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Colori e simboli del Bologna Football Club 1909

Iconografia sportiva

1leftarrow blue.svgVoce principale: Bologna Football Club 1909.

Franco Battisodo indossa la classica divisa del Bologna: maglia palata rossoblù con pantaloncini bianchi

Questa voce raccoglie le informazioni riguardanti i colori e simboli del Bologna Football Club 1909, società calcistica per azioni italiana con sede a Bologna.

DiviseModifica

«La maglia del Bologna è diventata piano piano sempre più nostra: è diventata un simbolo. Con il suo rosso che è il colore dell'amore, della passione, del sangue inteso come vita, dell'energia. Con il blu che è il colore del cielo, del mare, dell'infinito, della purezza, oserei dire il colore dell'immortalità.[1]»

(Luca Carboni)
 
Una formazione nella stagione 1971-72 indossante la seconda divisa sbarrata, tra le più iconiche della storia del club

Il Bologna Football Club 1909 sin dalla data della propria fondazione ha adottato come colori sociali il rosso e il blu. La prima maglia del Bologna, nel 1909, era a quarti rossi e blu, riproducendo la divisa del collegio svizzero Schönberg di Rossbach.[2] Nel 1910 il club si dissociò dal circolo e le maglie da gioco furono modificate con pali verticali rossoblù.[3] Questo tipo di disegno è rimasto praticamente immutato nel tempo, tranne che per la variazione annuale nella larghezza delle bande.

Un'importante eccezione fu quella del 1925: in quell'anno il Bologna vinse il suo primo scudetto indossando nella terza finale di Lega Nord un'inedita maglia verde. Tale divisa, la terza indossata durante la stagione, dopo la bianca a bande orizzontali rossoblù, messa da parte dopo la sconfitta casalinga nella prima finale del campionato 1924-1925, fu scelta dall'allora dirigente Enrico Sabattini, per imitazione di quella del Rapid Vienna, che, secondo le sue parole, «...alcuni anni prima scese allo Sterlino e lasciò in tutti una grande impressione di possanza e di invincibilità. Ebbene sia il verde, il colore della speranza, quello che possa dare al Bologna lo Scudetto». In realtà il cambio di divisa fu anche suggerito dal caldo, che in quei giorni di giugno si faceva particolarmente sentire; la nuova maglia perciò fu di cotone leggero verde scuro, con bordi e calzoncini neri.[4]

Nei decenni successivi la maglia verde fu alternata a quella bianca — spesso con sbarra rossoblù — come seconda divisa. Il suo ultimo utilizzo risale agli anni 1980.[5] Nel 1934 la divisa verde fu indossata dalla Sampierdarenese in uno spareggio-promozione giocato contro il Bari sul campo neutro di Bologna: i liguri giocarono infatti con una muta di maglie verdi donata dal presidente del Bologna Dall'Ara, visto che entrambe le squadre si erano presentate in divisa bianca. A fine anni 1990, la prima maglia subì alcune leggere modifiche, come nelle stagioni 1998-1999 e 1999-2000, quando le strisce rossoblù più laterali (non quindi le due centrali) si dipartivano dal colletto invece che dalle spalle.[6] Nella stagione 2000-2001 fu adottata una prima maglia con due sole larghe strisce, una rossa e una blu, con i bordi bianchi.[7] Tra le divise da trasferta va ricordata quella adottata a partire dagli anni 1950, che presenta una maglia a sfondo bianco con due bande diagonali – una rossa e una blu – che partono dalla spalla sinistra, più eventuali altri profili rossoblù.[8] Poche sono state le variazioni negli anni a seguire.

Negli anni recenti è stata introdotta anche la terza maglia, destinata a essere usata soprattutto nelle coppe europee, solitamente a sfondo giallo o dorato con profili rossoblù. Nella stagione 2011-2012 per questa maglia viene scelto il colore celeste, in omaggio alla nazionale dell'Uruguay, un modo per celebrare lo storico legame tra il club bolognese e il paese sudamericano, che ha fornito alla società rossoblù il maggior numero di giocatori stranieri nel corso della sua storia.

