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Cyclamen

genere di pianta della famiglia Primulaceae
(Reindirizzamento da Ciclamino)

EtimologiaModifica

Il nome del genere (Cyclamen) deriva dalla parola greca kyklos (= cerchio), forse in riferimento alle radici tuberose rotonde.
Questo genere di piante era conosciuto fin dall'antichità. Plinio nei suoi scritti lo indica con diversi nomi volgari: “Rapo”, “Tubero” e “Umbilico della terra”. I greci prima ancora lo chiamarono Icthoyethoron (veniva usato come ingrediente per ammazzare i pesci). In tempi moderni è stato il botanico francese Joseph Pitton de Tournefort (1656-1708) a introdurre per primo il termine Cyclamen, introduzione avallata successivamente dal botanico e naturalista svedese Carl von Linné nel 1735.

MorfologiaModifica

Le piante di questo genere sono tutte basse erbacee a carattere cespitoso. La forma biologica prevalente è geofita bulbosa (G bulb): sono piante il cui organo perennante è un bulbo, dal quale ad ogni nuova stagione nascono foglie e fiori tutti basali.

RadiciModifica

Le radici sono secondarie fuoriuscenti tutt'attorno ad un tubero (bulbo) arrotondato.

FustoModifica

Il fusto è diviso in due parti: una parte interrata (parte ipogea) consiste in un tubero più o meno sferico; la parte aerea (fusto epigeo) è uno scapo fiorale semplice e senza foglie.

FoglieModifica

Le foglie sono unicamente basali a forme varie (cordiformi o reniformi) ma sempre indivise e con un lungo picciolo. La pagina superiore può essere macchiata variamente di bianco, mentre quella inferiore può presentare delle screziature rosseggianti in proseguimento del picciolo rossastro pure lui. Alcuni botanici pensano che il disegno variegato della parte superiore serva a mascherare la pianta per ridurre i danni derivati dal pascolo degli animali erbivori. A seconda della zona e della specie le foglie possono essere persistenti oppure no; ad esempio le foglie delle specie situate nelle zone mediterranee possono morire durante i periodi più caldi dell'estate (o in caso di forte siccità) per conservare l'acqua al resto della pianta.

InfiorescenzaModifica

L'infiorescenza è formata da fiori singoli (profumati o no), lungamente peduncolati e nutanti.

FioriModifica

I fiori sono zigomorfi, pentameri (calice e corolla con 5 elementi) e tetraciclici (formati da quattro elementi: calicecorollaandroceo - gineceo). Del fiore la parte persistente è il calice a sostegno del frutto.

K (5), C (5), A 5, G (5)

FruttiModifica

Il frutto è una capsula sferica uniloculare deiscente. I semi contenuti nel frutto sono più o meno tondi con circa 1 – 2 mm di diametro; raggiungono la maturità dopo un anno dalla fioritura. I semi sono dispersi tra l'altro anche dalle formiche (dispersione mirmecoria le quali mangiano l'involucro e scartano il seme vero e proprio).

Distribuzione e habitatModifica

 
Mappa di distribuzione delle specie del genere Cyclamen : 1. C. balearicum ; 2. C. repandum ; 3. C. purpurascens ; 4. C. hederifolium ; 5. C. peloponnesiacum ; 6. C. creticum ; 7. C. graecum ; 8. C. coum ; 9. C. colchicum ; 10. C. parviflorum ; 11. C. elegans ; 12. C. alpinum ; C. intaminatum ; C. cilicium ; C. mirabile ; C. pseudibericum ; 13. C. cyprium ; 14. C. libanoticum ; 15. C. persicum ; 16. C. rohlfsianum ; 17. C. africanum

Le specie del genere Cyclamen sono localizzate nelle zone attorno al bacino del Mediterraneo: varie regioni dell'Europa soprattutto meridionale, l'Asia occidentale e l'Africa boreale. La maggior concentrazione di specie si trova in Asia minore.
L'habitat per le specie italiane dipende dalle zone in cui vivono: per le specie alpine sono i boschi ombrosi (misti a faggete), cespuglieti, luoghi erbosi su terreni leggeri, ma anche carpineti, querceti e betuleti; per le specie più a sud sono i boschi di leccete e caducifogli (come i castagneti).

