizione fece scegliere questo luogo. La chiesa fu dedicata a san Michele, mentre il convento, che ospitò una delle prime comunità di monaci benedettini dell'ordine fondato proprio dal santo abate, i vallombrosani, mantenne sempre la dedica al santo francese[1].
San Salvi divenne un importante punto di riferimento religioso nel contado fiorentino, poiché qui ci si poteva riposare facendo tappa sulla via del pellegrinaggio verso il santuario mariano della Santissima Annunziata. Da san Salvi inoltre il Gualberto conduceva la sua crociata che portò all'espulsione del vescovo simoniaco Pietro Mezzabarba ed al rinnovamento spirituale della città.

Della chiesa originaria si conserva la struttura antica a croce latina orientata sull'asse est-ovest, con unica navata, abside rettangolare e tetto a capriate. Sia l'interno che l'esterno erano piuttosto semplici, anche se alcuni particolari tradivano la ricchezza dell'abbazia, fra le più importanti dell'ordine, come i numerosi affreschi trecenteschi dei quali rimangono tracce nel piccolo chiostro a destra della chiesa (pur con i segni dell'alluvione di Firenze) e in alcune stanze attigue, come il mirabile affresco con animali, raro esempio di decorazione pittorica di questo genere, conservato in una vano tra il chiostro e la chiesa.

Sempre ai frati risale il progetto di ampliamento dei primissimi anni del Cinquecento, durante i quali fu realizzato il refettorio, il lavabo e le cucine, e che avrebbero previsto anche la creazione di nuove celle per i monaci, mai realizzate per via dei drammatici eventi dell'Assedio di Firenze. Fra le decorazioni risalenti a questo periodo il mirabile Cenacolo eseguito da Andrea del Sarto nel 1526 nel refettorio[2]. La chiesa e il monastero subirono danni durante l'assedio del 1529-30, ma fu l'unica chiesa fuori dalle mura cittadine a non essere rasa al suolo, né dai fiorentini stessi, desiderosi di fare terra bruciata dove si sarebbe accampato il nemico, né dalle truppe imperiali, proprio per l'ammirazione di tutti verso il bell'affresco di Andrea del Sarto, secondo una tradizione riferita da tutti gli storici dell'epoca.

 
Il chiostro, con tracce di affreschi medievali
 
Affreschi trecenteschi in un stanza accanto al chiostro
 
Firenze via Tito Speri e in fondo la facciata della chiesa durante l'alluvione del 1966.

I locali vennero comunque gravemente danneggiati e, ormai pericolanti e senza tetto, vennero affidati nel 1534 alle Monache di Faenza, il cui ex-monastero si trovava nella via che da loro prende il nome (Via Faenza appunto) ed era stato danneggiato dalla costruzione della Fortezza da Basso. Le suore, pure di regola vallombrosana ma di clausura, fecero approntare presto buona parte delle decorazioni che oggi si vedono, come il portico a tre arcate sulla facciata. Nella chiesa fu rialzato il pavimento, per il sempre presente rischio di alluvioni (riportato però al livello originario nel Novecento), e accumularono un notevole patrimonio di opere d'arte.

In seguito agli stravolgimenti politici fra Settecento e primo Ottocento, con un processo a gradi vennero via via soppressi gli istituti religiosi della Toscana su iniziativa napoleonica e poi del Granduca Pietro Leopoldo e questa sorte toccò anche alle monache di San Salvi nel 1817, con il passaggio allo stato, nella persona del Granduca, dei beni dell'ordine.

InternoModifica

All'interno e nel chiostro vi sono importanti opere di pittura e scultura, fra le quali l'affresco staccato con la Madonna e il Bambino di Lorenzo di Bicci (dal Tabernacolo del Madonnone), due rilievi con San Salvi e San Michele di Benedetto da Rovezzano e all'altare maggiore un Crocifisso ligneo del '500. Importanti restauri sono stati realizzati negli anni '80

NoteModifica

  1. ^ San Salvi, Nelle pieghe del corpo. URL consultato il 29 luglio 2018.
  2. ^ Il Cenacolo si san Salvi di Andrea del Sarto, Scoèri Firenze attraverso i cenacoli. URL consultato il 29 luglio 2018.

Opere già in San SalviModifica

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