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Coelonia fulvinotata
Coelonia fulvinotata fulvinotata BMNHE274143 female up.jpg
Femmina di Coelonia fulvinotata fulvinotata (recto)
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Ditrysia
Superfamiglia Bombycoidea
Famiglia Sphingidae
Sottofamiglia Sphinginae
Tribù Acherontiini
Genere Coelonia
Specie C. fulvinotata
Nomenclatura binomiale
Coelonia fulvinotata
(Butler, 1875)
Sinonimi

Coelonia fulvinotata nigricans
(Closs, 1911)
Coelonia mauritii
(Butler, 1876)
Macrosila solani
Walker, 1856 (partim)
Phlegethontius fulvinotata
Kirby, 1892
Phlegethontius mauritii
Kirby, 1892 (citat. incorr.)
Phlegethontius solani
Kirby, 1892 (partim)
Protoparce fulvinotata
Butler, 1875
Protoparce mauritii
Butler, 1876
Sphinx solani
Herrich-Schäffer, 1854

Sottospecie
  • C. fulvinotata fulvinotata
  • C. fulvinotata nigrescens

Coelonia fulvinotata (Butler, 1875)[2] è un lepidottero appartenente alla famiglia Sphingidae, diffuso in Africa.[3][4]

EtimologiaModifica

L'epiteto specifico fulvinotata è composto dai termini latini "fulvus", (= fulvo, color giallo-rossiccio), e "notatus", participio passato del verbo "noto" (= segnare, contrassegnare), probabilmente in riferimento alle macchie giallo ocra presenti ai lati dell'addome.[2][5]

DescrizioneModifica

AdultoModifica

L'aspetto generale è molto simile a quello di Coelonia solani, sia per colorazione, sia considerando le geometrie alari, ma qui le tonalità tendono ad essere più scure.[3][4] Il colore di fondo della pagina superiore dell'ala anteriore è un marroncino più o meno scuro, con una macchia apicale di forma trapezoidale, che si staglia rispetto ad una zona biancastra subapicale, più grande e di forma irregolare, lievemente più chiara nella femmina. Non si osserva una vera e propria macchia discale, sebbene sia presente una piccolissima macchia triangolare traslucida, sita grosso modo posteriormente alla metà di Sc. A differenza di quanto osservabile in C. solani, qui si nota la presenza di un'area più chiara posta a metà della zona basale, più facilmente individuabile nella femmina. L'apice è lievemente falcato, mentre il termen risulta alternativamente bianco e brunastro, ma quasi per nulla dentellato; il tornus è netto e pressoché ad angolo retto.[2][4][6]

La pagina inferiore dell'ala anteriore è tinta di un giallo ocra, che però lascia chiaramente trapelare, più chiare, le nervature costituenti la cellula discale.[2][4]

Il recto dell'ala posteriore è tinto di un giallo vivo nel terzo basale, in cui sono ben visibili due brevi bande marroni oblique, posizionate grosso modo parallelamente al margine interno. I due terzi distali, invece, riportano una colorazione rosso-brunastra, in cui sono distinguibili almeno due linee in chiaroscuro, parallele al termen. Il bordo marrone è più largo anteriormente, e dall'estremità distale di C arriva al margine posteriore, ben oltre l'angolo anale; quest'ultimo appare peraltro un po' più scuro. L'apice è tondeggiante, mentre il termen risulta alternativamente bianco e marrone, e lievemente dentellato.[4]

Il verso dell'ala posteriore è colorato, per i due terzi basali, di un giallo tenue (carattere distintivo rispetto a C. solani) interrotto da due sottili linee marroni parallele al termen. Il terzo distale assume invece una tonalità più scura, assimilabile a quella della pagina inferiore dell'ala anteriore.[4]

Le antenne sono moniliformi e grigiastre, ma si mostrano biancastre e lievemente uncinate all'estremità distale; la loro lunghezza è pari a circa la metà della costa dell'ala anteriore. Gli occhi sono grandi e la spirotromba è rosso-brunastra.[4][6]

Il torace è dorsalmente marrone scuro, ma ad una indagine più attenta rivela piccoli ciuffi di scaglie piliformi rosa sul metanoto; la superficie ventrale è invece molto chiara, quasi biancastra, come in C. solani.[4][6]

