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Chiesa di Santa Grata in Columnellis

edificio religioso di Bergamo
Chiesa di Santa Grata in Columnellis o in via Arena
Santa Grata in Columnellis-3.jpg
chiesa Santa Grata
StatoItalia Italia
RegioneLombardia
LocalitàBergamo
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
Diocesi Bergamo
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzioneXIV secolo

Coordinate: 45°42′13.29″N 9°39′36.78″E / 45.703693°N 9.660216°E45.703693; 9.660216

Bergamo, portale del convento di Santa Grata, Madonna col bambino, santa Alessandro e santa Grata con la testa di sant'Alessandro, XVI secolo

La chiesa di Santa Grata in Columnellis, comunemente chiamata Chiesa di Santa Grata in Via Arena per distinguerla da quella di Santa Grata inter Vites di Via Borgo Canale, si trova nella parte alta della città di Bergamo, e fa parte del monastero benedettino claustrale omonimo[1]. L'antico nome Columnellis riporta alle colonne del porticato esterno presente nella chiesa primaria antecedente i restauri del XVI secolo.

StoriaModifica

Il monastero di Santa Grata è il più antico di Bergamo, pur non avendone documentazione, viene attribuita la sua fondazione nel IV secolo, ad Adelina, moglie di Lupo, duca di Bergamo, e mamma di Grata; gli fu conferito il nome di Santa Mater Vetur. La piccola chiesa, di origine longobarda, è ancora presente dentro il complesso monastico, vecchia per distinguerla dalla vicina chieda intitolata alla Vergine che divenne poi la basilica di Santa Maria Maggiore[2]. Risulta documentato il monastero di Santa Maria Antica ancora nel 911, nell'antica vicinia Antescolis[3][4].

Santa Grata è stata una matrona cristiana vissuta tra III e IV secolo a Bergamo; ebbe in questa città una devozione tanto viva da far edificare due chiese a lei dedicate, quella chiamata Santa Grata inter Vites, dove avvenne la sua sepoltura, e questa, in Via Arena.

Con l'introduzione della regola di San Benedetto[5], nel 1027[6] grazie alla volontà dell'Abbadessa Donna Officia[7] venne ampliato il monastero[8], e il 1º maggio, vennero traslate le reliquie della santa dal luogo della prima sepoltura, a questa che era ancora la chiesa di Santa Maria Vetus, con una solenne processione presieduta dal vescovo Ambrogio II[3]. Fu grazie all'intervento del vescovo Giovanni Tornielli se nel 1214 il monastero ottenne l'esenzione dall'ordinario diocesano.

La costruzione di una nuova chiesa risale al 1477[9] su progetto dell'architetto Leonardo Moroni[10], edificata dove santa Grata, raccolte le spoglie del martire sant'Alessandro compose nei terreni di sua proprietà[11]. I restauri hanno portato alla luce parte del primo edificio che venne poi modificato nel XVI secolo su progetto di Pietro Ragnolo. La chiesa è stata consacrata il 23 agosto 1492.

È del 1640 la costruzione del portale del monastero. I lavori di decorazione interna alla chiesa, non terminarono prima del 1620, venendo poi sospesi a causa della peste del 1630[12]. Lavori di stuccatura e doratura ripresero e proseguirono durante tutta la seconda metà XVIII secolo. Il rinnovamento artistico della chiesa fu possibile grazie alle doti personali portate delle giovani consacrate fra queste la figlia del pittore Enea Salmeggia che realizzerà la pala d'altare[2]
Il monastero venne soppresso e riaperto più volte, fino alla riapertura definitiva del 1817[13]

ArchitetturaModifica

EsternoModifica

Sulla parete esterna alla chiesa, quella che si affaccia in via Arena, si sono resi visibili sei archi a sesto acuto con due capitelli corinzi murati e alcune parti di affresco a testimonianza di un antico porticato, murato nel 1580 per poter ampliare la chiesa su progetto di Pietro Rognolo del 1591. Sui pennacchi degli archi vi sono dipinti dei medaglioni raffiguranti l'effigie di Sant'Alessandro con la spada, un santo che potrebbe essere Santo Stefano e uno con il piviale e il pastorale che indicherebbe essere San Benedetto[2]. Mentre la parte superiore è una ricca decorazione di toni del rosso e del blu costituita da girali e animaletti. Vi sono alternati tritoni che sorreggono medaglioni raffiguranti Santa Grata che tiene la testa di Sant'Alessandro appena decapitato, Santa Agata con la spada e i seni simboli del suo martirio. Sulla coda del tritone è raffigurata l'effigie di un putto e colombe. Raffigurazioni di scuola bramantesca, Bramante era stato molto presente in Bergamo nel 1477 durante la decorazione del Palazzo della Ragione, nonché del casa Angelini sempre in via Arena [14]

