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Chiesa di San Venerio
Pieve san Venerio a La Spezia - Migliarina, facciata P1010711.jpg
Pieve di S. Venerio a La Spezia - Migliarina
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàLa Spezia
ReligioneCattolica
Diocesi Spezia-Sarzana-Brugnato
Stile architettonicoromanico
Inizio costruzioneXI secolo

La chiesa di San Venerio è un edificio religioso che si trova alla Spezia, nella località di Migliarina.

La chiesa, una delle costruzioni più antiche del Golfo, è dedicata a San Venerio, eremita vissuto tra il VI e il VII secolo sull'isola del Tino, una delle isole del golfo della Spezia.

Indice

StoriaModifica

Il luogo stesso in cui sorge la chiesa era già frequentato sino dai tempi più antichi: dopo il ritrovamento di manufatti in ceramica pregiata come il bucchero, negli anni ottanta del XX secolo sono stati eseguiti degli scavi archeologici che hanno confermato, nell'area a monte, testimonianze di un suolo antropizzato risalente all'eta del ferro (VI secolo a.C.).

Dopo la conquista romana del territorio intorno al golfo della Spezia e con la successiva fondazione della colonia di Luni (177 a.C.), la valle venne annessa alle proprietà fondiarie romane, più precisamente alla famiglia degli “Antonii”, come indica il toponimo del luogo, detto Antoniano, conservatosi fino all'XI secolo[1].

L'esistenza di un primo edificio paleocristiano è testimoniato da una lapide antecedente il V secolo. L'edificio venne poi ricostruito per volere della famiglia dei Vezzano, signori del luogo, che nell'anno 1084 disposero, tramite una “charta donationis”, la riedificazione della chiesa sulle basi del precedente edificio risalente alla tarda età imperiale[2].
Dell'edificio romano rimangono testimonianze ancora visibili nella muratura della chiesa, in particolare nell'area delle absidi.[3]
Una lastra tombale romana di Calidio Euthycheto, già usata nella pavimentazione dell'abside piccola, è oggi nel Museo della Spezia.

Nella prima metà del XII secolo la Basilica fu promossa a Pieve ed inserita nell'organizzazione diocesana Lunense, sottoposta all'autorità del Vescovo di Luni.
Secondo la tradizione il Vescovo di Luni ordinò di trasferirvi i resti di Venerio dalla primitiva sepoltura nell'Isola del Tino.
Oltre due secoli dopo, le reliquie furono traslate a Reggio Emilia (successivamente nel XX secolo una parte di esse è tornata nuovamente alla Spezia, custodite nella Cattedrale).

Grazie alla posizione importante che la chiesa di San Venerio occupava nella valle che dal monte Beverone scende fino alla piana alluvionale, ancor oggi detta "della Pieve", i poteri collegati alla chiesa sono stati in grado di esercitare giurisdizione su un'ampia area circostante.

Dal XV secolo la Pieve custodiva un polittico dedicato alla Vergine, dipinto nel 1476 dallo spezzino Jacopo Spinolotto, il cui comparto centrale è oggi conservato nel Museo Diocesano della Spezia.

L'edificioModifica

 
Pieve di san Venerio a La Spezia
interno, le absidi

La struttura attuale dell'edificio sacro è ancora oggi quella che la Pieve ha assunto dopo i lavori di ristrutturazione voluti dai “domini” di Vezzano nell'anno 1084.

Prevalentemente di impianto romanico, la chiesa ha una facciata a capanna in semplice pietra, prevalentemente arenaria, con un unico portale ad arco lunato.
Una bifora composta da archetti marmorei e da una colonnina con capitello a foglie, leggermente fuori asse rispetto alla porta, costituisce un successivo intervento in stile gotico. Al di sopra è aperta una croce in negativo, fuori asse sia con la porta che con la bifora[3].
La copertura dell'edificio è costituita da lastre di pietra. La pianta della chiesa è leggermente trapezoidale, con la base maggiore in corrispondenza delle absidi.

 
Pieve di San Venerio a La Spezia
esterno, zona absidale e campanile

L'interno è a navata unica, con due absidi in pietra di diversa dimensione: la maggiore riceve luce da tre monofore mentre la minore da una sola monofora; tutte le monofore sono a strombatura doppia. A questo proposito può essere utile ricordare che gli edifici alto medievali dotati di doppia abside erano spesso correlati al culto di reliquie.
Ad eccezione della zona delle absidi e del presbiterio le pareti laterali sono rivestite da intonaco e presentano resti di antichi affreschi. Nelle parti superiori sono affreschi barocchi dedicati a San Venerio.

Da una botola nel presbiterio si può accedere agli scavi sottostanti che rivelano la presenza di un muro romano in opus incertum e una tomba alto medievale.

La chiesa è affiancata da una torre campanaria costruita, sul lato meridionale dell'edificio, intorno alla metà dell'XI secolo e realizzata reimpiegando nel paramento anche laterizi romani. Nello spessore murario della torre è ricavata una interessante scala interna, soluzione architettonica innovativa per l'epoca.

In antico il luogo della Pieve era circondato da un'area cimiteriale, legata con evidenza alla devozione per le reliquie del Santo eremita.

NoteModifica

  1. ^ Maffei e Benelli, Pievi della lunigiana storica, p. 77.
  2. ^ ”SpeziaNET”, Le Pievi di Marinasco e San Venerio.
  3. ^ E. M. Vecchi, San Venerio a La Spezia, in Le pievi della Lunigiana Storica, a cura di G.L. Maffei, Cassa di Risparmio di Carrara, Massa 2006, pp. 72-83; "Turrem quam campanile dicimus...", Le torri ecclesiastiche fra simbologia e cultura materiale, ibidem, pp. 84-85.

BibliografiaModifica

  • E. M. Vecchi, La chiesa di San Venerio in Antoniano, in San Venerio del Tino: vita religiosa e civile tra isole e terraferma in età medioevale, Atti del Convegno, Lerici-La Spezia-Portovenere 1984, Istituto Internazionale di Studi Liguri, La Spezia - Sarzana 1986, pp. 249-308.
  • E. M. Vecchi, Fra architettura religiosa e difensiva : le torri campanarie isolate, in Società civile e società religiosa in Lunigiana e nel vicino Appennino dal IX al XV secolo, Atti del convegno, Aulla 1984, Amministrazione comunale di Aulla - Centro aullese di ricerche e studi lunigianesi - Cassa di risparmio della Spezia, Aulla 1986, pp. 191-244.
  • E. M. Vecchi, Migliarina, in Archeologia in Liguria, Scavi e scoperte 1982-86, III, 2, Soprintendenza Archeologica della Liguria, Genova 1987 [ma 1990], pp. 245-250.

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