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Colori e simboli della Juventus Football Club

Iconografia sportiva

1leftarrow blue.svgVoce principale: Juventus Football Club.

«Fin dalla sua fondazione la Juventus è stata depositaria di un'estetica assai particolare, in campo e fuori, capace di sintetizzare la componente aristocratica e quella elitaria, la nobiltà con il popolare, il portamento signorile al sudore proletario.»

(Juventus. 110 anni a opera d'arte, 2007[1])
Antonio Cabrini nel 1978, in azione con la classica divisa della Juventus: maglia a strisce verticali bianconere, con pantaloncini e calzettoni bianchi.

I colori e simboli della Juventus Football Club hanno svolto un ruolo decisivo nella costituzione dell'identità societaria e visiva del club al di fuori dell'ambito strettamente sportivo dalla fine del XIX secolo. All'esordio ufficiale nel campionato nazionale del 1900, le tinte sociali della Juventus erano il rosa e il nero, allora i colori sportivi del liceo in cui studiarono i fondatori e primi soci del club. Quella che diverrà la canonica tenuta di gioco della squadra, oltreché una tra le più iconiche del panorama sportivo mondiale in virtù dei successi della squadra, la diffusione della propria tifoseria e la propria influenza sui colori sociali — tra altri simboli bianconeri — adottati da numerose squadre sportive a livello internazionale,[2][3] — ispirata alla casacca degli inglesi del Notts County —, venne portata al debutto tre anni più tardi; questa, bianca e nera a strisce verticali — da cui il soprannome di Bianconeri — fu scelta da Gordon Thomas Savage, uno dei soci juventini nonché, in precedenza, il primo giocatore d'origine non italiana dell'undici torinese, a rappresentare «divise da gioco più professionali»[4] nonché un «simbolo d'aggressività e potere»[3] grazie alle sue tinte bianche e nere associate, rispettivamente, alla purezza e all'autorità.[5] Nel corso del Novecento, dopo la svolta verso il professionismo del calcio italiano, sulla maglia di gioco vennero inseriti distintivi quali la numerazione tattica, alla fine degli anni 1930, e i marchi degli sponsor tecnici e ufficiali del club, a cavallo tra gli anni 1970 e 1980. Infine, lo stemma societario fu cucito sulle divise bianconere per la prima volta a metà degli anni 1990.

Lo stemma della Juventus, reso pubblico per la prima volta nel 1905, non subì variazioni in termini di disegno dalla fine della prima guerra mondiale, diventando un simbolo sportivo perenne nel tempo.[6] Esso racchiude, tra i suoi principali elementi, il nome del club, i colori societari adottati nel 1903 e il toro furioso preso dall'araldica cittadina; durante gli anni 1970, per un breve periodo tale figura fu sostituita dalla stilizzazione di una zebra rampante, anch'essa già simbolo associato alla squadra dall'inizio del XX secolo.

Altre caratteristiche essenziali della società bianconera sono la longevità della sua proprietà, che perdura in maniera pressoché ininterrotta dagli anni 1920, un particolare modello di gestione riassunto nell'endiatri nota come «tre S» — «Semplicità, Serietà, Sobrietà»[7] —, l'estesa diffusione che contraddistingue la propria tifoseria, slegata da confini geografici o classi sociali, e «un'invidia [nei confronti del club] altrettanto diffusa».[8]

Indice

La magliaModifica

Prima divisaModifica

StoriaModifica

«Chi indossa la nostra divisa, le rimarrà fedele malgrado tutto e la terrà come prezioso ricordo.»