Il substrato in genere è calcareo con pH basico e valori medi nutrizionali e di umidità del terreno.
La tolleranza al freddo dipende da specie a specie, e anche in rapporto all'ambiente nel quale una specie vive normalmente: le specie alpine possono sopravvivere a temperature fino a -30 °C (specialmente se coperte dalla neve); altre specie come ad esempio C. somalense (del nord-est della Somalia) non tollerano il minimo gelo.
Dal punto di vista fitosociologico, queste piante appartengono generalmente alle formazioni delle comunità forestali.

SistematicaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Specie di Cyclamen.

Il genere Cyclamen non è molto numeroso (dalle 20 alle 30 specie); in Italia solo tre sono presenti allo stato spontaneo di cui una sola si trova sulle Alpi italiane.
Nella classificazione classica (Sistema Cronquist) questo genere viene attribuito alla famiglia delle Primulaceae; ma prima ancora il botanico francese Antoine Laurent de Jussieu (1748 - 1836) lo aveva collocato nella famiglia delle Orobancoidi. Ora la recente classificazione filogenetica[2] lo ha spostato a quella delle Myrsinaceae.

Il genere Cyclamen è suddiviso in 4 sezioni:


Un'altra divisione è quella usata dai giardinieri:


Il livello di classificazione intermedio tra la Famiglia e il Genere, ossia la Tribù) è definito con nomi diversi a seconda delle classificazioni:

  • Tribù: Cyclameae[3], definita dal botanico e politico belga Barthélemy Charles Joseph Dumortier (1797 - 1878) in una pubblicazione del 1822.
  • Tribù: Cyclamineae [4]

Specie spontanee della flora italianaModifica

Mappa di distribuzione delle specie del genere cylamen in Europa, Asia e Africa. (Presunto diffuso secondo fonti di wikipedia e informazioni da "cyclamen.org")

Qui di seguito sono indicate le caratteristiche principali delle tre specie spontanee della nostra flora:

  • Cyclamen hederifolium Aiton (sinonimo = C. neapolitanum Ten.) – Ciclamino napoletano: le foglie terminano con un apice acuto, mentre i margini sono percorsi da denti grossolani; la lamina fogliare ricorda quella dell'edera; i fiori sono inodori di colore rosa e chiazzati di purpureo alla base dei petali e fioriscono in autunno; la corolla è auricolata. Si trova al centro – sud – isole fino a 1300 m s.l.m..
  • Cyclamen repandum S. & S. (sinonimi = C. vernale O.Schwarz, non Miller; = C. vernum Rchb) – Ciclamino primaverile: le foglie terminano con un apice acuto ed hanno una forma più triangolare, mentre i margini sono percorsi da denti grossolani; i fiori sono profumati, di colore purpureo e fioriscono in primavera; la corolla non è auricolata. Si trova al centro – sud – isole fino a 1200 m s.l.m..
  • Cyclamen purpurascens Miller (sinonimo = C. europaeum Auct.) - Ciclamino delle Alpi: l'apice delle foglie è arrotondato, mentre i margini sono regolarmente crenulati; i fiori sono notevolmente profumati e fioriscono in autunno; la corolla è purpurea senza orecchiette. Si trova solo al nord sulle Alpi fino a 1900 m s.l.m..

UsiModifica

 
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico: leggi le avvertenze.

FarmaciaModifica

Nella medicina popolare le piante di questo genere sono indicate con le seguenti proprietà: emmenagoghe (regola il flusso mestruale), vermifughe (elimina i vermi intestinali) e purganti, ma anche dotate di proprietà abortive. Ma tutti sono d'accordo nel consigliarne un uso moderato in quanto le radici sono tossiche.