Un altro cambiamento ci fu nella stagione 2016-2017, nella quale fu adottato per la seconda divisa un insolito colore giallo fosforescente o evidenziatore, apparso solo in alcune delle terze maglie in anni precedenti.[9] Fu scelto in quanto alla maglia gialla era legato il ricordo della stagione 1998-1999, quando il Bologna arrivò in semifinale di Coppa UEFA e di Coppa Italia.[10]

Prima divisaModifica

1909-1910
Anni 1910
Anni 1920
1925-1926
1929-1930
Anni 1930
1936-1937
1941-1942
1950-1951
1952-1956
1963-1964
1964-1965
1965-1970
1970-1971
1974-1975
1978-1979
1980-1981
1984-1986
1986-1987
1987-1988
1988-1989
1996-1998
1998-1999
1999-2000
2000-2001
2001-2002
2002-2003
2005-2006
2008-2009
2009-2010
2010-2011
2011-2012
2012-2013
2013-2014
2014-2015
2015-2016
2016-2017
2017-2018
2018-2019
2019-2020

Seconda divisaModifica

Anni 1910
1920-1921
1924-1925
Anni 1920
1925-1926
1929-1930
1932
1936-1937
Anni 1940
1941-1942
1952
1959-1960
1963-1964
1964-1965
1964-1967
1967-1970
1970-1971
1974-1975
1976-1978
1978-1981
1980-1982
1982-1983
1984-1986
1986-1987
1987-1990
1990-1991
1995-1996
1996-1997
1997-1998
1998-1999
1999-2002
2002-2003
2005-2006
2008-2009
2009-2010
2010-2011
2011-2012
2012-2013
2013-2014
2014-2015
2015-2016
2016-2017
2017-2018
2018-2019
2019-2020

Terza divisaModifica

1970-1971
1988-1989
1999-2000
2000-2001
2001-2002
2005-2006
2008-2009
2009-2010
2010-2011
2011-2012
2012-2013
2013-2014
2014-2015
2015-2016
2016-2017
2017-2018
2018-2019
2019-2020

Divise specialiModifica

Centenario 2009-2010
Earth Day 2012-2013

Modifica

 
La formazione del Bologna nella stagione 1978-79, nella quale la squadra indossò delle casacche prodotte da Admiral, primo sponsor tecnico

Di seguito la cronologia di sponsor tecnici del Bologna.[11]

Cronologia degli sponsor tecnici

StemmiModifica

 
Bandiera della città di Bologna, ripresa negli stemmi societari

Lo stemma riporta in alto, in bianco su sfondo blu, le iniziali di Bologna Football Club (BFC) e l'anno di fondazione (1909). Sulla sinistra sono riportate le strisce con i colori sociali rossoblù, sulla destra è riportata una croce rossa bordata di blu su sfondo bianco che richiama la bandiera cittadina; tutto questo circondato da un bordo color platino.[16]

Lo stemma originario è caratterizzato da un abbinamento di colori blu scuro e rosso; lo stile dei caratteri nella scritta BFC presente sulla sommità, riporta alla grafica dell'Art Nouveau, tipica del primo decennio del Novecento.[17] Si narra che l'autore del logo sia stato lo stesso Arrigo Gradi, tuttavia nessuna fonte documentale dell'epoca ha mai confermato questa teoria.[18]

Il logo del Bologna fece apparizioni saltuarie sulla maglia, fin dalle origini: durante i tornei di sospensione bellica dovuta alla Prima guerra mondiale, lo stemma compariva a volte solamente sulla maglia del portiere; in seguito, alla ripresa dei campionati e nei primi anni 1920, il logo apparve esclusivamente sulla seconda maglia bianca;[19] così come nel 1932, quando riapparve sempre sulla seconda maglia bianca a fascia orizzontale rossoblù, con il nuovo acronimo BSC (Bologna sezione calcio), a celebrare la Bologna Sportiva voluta da Leandro Arpinati, la cui sezione calcio proprio in quella stagione faceva il suo esordio nella prestigiosa Coppa dell'Europa Centrale.[20] Da quel momento in poi, una lunghissima assenza del logo sulle maglie del Bologna; venne reintrodotto solo nella stagione 1988-1989, con il ritorno in serie A del club dopo sei lunghi anni.[21]