Nelle zampe anteriori, il tarso è più corto che in C. solani, ma provvisto di setae più lunghe, come pure la tibia; nelle coxae maschili, gli androconia sono più sviluppati che nella specie congenere. La formula tibiale è 0-2-4. Il pulvillus è presente, come pure il paronychium, che è bilobato da ambo i lati.[3][4][6]

L'addome riprende le tonalità del torace sia dorsalmente, sia ventralmente, ma sui fianchi si possono notare due macchie gialle per lato (anziché bianche, come in C. solani).[2][4][6]

Nel genitale maschile, l'uncus risulta simile a quello di Agrius convolvuli, ma meno sollevato nella zona preapicale, e leggermente più ampio. Lo gnathos rivela invece la presenza di in lobo mediano, affine a quello di Megacorma obliqua, ma di forma diversa. Anche l'harpe appare simile a quello di Agrius convolvuli, con due processi laterali, ma tra i due è quello ventrale il più lungo.[4][6]

Nel genitale femminile, l'ostium bursae è ricoperto da una plica membranosa e bilobata, molto più ampia di quella di Agrius convolvuli.[4][6]

L'apertura alare può raggiungere i 120 mm.[7]

LarvaModifica

Il bruco, che ricorda quello di Agrius convolvuli, è inizialmente marroncino, ma via via che matura assume una tonalità verde sempre più accesa, con una banda dorsale marroncina e strisce diagonali nerastre, bordate di bianco, lungo i fianchi; il torace mostra un paio di rigonfiamenti dorsali appaiati sul secondo e terzo somite. Il capo è verde, lievemente più chiaro del resto del corpo, con due bande nere laterali. Le zampe sono nere mentre le pseudozampe sono verdastre per tutta la lunghezza, e nere solo all'estremità distale. Il cornetto caudale, di un marroncino non troppo scuro, è filiforme, ricurvo come in Acherontia atropos e tubercolato anziché liscio come in Coelonia solani. Le aperture spiracolari sono nere e allungate, bordate di bianco.[3][6][7]

PupaModifica

Nella crisalide, arancione e anch'essa simile a quella di Agrius convolvuli, la spirotromba è ricurva e libera. La pupa viene rinvenuta all'interno di un piccolo bozzolo, posto tra gli strati superficiali del terreno.[3][6][7]

BiologiaModifica

LarvaModifica

Le larve di questo lepidottero sono spiccatamente polifaghe, pertanto si accrescono sulle foglie di svariate specie di piante nutrici, tra cui:[7][8]

AdultoModifica

Come avviene di regola negli Sphingidae, gli adulti sono forti volatori e visitano i fiori alla ricerca di nettare, svolgendo il compito di insetti pronubi per diverse piante (fenomeno definito impollinazione entomofila). Nel caso specifico dell'adulto di C. fulvinotata, studi condotti in Kenya e Madagascar, hanno permesso di stabilire che questo svolge la funzione di insetto pronubo per le seguenti Orchidaceae, appartenenti alla sottotribù Angraecinae:[9]

Quanto descritto sopra avviene perché il fiore stellato di queste specie possiede uno sperone di conformazione e lunghezza adatte ad essere "visitato" con profitto solo dalla spirotromba di questo lepidottero.[9]

 
L'ecozona afrotropicale, ove si estende l'areale della specie[2]

Distribuzione e habitatModifica

L'areale della specie si estende all'interno dell'ecozona afrotropicale, e comprende: il Gambia, la Guinea, la Sierra Leone, la Costa d'Avorio, il Burkina Faso, il Ghana, la Nigeria, São Tomé e Príncipe (l'isola di São Tomé è il locus typicus della sottospecie C. f. nigrescens), il Camerun, la Repubblica Centrafricana, l'Etiopia, la Guinea Equatoriale (Isola di Bioko), il Gabon, la Repubblica del Congo, la Repubblica Democratica del Congo (Provincia Orientale, Provincia del Kivu Nord), l'Uganda, il Kenya, la Tanzania (sia continentale, sia l'Isola di Pemba), l'Angola, lo Zambia, il Malawi, lo Zimbabwe, il Mozambico, le Comore (Grande Comore), il Madagascar, le Mauritius, Riunione e il Sudafrica (locus typicus della sottospecie nominale).[2][3][4][6][7][10][11][12]

