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Monumento al cimitero militari italiani d'onore di Berlino

Cimiteri militari italiani d'onore in Austria, Germania e PoloniaModifica

Dopo l'armistizio siglato dall'Italia con gli anglo-americani, annunciato dal maresciallo Badoglio l'8 settembre 1943, oltre 650.000 militari italiani, dislocati in Italia o nelle zone d'occupazione, furono fatti prigionieri dai tedeschi ed internati in campi di concentramento (Stammlager/Oflager), siti in terra tedesca, austriaca e polacca. Da quel momento avrebbero dovuto affrontare venti mesi di sfruttamento come forza lavoro in condizioni disumane, con turni massacranti e un regime alimentare decisamente insufficiente. Lo status d'Internati Militari Italiani contribuì oltremodo ad aggravare la loro situazione. Infatti la condizione di IMI (Italienische Militär-Internierte), non contemplata dalla Convenzione di Ginevra, impedì loro di ricevere ogni tipo di assistenza dalla Croce Rossa, prevista invece per i Kriegsgefangenen, appunto i prigionieri di guerra.

I prigionieri furono largamente utilizzati nell'industria bellica, bersagliata di continuo dai bombardieri alleati. Molti furono vittime delle incursioni aeree inglesi o americane, ma la maggior parte dei decessi fu causata dalle malattie o dalla scarsa e cattiva alimentazione che portò molti giovani al deperimento organico, fino alla loro morte. Furono migliaia i soldati italiani che persero la vita nei lager tedeschi. I deceduti vennero sepolti nei cimiteri all'interno, o nei pressi dei lager, ma molti furono inumati anche nei cimiteri comunali, in reparti separati dalle altre sepolture, nelle località dov'erano impiegati presso i comandi di lavoro esterni. Altri ancora finirono in fosse comuni, o in sepolture che ne resero impossibile l'identificazione.

Sorte ancor peggiore toccò ad altri 30.000 italiani, fatti prigionieri per motivi politici o razziali, e deportati in campi di concentramento o di sterminio. A differenza dei campi per militari, che erano gestiti dalla Wehrmacht, cioè da soldati dell'esercito regolare tedesco, i campi per civili erano gestiti dalle SS, un'unità paramilitare del Partito Nazista la cui ideologia puntava all'annientamento delle cosiddette «razze inferiori» e all'eliminazione di tutti gli oppositori politici. Chi venne inviato in un Vernichtungslager - cioè un campo di sterminio - fu destinato in breve tempo, se considerato non idoneo al lavoro, ad essere avvelenato con lo Zyklon B, l'insetticida cianogenetico utilizzato nelle camere a gas. In ogni caso, per tutti indistintamente, era previsto lo sfruttamento come forza lavoro fino allo sfinimento e alla morte. Infatti, una circolare inviata a tutti i campi di concentramento, firmata dall'SS-Obergruppenführer Oswald Pohl, comandante dell'Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS, già dal 30 aprile 1942 prevedeva il «Vernichtung durch Arbeit», cioè l'annientamento attraverso il lavoro. Quasi tutti i deceduti in questi lager non ricevettero una degna sepoltura e finirono nei forni crematori. Solo verso la fine della guerra, a causa delle generali difficoltà di trasporto e la mancanza di carburante, i deportati che morirono in sottocampi a notevole distanza dai campi centrali, non furono più trasportati ai crematori dei lager, ma sepolti nei cimiteri locali. Dopo le liberazioni dei campi di concentramento in Polonia, Austria e Germania, inoltre, si dovette procedere tempestivamente ad inumazioni di massa in fosse comuni, per evitare il diffondersi di epidemie che avrebbero decimato i sopravvissuti. Solo alcune centinaia di questi sventurati ebbero il «privilegio» di una sepoltura dignitosa.

Tutti questi caduti, civili o militari, morirono dopo atroci patimenti, in ragione del loro pensiero, della loro religione, o per il loro «no» alla richiesta di continuare a combattere a fianco dei tedeschi.

Nell'immediato dopoguerra, viste le enormi difficoltà di comunicazione e di ricerca, gran parte di questi giovani furono dati per dispersi. I parenti, ormai rassegnati all'idea della morte del loro caro, tentarono d'individuare almeno il luogo di sepoltura, ma molto spesso con scarsi risultati.

Il 9 gennaio 1951, il Presidente della Repubblica Italiana Luigi Einaudi firmava la legge n° 204, che al secondo comma dell'articolo 4 vietava il rimpatrio delle salme dei caduti in guerra. L'articolo recitava: «Le Salme definitivamente sistemate a cura del Commissario generale non possono essere più concesse ai congiunti». Dall'entrata in vigore di questa normativa, chi avesse avuto un parente morto in un campo di prigionia per mano tedesca e traslato in uno dei cimiteri militari italiani gestiti da Onorcaduti, non avrebbe più avuto la possibilità di rimpatriarne le spoglie.