(Frammento delle dichiarazioni di Eugenio Canfari, uno dei fondatori della Juventus, quando assunse la presidenza della società torinese nel 1898.[9])
OriginiModifica
 
I fondatori-giocatori della Juventus con indosso la storica divisa rosanero

Quella che è comunemente considerata la storica tenuta di gioco della Juventus,[10] una camicia rosa carnicino con cravatta o farfallino nero, accompagnata a pantaloncini e calzettoni pure neri,[11] venne introdotta dopo la sua ricostituzione quale «Foot-Ball Club» nel 1899 e originariamente adottata, date le ristrettezze economiche in cui versava il club agli albori, essenzialmente per l'esigenza di ricorrere al tessuto meno costoso disponibile sul mercato, per l'appunto il percalle rosa;[11][12] questa divisa, comprendente anche voluminose cinture che richiamavano le fasce dei giocatori di palla basca, e un berretto a identificare il capitano della squadra,[11] venne sfoggiata sino al 1903. In precedenza, tuttavia, la prima divisa juventina del biennio 1897-1898 fu una semplice camicia bianca con calzoncini neri, indossata nelle diverse competizioni in cui era impegnato l'allora «Sport-Club» alla fine del XIX secolo.[13]

Arrivati al 1903 le divise rosanero avevano fatto il loro tempo in casa juventina, sia perché irrimediabilmente usurate dalla pratica sportiva,[11] sia perché il rosa era ormai visto da più parti come una tinta non molto mascolina.[13] Secondo quanto attestato nelle memorie del fondatore e in seguito presidente Enrico Canfari, fu a questo punto che si fece avanti un inglese, Gordon Thomas Savage, tra i soci del club e commerciante all'ingrosso di prodotti tessili a Torino, nonché giocatore di calcio nell'International Foot-Ball Club oltreché arbitro in alcune partite ufficiali: questi, visto l'ormai stinto rosa pallido delle camicie dei giocatori juventini, propose loro di sostituirle comprando in Inghilterra delle nuove divise, rosse con bordini bianchi, simili a quelle utilizzate dal Nottingham Forest.[3]

 
Una formazione della Juventus nel 1906, tre anni dopo l'adozione dei colori bianconeri (1903).

Ricevuto l'incarico, Savage si mise in contatto con una fabbrica tessile di Nottingham e inviò l'ordine d'acquisto, accompagnandovi come campione la più maltrattata delle vecchie camicie rosa. L'impiegato del luogo, alla vista dello scolorito capo, probabilmente credette che anziché rosa fosse bianca e macchiata: sicché, vista la coincidenza con i colori bianconeri dell'altra compagine di Nottingham, il Notts County, uno dei più antichi club del campionato inglese di calcio e rivale storico dei Garibaldi Reds,[3] pensò bene di spedire in Italia una dotazione di uniformi appunto dei Magpies.

A Torino, quando fu aperto il grosso pacco postale, inizialmente le quindici maglie a strisce verticali bianche e nere decisamente non piacquero, ma data la prossimità del campionato non vi erano alternative per i soci-giocatori juventini: pertanto dovettero adottarle, insieme a pantaloncini e calzettoni di colore nero, talvolta con laccetti all'altezza del colletto. Da allora divennero queste le divise ufficiali della squadra piemontese, in quanto sembrava che «portassero fortuna» alla società: diventeranno tra le casacche più famose al mondo, sia per i numerosi successi sportivi dei torinesi sia perché prese da riferimento, assieme agli altri distintivi juventini, da vari altri club a livello internazionale.[2]

«[La] Juve indossa le maglie [bianconere] da allora, considerando i colori aggressivi e forti. Un esempio di come il Notts ha contribuito a modellare uno dei più grandi club al mondo, e la prova di questo è che la divisa della Juventus è immediatamente riconoscibile in tutto il mondo.»

(Frammenti della storia ufficiale del Notts County e articoli correlate pubblicati nel quotidiano inglese Daily Mail.[3])
Dagli albori agli anni 1960Modifica
 
Umberto Caligaris con la divisa del Quinquennio d'oro negli anni 1930: la maglia è aderente, e sono utilizzati calzettoni di colore nero.

La formazione juventina che vinse il suo primo scudetto nel 1905, due anni dopo l'abbandono della maglia rosa, portava sul petto otto righe che successivamente subirono una variazione: da un minimo di sette passarono a un massimo di nove — come quelle delle formazioni che si ricordano nel Quinquennio d'oro (1931-1935).[14] In quegli anni la maglia subisce un ritocco: uno scollo a «V» bianco sostituisce il colletto. Il colore dei pantaloncini cambiò in bianco e furono introdotte due righine bianche sui calzettoni neri sotto il ginocchio.

