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Chiesa di Sant'Agostino (Ancona)

edificio religioso di Ancona

Storia e descrizioneModifica

Fu eretta dagli agostiniani nel 1341 con il nome di Santa Maria del Popolo in questo luogo che era il punto di confluenza dei pellegrini per Roma e dalla costa.

Nel 1460 venne commissionata al grande scultore dalmata Giorgio Orsini da Sebenico l'esecuzione del portale, in cui si fondono armonicamente elementi gotici e rinascimentali; su di esso si trovano le statue che raffigurano Santa Monica e San Nicola da Tolentino, San Simpliciano e il beato Agostino Trionfi. Particolarmente ammirato è l'altorilievo posto nella lunetta sovrastante l'ingresso, raffigurante Sant'Agostino che rigetta i libri eretici mostrando le Sacre Scritture. Il portale è l'ultima opera anconitana di Giorgio da Sebenico, e quella in cui il carattere rinascimentale della sua arte è più evidente.

Dopo la morte dell'Orsini il portale venne completato da altri (Michele di Giovanni da Milano e da Giovanni Veneziano), che vi lavorarono dal 1493 al '94[1]; essi aggiunsero, rispetto al progetto originale, i due bassorilievi a grottesche poste ai lati del portale.

«Maestro Giorgio di Matteo nato a Zara ha eseguito il portale solo per circa 150 ducati d'oro. Non lo finisce perché muore nel 1473, ma perché il maestro è in lite con i frati e se ne va. I lavori proseguono nel 1493 da maestro Michele di Giovanni da Milano, nipote del maestro Pietro Amoroso, insieme a maestro Giovanni veneto di Stefano Raffanello da Venezia e prima da Traù. Si evince dal contratto dei soprannominati scultori che, il maestro Giorgio ha effettuato la parte interna del portale, le colonne corinzie, la cornice senza la scritta e senza l'angelo con la madonna, e ha iniziato a modellare le due statue in basso. Perciò il padiglione con sant'Agostino, i due angeli ed il padre Eterno non sono di maestro Giorgio, di suo è solo il disegno, mentre l'opera è di mano validissima dei due scultori. Nel 1499 viene dato l'incarico per terminare il portale a maestro Giovanni di Battista di Alberto da Brioni abitante a Venezia. A causa della sua rinuncia il lavoro viene assegnato il 5 gennaio 1501 a maestro Bernardino di maestro Pietro della Scala da Carona, seguendo il proprio disegno e terminato tra il 1503-1504. Realizza i due leoni di pietra rossa poi rubati, le due statue sopra alle due in basso, le decorazioni esterne alle colonne corinzie, due finestre ed ogni opera non finita.»

(Marcello Mastrosanti[2])

Nel Settecento Luigi Vanvitelli firmò un progetto per un rifacimento totale della chiesa, che comprese il suo allungamento e il rifacimento dell'interno; con grande sensibilità, l'artista però risparmiò il prezioso portale quattrocentesco. Il rosone però venne chiuso e al suo interno venne posto il busto del Padre Eterno dell'Orsini, originariamente posto a coronamento.

Dopo il 1860, con la secolarizzazione operata dall'Unità d'Italia, l'edificio venne profondamente modificato nei suoi esterni, con la separazione dell'area absidale per esigenze di viabilità (e l'adattamento dell'abside come vano scale di un edificio di abitazioni distrutto poi nella seconda guerra mondiale), la troncatura del campanile, la ridefinizione dei prospetti in forma di palazzo quale sede della Caserma Cialdini, fino alla distruzione della facciata con sola salvaguardia del ricco portale e del portone ligneo (datato 1655), inquadrato nel vano arcuato di una parete a finto bugnato. Conseguentemente anche l'interno si presenta ora frazionato in piani e locali, con la completa ed irreversibile cancellazione delle orditure architettoniche vanvitelliane e la dispersione degli arredi fissi e mobili in altre chiese cittadine e del circondario; i dipinti sono parzialmente ora esposti alla Pinacoteca civica Francesco Podesti.

Nella parte posteriore sopravvive, usato attualmente come laboratorio ortopedico, un vano già denominato oratorio di San Nicola da Tolentino, di cui resta visibile una colonna ed un soppalco che conserva tuttora le originarie volte a crociera costolonate, anche se al presente sono invisibili dall'esterno a causa di una schermatura di vetri smerigliati. In una vecchia guida dello scrittore locale Palermo Giangiacomi veniva menzionata in esso la presenza di affreschi attribuiti a Ludovico Urbani da San Severino Marche.

Sala museale Guglielmo MarconiModifica

Attualmente l'ex chiesa è sede della Sala museale Contrammiraglio Guglielmo Marconi, dedicata alla storia delle telecomunicazioni e della radio in particolare; la sala museale si articola su 4 ambienti principali inseriti nel vecchio chiostro degli agostiniani. L'idea della mostra permanente, nasce dal fatto che Guglielmo Marconi condusse nel 1904 alcuni importanti esperimenti di trasmissione radiotelegrafica proprio ad Ancona, nei pressi del vecchio faro del Colle dei Cappuccini.

Tra il materiale esposto si segnala:

  • simulatore di sommergibile della classe Sauro, uno dei quali ha portato il nome di Guglielmo Marconi: "Guglielmo Marconi (S 521)".
  • esposizione che ripercorre la storia della radio dal 1895 (primo esperimento di Marconi) fino ai cellulari (preconizzati da Marconi già nel 1935).
  • stazione radioamatoriale realmente funzionante resa disponibile dall'Associazione Radioamatori Italiani di Ancona
  • laboratorio in cui i visitatori possono costruire delle semplici radio, scoprire il funzionamento del coesore (o coherer), invenzione del marchigiano Temistocle Calzecchi Onesti, fare pratica con il codice Morse.

Opere già in Sant'AgostinoModifica

NoteModifica

  1. ^ TCI, guide rosse, volume Marche (pagina 93 nell'edizione del 1979)
  2. ^ Marcello Mastrosanti, La vera storia documentata sulla Loggia dei Mercanti e sui portali di san Francesco delle Scale e sant'Agostino ad Ancona, pag.86, Poligrafica Bellomo, Ancona 2012.

BibliografiaModifica

  • Palermo Giangiacomi. Guida di Ancona. Editrice Fogola, Ancona, 1923.
  • Vincenzo Pirani. Le chiese di Ancona. Casa Editrice Nuove Ricerche, Ancona, 1998.
  • Mariano Fabio, Le chiese agostiniane nelle Marche. Spiritualità, arte, architettura, Ed. Motta, Milano 2003.
  • Mariano Fabio, La facciata di Sant'Agostino in Ancona e il suo restauro, in AA. VV., Atti del Convegno "Arte e Spiritualità negli Ordini Mendicanti, II", Tolentino, Roma 1994.
  • Mastrosanti Marcello: La vera storia documentata sulla Loggia dei Mercanti e sui portali di san Francesco delle Scale e sant'Agostino ad Ancona, Poligrafica Bellomo, Ancona 2012.

Collegamenti esterniModifica