Il 23 ottobre 1954 fu firmata a Parigi da Pierre Mendès France, per la Repubblica francese, e Konrad Adenauer, per la Repubblica Federale tedesca, una convenzione per la ricerca e la raccolta delle vittime di guerra in cimiteri d'onore. Grazie alla documentazione del Servizio Internazionale di Ricerche della Croce Rossa, al grandissimo e difficoltoso lavoro di esumazione e riconoscimento dei caduti, da parte della Missione francese del Ministero degli Ex Combattenti e Vittime di Guerra, alla collaborazione di Uffici Civili e Religiosi locali e alla cooperazione del Governo federale tedesco, nella seconda metà degli anni ‘50 il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra del Ministero della Difesa riuscì a rintracciare le spoglie degli italiani sepolti in Germania, facendole traslare nei cimiteri militari italiani d'onore di Amburgo, Berlino, Francoforte sul Meno e Monaco di Baviera. In Austria le salme individuate furono sepolte nel Cimitero Militare Italiano di Mauthausen, mentre in Polonia i resti mortali degli Italiani caduti furono sepolti nel Cimitero Militare di Bielany, un sobborgo di Varsavia. Oltre a quelle dei militari, furono recuperate le spoglie dei deportati civili morti nei giorni successivi o appena precedenti le liberazioni dei lager, o deceduti durante le famigerate marce di trasferimento, le cosiddette «marce della morte». Alla fine, gli Italiani sepolti nei sei sacrari furono 16.079. Tra questi anche 151 donne, 46 tra neonati e bambini con meno di 13 anni e 95 ragazzi con un'età compresa tra i 14 e i 18 anni. Molti dei parenti di questi sventurati non vennero mai a sapere di avere un congiunto sepolto in uno di questi cimiteri.

Solamente nel 1999 la Legge fu 9 gennaio 1951 N° 204 fu finalmente modificata permettendo il rientro in Italia dei resti mortali dei caduti sepolti nei cimiteri militari italiani d'onore.

Dal novembre 2009 il Commissariato Generale per le Onoranze ai Caduti in Guerra ha posto in rete la banca dati delle sepolture dei caduti in guerra.

Amburgo (Öjendorf) - Cimitero militare italiano d'onoreModifica

Ad Amburgo, nel grande cimitero urbano del quartiere di Ojendorf sito nella periferia Sud-Est della città, una croce, un altare ed il tricolore italiano, al centro di 40.000 m² di terreno, indicano al visitatore un sacro lembo di terra che custodisce le spoglie di 5.839 italiani (prigionieri di guerra, internati e lavoratori civili), deceduti dall'inizio della 2ª guerra mondiale fino alla data del 15 aprile 1946, traslati dai territori dello Schlewig-Holstein, Bassa Sassonia, Amburgo, Brema, Hannover e della Westfalia.

La costruzione del Sepolcreto, curata dal Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, iniziata nel 1957, fu ultimata nell'ottobre del 1959. L'area è stata concessa in uso dal Governo tedesco in base al reciproco accordo del 22 dicembre 1955 riguardante le sepolture di guerra. Il grado, il cognome ed il nome, o la dicitura "Ignoto", sono incisi sulla faccia superiore dei cippi posti sulle tombe come suggello del sacrificio dei 5.668 caduti noti e 171 non identificati, che suddivisi in cinque riquadri a forma trapezoidale e disposti a stella, guardano il centro del Cimitero Militare Italiano d'Onore ove si erge la grande croce monumentale, alta 10 metri e formata da 5 blocchi di Muschelkalk (pietra lumachella), opera dello scultore G. Kraemer.[1][2]

Il complesso si presenta grandioso e solenne. Una larga zona, di forma e dimensione analoghe a quelle dei settori d'inumazione, è stata utilizzata come piazzale d'ingresso. In essa sono state ricavate due aiuole ed un largo viale rettilineo che dall'ingresso conduce direttamente alla zona centrale.

L'ingresso principale è ricavato sul lato Est del Cimitero. Vi si arriva percorrendo il viale principale del più ampio complesso cimiteriale urbano.[3] La cura delle sepolture è affidata al Consolato Generale di Hannover.