L'habitat è rappresentato dalla foresta primaria, dal livello del mare fino a modeste altitudini.[2][3][6]

TassonomiaModifica

SinonimiModifica

Sono stati riportati nove sinonimi:[4][6][11]

  • Coelonia fulvinotata nigricans (Closs, 1911) - Int. ent. Z. 5: 275 - Lucus typicus: Camerun[13] (sinonimo eterotipico)
  • Coelonia mauritii (Butler, 1876) - Trans. Zool. Soc. Lond. 9 (19): 606 - Locus typicus: Mauritius; Natal[14] (sinonimo eterotipico)
  • Macrosila solani Walker, 1856 (partim) - List Specimens lepid. Insects Colln Br. Mus. 8: 206 - Loci typici: Port-Natal (Durban, Sudafrica); Regione di Ashanti (Ghana); Mauritius; Madagascar[15] (sinonimo eterotipico)
  • Phlegethontius fulvinotata Kirby, 1892 - Cat. Lep. Het. 1, 687 n° 3 - Locus typicus: Sudafrica[16] (sinonimo eterotipico)
  • Phlegethontius mauritii Kirby, 1892 (citat. incorr.) - Cat. Lep. Het. 1, 687 n° 4 - Locus typicus: Natal; Mauritius[16] (sinonimo eterotipico)
  • Phlegethontius solani Kirby, 1892 (partim) - Cat. Lep. Het. 1, 687 n° 5 - Locus typicus: Madagascar[16] (sinonimo eterotipico)
  • Protoparce fulvinotata Butler, 1875 - Proc. zool. Soc. Lond. 1875: 11 - Locus typicus: Sudafrica[2] (sinonimo omotipico e basionimo)
  • Protoparce mauritii Butler, 1876 - Trans. zool. Soc. Lond. 9 (19): 606 - Locus typicus: Port-Natal (Durban, Sudafrica); Regione di Ashanti (Ghana)[14] (sinonimo eterotipico)
  • Sphinx solani Herrich-Schäffer, 1854 - Samml. neuer oder wenig bekannter aussereur. Schmett. 1 (1): 79, tav. 45, fig. 101 - Locus typicus: non indicato[17]

SottospecieModifica

Sono state distinte due sottospecie:[3][4][10][12]

  • Coelonia fulvinotata fulvinotata Butler, 1875 - Proc. zool. Soc. Lond. 1875: 11 - Locus typicus: Sudafrica[2]
  • Coelonia fulvinotata nigrescens Basquin, 1992 - Bull. Soc. Sci. Nat. 75-76: 47 - Locus typicus: São Tomé: Bombaïm, circa 20 km a sud-est della città di São Tomé, 600 m s.l.m.[18]
Sottospecie molto simile a quella nominale, ma contraddistinta da una colorazione delle ali nettamente più scura, su ambo i lati, con un minore contrasto tra le geometrie presenti sulla pagina superiore dell'ala anteriore.[12]

