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Cidone e Clizio
SagaEneide
Nome orig.
Epitetoinfelice (Cidone), biondeggiante (Clizio)
1ª app. inEneide

Cidone e Clizio sono due personaggi dell'Eneide di Virgilio, menzionati nel libro X del poema.

Indice

Il mitoModifica

Il contestoModifica

Enea e i suoi compagni, sbarcati nel Lazio dopo la distruzione di Troia, devono combattere contro le popolazioni locali: i Rutuli e i Latini. Allo scoppio del conflitto, Enea, lasciato il controllo del castrum troiano nelle mani del figlio Ascanio, compie diverse peregrinazioni per l'Italia alla ricerca di alleati, guadagnandosi l'appoggio di Arcadi, Liguri ed Etruschi. Tutti quanti si imbarcano sulle navi di questi ultimi. Quando Enea fa ritorno nel Lazio, trova la cittadella troiana assediata dagli italici: una volta giunto a terra, decide di affrontare dapprima i guerrieri latini, i nemici meno organizzati, e comincia a farne strage. Armato di spada uccide di duello in duello Terone, Lica, i due fratelli Cisseo e Gia; poi Faro con la lancia. Qui entrano in scena Cidone e Clizio.

La morte di ClizioModifica

 " Tu quoque, flaventem prima lanugine malas
dum sequeris Clytium infelix, noua gaudia, Cydon,
Dardania stratus dextra, securus amorum
qui iuuenum tibi semper erant, miserande iaceres,
ni fratrum stipata cohors foret obuia, Phorci
progenies, septem numero, septenaque tela
coniciunt "

(Virgilio, Eneide, libro X, vv.324-330)

Cidone e Clizio sono due giovani latini uniti da un legame omoerotico. Di Clizio, Virgilio scrive che è ancora giovinetto: una tenera barba bionda incornicia il suo bellissimo volto. Su Cidone il poeta non dà una descrizione fisica: dice invece che prima di Clizio ha amato altri adolescenti, sicché è da ritenere che rispetto al compagno egli abbia un'età leggermente superiore. L'episodio ruota tutto intorno alle parole tu quoque ("anche tu") e stratus ("steso"): questa è la fine che rischia di fare Cidone, avendo egli seguito Clizio che dunque risulta essere stato colpito di spada da Enea dopo essersi spinto per assalirlo: il giovinetto giace già morto sul campo di battaglia. Ma Cidone riesce a salvarsi per l'intervento dei sette figli del latino Forco, che si frappongono tra lui ed Enea.

 " E tu, Cidon, per le sue mani estinto
misero! giaceresti a Clizio appresso,
tuo novo amore, a cui de' primi fiori
eran le guance colorite a pena;
se non che de' fratelli ebbe una schiera
subitamente a dosso. Eran costoro
sette figli di Forco, e sette dardi
gli avventaro in un tempo. "

(traduzione di Annibal Caro)

Interpretazione dell'episodioModifica

 " E tu pur, folle
infelice Cidon, che, di novella
passion d'amore acceso, al giovinetto
Clizio vai dietro, cui fiorisce appena
in su le guance il biondo pel, tu pure
steso al suol giaceresti, o sfortunato,
per la destra d'Enea, né più d'amore
caldo il tuo cor sarìa pei giovinetti
se il colpo a deviar corso non fosse
il ben compatto stuolo dei fratelli,
prole di Forco; sette sono, e sette
strali sfrenan dall'arco [...] "

(traduzione di Emilio Pratellesi)

La vicenda di Cidone e Clizio è trattata in pochissimi versi e non è di immediata comprensione. Il poeta prima descrive Cidone che segue Clizio nel suo slancio contro Enea; quindi incentra l'episodio sull'immagine di Cidone che rimasto scioccato rischia di condividere la stessa sorte - appena accennata - del commilitone amato, attorno al cui cadavere si scatena l'evento successivo, ovvero la comparsa dei sette figli di Forco che permettono a Cidone di allontanarsi. Per l'intenso rapporto che li unisce, questi due personaggi possono essere considerati nel poema i corrispettivi italici dei ragazzi troiani Eurialo e Niso; nella coppia latina però l'iniziativa viene presa dal guerriero più giovane, ed è solo lui a perdere la vita. Tutto questo contribuisce a fare di Clizio una nobilissima figura di eroe.

BibliografiaModifica

FontiModifica

  • Virgilio, Eneide, libro X, vv.325-330.

Traduzione delle fontiModifica

  • Virgilio, Eneide, traduzione di Annibal Caro.
  • Virgilio, Eneide, traduzione di Emilio Pratellesi, Firenze Le Monnier 1930.

Voci correlateModifica