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Collelongo
comune
Collelongo – Stemma Collelongo – Bandiera
Collelongo – Veduta
Chiesa della Madonna del Rosario
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneRegione-Abruzzo-Stemma.svg Abruzzo
ProvinciaProvincia dell'Aquila-Stemma.png L'Aquila
Amministrazione
SindacoRosanna Salucci (Lista civica Collelongo unita per il futuro) dal 1-6-2015
Territorio
Coordinate41°53′16″N 13°35′09″E / 41.887778°N 13.585833°E41.887778; 13.585833 (Collelongo)Coordinate: 41°53′16″N 13°35′09″E / 41.887778°N 13.585833°E41.887778; 13.585833 (Collelongo)
Altitudine915 m s.l.m.
Superficie54,02 km²
Abitanti1 180[1] (31-8-2018)
Densità21,84 ab./km²
Comuni confinantiBalsorano, Civita d'Antino, Lecce nei Marsi, Ortucchio, San Vincenzo Valle Roveto, Trasacco, Villavallelonga
Altre informazioni
Cod. postale67050
Prefisso0863
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT066039
Cod. catastaleC862
TargaAQ
Cl. sismicazona 1 (sismicità alta)
Nome abitanticollelonghesi
Patronosan Rocco
Giorno festivo16 agosto
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Collelongo
Collelongo
Collelongo – Mappa
Posizione del comune di Collelongo all'interno della provincia dell'Aquila
Sito istituzionale

Collelongo (Chëllonghë in dialetto marsicano[2]) è un comune italiano di 1 180 abitanti[1] della provincia dell'Aquila in Abruzzo. Fa parte del club dei Borghi autentici d'Italia[3].

Indice

Geografia fisicaModifica

Il paese è situato nella Vallelonga a quota 915 m s.l.m. tra l'area di protezione esterna del parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e la piana del Fucino. Confina con i comuni di Balsorano, Civita d'Antino, Lecce nei Marsi, Ortucchio, San Vincenzo Valle Roveto, Trasacco e Villavallelonga (AQ). A nord est del suo territorio si trova l'area d'interesse archeologico della valle di Amplero. A ovest il monte Breccioso (1974 m s.l.m.), incluso nel gruppo montuoso della Serra Lunga, separa la Vallelonga dalla valle Roveto.

Dista circa 25 chilometri da Avezzano[4], 77 dall'Aquila[4] e circa 127 da Roma[4].

StoriaModifica

Alcuni storici, come ad esempio Walter Ciancusi[5], hanno ipotizzato la nascita di questo paese intorno all'anno mille, in una diversa ubicazione da quella contemporanea: alle pendici della montagna detta "del Calvario". Prima del 1220 Collelongo disponeva di un castello alle pendici del monte, ma Federico II lo fece distruggere insieme a più di duecento altri castelli in seguito al General Parlamento di Capua.

Periodo preistoricoModifica

Le più antiche testimonianze della presenza umana nel territorio della Vallelonga e di Collelongo risalgono al periodo Paleolitico medio, circa 400 mila anni fa: sono oggetti di selce che attestano l'attività prevalentemente venatoria di popolazioni nomadi. Presenze stanziali risalgono al periodo Neolitico, circa 7.000 anni fa, di cui sopravvivono sparuti resti di villaggi, e all'Età del ferro (IX secolo a.C.-VIII secolo a.C.), di cui restano scorci delle recinzioni murarie degli “ocres”, fortificazioni rinvenute su alcuni colli, e di necropoli di tombe circolari a tumulo. Dai corredi funerari di chiaro stampo guerriero si evince che questi popoli erano in continuo conflitto tra di loro. Solo nel V secolo a.C. tutti questi "ocres", che erano comunità indipendenti ("touta") rette da magistrati della nobiltà guerriera, si riunirono sotto un'unica denominazione: i Marsi, popolo di guerrieri che dal V secolo a.C. combatterono per le potenze mediterranee[6].

I MarsiModifica

 
La necropoli di Amplero
 
Foto panoramica di Collelongo

Nel 302 a.C. i Marsi si allearono con Roma, è in quest'epoca che venne costruito il vicus di Amplero, mirabile esempio di architettura ed urbanistica di quel popolo. L'insediamento italico-romano di Amplero è l'elemento più importante del patrimonio archeologico di Collelongo. Verso la fine degli anni Sessanta il pastore contadino Vincenzo Grande scoprì casualmente reperti italici e medievali: ciò diede l'avvio alla campagna di scavi che portò alla luce i resti della civiltà Marsa e Romana disseminati lungo tutta la Vallelonga.

L'insediamento di Amplero consta di un'acropoli, un villaggio e due necropoli, con numerosi reperti di grande interesse: edifici templari, cisterne in muratura, tombe con corredi funerari. L'acropoli, che sorge sul colle La Giostra, racchiude due edifici templari, una cisterna per la raccolta di acqua piovana e una stipe votiva.

