Chiesa di Santa Maria in Vico

chiesa scomparsa di Avezzano

La chiesa di Santa Maria in Vico era un edificio religioso che si trovava ad Avezzano, in Abruzzo. La chiesa andò completamente distrutta a causa del terremoto della Marsica del 13 gennaio 1915.

Chiesa di Santa Maria in Vico
Santa Maria di Vico Avezzano.jpg
Facciata della chiesa prima del 1915
StatoItalia Italia
RegioneAbruzzo
LocalitàAvezzano
Coordinate42°00′56.8″N 13°25′44.8″E / 42.015778°N 13.429111°E42.015778; 13.429111
Religionecattolica
TitolareMadonna
OrdineFrati cappuccini
Diocesi Avezzano
CompletamentoXVI secolo
Demolizione13 gennaio 1915

StoriaModifica

 
Portale di Santa Maria in Vico sulla facciata laterale della chiesa di San Giovanni Decollato
 
Quadro della Madonna di Vico ricavato dalla pala d'altare

L'edificio sacro si trovava lungo la contemporanea direttrice stradale, prossimo all'area situata tra il vivaio del Corpo forestale dello Stato e il vecchio cimitero avezzanese[1][2] e non distante dalla necropoli di Colle Sabulo tra Avezzano e Luco dei Marsi[3], in una località denominata Vico, toponimo che richiama il vicus di epoca romana[4].

Stando ai documenti storico-religiosi nella località di Vico esisteva già dal X secolo la chiesa di "S. Laurentius in Vico" inclusa tra le pertinenze del monastero di Santa Maria in Luco, così come riporta la Chronica sacri monasterii casinensis di Leone Marsicano[5]. La bolla pontificia di Papa Pasquale II, datata 1115, attesta l'esistenza in Vico della chiesa di "S. Mariae"[6], edificio di culto originario che dovette essere nelle forme assai semplice[7].

Nella seconda metà del XVI secolo la chiesa fu ricostruita dalle fondamenta[8], ad essa venne affiancato il convento dei frati cappuccini, edificato intorno al 1570[9]. La chiesa di Santa Maria in Vico fu in precedenza soggetta alla collegiata di San Bartolomeo insieme alle altre chiese rurali del territorio avezzanese, come la piccola chiesa di Sant'Andrea a Vicenna, la chiesa di San Nicola e quella di San Rocco.

Successivamente alle leggi soppressive degli ordini religiosi emanate poco dopo la proclamazione del Regno d'Italia il municipio di Avezzano destinò una parte dei terreni dell'ex convento alle funzioni cimiteriali, onde evitare l'abbandono degli edifici religiosi che furono affidati a un rettore unitamente alla custodia del camposanto[10]. Il complesso religioso, sede di noviziato e studentato teologico fino al 1912, ospitò i capitoli provinciali del 1643, 1673, 1900 e 1906.

La chiesa, prima di crollare a causa del terremoto della Marsica del 1915, fu dichiarata nel 1902 edificio monumentale degno di essere conservato, insieme alle distrutte chiese di San Nicola e della Santa Maria delle Grazie in Cese, al castello Orsini-Colonna e ai cunicoli di Claudio[11]. Crollò completamente a seguito del sisma che causò la morte di sei persone, tra cui cinque frati[12].

Durante il periodo della ricostruzione di Avezzano, nel quartiere che ha preso il nome di Frati, venne riedificato nel 1920 il convento dei frati cappuccini, mentre due anni dopo venne consacrata la contigua chiesa del Sacro Cuore, intitolata dal 1971 a san Francesco d'Assisi[13]. Nel 2020 la nuova chiesa è stata elevata a santuario diocesano con il titolo di "Madonna del Silenzio in San Francesco"[12][14].

DescrizioneModifica

Lo stile architettonico, dalle forme essenziali, presentava elementi gotici mescolati ad alcuni tipici dell'architettura romanica. A navata unica aveva tre campate regolari di forma quadrata, in una di esse che fungeva da presbiterio era posto l'altare risalente con ogni probabilità ai primi anni del Cinquecento e fatto realizzare dai Colonna, signori del feudo[15]. Furono diversi i benefattori della chiesa, alcune opere furono donate dal nobile Giuseppe Porcari, mentre il capitano Francesco Marchetelli donò al convento l'ampio terreno circostante[16].

Le volte delle campate erano a forma di crociera ogivale, mentre ai lati dell'ingresso si trovavano quattro cappelle[17]. La facciata in pietra concia era di forma rettangolare con finestra circolare sulla parte superiore ed era caratterizzata da un portale in cui stipiti, architrave ed arco di scarico risultano finemente lavorati[18]. In particolare l'architrave presenta al centro un simbolo di san Bernardino da Siena[19]. Due stemmi, di cui uno raffigurante il distintivo dell'ordine costantiniano di San Giorgio, impreziosivano la facciata della chiesa di Vico[7].