L'unica novità che si registrò durante gli anni 1940 fu l'introduzione di un girocollo bianco e, secondo il regolamento della Federazione Italiana Giuoco Calcio (FIGC) all'epoca, di una numerazione sulla maglia per l'identificazione dei giocatori.[10] Così, la prima serie dei numeri fu impressa in bianco e indossata sul fondo nero della divisa, grazie a una rigatura più ampia.

 
John Charles tra gli anni 1950 e 1960, con la casacca portata al debutto dal Trio Magico: si nota un'ampia foggia, più simile a una camicia, e una larga palatura.

Tra gli anni 1950 e 1960 furono introdotte delle righe più larghe, di tessuto non elastico, accompagnate dai numeri rossi[15] sulla schiena della maglia; la forma del colletto cambiò in circolare. Precisamente nel campionato 1957-1958 — con la Juventus del Trio Magico composto da Boniperti, Sívori e Charles — fu adottato definitivamente il colore bianco sui calzettoni, mentre la maglia divenne una sorta di casacca di tessuto non elastico, con righe ampie, dalla foggia più affine a una camicia piuttosto che a un capo sportivo.

All'inizio della stagione 1958-1959, dopo aver ottenuto l'approvazione della FIGC, venne cucita sulla maglia una «stella d'oro a cinque punte»[16] a seguito del decimo titolo italiano conquistato pochi mesi prima, al tempo il nuovo record nazionale per titoli vinti nella massima serie nazionale: ciò rappresentò il primo caso, nella storia del calcio, in cui venne introdotto un distintivo atto a simboleggiare la vittoria di un certo numero di trofei, un'icona che sarà in seguito replicata da numerose squadre di club e nazionali nel resto del mondo.[17] La prima divisa rimase così, senza subire cambiamenti, esattamente per un decennio.

Anni 1970 e 1980Modifica

Le casacche bianconere utilizzate stabilmente tra gli anni 1970 e i tardi anni 1980 tornarono a una vestibilità aderente nonché a una palatura più stretta, arrivando a vantare addirittura undici righe, in una sorta di omaggio all'undici titolare della squadra.[10] I numeri sulla divisa ritornarono bianchi, com'erano stati fino al secondo dopoguerra, stavolta inseriti in un riquadro nero sulla schiena. I pantaloncini, corti e aderenti, sono anch'essi bianchi; dello stesso colore i calzettoni, su cui spiccano due righe nere. Era la Juventus guidata principalmente da Giovanni Trapattoni durante il Ciclo Leggendario (1972-1986), e quelle casacche attillate vennero indossate da giocatori come Anastasi, Bettega, Cabrini, Causio, Furino e Scirea.

 
Romeo Benetti posa con la divisa degli anni 1970: tornano tessuti attillati e strisce più strette.

Il periodo trapattoniano della storia bianconera, è poi contraddistinto da un nuovo cambiamento: ritornano infatti le righe medie su maglie ora meno aderenti al corpo, sempre con numerazione bianca su fondo nero, precisamente dal 1979 — quando, per la prima volta, comparì il logo di un fornitore tecnico, la Robe di Kappa — al 1993 e nuovamente dal 2001 al 2004;[10] precisamente nel 1979 la Lega Nazionale Professionisti autorizzò le squadre a mostrare il marchio dello sponsor tecnico (che viene collocato sulla parte destra della divisa, sui pantaloncini e sui calzettoni), evento seguito nel 1981 dalla liberalizzazione delle sponsorizzazioni commerciali, che permise l'esposizione di marchi pubblicitari nella parte frontale della maglia.

Va tuttavia specificato come, nonostante il succitato arrivo di Kappa a "firmare" le divise bianconere del tempo, financo alla stagione 1988-1989 le sole maglie venivano fornite dal piccolo Maglificio Savio-Romano:[18] a tali casacche, realizzate ancora artigianalmente in cotone, solo successivamente lo sponsor tecnico "ufficiale" si limitava ad apporre il proprio logo[18] — oltreché a curarne la vendita presso i tifosi, tramite il nascente settore del merchandising sportivo.