 
Telamone di sinistra del portale della chiesa di Santa Grata
 
Santa Grata in Columnellis

Si possono trovare questi tipi di affreschi in tante facciate di case bergamasche segno di una importante circolazione di disegni tanto da farne diventare una moda della fine del XV secolo[15]. Il portale del monastero è datato 1649 ed è composto da due lesene laterali che terminano con due grandi telamoni che sorreggono tratti di trabeazione. Sulla mensola del timpano curvilineo vi erano un tempo tre putti ora spostati all'interno della chiesa per conservarne l'integrità, detti putti teneva i simboli dei due santi e un carteggio con scritto HIS TUTAE PRAESIDIIS. Nella cavità centrale sono ora presenti le due statue di sant'Alessandro e santa Grata che tiene nella destra la testa del santo e nella sinistra le carte della città, al centro la Madonna con il Bambino, questa opera è attribuita a Giovanni Antonio Sanz[16].
Dal portale non si accede direttamente nella chiesa, ma in un ambiente rococò con statue dorate opera forse dei Camuzio nel 1770.=

InternoModifica

L'interno della chiesa si presenta ad una unica navata, con tre cappelle su entrambi i lati; nella terza posta sul lato di destra, sono conservati i resti della santa. Sul presbiterio, interamente dedicato alla santa, si trova la pala del Salmeggia Madonna con il Bambino in gloria e i santi Lupo, Esteria, Grata, Caterina d'Alessandria, Scolastica, Benedetto e Lorenzo, donata dall'artista come dote ai voti monacali della figlia[17] posta nell'ancona realizzata da Andrea Manni nel 1725; la prima cappella di destra che è dedicata a Sant Alessandro si trovano il dipinto di Fabio Ronzelli SantAlessandro a cavallo libera Bergamo dall'assedio degli spagnoli opera di Fabio Ronzelli del 1629 e due opere di Carlo Ceresa chiamate Esequie di SantAlessandro e Tentativo di trafugamento del corpo di Sant'Alessandro del 1639[18]. Nelle tre campate della volta vi sono gli affreschi dei fratelli Recchi raffiguranti la storia del monastero, addobbate dagli stucchi di Giovanni Angelo Sala, così come in tutta la chiesa, che riprendono quelli della Basilica di Santa Maria Maggiore. Sul cornicione della volta vi sono raffigurati i personaggi dell'Antico Testamento in atteggiamento ieratico, con cartigli tratti dalla Vulgata posti ad indicare riflessioni sulla vita monacale, e i dodici apostoli ognuno raffigurato con gli strumenti che li rendano riconoscibili, in posizione di guardare in basso la sala con movimento di braccia e vesti, che rendono animazione all'intero apparato della volta. L'altare è stato eseguito tra il 1760 e il 1762 su disegno di Filippo Alessandri, in sostituzione di quello del XVI secolo, le statue sono attribuite a Andrea Manni fratello del più famoso Giacomo[19].

Biblioteca del monasteroModifica

Il monastero possedeva beni immobili, e anche di una biblioteca di un certo pregio. Purtroppo la difficile situazione economica in cui il monastero versava agli inizi del XX secolo, obbligò la vendita di alcuni capitoli, lasciandone presenti solo cinque, sei sono stati successivamente recuperati e si trovano presso la Biblioteca civica Angelo Mai, mentre altri si trovano nella Biblioteca del Clero di Sant'Alessandro in Colonna. I cinque capitoli ora presenti sono:

  • Manoscritto 1 - Manoscritto del XV-XVI secolo contenente la messa che veniva celebrata per la traslazione di santa Grata;
  • Manoscritto 2 - Vita di Santa Grata. Copia simile è presente nella Biblioteca del Clero;
  • Manoscritto 3 - Graduale del XV secolo con antica legatura con piatti in legno e costola in cuoio;
  • Manoscritto 4 - Legendario di Santa Grata manoscritto della vita di santa Grata e di altri santi opera del XIII secolo di Pinamonte da Brembate[20].
  • Manoscritto 5 - Antifonario cartaceo, con legatura di cuoio impressa e iscrizione, a lettere dorate: Deus Off(ici)a Locatella professa S. Gratae fieri fecit[21].

