Classe Tomakomai Maru

Classe Tomakomai Maru
Ship IMO 7517600 - ItalRoRo Three.jpg
L'Italroro Three sotto sequestro a Genova
Descrizione generale
Civil Ensign of Italy.svg
TipoRo/Ro cargo
ClasseTomakomai Maru
Numero unità5
CantiereHayashikane Shipbuilding & Engineering di Shimonoseki (Giappone)
Varo1975 (la capoclasse)
Statoin servizio
Caratteristiche generali
PropulsioneMitsubishi – MAN 16V52-55 4S
Velocità22,4 nodi (41 km/h)
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La classe Tomakomai Maru era composta da cinque navi traghetto Ro/Ro costruiti in Giappone tra il 1975 e il 1976, tre delle quali hanno fatto servizio per imprese di navigazione italiane.

Caratteristiche tecnicheModifica

Costruite presso il cantiere Hayashikane Shipbuilding & Engineering di Shimonoseki (Giappone), le prime due unità si differenziavano dalle successive per l'assenza del ponte di carico superiore chiuso, con conseguente maggior carico lineare per autoveicoli (150 metri)[1]. Esse furono realizzate rispettivamente nel 1975 e 1976, battezzate Tomakomai Maru e Tokyo Maru e consegnate all'armatore giapponese Nihon Enkai Ferry & Kawasaki Kinkai Kise.

Le restanti navi furono consegnate nel 1976 alla Società Mototraghetti Mediterranea con i nomi di Serenissima Express, Allemagna Express ed Anglia Express.

Si trattava di navi a scafo singolo, dalla stazza lorda di 11939 tonnellate (le prime due) e 13972 tonnellate (le tre successive), lunghe 147,62 m. Il motore principale era un Mitsubishi – MAN 16V52-55 4S capace di 11.768 kW che consentiva loro in origine una velocità massima di 22,4 nodi.

StoriaModifica

Solo un'unità, l'ex Tomakomai Maru, risulta esistente nel 2013; la storia di queste navi è caratterizzata da diversi cambi di proprietà.

Le unità grecheModifica

Dopo un primo impiego nei mari nipponici sulla relazione fra Tokyo e Tomakomai (Isola di Hokkaido)[1], le due unità della prima fornitura furono cedute, nel 1999, all'armatore Express Sea Trailers di Kostas Agapitos che le trasferì nel Mediterraneo per le proprie relazioni ribattezzandole rispettivamente Hellenic Trailer e Navetrailer[2]; le unità entrarono da lì a poco a far parte della divisione cargo di Hellas Ferries[1].

Un nuovo cambio di proprietario avvenne nel 2007, quando le unità passarono alla Hellenic Seaways[3] con i nomi mutati in Hellenic Trader e Cielo Trader. Quest'ultima unità fu demolita nel 2010, mentre la Hellenic Trader fu demolita nel 2014.

Le unità italianeModifica

Le tre unità gemelle di seconda fornitura furono ordinate dall'armatore Russotti che le affidò alla propria Società Mototraghetti Mediterranea la quale a sua volta le noleggiò per 5 anni all'Adriatica di Navigazione per le proprie relazioni con il Nord Europa.

Le cronache dell'epoca[1] riferiscono di una polemica relativa al costo attribuito a tale noleggio, che portò ad un'inchiesta giudiziaria ed al successivo riscatto delle unità da parte dell'Adriatica di Navigazione stessa dopo il primo biennio.

Le navi furono dunque inserite nelle rotte verso Hull e Felixstowe (Gran Bretagna) e Rotterdam per poi passare, dal 1978, alle relazioni verso Aqaba (Giordania), Alessandria (Egitto) e Limassol (Cipro).

Dal 1984 inizia un altro periodo di noleggi da parte di altre compagnie, fino all'acquisto da parte di una di esse, la Tirrenia, avvenuto nel 1988-1990. Da allora le tre unità presero rispettivamente i nomi di Calabria, Sardegna e Sicilia e furono utilizzate prevalentemente per il collegamento con le isole maggiori.

A fine 2006 le navi vennero nuovamente cedute, questa volta alla Puglia Navigazione, iscritte nel registro di Bari e ribattezzate Italroro, rispettivamente Two, One e Three; quest'ultima subì anche una modifica consistente nella rimozione della copertura del ponte superiore, che la rese simile alle prime due unità costruite. Il progetto di istituire una relazione Italia-Turchia per le quali furono acquisite non vide però la luce, e le unità furono dunque utilizzate, sempre in regime di noleggio, su altre rotte.

Fra i servizi effettuati si ricordano la relazione Venezia-Corinto già servita dalle prime due unità, la Termini Imerese-Livorno per conto della Navigazione Stretto di Messina, la Palermo-Cagliari con SNAV, la Genova-Rades (Tunisia) per la CoTuNav, la Napoli Cagliari/Olbia (Dimaio Lines) e la più recente Napoli-Cagliari per il trasporto della spazzatura durante l'emergenza rifiuti del 2008.

La compagnia proprietaria versava ormai in forti difficoltà finanziarie e dopo la dichiarazione di fallimento avvenuta nel luglio 2008[4] le unità vennero fermate e sequestrate:

  • la Italroro One finì sotto sequestro a Siracusa
  • la Italroro Two, che era stata inviata ad Augusta per alcuni lavori, vide revocata la certificazione ed a fine anno risultava sequestro a Tolone
  • la Italroro Three, in partenza da Genova con un carico misto di camion usati e nuovi destinati a Lagos (Nigeria) venne sequestrata dall'autorità giudiziaria e divenne oggetto delle cronache dell'epoca a causa della decisione dell'equipaggio di rimanere a bordo come forma di protesta nei confronti della Compagnia[5].

Tutte le unità furono dunque vendute per demolizione nel 2010.

Prospetto riassuntivoModifica

Primo nome Numero IMO Costruzione Nomi successivi Destino
Tomakomai Maru 7419456 1975 Hellenic Trader (2007-2014)
Navetrailer (1999-2007)
Demolita nel 2014
Tokyo Maru 7419468 1976 Cielo Trailer (1999-2007)
Hellenic Trailer (2007-2010)
Demolita nel 2010
Serenissima Express 7517583 1976 Calabria (1990-2006)
Italroro Two (2006-2011)
Demolita nel 2011
Allemagna Express 7517595 1976 RO RO (1986-1988)
Sardegna (1988-2006)
Italroro One (2006-2011)
Demolita nel 2011
Anglia Express 7517600 1976 Sicilia (1990-2007)
Italroro Three (2007-2011)
Demolita nel 2011

NoteModifica

  1. ^ a b c d adriaticandaegeanferries.com, consultato il 16 gennaio 2013.
  2. ^ The ferry site, su www.ferry-site.dk. URL consultato l'8 gennaio 2018.
  3. ^ [1][collegamento interrotto], URL consultata il 16-01-2013
  4. ^ [2][collegamento interrotto], URL consultata il 16-01-2013
  5. ^ Il cargo ital roRo III - Nave sequestrata in porto l’equipaggio ha freddo e fame. URL consultato l'8 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).