Berlino (Zehlendorf) - Cimitero militare italiano d'onoreModifica

Il Cimitero Militare Italiano d'Onore, realizzato nel triennio 1955-57 in base all'accordo italo-tedesco sulle tombe di guerra del 22 dicembre 1955, sorge nella zona occidentale di Berlino, nel rione periferico di Zehlendorf ed è inserito nell'area del gran complesso cimiteriale urbano. Nel sepolcreto sono raccolte le spoglie di 1.166 italiani caduti nel 1943-45 (1.053 noti, 2 non identificabili e 111 ignoti), per lo più internati e lavoratori civili, provenienti da oltre 70 luoghi di primitiva sepoltura, rintracciati con una sistematica ricerca svolta in tutto il territorio comunale di Berlino. Inoltre vi trova riposo un caduto della 1ª guerra mondiale. L'area cimiteriale italiana, di forma rettangolare, copre una superficie di 6.540 m² delimitata da una siepe di bosso. Dall'ingresso, percorrendo un lungo viale, si giunge ad una piattaforma sopraelevata sul piano di campagna, sulla quale spicca una grande croce di marmo alla cui base è stato posto un Altare per la celebrazione di SS. Messe al campo. Le tombe individuali a terra sono allineate in ampi riquadri d'inumazione, sistemati a prato e delimitati da viali alberati. Ogni sepoltura è contraddistinta da un cippo in granito sulla cui superficie è sovrapposta una targa di bronzo con il nominativo del Caduto ivi tumulato, preceduto dal suo grado militare. Nel piazzale e lungo il bordo interno del Cimitero vi sono aiuole con piante floreali intercalate da alberi d'alto fusto. La cura del Cimitero Militare Italiano d'Onore di Berlino/Zehlendorf è affidata al Consolato Generale d'Italia di Berlino.

Francoforte sul Meno (Westhausen) - Cimitero militare italiano d'onoreModifica

Nel grande cimitero urbano di Francoforte sul Meno, ubicato nel quartiere di Westhausen, sono state raccolte le spoglie di 4.787 italiani, individuati per merito di una attenta e minuziosa opera di ricerca ed esumazione in oltre 650 località di primitiva sepoltura, site nelle regioni dell'Assia, Renania, Baden, Wurttemberg, Baviera (Franconia), Westfalia, Saar.

Tutte le spoglie traslate nel Sepolcreto di Francoforte, 4.598 noti e 189 ignoti, appartengono a prigionieri di guerra, internati, lavoratori civili e deportati deceduti nel periodo 1943-1945.

L'area cimiteriale in cui riposano i caduti italiani ha un'estensione di circa 34.000 m². Ad essa si giunge percorrendo il viale sulla destra dell'entrata principale. Il suo ingresso è delimitato da due colonne in pietra di forma trapezoidale, recanti una l'iscrizione "Cimitero di Guerra Italiano", l'altra "Italienischer Kriegsfriedhof". Prospiciente l'entrata, in posizione dominante si erge una grande croce in pietra che sovrasta l'altare ove vengono celebrate le S.S. Messe in memoria dei caduti italiani.

Il complesso, esteso su una superficie pianeggiante di forma rettangolare, si presenta austero e dignitoso. Le sepolture sono state ordinate il 16 grandi riquadri di dimensioni varie, che comprendono da 200 a 432 Salme ciascuno, contrassegnati dalle lettere "A" sino alla "Q".

Nel suo aspetto generale il luogo Sacro si presenta come un giardino contornato da un'ampia siepe alberata. I viali interni, anch'essi alberati, si articolano secondo un preciso schema geometrico regolare separando fra loro i settori di inumazione entro i quali si allineano le 4.787 tombe, ciascuna delle quali è contraddistinta da un cippo di granito con una targa di bronzo su cui figura, in rilievo, il nominativo del caduto preceduto dal grado militare oppure dalla qualifica di ignoto. La cura del Cimitero Militare Italiano d'Onore è affidata al Consolato Generale di Francoforte sul Meno.

Monaco di Baviera (Waldfriedhof) - Cimitero militare italiano d'onoreModifica

Il sepolcreto italiano, localizzato all'interno del cimitero comunale "Waldfriedhof" occupa una superficie di circa 35.000 m², di forma trapezoidale e suddiviso in sei settori. In tre settori sono raccolti i Resti mortali di 1.790 militari italiani caduti durante la 1ª guerra mondiale. Negli altri tre trovano sepoltura le spoglie di 1.459 caduti del 2° conflitto mondiale, traslati, dopo una difficile opera di ricerca ed esumazione, da oltre 300 località della zona meridionale della Baviera, del Baden e del Württemberg. Nei suddetti settori le spoglie dei caduti sono state distribuite in riquadri di inumazione di forma irregolare e di varia grandezza. Le tombe, tutte individuali, sono indicate da cippi, su ognuno dei quali è stata posta una targa in bronzo con inciso il nominativo del caduto, o l'indicazione "Ignoto". Il Sepolcreto è attraversato da due viali principali che si dipartono dal piazzale d'ingresso e, con andamento diagonale, attraversano tutto il cimitero, intersecando numerosi altri viali secondari che, come una tela di ragno, facilitano l'accesso ai vari singoli settori. Lungo il viale principale di sinistra, lastricato in mosaico con cubetti di granito a due tonalità di colore, si trova un piccolo piazzale ove è stato collocato il vecchio monumento del preesistente cimitero della 1ª guerra mondiale, restaurato e dedicato anche ai caduti della 2ª guerra mondiale.