Nel 1992-1993 il Bologna fallisce e il logo subisce una prima variazione storica: la nuova blasonatura societaria presenta un'aggiunta di carattere subito sotto la scritta BFC: la scritta 1909, che rappresenta l'anno di fondazione societario e anche la nuova denominazione adottata dopo il fallimento.[22]

A partire dalla stagione 2001-2002, il logo subisce un restyling radicale: il rosso e il blu cambiano tonalità; il blu navy diventa quasi azzurro; i caratteri dell'acronimo subiscono una stilizzazione importante e il loro colore cambia da oro al bianco; un bordo azzurro viene aggiunto come contorno alla croce rossa in campo bianco, il simbolo originario della città di Bologna.[23]

Il 2009 è l'anno del centenario del club, e per l'occasione la società commissiona all'agenzia Sdbadv[24] il logo ufficiale che accompagnerà l'intera annata e tutte le celebrazioni correlate. Il marchio, che venne apposto sulla maglia assieme a quello tradizionale, riprendeva nei caratteri l'insegna della antica birreria Ronzani, nei cui locali, cento anni prima, venne fondato il Bologna F.C. dai venticinque soci originari, tra cui Louis Rauch, Emilio Arnstein, Arrigo Gradi e Antonio Bernabéu.[25] Oltre ai caratteri ispirati alla birreria Ronzani, il logo era contornato da un doppio cerchio rosso e blu mentre all'interno degli zeri di "100" erano racchiusi lo stemma del Bologna e un pallone di cuoio d'antan, come si usava agli albori del calcio del Novecento.[26]

Nel 2018 un nuovo restyling lo cambia sostanzialmente solo a livello cromatico. L'oro acceso viene sostituito da un grigio platino che verrà richiamato anche in altre rifiniture legate ai colori del club, per esempio sul sito web ufficiale;[27] vengono anche aggiornati i colori interni al logo: cambia molto il blu che torna al classico e viene rimpiazzato da una tendenza di blu simile al navy; si scurisce un poco anche il rosso, anche per abbinarlo perfettamente col colore adiacente.[27]

EvoluzioneModifica

InnoModifica

Il testo del primo inno del Bologna F.C.

Di seguito il testo del primo inno del Bologna, composto da Giannino Tonelli e Vittorio Ortali nel 1912:

«Il vessillo rossobleu la vittoria ci darà per i nostri hip hip hip per i nostri hip hurrà.

Siamo undici bei fiori delle donne siam gli amori del football giocatori e sempre vincitori.

Noi siam gli allievi della vittoria noi siam la gloria del nostro club.

Pieghiamo il vessillo di ogni club rivale viva le nostre ball e i nostri hip hurrà.

Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa hip hip hurrà. (ripetuto).»

Il primo esempio di inno del Bologna risale agli anni 1910. Esattamente nel 1912, Giannino Tonelli e Vittorio Ortali, frequentatori del Bar Libertas in via Ugo Bassi n. 13, la seconda sede sociale del Bologna dal 1910 al 1918, composero un inno in cui una frase, che venne adattata a refrain musicale, divenne per tanti anni un richiamo identificativo del Bologna da parte di tifosi e media: «Il Bologna è uno squadrone che tremare il mondo fa!». Di questa canzone — e di questo motto, che si crede erroneamente risalente agli anni 1930 —, caduta in disuso per decenni, si conosceva il testo e il titolo ma non lo spartito musicale — che fu scoperto casualmente nel 2011 —, se ne fece un arrangiamento delle prime note.[28]