Qui sono stati rinvenuti diversi elementi artistici e religiosi, con ex voto che rappresentano quasi sempre figure femminili, o modelli di arti inferiori, nonché una statuetta raffigurante una madre che allatta il bambino, da riferirsi probabilmente ad una divinità.

Alla base del colle su cui poggia l'acropoli, in località San Castro, sorge il vicus italico-romano, fulcro della ricerca archeologica, con resti ben visibili e consistenti. È stata accertata la presenza di edifici di carattere monumentale per uso pubblico e l'esistenza di una zona, prima residenziale, poi adibita a sepoltura.

La cospicua quantità di reperti rinvenuti, soprattutto materiali edilizi, ha consentito una puntuale ricostruzione del sito nonché un'accurata disamina dello stile di vita degli abitanti del luogo. Poco distante sorge una piccola necropoli con non più di dieci tombe.

In località Cantone si trova invece la grande necropoli in uso tra il Secolo I avanti Cristo e il Secolo I dopo Cristo. Con le sue oltre cinquanta tombe, la necropoli ha fornito dati a sufficienza per ricostruire non solo lo svolgimento dei culti funerari, ma anche le caratteristiche fisiche ed antropiche degli antichi abitanti del vicus di Amplero. Fra gli oggetti di corredo funerario, oltre a numerose lapidi e steli, spicca il letto in osso[7] custodito nel museo archeologico nazionale di Chieti[8].

Questo periodo di splendore venne interrotto dalla guerra sociale del 91-87 a.C., che ridimensionò gran parte dei centri descritti. In seguito vennero costruite numerose ville della nobiltà locale e, più tardi, monumentali mausolei di età imperiale.

Da menzionare anche l'area archeologica di Fonte Jò, con reperti che si collocano nell'Età del bronzo e ruderi di un piccolo vicus italico-romano[9].

Periodo medievaleModifica

Con la fine del mondo antico il territorio della Vallelonga subisce le distruzioni legate alle invasioni barbariche, soprattutto durante la guerra Gotico-Bizantina che interessò soprattutto la Regione Valeria (537-538 d.C.). Con l'arrivo dei Longobardi (571-574 d.C.) e l'eliminazione dei superstiti esponenti della gentes locale, il territorio collassa e solo sul finire dell'VIII secolo si notano i primi segni di ripresa ad opera delle comunità monastiche farfensi e cassinesi.

Ai Longobardi è da assegnare la nascita del culto dedicato a Sant'Angelo e, quindi, anche della Chiesa di Sant'Angelo a Collelongo citata successivamente nella Bolla di Papa Clemente III del 1188[10]. Nel 774 la Marsica Longobarda (denominata Marsia nelle carte ecclesiastiche dell'epoca) viene conquistata dai Franchi di Carlo Magno pur rimanendo inserita nel Ducato di Spoleto.

A partire dal 789 abbiamo la prima documentazione sulla presenza di stanziamenti Monastici nella Vallelonga (Valle Transaquana) con la famosa Curtes di San Leucio in Moscusi di Villavallelonga, la più importante fondazione farfense della Marsica orientale dall'VIII al XII secolo.

Nell'859-860 la Marsica diventa sede di Contea autonoma (Contea dei Marsi) ad opera di Lotario I. All'opera dei monaci di Farfa (RI) si affianca quella di Montecassino con la prepositura di Santa Maria di Luco dei Marsi che dal 970 avrà controllo diretto di gran parte dei possedimenti agrari della Vallelonga e della sua terminale Valle Marculana (Prati d'Angro) con il Monastero di San Martino in Valle Transaquana e le Chiese di Santa Maria a Collelongo, San Bartolomeo in Arce e Santa Maria in Valle Marculana[11][12].

Normanni e SaraceniModifica

Nel 1076 abbiamo i primi tentativi di conquista della Marsica da parte dei Normanni che solo nel 1143 avranno la resa definitiva dei Conti dei Marsi. Della Chiesa di Santa Maria a Collelongo si fa ulteriore cenno nel 1089 e nel 1137[13].

Verso la fine dell'Alto-Medioevo la Valle Transaquana vede nascere i Castelli-recinti medievali, eretti dai Feudatari Franco-Longobardi e dai Monaci dopo le scorrerie dei Saraceni (Agareni) e degli Ungari del IX-X secolo. La Marsica, terra di frontiera, viene ora a trovarsi sui confini settentrionali del nuovo Regno Normanno d'Italia, mentre precedentemente era sui confini meridionali del ducato di Spoleto.

