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Chiesa di San Zenone (Mosio)

chiesa italiana non più esistente

1leftarrow blue.svgVoce principale: Mosio.

Chiesa di San Zenone
Mosio-Lapide chiesa parrocchiale.jpg
Lapide sulla chiesa di San Filastro a Mosio
StatoItalia Italia
RegioneLombardia Lombardia
LocalitàMosio o Redondesco
ReligioneCristiana cattolica
TitolareZeno di Verona
Diocesi Mantova
Inizio costruzioneXII secolo
Demolizioneepoca imprecisata

Coordinate: 45°08′39″N 10°29′17″E / 45.144167°N 10.488056°E45.144167; 10.488056

La chiesa di San Zenone era un edificio religioso situato tra Mosio e Redondesco, attualmente in provincia di Mantova.

Indice

StoriaModifica

Il giuramento della seconda Lega LombardaModifica

Nel 1226 i comuni lombardi di Milano, Bologna, Piacenza, Verona, Brescia, Faenza, Mantova, Vercelli, Lodi, Bergamo, Torino, Alessandria, Vicenza, Padova e Treviso decisero di mandare i loro rappresentanti nella chiesa di San Zenone, situata, secondo una tradizione antica, a Mosio, castello nel distretto bresciano.

Secondo i vecchi storici, Mosio sarebbe stato caratterizzato da un dosso, un solitario rialzo del suolo circondato da estesi campi, derivato forse da antichi edifici, come una villa romana, o un sepolcreto, od opere militari lungo i secoli andate distrutte. Tale dosso si chiamava anche dell'Albio, e l'aratro incespicava più volte contro gli avanzi di mosaici antichi e i rottami di fregi e modanature. Nel Museo diocesano Francesco Gonzaga di Mantova si conserva una lastra con bassorilievi dell'VIII secolo, raffigurante, fra l'altro, pavoni che si dissetano, essendo così confrontabile con una lastra analoga con pavone sita presso il museo di Santa Giulia di Brescia. Il reperto collocato a Mantova proviene da Mosio, e, secondo la didascalia posta al museo, forse dall'antica chiesa, ora scomparsa, dedicata a San Zenone. Sopra quella collinetta vi sarebbe dunque stata la chiesa di San Zenone, dentro la quale si sarebbero radunati gli ambasciatori dei comuni lombardi[1].

Bisogna precisare che è tutt'altro che sicura l'identificazione del luogo del giuramento della seconda Lega Lombarda con Mosio: gli unici due storici che riferiscono la notizia degli inviati dei comuni lombardi che strinsero la Lega, parlano semplicemente di una “basilica di S. Zenone al Mozo in Lombardia”, che secondo molti sarebbe un luogo del veronese tra Villafranca e Mozzecane: in effetti, la frase “in Lombardia” del documento è troppo vaga per poter decidere di quale “Mozo” si parli, essendo quella regione all'epoca molto più vasta che l'attuale, e comprendendo certo anche il territorio di Verona; a rigore di termini, secondo Odorici, le testimonianze dei due storici ricordati favorirebbero l'ipotesi veronese[1]. Lo storiografo Sigonio non aiuta, perché riportando un brano dell'antico atto lombardo, ne omette il principio, che sarebbe stato molto importante per stabilire il luogo preciso della formazione della seconda Lega[2]. Il Visi propende per Mosio al confine tra distretto bresciano e mantovano[3]. Il Ragazzi fa riferimento ad una zona posta tra Mosio e Redondesco[4].

Mosio era un castello del distretto bresciano, feudo dei conti Longhi omonimi, in prossimità del confine con Mantova e Cremona, forse all'epoca in parte già perso da questi in favore di Brescia, se poté esservi formata l'alleanza comunale. È certo infatti che poco dopo il 1226 esso era per due terzi posseduto da Brescia, per cessione a questa fatta dai conti palatini di Lomello, parenti degli Ugoni-Longhi, mentre solo un terzo restava a questi ultimi, i quali peraltro sarebbero stati costretti a sloggiarne ben presto. Se è vero che Mosio già da qualche tempo era posseduto, almeno in una sua parte – le altre spettavano ancora ai vari rami dei conti rurali -, dal comune di Brescia, questo, assunto il ruolo di guida, poté benissimo scegliere questo luogo per l'adunanza, forse anche in quanto situato nella parte meridionale del suo distretto, e quindi spostato verso molti comuni che lo avrebbero raggiunto più comodamente.