Solo negli anni 1970 si ritorna a parlare di canzoni del Bologna calcio; il brano Alè Alè Forza Bologna del quartetto Passarini fu la prima a venir suonata allo stadio, venendo poi sostituita nel 1976 con la canzone di Dino Sarti Bologna campione che venne trasmessa allo stadio nelle stagioni successive, ma a causa dei risultati deludenti della squadra il disco, ritenuto scarsamente propiziatorio, venne abbandonato.[29]

 
I cantautori bolognesi Gianni Morandi, Andrea Mingardi, Lucio Dalla e Luca Carboni, autori dell'inno Le tue ali Bologna

Dell'inno non se ne parlò più fino al 1988, con la canzone Le tue ali Bologna, scritta e cantata da Andrea Mingardi, assieme a Luca Carboni, Gianni Morandi e Lucio Dalla. Con il passare degli anni, anche Paolo Mengoli con la canzone Il sogno continua contribuì ad arricchire il repertorio di inni sul Bologna, ma fu un'altra canzone di Mingardi, Cuore rossoblù, a venir scelta dalla società come canzone ufficiale, facendola suonare dagli inizi degli anni 1990 fino al 2012 quando ritornò a suonare allo stadio Le tue ali Bologna, in seguito alla morte di Dalla.[28]

Con gli anni, sono stati scritti anche stornelli inventati e cantati dalla tifoseria nonostante non siano mai stati utilizzati dalla società, come per esempio La marcia del tifoso di Angelo Manfredini, il Bologna Rossolbu di Leonildo Marcheselli con il Coro Stelius e la Banda Puccini del 1974[30], Il Samba del Tifoso del 1975 scritta e cantata da Mario Medici assieme Dino Sarti e Fede Rossoblù, del 2001, degli Skiantos.[31]

IconografiaModifica

 
Il veltro nella sua variante più famosa in una xilografia del 1658: il greyhound

All'inizio dei primi anni 1920, il Bologna non era ritratto nell'iconografia e nel bestiario del massimo campionato; non aveva un animale simbolo a cui fare riferimento. La carta stampata si rivolgeva al Bologna evocando i classici simboli cittadini, oppure ai colori sociali o al santo patrono. Poi, sempre nei primi anni 1920, quando il Bologna sotto la guida di Hermann Felsner approdò alla finale di Lega Nord nella stagione 1920-1921, stupendo tutti con un gioco veloce, fantasioso e ricco di preziosismi tecnici,[N 1] il giornalista Bruno Roghi colmò la mancanza: il Bologna divenne "veltro" e, di riflesso, i suoi giocatori i "veltri". Il veltro non era altro che un veloce cane da caccia dell'antica famiglia dei levrieri, che comprendeva il noto greyhound inglese. Ben presto il nomignolo conquistò le prime pagine di tutti i quotidiani nazionali, e anche il Bologna entrò a far parte del bestiario del massimo torneo calcistico italiano. Il Bologna non associò mai ufficialmente l'immagine al club, né lo usò come stemma o logo su una qualsiasi divisa di gioco.

«Al tempo in cui la zoologia aveva cominciato a prestare i suoi nomi simbolici ed emblematici alle squadre di calcio, deducendoli dalle varie e contrastanti prerogative delle squadre stesse, il Bologna s'era preso il qualificativo di "Veltro". Gusto della preda, velocità, snellezza, eleganza.»

(Bruno Roghi)
 
Balanzone, campione d'Italia 1928-1929, si fa cucire lo scudetto al petto

Altra icona legata a doppio filo al Bologna è quella del dottor Balanzone. Celebre e antica maschera della commedia dell'arte risalente al 1600, il Balanzone calcistico, disegnato superbamente da Carlin nei primi anni 1920, aveva tratti caratteristici ed esilaranti: oltre all'immancabile cappello a feluca, alla maschera che gli copriva parzialmente il volto rubizzo e pasciuto, al bianco collare e agli occhiali con lenti spesse, al posto della classica toga da dottore indossava la maglia a strisce rossoblù del Bologna. Ritratto perennemente sovrappeso e gaudente — come "grassa" è la sua città di provenienza —, ma allo stesso tempo austero e cattedratico, non esitava a farsi vanto delle sue conquiste e vittorie calcistiche. A fargli da contraltare, non gli scherzi e le randellate di Fagiolino (altra celebre maschera bolognese del teatro dei burattini, tutta brio e monellerie), ma i protagonisti del campionato italiano di calcio.[32]