Il portale venne recuperato dalle macerie del sisma del 1915 insieme alla porzione della pala d'altare, originariamente un dipinto su tavola in stile bizantino realizzato da un autore ignoto tra il IX e il X secolo[20] raffigurante la "Madonna con Bambino in maestà" che venne trasferito dalla chiesa di San Vincenzo di Penna[21] e prima ancora dalla chiesa di Santa Maria in Penna[22]. Il tabernacolo ligneo del 1713 fu realizzato dall'intagliatore Giuseppe Maria Tomasi da Dezza dei maestri cappuccini Marangoni[23].

Successivamente al grande terremoto della Marsica, il portale fu aggiunto alla facciata laterale della chiesa di San Giovanni Decollato, ricostruita negli anni trenta, mentre dalla porzione della pala d'altare è stato ricavato il quadro (detto anche "quadro della Madonna di Vico") dopo il restauro operato tra il 1967 e il 1968 presso il museo di palazzo Venezia a Roma. A seguito di questo, con decreto del 23 dicembre del 1972 firmato dall'allora ministro della pubblica istruzione Oscar Luigi Scalfaro, l'opera venne riconsegnata dopo alcuni anni alla chiesa ricostruita nel quartiere Frati[12][24]. Infine il tabernacolo settecentesco danneggiato dal sisma venne trasportato presso il museo centrale francescano a Roma dove, a seguito di lavori di restauro, è stato esposto fino al 1968 nel collegio internazionale di San Lorenzo da Brindisi[25][26].

Due sarcofagi in pietra calcarea del cimitero di Santa Maria in Vico sono stati collocati nel giardino romantico del palazzo municipale unitamente a una olla acroma[27].

NoteModifica

  1. ^ Pagani, 1966, vol. 1, p. 220.
  2. ^ Mastroddi, 1998, p. 44.
  3. ^ Giuseppe Grossi, Safini, Marsi ed Equi, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato il 10 agosto 2021.
  4. ^ Brogi, 1902, p. 6.
  5. ^ Brogi, 1902, pp. 3-4.
  6. ^ Bolla Pasquale II, su pereto.info. URL consultato il 10 agosto 2021.
  7. ^ a b Brogi, 1902, p. 15.
  8. ^ Brogi, 1902, p. 14.
  9. ^ Mastroddi, 1998, p. 56.
  10. ^ Brogi, 1902, p. 27.
  11. ^ Elenco degli edifizi monumentali in Italia (Roma, 1902, p. 352.), su archive.org, Ministero della pubblica istruzione. URL consultato il 29 giugno 2016.
  12. ^ a b c Il santuario della Vergine del Silenzio – la sua storia, su parrocchie31.it, Parrocchie 3.1, 9 giugno 2020. URL consultato il 15 ottobre 2021.
  13. ^ Palmieri, 2006, p. 34.
  14. ^ La chiesa di San Francesco eretta in santuario Madonna del Silenzio, su agensir.it, Agenzia SIR, 27 maggio 2020. URL consultato il 27 maggio 2020.
  15. ^ Pagani, 1966, vol. 1, p. 218.
  16. ^ Brogi, 1902, pp. 25-27.
  17. ^ Brogi, 1902, p. 23.
  18. ^ Brogi, 1902, pp. 17-24.
  19. ^ Giuseppe Grossi, Orsini e Colonna, su comune.avezzano.aq.it, Comune di Avezzano. URL consultato l'11 agosto 2021.
  20. ^ Pagani, 1966, vol. 1, p. 212.
  21. ^ Ciranna, Montuori, 2015, p. 160.
  22. ^ Pagani, 1966, vol. 1, p. 214.
  23. ^ Tabernacoli lignei. Autori, su cultura.regione.abruzzo.it, Regione Abruzzo. URL consultato il 26 giugno 2018.
  24. ^ Matteo Biancone, La Madonna di Vico: un quadro sparito dopo il terremoto e poi ritrovato, su marsicalive.it, Marsica Live. URL consultato il 26 giugno 2018.
  25. ^ Ciranna, Montuori, 2015, p. 163.
  26. ^ Storia del convento di San Francesco d'Assisi ad Avezzano, su fraticappuccini.it, Frati Minori Cappuccini d'Abruzzo. URL consultato il 19 gennaio 2023 (archiviato dall'url originale il 7 luglio 2016).
  27. ^ Giuseppe Grossi, Avezzano Historia, Agesci, 2020, p. 68.

BibliografiaModifica

  • Tommaso Brogi, Memorie di Vico e della sua chiesa di S. Maria nella Marsica, Avezzano, Tipografia Angelini, 1902, SBN IT\ICCU\CUB\0136032.
  • Simonetta Ciranna, Patrizia Montuori, Tempo, spazio e architetture. Avezzano, cento anni o poco più, Roma, Artemide, 2015, SBN IT\ICCU\IEI\0408772.
  • Maurizia Mastroddi, L'altra Avezzano, Avezzano, Di Censo editore, 1998, SBN IT\ICCU\AQ1\0038036.
  • Giovanni Pagani, Avezzano e la sua storia, Casamari, Tipografia dell'Abbazia, 1966, SBN IT\ICCU\SBL\0393481.
  • Eliseo Palmieri, Avezzano, un secolo di immagini, Pescara, Paolo de Siena editore, 2006, SBN IT\ICCU\TER\0011256.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica