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Classe Nassau
Bundesarchiv DVM 10 Bild-23-61-23, Linienschiff "SMS Rheinland".jpg
La SMS Rheinland nel 1910
Descrizione generale
War Ensign of Germany (1903-1918).svg
Tiponave da battaglia
Numero unità4
In servizio conWar Ensign of Germany (1903-1918).svg Kaiserliche Marine
Entrata in servizio1909-1910
Caratteristiche generali
Dislocamentostandard: 18.570 t
a pieno carico: 21.000 t
Lunghezza146,1 m
Larghezza26,9 m
Pescaggio8,9 m
Propulsione3 motori a vapore a tripla espansione su tre eliche per 22.000 hp all'asse
Velocità20 nodi (37 km/h)
Autonomia8.300 miglia natiche a 12 nodi
Equipaggio40 ufficiali, 968 marinai
Armamento
Artiglieria12 cannoni da 28 cm SK L/45
12 cannoni da 15 cm SK L/45
16 cannoni da 8,8 cm SK L/45
Siluri5 tubi lanciasiluri da 450 mm
Corazzaturacintura: 300 mm
torrette: 280 mm
torre comando: 400 mm
casematte: 160 mm

fonti citate nel corpo della voce

voci di classi di navi da battaglia presenti su Wikipedia

La classe Nassau fu una classe di navi da battaglia della Kaiserliche Marine tedesca, composta da quattro unità entrate in servizio tra il 1909 e il 1910; fu la prima classe di navi da battaglia tipo dreadnought ad entrare in servizio con la Marina tedesca. Tutte e quattro vennero impostate a metà del 1907, e completate fra maggio e settembre del 1910. A confronto con le coeve navi britanniche, le Nassau avevano un dislocamento inferiore ed un baglio massimo maggiore, inoltre, erano più lente di due nodi a causa dell'apparato propulsore formato da convenzionali motori a vapore verticali a tripla espansione rispetto alle innovative, per l'epoca, turbine a vapore delle navi britanniche. Inoltre le batterie principali da 280 mm erano di calibro inferiore a quelle britanniche (305 mm).[1] Dopo l'entrata in servizio nella Hochseeflotte, le quattro navi formarono un'unità distinta: la 2nd Division II. Geschwader (2ª divisione della II squadra da battaglia). Nel 1915, due navi, la Nassau e la Posen, presero parte alla Battaglia del golfo di Riga nel Mar Baltico, in cui si scontrarono con la pre-dreadnought russa Slava. Le navi della classe Nassau parteciparono alla battaglia dello Jutland del 31 maggio e primo giugno 1916 formando la squadra di retroguardia della linea da battaglia tedesca; subirono solo lievi danni inflitti dalle batterie secondarie britanniche e lievi perdite fra gli equipaggi. Alla fine della prima guerra mondiale, tutte e quattro le navi furono cedute agli Alleati come riparazione dei danni di guerra e demolite nei primi anni 1920.

Indice

Il progettoModifica

Lo sviluppoModifica

 
Le quattro unità della classe (a destra) nel porto di Kiel

Il varo nel 1906 della prima "corazzata monocalibro" del mondo, la britannica Dreadnought rese di colpo obsolete tutte le precedenti generazioni di navi da battaglia, non a caso ridesignate come "pre-dreadnought". Il primo emendamento alla Legge navale tedesca del 1900, approvato nel 1906 prima del varo della Dreadnought, prevedeva la costruzione di sei nuove navi da battaglia oltre ad altrettanti incrociatori corazzati e naviglio leggero vario: l'entrata in servizio della nuova nave britannica obbligava qualunque potenza che volesse competere con il Regno Unito a investire nella costruzione di questo più costoso tipo di unità, e ciò provocò forti resistenze nel Reichstag tedesco all'approvazione di nuove costruzioni navali, obbligando il ministro della marina ammiraglio Alfred von Tirpitz a far cadere la richiesta di nuove corazzate. L'emendamento così ridotto fu approvato il 19 maggio 1906, ma una settimana più tardi furono stanziati a favore della Marina fondi aggiuntivi per la costruzione di due navi da battaglia dal dislocamento di 18.000 tonnellate, unitamente ad altri per l'allargamento del Canale di Kiel e per il miglioramento delle strutture portuali[2].

Si aprì un dibattito in seno al ministero della marina (Reichsmarineamt) circa la costruzione di queste nuove unità; Tirpiz era favorevole a inseguire la Royal Navy nella costruzione di unità tipo dreadnought e della nuova tipologia degli incrociatori da battaglia in sviluppo nel medesimo periodo, utilizzando i fondi destinati originariamente ai nuovi incrociatori corazzati. Un secondo emendamento alla Legge navale fu approvato il 27 marzo 1908: esso stanziava un milione di Goldmark per la costruzione di nuove navi da battaglia che rimpiazzassero le obsolete navi corazzate delle classi Sachsen, Siegfried e Oldenburg e le pre-dreadnought della classe Brandenburg[3].

Caratteristiche generaliModifica

 
La Posen

Le Nassau avevano uno scafo lungo fuori tutto 146,1 metri, largo 26,9 metri e con un pescaggio di 8,9 metri; il rapporto lunghezza/larghezza di 5,45 le rendeva piuttosto "tozze" rispetto alle unità contemporanee: in una certa misura, la maggiore larghezza era dovuta alla disposizione di quattro torri d'artiglieria sulle fiancate, le quali necessitavano di uno scafo più largo[4]. Il dislocamento standard era di 18.700 tonnellate, cifra che saliva a 21.000 con le unità a pieno carico. Lo scafo era suddiviso in 19 compartimenti stagni, tranne la Nassau che ne aveva solo 16; tutte e quattro le unità avevano un doppio fondo che copriva l'88% della chiglia[5].

Per come erano progettate le navi non erano particolarmente facili da gestire, anche in condizioni di mare calmo, e il loro movimento era piuttosto rigido. Le unità subivano un rollio molto inteso a causa del peso eccessivo delle torri lungo le fiancate,[6] le quali causavano una grande altezza metacentrica che pur garantendo una buona stabilità alle navi come piattaforme di tiro, comportava un rollio in risonanza con la frequenza d'onda tipica del Mare del Nord;[7] per ridurre questi problemi di rollio furono poi aggiunte agli scafi delle alette antirollio. A discapito dei loro problemi con il rollio, le Nassau si dimostrarono ben manovrabili e con un raggio di virata molto stretto; la perdita di velocità in caso di mare grosso era minima, ma saliva al 70% sotto tutto timone a causa delle aggiunte effettuate per contenere i problemi di rollio.[5]

PropulsioneModifica

 
La Westfalen in navigazione

La Marina tedesca si dimostrò lenta ad adottare le avanzate turbine a vapore tipo Parsons installate sulla britannica Dreadnought, principalmente per le resistenze del dipartimento costruzioni navali della Marina e dello stesso ammiraglio Tirpitz. Le Nassau furono dotate degli obsoleti motori a vapore verticali a quattro cilindri, tripla espansione, con una potenza complessiva di 22.000 ihp;[5] ognuno dei tre alberi motore muoveva un'elica a tre pale dal diametro di 5 metri. La velocità di progetto era di 19,5 nodi, ma alle prove le unità svilupparono una velocità di 20-20,2 nodi[8].

Il vapore per i motori era prodotto da dodici caldaie Schulz-Thornycroft, suddivise in sei sale caldaie[8]; le torri d'artiglieria laterali e i loro magazzini delle munizioni dividevano gli organi propulsivi in tre gruppi separati, il che incrementava la capacità di sopravvivenza delle unità[4]. Ciascuna nave imbarcava 2.700 tonnellate di carbone, ma furono poi modificate per portare anche 160 tonnellate di olio combustibile da spruzzare sopra al carbone per incrementarne il suo tasso calorico. L'energia elettrica era fornita da otto turbo-generatori i quali erogavano un totale di 1,280 kW a 225 Volt[5].

ArmamentoModifica

I motori a vapore verticali a tripla espansione occupavano gran parte dello spazio interno dello scafo, lasciando poco posto per i magazzini delle munizioni;[9] senza depositi grandi a sufficienza per alimentare delle torri d'artiglieria disposte lungo l'asse centrale dello scafo, i progettisti disposero le sei torrette dell'artiglieria principale in un'insolita configurazione a esagono: una torre fu montata a prua, una a poppa e due su ogni lato dello scafo[9]. La disposizione consentiva di fare fuoco con sei pezzi in avanti o indietro e con otto pezzi di fianco: questa era la stessa capacità della Dreadnought, ma le Nassau la raggiungevano solo grazie all'imbarco di due torri d'artiglieria in più[4] anche se la presenza di torri doppie per lato forniva un'utile scorta di artiglieria pesante tenuta al riparo dal fuoco nemico.[9]

 
Schema della disposizione delle torri d'artiglieria sulle Nassau

Le torri d'artiglieria principali erano armate con dodici cannoni da 28 cm SK L/45, due per torre; le ultime due unità della classe furono dotate di torri d'artiglieria di nuovo design, con un tronco più lungo di quelle delle prime due unità e una capacità di depressione incrementata di due gradi (-8° rispetto a -6°), mentre identica era la capacità di alzo (+20°).[10] I proietti utilizzati pesavano 302 Kg ed utilizzavano una carica di lancio primaria, contenuta in una cartuccia d'ottone, da 79 kg ed una secondaria, in sacche di seta, da 26 kg.[11] I cannoni potevano sparare i proiettili a una velocità alla volata di 855 metri al secondo, per una gittata massima di 20.500 metri; a una distanza di 12.000 metri, i proiettili calibro 280 mm potevano penetrare più di 200 mm di corazzatura.[11]

Il controllo del tiro era affidato ad otto telemetri, da 3 m di base: uno nella torre di comando, uno nella torre di poppa ed uno per ciascuna torretta,[12] la soluzione di tiro veniva elaborata nella torre di comando veniva fornita alle torrette con segnalatori elettromeccanici. L'ufficiale di tiro della torretta eseguiva l'ordine di sparo, alla vista del segnale, ciò rendeva le salve non uniformi, "come ondate"; le torrette erano in grado di continuare il fuoco, in caso di interruzione delle comunicazioni con le torri di comando, utilizzando il proprio telemetro ed i propri strumenti analogici di calcolo.

L'armamento secondario si basava su dodici cannoni da 15 cm SK L/45 montati in casematte lungo il bordo dello scafo, utilizzavano proietti da 45.3 Kg che venivano sparati ad una velocità di 835 m/s alla volata. L'alzo massimo era di 19 gradi, che consentiva una gittata massima di 14.950 m.[10] Erano installati anche Sedici cannoni da 8,8 cm SK L/45 che utilizzavano un proietto da 10 Kg alla velocità alla volata di 650 m/s, che, con un alzo massimo di 25 gradi raggiungevano una gittata massima di 9,600 m.[10] Dopo il 1915, due dei pezzi da 8,8 cm furono rimossi e sostituiti con due cannoni da 8,8 cm antiaerei, mentre tra il 1916 e il 1917 tutti i restanti pezzi da 8,8 cm in casamatta furono sbarcati.[5] Queste armi antiaeree utilizzavano un proietto leggermente più leggero, 9.6 Kg, con una velocità alla volata di 765 m/s. L'alzo massimo era di 45 gradi con una gittata massima di 11,800 m.[10] Le Nassau furono inoltre equipaggiate con sei tubi lanciasiluri da 450 mm montati all'interno dello scafo sotto la linea di galleggiamento: uno a prua, uno a poppa e due su ogni fiancata.[10]

CorazzaturaModifica

Le Nassau furono dotate di una corazzatura cementata Krupp: le navi avevano una cintura corazzata spessa 300 mm nel suo punto più spesso, dove proteggeva gli organi vitali, e 80 mm in quello più sottile, nelle zone meno critiche dello scafo come la prua e la poppa; dietro la cintura corazzata vi era una paratia anti-siluro spessa 30 mm. Il ponte delle unità era protetto da una corazza spessa tra i 55 e gli 80 mm; la torre di comando anteriore aveva un tetto corazzato spesso 80 mm e fiancate spesse 400 mm, mentre quella posteriore aveva un tetto di 50 mm e fiancate di 200 mm. Le torri dei cannoni principali erano protette da un tetto corazzato spesso 90 mm e da fiancate spesse 280 mm, mentre le casematte dell'artiglieria secondaria avevano uno spessore di 160 mm. Le navi furono dotate anche di reti anti-siluri, le quali tuttavia furono rimosse dopo il 1916.[5]