Molto famose le vignette di Carlin ai tempi delle finali contro il Genoa del 1925: Balanzone e la caricatura di Renzo De Vecchi si sorreggono a vicenda, stremati dalle fatiche del campionato terminato a estate inoltrata;[33] oppure, sempre durante le cinque finali del campionato del 1925, De Vecchi che chiede a Balanzone a proposito del titolo di Lega Nord che portava alla finale scudetto contro la vincitrice della Lega Sud: "dì, Balanzon, e se lo giocassimo alla morra?";[33] o ancora, durante il campionato 1935-1936 (il Bologna interruppe quell'anno il quinquennio di vittorie della Juventus), un Balanzone affannato si terge il sudore dalla fronte inseguito da Rosetta per le gradinate del Littoriale, con quest'ultimo che gli intima: "bada di non inciampare, perché adesso di juventini ne troverai dappertutto!".[34] Naturalmente non solo Carlin disegnò il Balanzone bolognese, ma anche tanti altri artisti negli anni ne fecero il simbolo Rossoblù. Curiosamente, come accadde per il "veltro", il club non associò mai ufficialmente la figura di Balanzone al Bologna, in nessuno stemma o logo, né sulla maglia, e nemmeno su distintivi ufficiali. Solo negli anni 1980 e poi di nuovo negli anni 2010, sotto le presidenze di Luigi Corioni e di Albano Guaraldi, la figura di Balanzone fu adottata come mascotte ufficiale: prima con il "Bally", poi con il "BalanzONE".[32][35][36]

MascotteModifica

Nei primi anni della storia della società non esisteva una mascotte associata al Bologna. In seguito i tifosi decisero di adottare l'immagine del Dottor Balanzone, celebre figura della commedia dell'arte. Inizialmente però veniva raramente promossa dalla società, e la utilizzavano maggiormente i tifosi o i produttori di figurine. L'immagine della mascotte era quella di un uomo grosso con gli occhiali, con la maglia a righe rosse e blu, pantaloncini bianchi e scarpe da calcio, con gli occhiali, un cappello e il mantello nero; spesso aveva con sé anche un bastone.[37]

Questa scelta della società di non legarsi a nessun simbolo cambiò nella stagione 1988-89, quando comparve per la prima volta nelle partite in casa il personaggio Bally, simile nel nome e nelle fattezze alla figura di Balanzone.[38] Il personaggio però venne accantonato alla fine della stagione.

SoprannomiModifica

I principali soprannomi con i quali il Bologna viene riconosciuto in Italia sono 4. "Rossoblù" è il soprannome più diffuso, colloquialmente utilizzato, in quanto riprende semplicemente i colori sociali (rosso e blu) della squadra; questo soprannome è utilizzato anche per il Cagliari e per il Genoa.[39] I giocatori del Bologna vengono spesso detti "Felsinei" (/felˈsinei/), derivante dal soprannome "Felsinea" (/felˈsinea/) dato alla città di Bologna, in quanto nel periodo degli etruschi la denominazione era Felsina (/f'elsina/).[40] Gli altri soprannomi sono "Petroniani", che deriva San Petronio, santo patrono della città;[41] e "Veltri", aggettivo dato alla squadra dal giornalista sportivo Bruno Roghi.[N 1]

NoteModifica

EsplicativeModifica

  1. ^ a b Articolo di Bruno Roghi, da La Gazzetta dello Sport, 12 luglio 1929: «Il Bologna era il successore legittimo del gioco da fighter del Genoa appunto in virtù della fluidità, della esattezza e della eleganza tecnica del suo football più accademico che vigoroso. I grandi giorni di celebrità del Bologna coincidono con i giorni della pienezza stilistica del suo gioco. L'equazione era questa: Bologna-arte.»