Che la città cidnea avesse per il momento la preminenza nelle operazioni di allestimento di una nuova Lega lombarda è suggerito anche dal fatto che il patto di Mosio venne poi riconfermato proprio nel palazzo di Brescia il 7 aprile dello stesso anno; un altro importante atto di quella Lega, quello della conferma definitiva, fu stipulato in quell'anno stesso nel palazzo del comune di Mantova, presieduto dal podestà Lodrengo Martinengo[5].

Ad aumentare l'incertezza sull'identificazione del luogo scelto per il giuramento – Mosio di Brescia o San Zenone di Mozzecane, nel Veronese – contribuisce in effetti il ruolo di primo piano che nelle prime mosse della Seconda Lega sembrano aver avuto proprio le città di Brescia, Mantova e Verona, teatri dei giuramenti che si susseguirono dopo quello del 6 marzo nel corso del 1226.

Ancora oggi una lapide posta sopra l'ingresso dell'attuale chiesa di Mosio ricorda questo avvenimento. La lapide commemorativa, posta sulla facciata della chiesa di San Filastrio nel settecentesimo anniversario dell'evento, in epoca fascista, recita così:

«Nella chiesa di S. Zenone, che sorgeva qui presso, dall’ingiuria del tempo e dall’oblio degli uomini distrutta, il venerdì 6 marzo 1226 diciassette città e numerosi Comuni minori giuravano la Seconda Lega Lombarda contro Federico II di Hohenstaufen, imperatore di Lamagna, aprendo il ciclo delle lotte per l’indipendenza d’Italia»

Sulla collocazione dell'evento nel feudo di Mosio non hanno dubbi Odorici, Bonaglia e Coniglio[6]. Vaini tuttavia la corregge ponendola, più verosimilmente, a S. Zenone di Mozzecane, come si è detto, un luogo anticamente chiamato S. Zenone ad Modium[7], di nuovo in prossimità dei limiti del Mantovano, ma stavolta quelli orientali, già in territorio veronese.

La chiesa è stata abbattuta in epoca imprecisata, ma rimangono tracce della fondazione nei pressi di una strada denominata San Zenone[8].

NoteModifica

  1. ^ a b Odorici, Storie bresciane, vol. V, 1856.
  2. ^ “Sopra quel dosso era la basilica di S. Zenone, dentro la quale si radunarono i legati di Brescia, di Milano, di Bologna, di Padova, Piacenza, Faenza, Verona, Mantova, Vicenza, Vercelli, Lodi, Trevigi, Bergamo, Torino ed Alessandria; quindici comuni che si legavano ad una concordia di cinque lustri di offesa e di difesa, come risulta dallo strumento che il Sigonio ci ha dato”. Cfr Odorici, Storie bresciane, 1855-58, vol. V, pag. 317.
  3. ^ G. B. Visi, Notizie storiche della città di Mantova, 1990.
  4. ^ RAGAZZI 1961, pag. 15.
  5. ^ Odorici, Storie bresciane, 1855-58, vol. VI, pagg. 143-145.
  6. ^ Coniglio, Storia di Mantova 1958, pag. 172.
  7. ^ Come si legge in Navarrini, Liber privilegiorum’’, 1988, doc. 40, pagg. 173-174, anno 1202: i Veronesi “investiverunt dominum Mucium Canem nominative de tota illa terra, que est inter stratam mantuanam et stratellam a Sancto Zenone ad modium in foris, usque dum tenet terram comunis Verone usque ad terram Mantuanorum…”. Cfr. Vaini, Dal comune alla signoria, 1986. Anche Castagnetti indica come luogo dell’incontro S. Zenone in Mozzo, nel Veronese.
  8. ^ RAGAZZI 1961, pag. 16.

BibliografiaModifica

  • G. B. Casnighi, Memorie storiche risguardanti Acquanegra, Medole e Barbasso nel mantovano, Brescia, 1860.
  • F. L. Fè d'Ostiani, I conti rurali bresciani del medio evo, in Archivio storico lombardo, XII, Milano, 1899.
  • F. Odorici, Storie bresciane dai primi tempi fino all'età nostra, Brescia, Gilberti, Ristampa Edizioni del Moretto, 1855-59, voll. V, VI, VII.
  • M. Ragazzi, Redondesco, Banca agricola mantovana, Mantova, 1961.
  • M. Vaini, Dal comune alla signoria. Mantova dal 1200 al 1328, Milano, Angeli
  • G. B. Visi, Notizie storiche della città di Mantova, Ristampa Forni, Bologna, 1990
  • Leandro Zoppè, Itinerari gonzagheschi, Milano, 1988. ISBN 88-85462-10-3.