È proprio in un documento Normanno del 1167-1188, il Catalogus baronum, che abbiamo l'elenco completo dei Castelli della Vallelonga, inseriti nella Contea di Albe: Collelongo e Rocca de Cerri, Feudi di quattro militi di Rogerius de Albe (circa 500 abitanti)[14].

I due incastellamenti, strettamente collegati e complementari, sono riconoscibili sul costone Nord di Colle Cerri, (Rocca de Cerri), e sulla sommità di Monte Calvario (Collelongo); quest'ultimo era collegato ad una Torre avanzata sul sito dell'attuale Piazza San Rocco.

Ai due Castelli-recinti citati si affiancano le Fortificazioni Monastiche di Castelluccio-Torricelle della Valle Canale dei Cassinesi (Castello-recinto) e quella di Costa Fonte Astuni dei Farfensi (Torre-cintata). Ai Monaci Volturnensi è da assegnare il Monastero di Sant'Elia posto sopra la Fonte omonima dei Prati di Sant'Elia, di cui abbiamo, però, una documentazione dal XIV al XVII secolo come "grangia" di Sancti Johannis de Collibus e da cui provengono i resti ossei di San Deodato, ora conservati nella chiesa di San Giovanni Valle Roveto[15].

Con la Bolla di Papa Clemente III del 1188 abbiamo l'elenco delle Chiese che appartenevano alla Diocesi dei Marsi con l'esclusione dei Monasteri affiancati già descritti: San Martino in Valle Trasaccana, Sant'Angelo e Santa Maria a Collelongo, San Leucio e San Nicola in Rocca de Cerri, Sancti Laurenti nei Prati d'Angro[10]. Vi compare per la prima volta la Chiesa di Sant'Angelo, la più antica di Collelongo, distrutta dal terremoto del 1915; era nell'area della Piazza Sant'Angelo posta a monte della Chiesa Parrocchiale.

Precedentemente, nel privilegio del 1137 dell'Imperatore Lotario III a Montecassino, troviamo le Chiese Monastiche della Vallelonga: San Leucio in Muscosi, San Bartolomeo in Arce, Santa Maria a Collelongo[16]. Nel secolo XIII Collelongo e Rocca de Cerri sono inserite nella Contea di Celano ed assistono alle lotte fra il Conte di Celano e Molise Tommaso ed il Sovrano Svevo Federico II, lotte che porteranno alla distruzione di Celano nel 1223.

Agli inizi del secolo viene realizzata, per l'arredo della chiesa di Santa Maria, la tela dipinta e incollata su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino e sottostanti figure di santi[17][18].

Carlo I d'Angiò e la MarsicaModifica

 
Chiesa di Santa Maria Nuova

Il dominio Svevo termina poi nel 1268 con la battaglia di Tagliacozzo e con la fine di Corradino di Svevia. Il vincitore, Carlo I d'Angiò, divide l'Abruzzo in due Giustizieriati posti sopra e sotto il fiume Pescara con i due incastellamenti della Vallelonga, Rocca de Cerri e Collelongo, inseriti nel "Justitiariatus Aprutii ultra flumen Piscarie" come documentato dal diploma di Alife il 5 ottobre 1273[19].

Nell'ottica delle ricompense dell'Angioino Carlo I verso i suoi servitori d'arme, vediamo l'assegnazione nel 1279 al Cavaliere Francese Giovanni Matteo della quarta parte di Rocca de Cerri, Collelongo e Trasacco. Nel 1293 i due Feudi sono nelle mani di Ottone de Toucy, poi nel 1316 della Contessa Filippa di Celano. Successivamente, dal 1339 al 1343, nella Contea Albense di Oddo de Tumato e poi di Maria d'Angiò; nel 1390 Collelongo è inserita nelle Contee riunite di Albe e Celano proprietà di Luigi di Savoia, viceré d'Abruzzo e governatore de L'Aquila.

Sul finire del secolo vediamo i due feudi nella Contea di Celano sotto il Francese Ramundo d'Artus[20][21]. Nel Trecento abbiamo anche la consistenza fiscale delle sue chiese nelle decime Vaticane (tar. = "tarini", moneta dell'epoca): nel 1308 = Clerici Rocche de Cerri solvit tar. VI.; Clerici Castri Longi solverunt tar. XXVIII.

Nel 1324 sappiamo che la chiesa di Santa Maria a Collelongo era diretta dall'Abbate Rainaldo e dai clerici Pietro, Simone ed Alessandro, mentre Archipresbitero Angelo reggeva, con l'ausilio dei canonici Pietro e Odorisio, la chiesa di San Giovanni a Collelongo (sul sito dell'attuale chiesa parrocchiale); non conosciamo, invece, il nome del sacerdote che reggeva la chiesa di Sant'Angelo[22].

È questo il secolo in cui ha inizio il fenomeno del sinecismo, di concentrazione degli abitanti del territorio di Collelongo intorno alla vecchia Torre quadrata Normanna di Piazza San Rocco, Torre dotata nel Trecento della scarpa di base.