 
Michel Platini a metà anni 1980: la muta, ormai sponsorizzata (dal 1978 sul lato tecnico e dal 1981 su quello pubblicitario), è ancora priva dello stemma sul petto (lo sarà fino al 1994), elemento sostituito nell'iconografia juventina dell'epoca dalle stelle,[19][20] queste ultime qui inglobate in una «scatolina» sopra lo scudetto.

Nel 1982-1983 la nuova maglia vedrà le due stelle — in riconoscimento al ventesimo scudetto vinto dalla Signora la stagione precedente — racchiuse in una particolare «scatolina» bordata d'oro che talvolta fa tutt'uno con il tricolore, e leggermente più piccole rispetto al passato; tale fregio rimarrà inserito sul petto delle divise bianconere fino alla prima parte del decennio seguente. La stessa casacca juventina, sia nella foggia che nel disegno, resterà praticamente immutata da qui in avanti sino al termine del decennio.

Anni 1990Modifica

Durante gli anni 1990 mancarono i motivi della rigatura sulla schiena, e nel fondo della parte dedicata allo sponsor fu adottato il colore bianco della divisa (nel triennio dal 1995-1996 al 1997-1998). Le maglie non erano più realizzate nel vecchio cotone makò bensì in materiale sintetico, divenendo «più lucide ed aggressive».[10]

A metà del decennio le due stelle cambiarono versione: più grandi e liberate dalla «scatolina». Nella stagione 1997-1998, quella del centenario di fondazione della società, Kappa realizzò una delle maglie più particolari della storia juventina, con righe molto larghe (solo cinque, e solo sul davanti), le stelle e lo stemma societario — introdotto sulla maglia per la prima volta — dirottati sulla manica sinistra, motivi tondeggianti sul retro e sulle braccia, e prevalenza del nero anche per pantaloncini e calzettoni.

 
Roberto Baggio nei primi anni 1990: è ormai visibile il ricorso ai nuovi materiali sintetici per la realizzazione delle mute da gioco.

Nel 1998-1999 si decise per un ulteriore rimando all'antico, con la reintrodozione dei numeri rossi sul dorso della maglia come tra gli anni 1950 e 1960, colletto bianco e righe tradizionali;[10][21] rispetto alla stagione precedente, permase invece la scelta del nero per pantaloncini e calzettoni, il luogo dello storico bianco. In quest'annata, come sintomo della ormai sempre maggior presenza degli sponsor nel calcio, si segnalò inoltre la fornitura approntata specificamente per la fase a eliminazione diretta della Champions League, che vide sopra le divise juventine delle ulteriori bande logate a correre lungo maniche e pantaloncini; un dettaglio che sarà poi esteso nella stagione 1999-2000 a tutte le competizioni.[22]

Anni 2000Modifica

I primi anni 2000 videro il breve intermezzo della Lotto, che nel biennio 2000-2002 ripropose una maglia nel solco della tradizione juventina, con numeri bianchi su fondo nero. Molto più audace si rivelò la divisa del campionato 2002-2003, contraddistinta da numerosi inserti neri e piping bianchi a delimitare fortemente la palatura; tale stagione rimarrà importante nella storia delle casacche juventine poiché, allineandosi alla contemporanea evoluzione del marketing sportivo, da qui in avanti il club torinese inizierà a proporre il cambio annuale di uniforme.

A partire dalla stagione 2003-2004 le divise sono disegnate dalla Nike, che decide l'introduzione dei numeri colorati in giallo, similmente con lo Swoosh che appare ora sulle maglie juventine. Nel campionato 2004-2005 fa la sua comparsa un collo opalo sulla maglia, la quale ha sette righe bianconere. L'anno dopo le righe diventano nove — con una piccola bandiera italiana sulla schiena, e la frase commemorativa «Centenario del primo Scudetto 1905-2005» alla base dello stemma —, fino alle undici righe verticali dell'annata 2006-2007 in serie cadetta, quest'ultimo un modello ispirato a quello vestito dal Trio Magico, con le due stelle spostate sulla manica sinistra.

