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BiografiaModifica

 
Clara Calamai con Massimo Girotti in una sequenza del film Ossessione di Luchino Visconti (1943)

Debuttò nel 1938 in Pietro Micca, film storico-epico diretto da Aldo Vergano (in cui venne accreditata con lo pseudonimo Clara Mais) e divenne ben presto popolare, interpretando svariati film tra la fine degli anni trenta e l'inizio degli anni cinquanta. La sua apparizione a seno nudo della durata di soli 18 fotogrammi[1] (0,75 secondi) in La cena delle beffe, trasposizione cinematografica dell'omonimo dramma di Sem Benelli diretta da Alessandro Blasetti nel 1942, destò enorme scalpore nel pubblico e il film venne vietato ai minori di 16 anni. Per molto tempo la Calamai fu quindi indicata come la prima attrice italiana a essere comparsa a seno nudo in un film, ma in realtà questo primato non è suo, bensì di Vittoria Carpi (che era apparsa sul grande schermo a seno nudo nel 1941, in un altro film diretto da Alessandro Blasetti, La corona di ferro).

Per tutti gli anni quaranta la Calamai fu una delle attrici cinematografiche italiane più note ed amate al pari di Alida Valli, Valentina Cortese, Anna Magnani, la sua rivale Doris Duranti, Marina Berti, María Denis, Luisa Ferida, Isa Miranda, Elisa Cegani ed Assia Noris. Affascinante e versatile recitò in film drammatici, in pellicole avventurose, in film d'ambientazione storica ed anche nelle edulcorate commedie dei telefoni bianchi. I ruoli che la legarono indissolubilmente alla storia del cinema furono senz'altro quelli da lei sostenuti in Ossessione di Luchino Visconti (1943), film precursore del neorealismo, girato in piena seconda guerra mondiale al fianco di Massimo Girotti, dove sostituì all'ultimo momento Anna Magnani (indisponibile a causa della sua gravidanza) e in L'adultera (1946) di Duilio Coletti, grazie al quale fu la vincitrice del Nastro d'argento alla migliore attrice protagonista nella prima edizione del premio, istituito proprio in quell'anno.

 
Clara Calamai in Profondo rosso di Dario Argento (1975)

Nel frattempo, nel 1945 si era sposata con il conte ed esploratore Leonardo Bonzi dal quale ebbe due figlie: volutamente iniziò a trascurare il cinema e le sue interpretazioni si fecero, dai primi anni cinquanta, sempre più sporadiche. Nel 1959 il matrimonio tra i due finì (con annullamento da parte della Sacra Rota) e la Calamai si legò al comandante d'aviazione Valerio Andreoli. Nel 1957 lavorò ancora con Visconti in Le notti bianche, interpretando il ruolo di una prostituta. Nel 1960 prese parte allo sceneggiato televisivo della Rai Tom Jones (aveva lavorato già per il piccolo schermo nel 1954 nella prosa Le zitelle di via Hydar e nel 1955 nella pièce televisiva La notte di sette minuti).

Molti anni dopo il suo ritiro dalle scene, Dario Argento la chiamò per interpretare un ruolo in Profondo rosso (1975) che fu l'ultimo film interpretato dall'attrice. Il film ottenne un grande successo in tutto il mondo (solo in Italia incassò oltre 3 miliardi di lire dell'epoca), e diventò ben presto un cult, celebrato dai cinefili. Subito dopo Profondo rosso, la Calamai si ritirò definitivamente dalle scene (fece un'ultima apparizione come ospite nella trasmissione Acquario di Maurizio Costanzo nella puntata del 5 marzo 1979 dove comunicò che stava contestualmente facendo un programma radiofonico su Rai Radio 3 intitolato La stravaganza) e di lei non si seppe più nulla per anni fino al 1998, quando le due figlie ne comunicarono l'avvenuta morte all'età di 89 anni.

FilmografiaModifica

 
Clara Calamai insieme a Carlo Romano nel film Il socio invisibile di Roberto Roberti (1939)
 
Clara Calamai, assieme ad Alida Valli e Fosco Giachetti, in una foto di scena del film Luce nelle tenebre di Mario Mattoli (1941)

DoppiatriciModifica

Prosa televisiva RAIModifica

NoteModifica

  1. ^ Episodio 4 del podcast "20 divi 20 film" di Giovanna Gagliardo, Rai Radio 2. URL consultato il 19 aprile 2017.

BibliografiaModifica

  • Le Teche Rai, gli sceneggiati
  • AA.VV., Le attrici, Gremese editore, Roma 1999.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN107547853 · ISNI (EN0000 0000 7739 2488 · SBN IT\ICCU\TO0V\432595 · LCCN (ENn97032031 · GND (DE12013375X · WorldCat Identities (ENn97-032031