Di nessuna consistenza sono le ipotesi degli storici Marsicani del passato dell'esistenza nel territorio collelonghese degli abitati medievali di Castulo, Mensula-Mesula, Bettoria-Victorita e Sclavi: i primi due sono nel territorio di Ortucchio (Colle Castello e Misola); il terzo corrisponderebbe al contemporaneo quartiere di Santa Vittoria di Casali d'Aschi; Sclavi corrisponde al sito del vecchio Monastero di San Martino di Rosciolo, su cui venne in seguito edificata l'area cimiteriale[23]. Nel 1400 Collelongo con Rocca de Cerri rimangono inserite nella Contea di Celano con Ruggero (1400), Iacovella di Celano (1424), Odoardo Colonna (1427), Giacomo Caldora (1436), Lionello Accrocciamuro (1440), Luigi da Celano (1445), Iacovella (1447) ed infine Piergianpaolo Cantelmi, Duca di Sora e Alvito e conte di Popoli, che nel 1459 concede un privilegio alle Universitas di Collelongo e Villavallelonga[20][21].

Il documento del Cantelmi conferma l'affermarsi delle Universitas popolari nell'ambito dei nuovi borghi tardo-medievali di fondovalle. I vecchi castelli vengono totalmente abbandonati a favore degli insediamenti di pianura (ex villae e curtes) più vicini alle nuove arterie transumanti della pastorizia orizzontale diretta in Puglia (Regio Tratturo Pescasseroli-Candela), in Terra di Lavoro tra Lazio e Campania.

Agli inizi del secolo sappiamo dal Codice delle Decime della Diocesi dei Marsi che la chiesa di San Leucio era tassata di grani quartaria tria ad cuppam con il concorso dei Castri Collelongo e Rocca de Cerri. Mentre la Chiesa di San Martino de Troja era tassata per due fiorini d'oro[10]. Collelongo si racchiude, dalla seconda metà del 1400 alla prima metà del secolo successivo, con una cinta di case-mura dotata di due porte e due posterule (anguste porte d'accesso), le torrette rompitratta semicircolari, un bastione angolare rotondo sul versante est e la torre quadrata di piazza San Rocco in funzione di mastio affiancata al palazzo baronale.

Nell'interno le chiese di Sant'Angelo e San Giovanni, mentre l'antica chiesa Cassinese di Santa Maria (Santa Maria extra moenia) diventa chiesa Sepolcrale e viene circondata da difese murarie proprie costituendo una Torre-cintata avanzata. Ad Amplero sono presenti le chiesette rurali di Sancti Casti e Sant'Elia; dalla prima ha origine l'attuale toponimo di "San. Castro".

Le locali Universitas sono rette da quattro Massari eletti ogni anno da un Consiglio di Deputati nominati dall'Arengo dei capifamiglia del paese. Nella seconda metà del 1400 Collelongo e Villavallelonga sono Feudi dei Piccolomini a partire dal 1464 con Antonio Piccolomini, poi con Alfonso II, Innico, Costanza, Giovanni Silveri ed infine dai Piccolomini ai fratelli Carlucci di Marano-Magliano dei Marsi che nel 1571 restaurano ed ingrandiscono il Palazzo Baronale di Collelongo.

Con i Piccolomini i due centri della Vallelonga diventano sede di un marchesato autonomo indipendente dalla Contea di Celano. Sul finire del cinquecento, Bartolomea Carlucci, marchesa di Collelongo, sposa Clemente Sannesio ed alla sua morte, avvenuta nel 1649, il marchesato passa ai Sannesi fino al 1654.

È in età Rinascimentale, nella seconda metà del Cinquecento, che la trecentesca chiesa di San Giovanni viene trasformata in nuova chiesa parrocchiale col nome di Santa Maria Nova; anche Santa Maria Nova viene ampliata nel 1557[24].

Età modernaModifica

 
Veduta notturna della torre baronale e della chiesa di San Rocco

Il 1600 vede il paese di Collelongo superare immune la famosa peste del 1656 che ridusse al minimo gli abitanti di Villavallelonga e degli altri paesi della Marsica. È questo il periodo in cui viene edificata, fuori dalle mura, la chiesa di San Rocco, santo che viene proclamato patrono del paese. I Francescani, invece, nel 1630 prendono possesso della vecchia chiesa monastica di Santa Maria, ora detta Santa Maria a Monte, e vi affiancano un loro convento.