Galleria d'immaginiModifica

ConservazioneModifica

Lo stato di conservazione della specie non è stato ancora valutato dalla Lista rossa IUCN.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b (EN) The IUCN Red List of Threatened Species, su iucnredlist.org. URL consultato il 30 aprile 2014.
  2. ^ a b c d e f g h i j k (EN) Butler, A. G., Descriptions of thirty-three new or littleknown species of Sphingidae in the collection of the British Museum, in Proceedings of the Zoological Society of London (Londra), vol. 1875, 1875, pp. 3-16 (11), pl. 1-2. URL consultato il 30 aprile 2014.
  3. ^ a b c d e f g h (EN) Bernard D'Abrera, Sphingidae Mundi. Hawk Moths of the World. Based on a Checklist by Alan Hayes and the collection he curated in the British Museum (Natural History), 1ª, Faringdon, Oxon., SN7 7DR United Kingdom, E.W. Classey Ltd., 1986, pp. 14-15, ISBN 0-86096-022-6.
  4. ^ a b c d e f g h i j k l m n o (EN) Coelonia fulvinotata, CATE Creating a Taxonomic eScience. URL consultato il 30 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 2 maggio 2014).
  5. ^ Castiglioni, L. & Mariotti, S., IL - Vocabolario della lingua latina, Brambilla, A. & Campagna, G., 30ª ristampa, Torino, Loescher, 1983 [1966], pp. 2493, ISBN 978-88-201-6657-1, LCCN 76485030, OCLC 848632390.
  6. ^ a b c d e f g h i j k l (EN) Rothschild, L. W. & Jordan, H. E. K., A Revision of the Lepidopterous Family Sphingidae, in Novitates Zoologicae (Tring), 9 (supplemento), aprile 1903, pp. 6 (chiave), 25, 26. URL consultato il 30 aprile 2014.
  7. ^ a b c d e (EN) Coelonia fulvinotata, African Moths. URL consultato il 30 aprile 2014.
  8. ^ (EN) Coelonia fulvinotata, HOSTS - a Database of the World's Lepidopteran Hostplants. URL consultato il 30 aprile 2014.
  9. ^ a b (EN) Martins, D. J. and Johnson, S. D., Hawkmoth pollination of aerangoid orchids in Kenya, with special reference to nectar sugar concentration gradients in the floral spurs, in American Journal of Botany, vol. 94, nº 4, aprile 2007, pp. 650-659, DOI:10.3732/ajb.94.4.650, ISSN 1537-2197 (WC · ACNP). URL consultato il 30 aprile 2014 (archiviato dall'url originale il 22 febbraio 2014).
  10. ^ a b (EN) Coelonia fulvinotata, Funet. URL consultato il 30 aprile 2014.
  11. ^ a b (EN) Coelonia fulvinotata, AfroMoths. URL consultato il 30 aprile 2014.
  12. ^ a b c (EN) Coelonia fulvinotata nigrescens, CATE Creating a Taxonomic eScience. URL consultato il 30 aprile 2014.
  13. ^ (DE) Closs, A., Einige neue Aberrationen aus meiner Sphingidensammlung, in Internationale entomologische Zeitschrift (Francoforte sul Meno, Internationaler Entomologischer Verein E.V.), vol. 5, 1911, pp. 275. URL consultato il 30 aprile 2014.
  14. ^ a b (EN) Butler, A. G., Revision of the Heterocerous Lepidoptera of the family Sphingidae, in Transactions of the Zoological Society of London (Londra, Zoological Society of London), vol. 9, nº 19, 1876, pp. 511-644 (606). URL consultato il 30 aprile 2014.
  15. ^ (ENLA) Walker, F., List of the specimens of lepidopterous insects in the collection of the British Museum, a cura di John Edward Gray, Parte VIII. Sphingidae, Londra, Edward Newman, 1856, p. 206, ISBN non esistente. URL consultato il 30 aprile 2014.
  16. ^ a b c (EN) Kirby, W. F., A synonymic catalogue of Lepidoptera Heterocera. (Moths), Vol. 1. Sphinges and bombyces, Londra, Gurney & Jackson, 1892, p. 687, ISBN non esistente. URL consultato il 30 aprile 2014.
  17. ^ (DE) Herrich-Schäffer, G. A. W., Sammlung neuer oder wenig bekannter aussereuropäischer Schmetterlinge, 1 (1), Ratisbona, G.J. Manz, 1850-58, pp. 79, tav. 45, fig. 101, ISBN non esistente. URL consultato il 30 aprile 2014.
  18. ^ (FR) Basquin, P., Contribution à la connaissance des Sphinx de l'île de São Tomé (Lepidoptera, Sphingidae). Description d'une nouvelle espèce, in Bulletin de la Société de Sciences Naturelles, 75-76, 1992, pp. 46-49 (47).