BibliograficheModifica

  1. ^ Bertuzzi, Monti, p. 1.
  2. ^ Bertuzzi, Monti, p. 17.
  3. ^ Bertuzzi, Monti, p. 18.
  4. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 28-29.
  5. ^ Bertuzzi, Monti, p. 127.
  6. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 180, 186.
  7. ^ Bertuzzi, Monti, p. 193.
  8. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 49, 51, 55.
  9. ^ Bertuzzi, Monti, p. 272.
  10. ^ Bologna giallo fluo: la seconda maglia, in Sport Mediaset. URL consultato il 7 maggio 2019.
  11. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 110-279.
  12. ^ La maglia rossoblù più bella degli ultimi 30 anni, in Corriere della Sera. URL consultato l'11 settembre 2018.
  13. ^ Macron, su bolognafc.it. URL consultato il 5 settembre 2018.
  14. ^ Bologna Fc 1909 e Macron presentano i nuovi kit Home e Away 2018-19, su bolognafc.it. URL consultato il 5 settembre 2018.
  15. ^ Alleanza Macron-Bologna, a settembre nuovo store in centro storico, in Corriere della Sera. URL consultato il 5 settembre 2018.
  16. ^ Il Bologna si rifà il look: ecco il nuovo logo, le maglie e il main sponsor Liu Jo, in la Repubblica. URL consultato il 1º novembre 2018.
  17. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 22, 24.
  18. ^ Bertuzzi, Monti, p. 15.
  19. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 22-23.
  20. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 34-35.
  21. ^ Bertuzzi, Monti, p. 142.
  22. ^ Bertuzzi, Monti, p. 164.
  23. ^ Bertuzzi, Monti, p. 194.
  24. ^ Bertuzzi, Monti, p. 228.
  25. ^ Bertuzzi, Monti, p. 228-229.
  26. ^ Bologna, presentato il logo del centenario, in la Repubblica. URL consultato il 3 ottobre 2018.
  27. ^ a b Bertuzzi, Monti, pp. 279-280.
  28. ^ a b Bologna, l'inno ritrovato grazie agli archivi di Youtube, in la Repubblica.
  29. ^ L’annosa e irrisolta questione dell’inno del Bologna, in Corriere della Sera. URL consultato il 27 agosto 2018 (archiviato dall'url originale il 7 febbraio 2018).
  30. ^ Alé Bulåggna! - "FORZA BOLOGNA", su 1000cuorirossoblu.it.
  31. ^ Un Ferragosto con gli Skiantos Sul palco il rock demenziale, in Corriere della Sera. URL consultato il 7 maggio 2019.
  32. ^ a b Così costruiremo un Bologna normale, in la Repubblica. URL consultato il 03-10-2018.
  33. ^ a b Bertuzzi, Monti, p. 27.
  34. ^ Bertuzzi, Monti, p. 37.
  35. ^ Bertuzzi, Monti, pp. 132-133.
  36. ^ Bertuzzi, Monti, p. 241.
  37. ^ Le 20 mascotte della serie A e le loro origini, in Fantagazzetta, 2 novembre 2017. URL consultato il 7 maggio 2019 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2019).
  38. ^ Mascotte Bally Bologna FC, su youtube.com.
  39. ^ Napoli-Bologna 3-2: Milik e Mertens risolvono il rebus rossoblù, in la Repubblica, 29 dicembre 2018. URL consultato il 31 dicembre 2018.
  40. ^ Serie A Bologna-Milan, formazioni ufficiali e diretta dalle 20.30. Dove vederla in tv, in Corriere dello Sport. URL consultato il 31 dicembre 2018.
  41. ^ Giacomo Guizzardi, Empoli Bologna 2-1, Inzaghi confermato da Bigon, in il Resto del Carlino, 10 dicembre 2018. URL consultato il 15 febbraio 2019.

BibliografiaModifica

  • Marco Bertuzzi e Federico Monti, La maglia del Bologna. Storia delle divise rossoblù, Edizioni Minerva, 2017, ISBN 978-88-738-1866-3.

Collegamenti esterniModifica