 
Claudio Marchisio, negli anni 2000, sfoggia sulla schiena nome e numero in giallo, una costante grafica su quasi tutte le maglie bianconere utilizzate nel corso del decennio.

La stagione 2007-2008, quella del ritorno in massima serie, vede principalmente la temporanea reintroduzione del colore rosso per la numerazione sulla schiena. Nel campionato successivo nomi e numeri dei calciatori ritornato gialli, mentre la divisa tradisce una certa ispirazione a quelle del Quinquennio d'oro, con l'adozione standard di pantaloncini bianchi e calzettoni neri; l'ispirazione alla squadra della prima metà degli anni 1930 prosegue nell'annata 2009-2010, con una maglia casalinga che ricalca, nella sua palatura composta da nove righe verticali più bordini bianchi,[23] quella resa iconica in primis dal Trio dei ragionieri.

Anni 2010Modifica

Gli anni 2010 iniziano per la Juventus con le casacche della stagione 2010-2011, in cui le strisce bianconere presentano la particolarità di bordi zigzagati, mentre pantaloncini e i calzettoni tornano a essere entrambi neri come non succedeva dall'annata 2002-2003.[24] La divisa del campionato 2011-2012, rimasta agli annali per il ritorno allo scudetto dopo gli anni bui post-Calciopoli, vede la reintroduzione del bianco per calzoncini e calzettoni, mentre le righe nere della casacca presentano delle sfrangiature ai lati onde creare un effetto tridimensionale.[25]

 
Andrea Pirlo nei primi anni 2010: in polemica con gli organi federali per l'albo d'oro del campionato italiano, la Juventus rimuove le stelle dalle proprie uniformi.

L'annata 2012-2013 vede la maglia bianconera adottare una palatura più larga, ma più di tutti si fanno notare i sopraggiunti attriti con la Federazione circa il palmarès juventino nei campionati vinti, che portano al polemico oscuramento delle stelle.[26] La casacca vede altresì l'abbandono, dopo quasi un decennio, della numerazione colorata in favore del classico "quadratone" nero;[27] si segnala inoltre l'apposizione all'interno del colletto del motto bonipertiano «Vincere non è importante, è l'unica cosa che conta».[28]

L'uniforme approntata per il campionato 2013-2014, che contrassegnerà lo storico scudetto vinto alla quota record di 102 punti, segna un ritorno allo stile degli anni 1980 per la presenza di una rigatura più stretta abbinata a uno scollo a «V» bianco.[29] Per il 2014-2015, ultima annata in cui Nike veste il club torinese, la maglia presenta una numerazione nera su fondo bianco, nonché un primo tentativo d'interazione con la tifoseria attraverso un sondaggio online, che sfocia nell'apposizione del motto societario «Fino alla fine» all'interno del colletto.[30]

La stagione 2015-2016 segna l'inizio del legame con adidas. Nella seconda metà del decennio il marchio tedesco spazia per la Juventus tra divise dal sapore classico se non dichiaratamente vintage, su tutte quella del campionato 2017-2018 che rispolvera il grande palo nero sulla schiena a inglobare la numerazione, come accadeva tra il periodo interbellico e il secondo dopoguerra,[31] e altre dal taglio più moderno e sperimentale, come quelle degli scudetti 2017, che propone ulteriori pinstripes bianche ad arricchire le strisce nere,[32] e 2019, questa contraddistinta da un numero minimo di pali, appena tre in totale tra fronte e retro.[33]

Gli anni 2010 si chiudono tuttavia con una rottura dirompente nell'immagine del club: l'uniforme dell'annata 2019-2020 è infatti la prima dal 1903 a rigettare le iconiche strisce juventine in favore di un template partito, presentando un busto diviso verticalmente a metà tra bianco e nero, colori ulteriormente separati da un sottile palo rosa centrale, e con maniche a contrasto.[34]