NoteModifica

  1. ^ Il Fai apre lo scrigno di Santa Grata E la guida è una suora di clausura, Bergamo il corriere. URL consultato il 2 giugno 2016.
  2. ^ a b c Tosca Rossi, Dentro al monastero di Santa Grata, Bergamopost. URL consultato il 28 aprile 2018.
  3. ^ a b Monastero di Santa Grata, Turismo religioso. URL consultato il 27 maggio 2016.
  4. ^ Girolamo Marenzi, Guida dei forestieri in Bergamo. URL consultato il 18 ottobre 2016.
  5. ^ Monastero di Santa Grata, I monasteri d'Italia. URL consultato il 29 maggio 2016.
  6. ^ Chiesa di Santa Grata in columnellis, i luoghi del cuore. URL consultato il 27 maggio 2016.
  7. ^ Il cardinale Tettamanzi in visita al monastero benedettino di Santa Grata, Bergamo news. URL consultato il 27 maggio 2016.
    «Il monastero di Santa Grata fu fondato in epoca longobarda, mentre l’introduzione nel monastero della regola di San Benedetto avvenne, conformemente alla tradizione, nel 1026 per merito dell’abbadessa Donna Officia.».
  8. ^ Monastero di Santa Grata (PDF), su territorio.comune.bergamo.it. URL consultato il 30 maggio 2016.
  9. ^ ALESSIO AGLIARDI. L'Umanesimo a Bergamo, Enciclopedia della famiglie lombarde. URL consultato il 3 giugno 2016.
    «La ricostruzione della chiesa, parte verosimilmente di un più ampio intervento sulla sede conventuale, era in corso nel 1477, secondo il designum factum (...) per magistrum Leonardum Moronum, mentre Alessio Agliardi rivestiva il ruolo di procuratore delle monache.».
  10. ^ Agliardi Alessio[collegamento interrotto], Bgpedia. URL consultato il 3 giugno 2016.
    «Leonardo Moroni nell’edificazione della chiesa di Santa Grata in Columnellis per la clausura benedettina femminile di Via Arena».
  11. ^ I 12 splendidi luoghi bergamaschi da visitare per le giornate del FAI, BergamoPost. URL consultato il 29maggio2016.
  12. ^ Chiesa di Santa Grata in via Arena (PDF), IBCAAInventario beni culturali ambientali archeologici del comune di Bergamo. URL consultato il 18 ottobre 2016.
  13. ^ Monastero di Santa Grata in Columnellis, benedettine, Lombardia beni culturali. URL consultato il 27 maggio 2016.
  14. ^ Palazzo Vecchio o della Ragione, Travel Italia. URL consultato il 29 maggio 2016.
  15. ^ Tosca Rossi, Bergamo Urbs Picta, Ikonos, 2009.
  16. ^ portale, tripadvisor. URL consultato il 2 giugno 2016.-
  17. ^ Salmeggia Enea, Bgpedia. URL consultato il 2 giugno 2016 (archiviato dall'url originale il 20 ottobre 2017).
    «Significativa la tela dipinta per la chiesa del monastero di Santa Grata e raffigurante la “Madonna con alcuni Santi”».
  18. ^ Bergamo e sant Alessandro, Comune di Bergamo. URL consultato il 1º giugno 2016.
  19. ^ Santa Grata invia Arena (PDF), su territorio.comune.bergamo.it. URL consultato il 2 giugno 2016.-
  20. ^ Pinamonte fu anche il fondatore della Fondazione MIA Roberto Alborghetti, Un gento di pietà divenuto Legendario. URL consultato il 18 ottobre 2016. .
  21. ^ Catalogo dei manoscritti della biblioteca del monastero di Santa Grata in Bergamo (PDF)[collegamento interrotto], Archivio storico diocesano. URL consultato il 18 ottobre 2016..

BibliografiaModifica

  • Mariarosa Cortesi, L'archivio antico del monastero di Santa Grata in Columnellis, Bergamo, Edizioni dell'Ateneo, 2007, OCLC 173070990.
  • Simona Iaria, Recensione a: L’archivio antico del monastero di Santa Grata in Columnellis, Bergamo, Abazia San Paolo, 2008, OCLC 890900779.
  • Valeria Leoni, IL Monastero di Santa Grata a Bergamo: Studi Recenti, Bergamo, 2009.

Voci correlateModifica

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