Nello stesso secolo si inasprivano i conflitti con le Universitas vicine per il possesso dei territori di confine, soprattutto con Villavallelonga e Trasacco, problemi nati già nel Cinquecento. A questi conflitti antichi (guerre fra poveri) si aggiunsero quelli dal Settecento fino al nostro secolo con i vicini centri di Balsorano, San Vincenzo Valle Roveto, Civita d'Antino ed Ortucchio[21]. Nel secolo successivo, dal 1724, il Marchesato passa ai Sacrati e nel 1752 ai Pignatelli che lo tennero fino al 1806, anno dell'abolizione della feudalità nel Regno di Napoli.

L'ultimo feudatario di Collelongo e Villavallelonga fu, quindi, il Marchese Cesare di Giovanbattista Pignatelli. Nei secoli XVII e XVIII Collelongo vede l'emergere dei ricchi latifondisti Floridi e Botticelli che, insieme ad altri professionisti come i Rossi e i Fiore, furono i soli locati a potersi permettere, in forme private, la grande transumanza pastorale orizzontale verso la Puglia e la Campania.

I loro palazzi si ergono nell'interno della cerchia muraria con considerevoli altezze, ora dimezzate dal terremoto del 1915: i Floridi edificano, in occasione del Giubileo del 1700, una cappella privata dedicata alla Madonna del Rosario, ora sede del Sacrario ai Caduti di tutte le guerre.

La stessa chiesa parrocchiale è ingrandita ed abbellita nel 1746[25]. Dal confronto con Villavallelonga, Collelongo sembra avere, dal XVII al XVIII secolo, un'economia mista basata sia sull'agricoltura che sull'allevamento, mentre la vicina università è orientata verso una esclusiva attività pastorale.[20]

Età contemporaneaModifica

Il brigantaggioModifica

 
Veduta da piazza San Rocco

L'Ottocento vede Collelongo, ora libero municipio, interessato dalle "vendite" carbonare e dal vasto fenomeno del brigantaggio. Nel paese era presente la vendita detta I figli di Socrate con il Gran Maestro Vincenzo Floridi e 35 aderenti[26]. Intorno alla metà del secolo operavano nell'area le bande dei briganti Chiavone, Mattei e Capoccia che funestarono la Vallelonga fino al 1870[20][27]. A metà del secolo la chiesa parrocchiale di Santa Maria Nova, viene ampliata ulteriormente con l'aggiunta della terza navata laterale destra ed il campanile impostato su una torretta rompitratta delle mura. Con il prosciugamento del Fucino l'attività della transumanza entra in crisi ed anche i terreni agrari della Vallelonga perdono di competitività rispetto alle nuove terre emerse.

A questa crisi dei paesi di montagna si aggiunge anche l'opera distruttiva della natura con il terremoto del 1915 che distrusse i centri storici e provocò la morte di 96 persone a Villavallelonga e solo 5 a Collelongo. Al sisma si aggiunsero i morti della prima e della seconda guerra mondiale e il fenomeno dell'emigrazione iniziato già sul finire dell'Ottocento.

Solo con l'assegnazione di parte delle terre del Fucino nel 1954 da parte dell'Ente per la valorizzazione del Fucino ha inizio un fenomeno di timida rinascita economica della Vallelonga grazie anche allo sfruttamento dei boschi ed alla presenza del Parco Nazionale d'Abruzzo. Nel 1968 iniziano i primi scavi da parte dell'università di Pisa ad Amplero continuati fino al 1987, i cui risultati scientifici insieme al letto in osso vennero presentati nel 1989 durante una mostra al palazzo Botticelli[28].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Torre baronale di Collelongo
 
Palazzo Botticelli

Architetture religioseModifica

Chiesa di Santa Maria Nuova
Chiesa parrocchiale a tre navate con ingressi sul lato longitudinale: un portale è datato 1746, mentre sui lati vi sono due steli-porta delle necropoli romane della Vallelonga. Sulla facciata si notano gli attacchi murari della primitiva e piccola chiesa trecentesca dedicata a san Giovanni ad unica navata con ingresso verso oriente. L'ultima fase di ampliamento della chiesa risale alla metà del XIX secolo, mentre il contemporaneo aspetto è dato dal restauro successivo ai danni del terremoto del 1915. Nell'interno, oltre ad un organo del 1745, restaurato e impreziosito nel 1883 dall'organaro romano Tommaso Vayola[29], si trovano numerose opere d'arte. Sulla navata laterale sinistra i resti di un affresco della fine del cinquecento con san Bernardino da Siena in atto di adorare la Madonna e una pala d'altare con san Michele Arcangelo di Mario Ceroli. Sulla navata laterale destra un altare del 1790 con statua in pietra di sant'Antonio datata 1642, una pala d'altare di sant'Antonio di Riccardo Tommasi Ferroni e una statua lignea di san Rocco del 1850, opera di Piero Guccione intitolata Lo sguardo di San Rocco. Le formelle della via crucis sono di Francesco Sansone.
Chiesa di San Rocco
Situata di fronte alla torre baronale c'è la chiesa di epoca seicentesca, eretta dai Botticelli dopo la peste del 1656. Rimaneggiata dopo i lavori post terremoto del 1915.
Chiesa di Santa Maria delle Grazie
Risalente al X secolo, risulta citata nella Chronica monasterii Casinensis di Leone Marsicano. Nel 1089 venne donata dal conte dei Marsi Gentile di Baldovino al monastero di Santa Maria di Luco[30]. Ampliata nel corso del XVI secolo venne gravemente danneggiata dal sisma del 1915. Successivamente restaurata è situata nell'area montana del borgo[31].
Chiesa della Madonna del Rosario
Situata alle porte del paese è conosciuta anche come Cappella dei Floridi. Venne eretta in occasione del giubileo dell'anno 1700. Ospita il sacrario dei caduti di tutte le guerre[32][33].