EvoluzioneModifica

1897-1899
1899-1903
1903-1915
1915-1920
1920-1922
1922-1926
1926-1927
1927-1929
1929-1931
1931-1936
1936-1942
1942-1943
1943-1950
1950-1951
1951-1952
1952-1953
1953-1957
1957-1958
1958-1959
1959-1960
1960-1961
1961-1962
1962-1965
1965-1966
1966-1967
1967-1968
1968-1970
1970
1970-1972
1972-1974
1974-1975
1975-1976
1976-1977
1977-1978
1978-1979
1979-1980
1980-1981
1981-1982
1982-1983
1983-1984
1984-1985
1985-1986
1986-1987
1987-1989
1989-1990
1990-1991
1991-1992
1992-1994
1994-1995
1995-1996
1996-1997
1997-1998
1998-1999
1999-2000
2000-2001
2001-2002
2002-2003
2003-2004
2004-2005
2005-2006
2006-2007
2007-2008
2008-2009
2009-2010
2010-2011
2011-2012
2012-2013
2013-2014
2014-2015
2015-2016
2016-2017
2017-2018
2018-2019
2019-2020

Seconda divisaModifica

StoriaModifica

 
La Juventus 1941-1942 in nero, tra le più classiche seconde divise dei torinesi, ciclicamente sfoggiata in vari momenti della loro storia.

Le seconde maglie della Juventus, dai primi decenni sino al termine degli anni 1960, furono storicamente bianche oppure nere. Solo nel periodo interbellico e nel secondo dopoguerra si segnalò l'unica e saltuaria variazione di rilievo, una casacca verde portata sporadicamente al debutto all'inizio degli anni 1930, e in seguito ripresa a cavallo degli anni 1940 e 1950, stavolta ulteriormente cerchiata da una fascia bianconera.[35][36]

Un primo punto di svolta arrivò all'inizio degli anni 1970 quando, dopo quasi due decenni, venne creata una divisa di cortesia nuova di zecca, blu con colletto e polsini bianconeri. Questa, nata da un'idea dell'allora dirigente juventino Italo Allodi, debuttò sul finire della stagione 1970-1971, realizzata specificatamente per la finale di ritorno della Coppa delle Fiere da giocarsi il 3 giugno 1971, in Inghilterra, contro il Leeds Utd: la seconda casacca dell'epoca del club bianconero, bianca, sarebbe infatti andata a confondersi cromaticamente con il tradizionale completo casalingo degli Whites. Molto simile alla maglia azzurra indossata dall'Italia, l'uniforme voleva per l'appunto rimarcare l'italianità della Juventus, in quel frangente unica squadra di club del bel paese ancora in gioco in campo internazionale.[37]

 
Boniperti e Charles nella stagione 1957-1958 con l'uniforme di cortesia spezzata bianconera, cui il club ricorse più volte dal secondo dopoguerra alle soglie degli anni 1970.

Tale divisa, ciclicamente aggiornata in minimi dettagli, si affermò stabilmente a Torino per quasi un quindicennio sino a quando, con l'annata 1983-1984, venne sostituita da un'uniforme spezzata composta da maglia gialla, pantaloncini blu e calzettoni pure gialli — che, di fatto, andava a riproporre i colori dello stemma comunale torinese —, la quale segnò le trasferte dei piemontesi fino all'inizio degli anni 1990. Sia la divisa blu sia la gialloblù finirono per contrassegnare alcune delle più importanti vittorie internazionali della Juventus nel Novecento — rispettivamente, la Coppa UEFA 1976-1977 e la Coppa delle Coppe 1983-1984 —, rimanendo da allora nella memoria dei tifosi bianconeri.[10]

 
Marco Tardelli con la seconda muta blu con bordini bianconeri, stabilmente usata dal 1971 al 1983.

Dopo il breve intermezzo della stagione 1990-1991, in cui venne rispolverato un completo nero, dal 1994-1995 al 1997-1998 la seconda maglia ritornò blu, con due grandi stelle posizionate all'altezza delle spalle: sino alla stagione 1995-1996 queste furono riempite di giallo e contornata di bianco, mentre successivamente le stelle passarono a blu e bordate di giallo. Tale divisa accompagnò i bianconeri nella vittoria della finale della Champions League 1995-1996. Il campionato 1998-1999, pur riproponendo lo stesso template sopracitato, segnò invece un primo ritorno del bianco, con una maglia linda e le due stelle nere.[21] A cavallo di II e III millennio, anche nel 2002-2003 la maglia da trasferta fu appannaggio di un completo bianco, che nell'occasione recava come variazione cromatica numerosi piping neri.