CucinaModifica

In cucina non si deve usare: è una pianta velenosa.

GiardinaggioModifica

I primi documenti, sull'uso dei ciclamini nei giardini europei, risalgono al 1596 col profumato Cyclamen purpurascens, e con il Cyclamen coum dai vari colori (bianco, rosa o rosso scuro) importato dall'isola di Coo. In Inghilterra però, ancor prima di questa data era presente il Cyclamen hederifolium (conosciuto anche come C. neapolitanum); probabilmente era giunto sull'isola in tempi remoti tramite coltivazioni, e quindi pare che si sia naturalizzato allo stato subspontaneo.

ColtivazioneModifica

 
Ciclamino di Persia

Il ciclamino è una pianta facile da coltivare e molto generosa: con le giuste cure può fiorire abbondantemente per mesi e produrre molti semi. Può essere coltivato in vaso o in piena terra, in ambienti freschi e umidi riparati dal sole estivo, richiede terriccio di foglie e letame maturo mescolato a sabbia. Il tubero del ciclamino è molto sensibile a muffe e marcescenze che possono derivare da un terriccio fradicio per molto tempo e scarsa aerazione. Per questo motivo è molto importante innaffiare il ciclamino dal basso senza bagnare il tubero: dobbiamo riempire il sottovaso con un dito d'acqua, aspettare circa un quarto d'ora e in seguito eliminare l'acqua in eccesso e far scolare bene il vaso. Un altro accorgimento importante atto a evitare marciumi è eliminare foglie e fiori vecchi dal picciolo.
La riproduzione può avvenire per seme in ambienti a temperatura e umidità controllata. La germinazione risulta semplice ma i tempi non sono brevissimi e le piantine impiegheranno almeno un anno prima di fiorire. Gli esemplari più grossi possono essere riprodotti per divisione dei tuberi vecchi dopo un periodo di riposo, ricordando che ogni porzione di tubero deve avere almeno una gemma.

AvversitàModifica

È da aggiungere che le larve di alcuni lepidotteri (come la specie Naenia typica della famiglia Noctuidae ) utilizzano i ciclamini come piante alimentari rovinando così petali e foglie.

Specie coltivateModifica

 
Ciclamino dei boschi

In floricoltura l'unica specie utilizzata per la coltura in vaso come pianta ornamentale è la Cyclamen persicum (Ciclamino di Persia) originaria dell'Asia minore, con fiori grandi coloratissimi ma scarsamente profumati, viene utilizzata per decorare giardini e appartamenti.
Tra le principali specie coltivate ricordiamo:

Raccolta delle specie spontaneeModifica

Circa le specie spontanee c'è da ricordare che la maggior parte sono specie protette per cui quando durante le nostre passeggiate ci capita di vedere qualche ciclamino selvatico, ammiriamolo in tutta la sua bellezza ma lasciamolo stare dove si trova.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ The Angiosperm Phylogeny Group, An update of the Angiosperm Phylogeny Group classification for the orders and families of flowering plants: APG II [collegamento interrotto], in Botanical Journal of the Linnean Society 2003; 141: 399–436.
  2. ^ Angiosperm Phylogeny Website, su mobot.org. URL consultato il 6 novembre 2008.
  3. ^ Crescent Bloom, su crescentbloom.com. URL consultato il 9 novembre 2008.
  4. ^ Wikispecies, su species.wikimedia.org. URL consultato il 9 novembre 2008.

BibliografiaModifica

  • L. Giugnolini G. Moggi, Fiori da balcone e da giardino, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1992.
  • Giacomo Nicolini, Enciclopedia Botanica Motta. Volume primo, Milano, Federico Motta Editore, 1960, p. 810.
  • Sandro Pignatti, Flora d'Italia. Volume secondo, Bologna, Edagricole, 1982, p. 286, ISBN 88-506-2449-2.
  • AA.VV., Flora Alpina. Volume primo, Bologna, Zanichelli, 2004, p. 658.

Voci correlateModifica

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