Architetture civiliModifica

  • Sulle mura si aprivano due porte principali sull'asse longitudinale nord-est sud-ovest e due posterule (piccole porte d'accesso) sull'asse trasversale: in alto la prima porta nelle adiacenze della torre e del palazzo baronale; in basso la porta Jò ancora evidente e con vicino portale tardo-gotico datato 1523; la posterula di balzo Piccione, datata 1578 e posta vicino alla chiesa parrocchiale; l'altra posterula si trova sul fianco destro di palazzo Botticelli.
  • Delle dimore nobiliari delle grandi famiglie di Collelongo rimangono, anche se ridotti rispetto alle loro originarie dimensioni, i palazzi dei Floridi e dei Botticelli, visibili nelle loro sistemazioni ottocentesche. Palazzo Floridi vicino a piazza Sant'Angelo con portale datato 1546 e palazzo Botticelli, ricostruito a cominciare dal 1989 in parziali forme moderne su progetto dell'architetto Carlo Scoccia[34]. Internamente ospita un centro culturale polivalente con il teatro di 130 posti, intitolato a Carmine Cianfarani, e il museo civico archeologico. Alcuni spazi interni sono decorati da alcuni affreschi realizzati dal pittore Fabio Rieti dedicati all'emigrazione[35]. In quest'ultimo palazzo è esposta la copia del letto in osso della valle di Amplero realizzata dai Fratelli Fubelli di Roma. Altri affreschi di Fabio Rieti sono stati realizzati tra il 1988 e il 2013 sulle facciate delle abitazioni del centro storico.
  • Nelle vicinanze dell'ottocentesca piazza San Rocco è visibile la fonte vecchia del 1862, ornata da mascheroni realizzati da Francesco Sansone.
  • Il centro storico di Collelongo si presenta con una pianta ovoidale disposta su leggero pendio con una disposizione urbanistica tipica dei borghi di fondovalle dell'età tardo-medievale. La difesa era affidata a case-mura con muro esterno in opera incerta con scarpa alla base e torrette rompitratta circolari (dette "torretta del campanile"). Sul versante ovest le difese murarie erano rafforzate dal fossato di Rio, ora balzo Piccione, mentre su quello est, più esposto all'attacco, si nota un evidente rafforzamento data la presenza del largo bastione angolare a pianta circolare di via San Rocco inferiore, probabilmente rafforzato da un altro, non più visibile, posizionato vicino alla porta Jò.
  • Sede municipale, nella cui sala consiliare è esposta la pala d'altare della Madonna, opera di Luciano Ventrone.

Architetture militariModifica

Torre Baronale
Adeguata a mastio dell'abitato nel XVI secolo, la struttura originaria risale all'XI secolo. Situata sulla sommità di piazza San Rocco, la vecchia torre quadrata normanna (metri 7,60 x 8,20), rimaneggiata a cominciare dal XIV secolo, è affiancata dal palazzo baronale[36].

MonumentiModifica

  • Fonte Vecchia, fontanile realizzato nella seconda metà del XIX secolo. Le sculture decorative sono opera di Francesco Sansone[37].

Siti archeologiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Valle di Amplero.
 
Valle di Amplero
Valle di Amplero
Area d'interesse archeologico situata a nord est del paese. Gli scavi effettuati dall'Università di Pisa a cominciare dal 1968 hanno fatto tornare alla luce numerosi resti del vicus e dei centri fortificati risalenti tra il IV e il III secolo a.C. Di particolare interesse la necropoli di località La Giostra, situata nella piccola valle del Cantone, tra Amplero e la piana del Fucino. Il letto in osso e parte della scultura italica denominata "Gambe del Diavolo" sono esposti presso il museo archeologico di Chieti[38].