Nel XXI secolo, una seconda maglia grigia venne utilizzata nel 2000-2001, mentre per l'annata 2001-2002 venne creata una uniforme completamente nera; colore poi ripreso anche nel 2006-2007, stavolta su di una muta più ricercata dal punto di vista dei dettagli. In mezzo, la seconda maglia del 2003-2004 ripropose coi canoni moderni la divisa rosanero degli albori, con una maglia caratterizzata da un singolare motivo grafico a croce, mentre nel corso della stagione 2004-2005 fu sfoggiata una particolare maglia a strisce verticali rosablù di differente larghezza; per l'annata 2005-2006 la Vecchia Signora ha poi adottato una maglia rossa con fascia verticale biancoverde sul lato sinistro del petto, per un effetto "tricolore" celebrativo dei cento anni dal primo titolo nazionale dei bianconeri. Nel 2007-2008, campionato del ritorno in massima serie, la divisa da trasferta è azzurra — in omaggio al trentesimo anniversario della prima vittoria bianconera in Coppa UEFA —, col petto attraversato da due sottili fasce gialle che inglobano lo sponsor.

 
La Juventus finalista della Coppa Italia 1991-1992 in gialloblù, tra i più iconici completi da trasferta dei piemontesi, che riprende i colori dello stemma di Torino.

All'inizio del decennio seguente, la Juventus del 2009-2010 ha indossato una maglia di colore acciaio con una sbarra nera e bianca sul davanti. I pantaloncini e calzettoni sono di color nero, rispettivamente con una striscia laterale nei colori societari e la scritta JUVENTUS in grigio sul polpaccio.[23] Per la stagione 2010-2011 la seconda torna completamente bianca con un palo tricolore, con effetto zigzagato, che scende dall'alto verso il basso al centro della maglia. I pantaloncini, anch'essi di colore bianco, possiedono una riga laterale tricolore a zigzag e si abbinano perfettamente al resto della divisa.[24]

Nel 2011-2012 si torna invece alle origini, ma con una tonalità di rosa vivo molto accesa. La casacca è completata dal profilo di una grande stella nera.[25] Per la stagione 2012-2013, la squadra indossa nuovamente una seconda divisa completamente nera — che omaggia la muta del 1941-1942 con cui venne conquistata la Coppa Italia —; i numeri di maglia e altri piccoli particolari sono invece in bianco.[38] Il completo da trasferta del 2013-2014 vede il ritorno dell'abbinamento gialloblù, i colori di Torino, riproposti secondo lo schema già noto della maglia gialla e dei pantaloncini blu; stavolta, la maglietta vede dei bordini bianconeri su maniche e colletto, con nomi e numeri in nero sul retro.[39] C'è un nuovo ritorno al passato nella stagione 2014-2015, con un completo blu arricchito solo da discreti dettagli gialli; sul petto, la maglia è caratterizzata dalla presenza di tre grandi stelle, riportate tono su tono, che si dipanano dallo stemma societario.[30]

EvoluzioneModifica

1941-1942
1942-1943
1943-1945
1945-1950
1950-1951
1951-1952
1952-1953
1953-1954
1954-1957
1957-1958
1958-1959
1959-1960
1960-1961
1961-1962
(1ª versione)
1961-1962
(2ª versione)
1962-1963
1963-1965
1965-1966
1966-1967
1967-1968
1968-1971
1971-1972
1972-1974
1974-1975
1975-1976
1976-1977
1977-1978
1978-1979
1979-1980
1980-1981
1981-1982
1982-1983
1983-1984
1984-1985
1985-1986
1986-1987
1987-1989
1989-1990
1990-1991
1991-1992
1992-1994
1994-1995
1995-1996
1996-1997
1997-1998
1998-1999
1999-2000
2000-2001
2001-2002
2002-2003
2003-2004
2004-2005
2005-2006
2006-2007
2007-2008
2008-2009
2009-2010
2010-2011
2011-2012
2012-2013
2013-2014
2014-2015
2015-2016
2016-2017
2017-2018
2018-2019
2019-2020

