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Chiesa di Santa Maria in Cellis

edificio religioso di Carsoli
Chiesa di Santa Maria in Cellis
Carsoli SMC1.jpg
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàCarsoli
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareMaria
Diocesi Avezzano
ConsacrazioneX secolo
Stile architettonicoromanico (facciata e campanile) rinascimentale
Inizio costruzioneX secolo
CompletamentoX secolo, ma rimaneggiata più volte
Sito web

Coordinate: 42°05′31.62″N 13°04′39.05″E / 42.092118°N 13.077515°E42.092118; 13.077515

La chiesa di Santa Maria in Cellis è un luogo di culto cattolico situato presso il cimitero di Carsoli, in provincia dell'Aquila.

StoriaModifica

La costruzione (X secolo) è opera dei Camaldolesi di San Romualdo che l'hanno chiamata così come devozione alla Madonna.

Venne più volte riedificata, quando intorno all'anno mille, Rainaldo conte dei Marsi, oltre al restauro, provvedette all'aggiunta di un monastero.

Tra il 1048 ed il 1057 fu cattedrale della Diocesi dei Marsi, o meglio di una delle due porzioni della diocesi, quella che comprendeva il comprensorio territoriale di Carsoli e della valle di Nerfa, risultato di una divisione effettuata nel 1048 da Papa Benedetto IX sotto la pressione politica dei conti dei Marsi; essi, infatti, per consolidare ulteriormente il loro dominio e controllare direttamente i ricchi possedimenti pontifici nei territori all'estremo confine occidentale del loro contado, imposero un loro congiunto, Azzo detto anche Attone, come vescovo aggiunto a quello regolarmente eletto dal clero di Roma, tal Pandolfo; e pretesero una seconda cattedrale, che fu appunto individuata in questa antica chiesa monastica[1].

Nel 1059 il conte Siginolfo di Berardo, abitatore del castello di Sant'Angelo, donò il monastero all'abbazia benedettina di Montecassino insieme con tutti i suoi possedimenti, tra i quali la chiesa di San Pastore in Tivoli[1].

Nel 1065 compare tra i possedimenti territoriali più importanti dell'abbazia di Montecassino, rappresentati sui battenti bronzei della nuova porta fatta realizzare in questo anno dall'abate Desiderio[1], e lo è ancora nel 1097, poiché risulta tra i principali monasteri cassinesi elencati nella bolla di conferma che Papa Urbano II invia in questo anno all'abate Oderisio[1]; nel 1112 Papa Pasquale II la conferma al nuovo abate cassinense Gerardo[2].

Nel 1902 è stata dichiarata monumento nazionale[3].

StrutturaModifica

Delle forme primitive si può vedere poco, tra cui qualche brandello sulla facciata e il campanile in stile romanico con trifore, bifore e monofore, in cui, sulla base sono stati posti dei ruderi dell'antica Carsioli.

La forma attuale della facciata invece è quella dovuta ai restauri ed è in stile tardo-rinascimentale con tanto di coronamento orizzontale e cornice marcapiano che suddivide la facciata in 2 sezioni, l'inferiore consta di un porticato, portale e 2 monofore con strombatura. 4 pilastri, invece, la suddividono verticalmente in altre 2 parti, pilastri collegati tra loro con 3 archi a tutto sesto.

La parte superiore della facciata comprende una finestra rettangolare murata.

Il campanile include una nicchia in cui è raffigurato un re che la tradizione locale vuole identificato con Carlo I d'Angiò.

L'interno della chiesa è a navata unica ma divisa tramite un arco in 2 campate.

Le porte lignee raffiguranti scene del Nuovo Testamento sono del 1132 ed ora sono conservate nel Museo d'Arte Sacra della Marsica a Celano.

NoteModifica

  1. ^ a b c d Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971.
  2. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VII, Bologna, Forni Editore, 1971, sub anno 1112 sub voce "Cassino".
  3. ^ Elenco degli edifizi Monumentali in Italia, Roma, Ministero della Pubblica Istruzione, 1902. URL consultato il 27 maggio 2016.

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