BibliografiaModifica

PubblicazioniModifica

TestiModifica

  • (DE) Aurivillius, C., Wissenschaftliche Ergebnisse der zweiten Deutschen Zentralafrika-Expedition 1910–1911 unter Führung Adolf Friedrichs, Herzog zu Mecklenburg, Band 1. Zoologie, Lieferung 18, Lepidoptera IV, 1925, pp. 1243–1350, pls. 49–50, ISBN non esistente.
  • (EN) Blundell M., Wildflowers of East Africa, Londra, William Collins Sons, 1987, ISBN 978-0-00-219812-7.
  • (EN) Carcasson, R. H., The Sphingidae (hawk moths) of eastern Africa (Ph.D. thesis), Nairobi, Africa, University of East Africa, 1968, ISBN non esistente.
  • Castiglioni, L. & Mariotti, S., IL - Vocabolario della lingua latina, Brambilla, A. & Campagna, G., 30ª ristampa, Torino, Loescher, 1983 [1966], pp. 2493, ISBN 978-88-201-6657-1, LCCN 76485030, OCLC 848632390.
  • (EN) Cribb, P., Flora of tropical East Africa: Orchidaceae 271, Kew, UK, Royal Botanic Gardens, 1984, ISBN non esistente.
  • (EN) D'Abrera, B., Sphingidae Mundi. Hawk Moths of the World. Based on a Checklist by Alan Hayes and the collection he curated in the British Museum (Natural History), 1ª ed., Faringdon, Oxon., SN7 7DR United Kingdom, E.W. Classey Ltd., 1986, pp. 226, ISBN 0-86096-022-6.
  • (EN) Distant, W. L., Order Lepidoptera. Suborder Heterocera, in Insecta Transvaaliensia: a contribution to a knowledge of the Entomology of South Africa, 1903, pp. 49–96, pls. iii–viii, ISBN non esistente.
  • (EN) Druce, H., Appendix V. Lepidoptera Heterocera, in Moloney, A. C., Sketch of the forestry of West Africa with particular reference to its present principal commercial products, Londra, S. Low, Marston, Searle, & Rivington, 1887, pp. i–vi, 1–533, ISBN non esistente.
  • (EN) Grime, J. P., Plant strategies and vegetation processes, 2ª edizione, New York, Wiley, 2002, pp. 456, ISBN 978-0-470-85040-4.
  • (FR) Griveaud, P., Sphingidae, vol. 8, 1959, Faune de Madagascar, pp. 161, 13 pIs., 235 figs, ISBN non esistente.
  • (DE) Herrich-Schäffer, G. A. W., Sammlung neuer oder wenig bekannter aussereuropäischer Schmetterlinge, 1 (1), Ratisbona, G.J. Manz, 1850-58, pp. 1-84, 119 tavv., ISBN non esistente.
  • (EN) Joly, C., Bernaud, D. & Pierre, J., Entomological mission to Malawi, Lambillionea, vol. 105, 1 (suppl.), Tervuren, Bruxelles, Union des entomologistes belges, 2005, ISBN non esistente.
  • (EN) Kirby, W. F., A synonymic catalogue of Lepidoptera Heterocera. (Moths), Vol. 1. Sphinges and bombyces, Londra, Gurney & Jackson, 1892, pp. 1-951, ISBN non esistente.
  • (EN) Kitching, I. J. & Cadiou, J. M., Hawkmoths of the World. An annotated and illustrated revisionary checklist (Lepidoptera: Sphingidae), Ithaca, Comstock Publishing Associates, 2000, pp. 256, ISBN 978-0-8014-3734-2.
  • (EN) Kühne, L., Sphingidae, Eupterotidae, Bombycidae, Arctiinae, Lithosiinae, and Aganaidae, in Kühne, L. (Ed.) Butterflies and moth diversity of the Kakamega forest (Kenya), Brandenburgische Uni, 2008, pp. 81–92, 117–124, 135–144, 157–170, ISBN 978-3-00-023568-9.
  • (EN) Kükenthal, W. (Ed.), Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, a cura di Kristensen, N. P., Fischer, M. (Scientific Editor), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], Handbuch der Zoologie, pp. x + 491, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917.
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  • (LAEN) Walker, F., List of the Specimens of Lepidopterous Insects in the Collection of the British Museum. Part VIII. Sphingidae, vol. 8, Londra, Order of the Trustees, 1856b, pp. i–iv, 1–271, ISBN non esistente.

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