Mauthausen - Cimitero militare italianoModifica

Il Cimitero di guerra sorge a circa 3 Km. Est-Nord-Est della cittadina di Mauthausen. L'area cimiteriale, di forma trapezoidale, è strutturata in settori prativi nei quali, in tombe singole disposte a filari, riposano 1.766 caduti italiani della 1ª guerra mondiale e 1.677 (militari e civili) caduti nel 2° conflitto mondiale. Nel Cimitero, raccolti in sei tombe comuni, giacciono anche 8.000 serbi e 55 tra inglesi, francesi, rumeni, austriaci, cechi ed ungheresi, deceduti in seguito ad una epidemia di tifo che nel 1915 interessò il campo di prigionia operante, all'epoca, nelle vicinanze. I riquadri italiani sono dislocati nelle fasce laterali del Sepolcreto e fanno da cornice alla parte centrale, dove, poco discosto dalla cappella votiva, sorge il suggestivo monumento in marmo di Carrara, opera dello scultore Ten. Boldrin Prof. Paolo già prigioniero di guerra a Mauthausen. Le tombe della 1ª guerra mondiale furono riordinate negli anni 1922-1923 in tumuli individuali distinti da croci di cemento con uno o due nominativi. I rimanenti caduti della 2ª guerra mondiale traslati, oltre che dal vicino lager di Mauthausen, anche dai cimiteri dell'Alta Austria, sono riuniti in un unico grande settore, a sinistra dell'entrata, creato dalla Commissione italiana alla fine degli anni '50. Le predette sepolture, sormontate da croci individuali riportanti le generalità del caduto, appartengono a militari e civili deceduti dopo l'8 settembre 1943 nei campi di concentramento nazisti ove erano internati. Al centro di tale esteso settore è stato collocato un grande tripode appoggiato su un massiccio basamento prismatico in granito con la scritta: "AI CADUTI ITALIANI – PRIGIONIERI DEI LAGER DI KAISERSTEINBRUCH – 1940-1945" (successivamente modificata con la dicitura "AI CADUTI ITALIANI DI MAUTHAUSEN – 1943-1945". La cura del Cimitero Militare Italiano è affidata alla Croce Nera Austriaca, ente che gestisce la tutela, la conservazione e custodia di tutte le sepolture di guerra nel territorio della predetta nazione.

Bielany (Varsavia) - Cimitero militare italianoModifica

Il cimitero, ubicato alla periferia settentrionale di Varsavia, è stato costruito nel 1927 su un'area di 10.000 m² ceduta a tempo indeterminato dal Governo polacco dell'epoca. L'ingresso monumentale si affaccia su un piazzale molto ampio delimitato da aiuole floreali. Un largo viale adduce dal cancello d'ingresso al massiccio ed austero altare che si trova dalla parte opposta in posizione mediana rispetto al muro perimetrale di fondo. Il Sepolcreto custodisce le spoglie di 868 militari italiani (841 noti e 27 ignoti), deceduti nella 1ª guerra mondiale, e 1.413 (1.238 noti, 1 noto non identificato e 174 ignoti) morti nel corso del secondo conflitto mondiale. Nel 1960, per attribuire degna e perenne sistemazione monumentale alle spoglie dei militari e civili italiani caduti durante l'internamento nei campi di concentramento tedeschi allestiti dai nazisti in territorio polacco, sono stati realizzati altri quattro manufatti sepolcrali. Due di essi sono disposti ai lati dell'altare mentre altri due sono stati ricavati con scavi in trincea praticati ai lati del piazzale interno d'ingresso. I nomi dei caduti custoditi nel Cimitero Militare Italiano di Bielany sono incisi su grandi lapidi sovrapposte alla copertura leggermente inclinata delle due grandi sepolture collettive. Una lunga lapide dietro all'altare riporta la seguente incisione: "Oltre quelli raccolti in questo cimitero riposano in terra polacca nella loro primitiva sepoltura…." e segue l'elenco dei nomi di 108 caduti della 2ª guerra mondiale sepolti in 30 diverse località della Polonia. Nel 1978 sono stati eseguiti altri interventi di manutenzione a cura del Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra. Nel 1980 sono state installate ai lati dell'altare due lapidi in memoria di tutti i caduti italiani nei campi di concentramento nazisti.

NoteModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Dimenticati di Stato - Sito dedicato alle ricerche sui caduti e dispersi in guerra
  • [1] - Ministero della Difesa / Banca dati sepolture