Aree naturaliModifica

  • Parco comunale Villabella, area verde situata nella parte alta del paese realizzata negli anni sessanta[39].
  • Prati di Sant'Elia
  • Forchetta Morrea
  • Forca Casale
  • Serra Longa
  • Aranello e Valle di Amplero

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[40]

 

Tradizioni e folcloreModifica

 
La statua di Sant'Antonio abate circondata dalle arance; a destra un abito tradizionale
 
Le conche rescagnate
  • 16 e 17 gennaio: festa di sant'Antonio abate, il cui culto risale localmente al XVII secolo[41]. La festa inizia nel pomeriggio del 16 gennaio. In serata c'è l'accensione delle grandi torce in legno di quercia alte oltre 5 metri che ardono durante tutta la notte. Contemporaneamente in alcune case del paese, allestite per l'occasione con arance e altre icone del santo, viene posta sul fuoco la "cuttora" (o "cottora"), un paiolo nel quale viene messo a bollire il granturco, le cicerchie o i "cicerocchi" (ceci rossi) raccolti durante l'anno. La sera viene preparata la "pizza roscia", una pizza cotta sotto la cenere composta da un impasto di farina di grano e di mais, condita con salsicce, ventresca e cavolo ripassato in padella. Alle 21 una fiaccolata, accompagnata da fisarmonicisti e cantanti che intonano la canzone popolare del santo, segue il parroco del paese a benedire le case ove, sopra il fuoco del camino, fuma per tutta la notte la cuttora. Chiunque entra nella cottora, fa gli auguri alla famiglia che la gestisce e gli viene offerto vino, companatico, mais bollito condito con olio e peperoncino, e dolci. Per tutta la notte, fino al mattino, il paese è animato da gente che canta, suona e gira di cuttora in cuttora. All'alba del 17 gennaio l'accensione dei petardi annuncia la sfilata delle "conche rescagnate" (ovvero addobbate): si tratta di conche in rame, una volta usate per attingere l'acqua alla fonte, che dotate di luci e sormontate da scene di vita contadina, vengono portate in sfilata dai giovani del paese vestiti con i tradizionali costumi popolari. Dopo la messa mattutina viene donato il mais benedetto per distribuirlo agli animali domestici. La festa si conclude nel pomeriggio con i classici giochi popolari[42][43].
  • 24 giugno: festa di san Giovanni Battista. I ragazzi innamorati donano le rose alle belle ragazze del paese, mentre a quelle ritenute "non belle" vengono donate piccole croci realizzate con erba di Cicuta[44].
  • 16 agosto: festa patronale di san Rocco[45].
  • 7 dicembre: rito denominato "J favore" risalente al 1855 un anno dopo la proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione da parte di Papa Pio IX. Il falò acceso davanti la chiesa di Santa Maria Nuova e le preghiere delle donne caratterizzano la festa religiosa[46].

CulturaModifica

MuseiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo civico archeologico (Collelongo).

Il museo civico archeologico di Collelongo è ospitato nel palazzo Botticelli. Il polo museale presenta due sezioni, quella storico-archeologica istituita nel 1985 e quella etnografica inaugurata nel 1999.

Infrastrutture e trasportiModifica

StradeModifica

La strada provinciale n. 19 Ultrafucense collega Collelongo a sud con Trasacco ed Avezzano, a nord con Villavallelonga.

AmministrazioneModifica

Sul sito del Ministero dell'Interno sono disponibili i dati di tutte le elezioni amministrative di Collelongo dal 1985 ad oggi[47].

Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
13 giugno 2004 31 maggio 2015 Angelo Gualtiero Salucci Lista civica Lavoriamo insieme per Collelongo Sindaco
1º giugno 2015 in carica Rosanna Salucci Lista civica Collelongo unita per il futuro Sindaco

GemellaggiModifica

Collelongo è gemellato con:

SportModifica

CalcioModifica

La A.S.D. Vallelonga, nata dalla fusione tra la Folgore Collelongo e il Villavallelonga Calcio, ha militato nei tornei dilettantistici regionali[49].

PodismoModifica

Nella seconda domenica di maggio a Collelongo viene organizzata l'Ecomaratona dei Marsi, competizione podistica sulla classica distanza dei 42,195 km. La gara podistica di importanza nazionale parte da un'altitudine di 915 m s.l.m. per salire prima a quota 1.500 di Forchetta Morrea e poi a 1.700 della "Guardiola" di monte Colubrica[50][51].

