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Chiesa di Santo Stefano (Casella)

edificio religioso di Casella
Chiesa di Santo Stefano
Casella-IMG 0512.JPG
StatoItalia Italia
RegioneLiguria
LocalitàCasella
ReligioneCristiana cattolica di rito romano
TitolareStefano protomartire
Diocesi Tortona
Stile architettonicobarocco
Inizio costruzione1718
Completamento1722

Coordinate: 44°32′10.56″N 8°59′56.79″E / 44.536267°N 8.999108°E44.536267; 8.999108

La chiesa di Santo Stefano è un luogo di culto cattolico situato nel comune di Casella, in piazza Don Pietro Vergante, nella città metropolitana di Genova. La chiesa è sede della parrocchia omonima del vicariato del Genovesato della diocesi di Tortona.

Fa parte della diocesi tortonese almeno dal XII secolo, cioè dal tempo in cui i vescovi di quella città avevano anche il dominio temporale su Casella e altri paesi dell'alta valle Scrivia.

L'organizzazione dell'archivio parrocchiale risale al XVI secolo, e si deve al parroco dell'epoca, Domenico da Dovadola, che promosse la costruzione dell'oratorio di Sant'Antonio Abate.

Pur essendo la chiesa intitolata a Santo Stefano, la festa patronale, celebrata con particolare solennità e accompagnata da numerose manifestazioni civili, è quella in onore del contitolare san Rocco (16 agosto).

Indice

Cenni storiciModifica

 
L'interno della chiesa

Secondo le fonti storiche, un primitivo impianto fu edificato prima del XIII secolo dai monaci di San Colombano di Bobbio; l'edificio è infatti menzionato in una bolla papale del 1196 di papa Celestino III come dipendenza dall'abbazia di Precipiano.

Infatti fin dall'epoca longobarda il territorio era inserito nei possedimenti dell'abbazia di San Colombano di Bobbio che gestiva anche la Via Postumia attraverso il controllo dell'abbazia di Precipiano cui dipendeva la chiesa di di Santo Stefano di Regedabio (ora Casella)[1][2], assieme ai tanti possedimenti, il territorio era inserito nel grande feudo reale ed imperiale monastico[3][4][5].

L'attuale chiesa parrocchiale fu costruita tra il 1718 e il 1722 su progetto dell'architetto Simone Scaniglia, sulle fondamenta della pieve medievale. La chiesa, in stile barocco, ha un'unica navata a pianta ellittica, con sei altari laterali.

In origine l'interno era completamente bianco, cosa che faceva apparire l'ambiente più grande di quanto non fosse realmente; inoltre, i raggi solari che filtravano dai finestroni facevano risaltare le nicchie e gli stucchi con giochi di luci ed ombre.

Fu in seguito affrescata tra il 1922 e il 1923 da pittori lombardi; nella volta sono rappresentate Scene di vita del santo Stefano, la Gloria Celeste e la Vergine Maria con i santi.

DescrizioneModifica

 
Particolare del campanile

Tra le opere che sono conservate nella chiesa degni di nota sono il settecentesco gruppo ligneo della Crocifissione, la statua in marmo della Madonna del Rosario (del 1839), collocati sugli altari marmorei laterali, databili al XVIII secolo, il crocifisso settecentesco dell'altare maggiore e la statua lignea di Santo Stefano (1769), opera dello scultore Francesco Ravasco, restaurata nel 1999, che si trova nella nicchia dell'abside.

Nella sacrestia sono visibili due notevoli dipinti del Seicento: una Natività della scuola di Domenico Fiasella (in passato attribuita al pittore olandese Gerard van Honthorst) e una Visitazione di Giovanni Andrea De Ferrari, che rappresenta la visita di Maria a santa Elisabetta.

La facciata della chiesa è stata completamente restaurata nel 1994.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  1. ^ L’Abbazia benedettina di San Pietro di Precipiano - Comune di Vignole Borbera
  2. ^ Lorenzo Tacchella. Sulle origini dell'Abbazia benedettina di San Pietro di Precipiano, Archivum Bobiense n.24 (2002) pag.335-342
  3. ^ Valeria Polonio Felloni Il monastero di San Colombano di Bobbio dalla fondazione all'epoca carolingia
  4. ^ Eleonora Destefanis Il Monastero Di Bobbio in Eta Altomedievale
  5. ^ C. Cipolla - G. Buzzi Codice Diplomatico del Monastero di S. Colombano di Bobbio fino all'anno MCCVIII - Volumi I-II-III, in Fonti per la Storia d'Italia, Tipografia del Senato, Roma 1918