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Chimigramma del 1970, di Paolo Monti

Il chimigramma è una tecnica artistica consistente nell'applicare sostanze chimiche a una superficie fotosensibile[1]. Il termine, un neologismo composto dalle parole «chimica» e «gramma» (cioè, scrittura o segno scritto), indica sia la tecnica realizzativa sia l'immagine risultante.

DescrizioneModifica

Si ottiene mediante azione localizzata di sostanze chimiche (sviluppo, fissaggio fotografico) su di una superficie fotosensibile senza usare la macchina fotografica, né l'ingranditore o la camera oscura. Il risultato è costituito da macchie e grafi che si creano anche per espressione semicasuale della chimica della foto, perlopiù quali immagini astratte (da qui la catalogazione talvolta nella cosiddetta «fotografia astratta»). È da taluni considerato un ibrido tra fotografia e pittura, ma più propriamente può costituire una nuova area che si distingue dall'una e dall'altra.[senza fonte]

StoriaModifica

La tecnica fu inventata nel 1956 da Pierre Cordier, che parlò di «segno di scrittura chimico»[1], e si è poi diffusa tra artisti d'avanguardia che ne fanno uso nella ricerca e nella sperimentazione artistica[senza fonte].

NoteModifica

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