NoteModifica

  1. ^ a b Dato Istat Bilancio demografico anno 2018 (dati provvisori) - Collelongo
  2. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, Garzanti, 1996, p. 220.
  3. ^ Collelongo (Abruzzo), Borghi Autentici d'Italia. URL consultato il 1º marzo 2019.
  4. ^ a b c Distanza fornita da Google Maps: Percorso più veloce.
  5. ^ Walter Cianciusi, Collelongo: Abruzzo ulteriore II, Edigrafital, Sant'Atto (Teramo), 1972 (Estratto)
  6. ^ Siti archeologici d'Abruzzo, InAbruzzo. URL consultato il 7 agosto 2018.
  7. ^ Il sonno degli Avi, Terre Marsicane. URL consultato il 12 luglio 2016.
  8. ^ Chieti. Museo Archeologico Nazionale d'Abruzzo, Turismo-hd.it. URL consultato il 12 luglio 2016 (archiviato dall'url originale il 6 agosto 2016).
  9. ^ Amplero area archeologica, Comune di Collelongo. URL consultato il 20 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2015).
  10. ^ a b c Di Pietro, 1869.
  11. ^ Leone, 1980, lib. II, 7; Lib. III, 61.
  12. ^ Il periodo medioevale, Comune di Collelongo. URL consultato il 20 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2015).
  13. ^ Leone, 1980, lib. II, 14; Lib. III, 61.
  14. ^ Jamison, 1972.
  15. ^ Giuseppe Grossi, San Giovanni (San Giovanni Vecchio), Terre Marsicane. URL consultato il 7 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2017).
  16. ^ Gattola, 1734.
  17. ^ Periodo Normanno e Saraceno, Comune di Collelongo. URL consultato il 20 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2015).
  18. ^ Periodo Normanno e Saraceno, Comune di Villavallelonga.
  19. ^ Faraglia, 1892.
  20. ^ a b c d Palozzi, 1982.
  21. ^ a b c Belmaggio, 1994.
  22. ^ Sella, 1936.
  23. ^ Giuseppe Grossi, Il periodo Medievale, Terre Marsicane. URL consultato il 7 agosto 2018.
  24. ^ Chiesa di Santa Maria Nuova Collelongo, Le chiese delle diocesi italiane. URL consultato il 17 febbraio 2018.
  25. ^ Età moderna, Comune di Collelongo. URL consultato il 20 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2015).
  26. ^ Brigantaggio a Collelongo, Collelongo.com.
  27. ^ Cianciusi, 1972.
  28. ^ Storia di Collelongo, Terre Marsicane.
  29. ^ Organo della chiesa di S. Maria Nuova, Regione Abruzzo. URL consultato il 3 marzo 2017.
  30. ^ Anton Ludovico Antinori, Annali degli Abruzzi, VI, Bologna, Forni Editore, 1971.
  31. ^ Chiesa di Santa Maria delle Grazie, BeWeB. URL consultato il 3 marzo 2017.
  32. ^ Arte e cultura, Comune di Collelongo. URL consultato il 20 febbraio 2015 (archiviato dall'url originale il 20 febbraio 2015).
  33. ^ Chiesa dei Caduti, Italia Virtual Tour. URL consultato il 3 marzo 2017.
  34. ^ Deliberazione della giunta comunale n. 31 del 6-3-1989. Atto del consiglio comunale n. 49 del 28-3-1989.
  35. ^ Palazzo Botticelli, Pro Loco di Collelongo. URL consultato il 31 maggio 2018.
  36. ^ Torre Baronale, Comune di Collelongo. URL consultato il 3 marzo 2017.
  37. ^ La Fonte Vecchia, Italiavirtualtour.it. URL consultato il 16 aprile 2017.
  38. ^ Amplero, Regione Abruzzo. URL consultato il 3 marzo 2017 (archiviato dall'url originale il 4 febbraio 2017).
  39. ^ Parco Comunale Villabella, Italiavirtualtour.it. URL consultato il 16 aprile 2017.
  40. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  41. ^ Pierluigi Palladini, La notte di Sant'Antonio. Da Coma in Egitto a Collelongo. I misteri e il fascino del santo della gente, Marsica Web. URL consultato il 17 gennaio 2019.
  42. ^ Sandro Valletta, Festa di Sant'Antonio abate, Terre Marsicane, 13 gennaio 2013. URL consultato il 14 gennaio 2018 (archiviato dall'url originale il 14 gennaio 2018).
  43. ^ Festa di Sant'Antonio Abate con le cottore, i cicirocchi e le ragazze rescagnate, MiBACT. URL consultato il 15 gennaio 2018.
  44. ^ Festa di San Giovanni, MiBACT. URL consultato il 14 gennaio 2018.
  45. ^ Noemi in concerto a Collelongo, Abruzzo News. URL consultato il 6 agosto 2018.
  46. ^ I Favore, MiBACT. URL consultato il 15 agosto 2018.
  47. ^ Archivio storico delle elezioni, Ministero dell'Interno.
  48. ^ Comité des jumelages de Clapiers, Ville-Clapiers.fr.
  49. ^ A.S.D. Vallelonga, Figc Abruzzo.
  50. ^ Ecomaratona dei Marsi, Pro Loco di Collelongo.
  51. ^ Ecomaratona ed Archeorun dei Marsi, Ecomaratona dei Marsi.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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