UnitàModifica

Nome Impostazione Cantiere Varo Entrata in servizio Destino finale
SMS Nassau 22 luglio 1907 Kaiserliche Werft Wilhelmshaven 7 marzo 1908 1º ottobre 1909 Consegnata come preda bellica al Giappone, venduta per la demolizione nel 1921
SMS Westfalen 12 agosto 1907 AG Weser 1º luglio 1908 16 novembre 1909 Consegnata come preda bellica al Regno Unito, venduta per la demolizione nel 1924
SMS Rheinland 1º giugno 1907 AG Vulcan 26 settembre 1908 30 aprile 1910 Consegnata come preda bellica al Regno Unito, venduta per la demolizione nel 1921
SMS Posen 11 giugno 1907 Germaniawerft 13 dicembre 1908 31 maggio 1910 Consegnata come preda bellica al Regno Unito, venduta per la demolizione nel 1922

NoteModifica


RiferimentiModifica

  1. ^ Gardiner & Gray, pp. 144–145.
  2. ^ Gardiner & Gray, p. 134.
  3. ^ Gardiner & Gray, p. 145.
  4. ^ a b c Ireland, p. 30.
  5. ^ a b c d e f Gröner, p. 23.
  6. ^ Friedman, p. 63.
  7. ^ Lyon, pp. 100–101.
  8. ^ a b Gardiner & Gray, p. 145.
  9. ^ a b c Breyer, p. 263.
  10. ^ a b c d e Gardiner & Gray, p. 140.
  11. ^ a b NavWeaps (28 cm/45)
  12. ^ Friedman, 2008, p. 157.

BibliografiaModifica

  • Siegfried Breyer e Alfred Kurti, Battleships and Battle Cruisers 1905–1970: Historical Development of the Capital Ship, Garden City, New Jersey, Doubleday, 1973, ISBN 978-0-385-07247-2, OCLC 702840.
  • Norman Friedman, U.S. Battleships: An Illustrated Design History, Annapolis, Maryland, Naval Institute Press, 1985, ISBN 978-0-87021-715-9.
  • N. Friedman, A. D. Baker, Naval Firepower: Battleship Guns and Gunnery in the Dreadnought Era, Naval Institute Press, 2008, ISBN 1591145554.
  • Robert Gardiner e Randal Gray, Conway's All the World's Fighting Ships: 1906–1921, Annapolis, Naval Institute Press, 1985, ISBN 978-0-87021-907-8.
  • Erich Gröner, Dieter Jung e Martin Maass, German Warships: 1815–1945, Annapolis, Naval Institute Press, 1990, ISBN 978-0-87021-790-6, OCLC 22101769.
  • Paul G. Halpern, A Naval History of World War I, Annapolis, Naval Institute Press, 1995, ISBN 978-1-55750-352-7, OCLC 57447525.
  • Holger Herwig, "Luxury" Fleet: The Imperial German Navy 1888–1918, Amherst, New York, Humanity Books, 1998 [1980], ISBN 978-1-57392-286-9, OCLC 57239454.
  • Peter Hore, Battleships of World War I, London, Southwater Books, 2006, ISBN 978-1-84476-377-1, OCLC 77797289.
  • Bernard Ireland, Jane's Battleships of the 20th Century, New York, Harper Collins Publishing, 1996, ISBN 978-0-00-470997-0.
  • Hugh Lyon e John E. Moore, The Encyclopedia of the World's Warships, New York, Crescent Books, 1987 [1978], ISBN 978-0-517-22478-6.
  • Tobias R. III Philbin, Admiral Hipper: The Inconvenient Hero, John Benjamins Publishing Company, 1982, ISBN 978-90-6032-200-0.
  • V. E. Tarrant, Jutland: The German Perspective, London, Cassell Military Paperbacks, 2001 [1995], ISBN 978-0-304-35848-9, OCLC 48131785.

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