Nel 2013 la maglia alternativa usata dalla Juventus nella stagione 2011-12 venne classificata al 32º posto nella lista dei cinquanta migliori abbigliamenti calcistici per il materiale usato, forma e colore, di tutti i tempi stilata dalla rivista bimestrale statunitense, specializzata in arte e disegno, Complex. Una delle uniche due creazioni del bel paese inserite nella lista, la pubblicazione evidenziò l'italianità del disegno della casacca, le tonalità dei colori rosa e nero impiegati nonché l'originalità nella forma in cui la silhouette di una grande stella nera sporge sopra la divisa.[40]

Terza divisaModifica

StoriaModifica

 
L'insolita terza maglia vista raramente nei primi anni 1940, bianca e con una «J» nera sul petto.

Nonostante la storia delle terze maglie juventine abbia convenzionalmente inizio solo con l'ultimo decennio del XX secolo, già nei precedenti il club torinese aveva fatto sporadicamente affidamento a ulteriori divise da trasferta. Rimane agli annali l'esperimento dei primi anni 1940, una casacca bianca dal particolare design, recante una grande lettera «J» nera in mezzo al petto[19] — che tuttavia ottenne notorietà grazie all'uso che ne fece maggiormente il portiere juventino del tempo, Giuseppe Peruchetti.[41] Nel febbraio del 1962, in occasione della gara di ritorno dei quarti di finale di Coppa dei Campioni, per distinguere i calciatori torinesi dai padroni di casa del Real Madrid, venne creata una divisa da trasferta nera, de facto una terza divisa rispetto al preesistente kit bianco. La stagione 1983-1984 era stata invece la prima a vedere una terza divisa, una tantum, formalmente inserita nella fornitura tecnica della squadra: stante il debutto dello spezzato gialloblù come seconda uniforme, si assistette al declassamento a terza scelta del precedente completo blu,[42] vestito fugacemente solo nel precampionato.[43]

È solo con l'annata 1990-1991, quando la divisa gialloblù venne relegata a questo ambito, che nella società bianconera s'iniziò a veder prodotte con continuità delle terze casacche da gioco. Dal 1994 al 1996 ci fu una tenuta nera con due stelle gialle sopra le spalle, secondo lo stesso template già in uso per la contemporanea seconda muta blu, mentre nel 1996-1997 l'idea di un completo giallonero venne variata ricorrendo a una particolare fantasia grafica, la stilizzazione del muso di una zebra, che si stagliava lungo tutto il busto;[44] va da sé che, nonostante la messa in produzione di tali uniformi, a conti fatti queste non vennero mai utilizzate dai giocatori di movimento della squadra in incontri ufficiali — eccezion fatta per una sua variante a tinte inverse, saltuariamente sfoggiata in campo dai portieri juventini dell'epoca.

 
Il trio difensivo BBC, ovvero Barzagli, Bonucci e Chiellini, con la terza divisa della stagione 2015-2016, un completo nero — colore ricorrente nella storia delle mute di cortesia juventine — qui abbinato a dettagli bianco-oro.

A cavallo tra II e III millennio, a livello cromatico la fecero da padrone le varie tinte di blu, mentre nell'annata 2005-2006 si rivide dopo una discreta assenza il completo gialloblù nato a suo tempo negli anni 1980. In seguito, per un discreto lasso di tempo, la Juventus non ebbe a disposizione una terza divisa "originale", ovvero creata per l'occasione: dal 2006-2007 al 2013-2014, il fornitore tecnico Nike decise infatti di riutilizzare ogni volta, per questo ambito, le seconde divise dell'annata precedente.

La stagione 2014-2015 vide il ritorno di una terza casacca pensata all'occasione, che dopo oltre cinquant'anni rispolverò il colore verde;[45] una simile scelta venne replicata nell'annata 2017-2018, in maniera ancor più rétro, dal nuovo sponsor tecnico adidas che, attraverso un concorso online tra la tifoseria, propose una rielaborazione della maglia di cortesia juventina vista nel secondo dopoguerra, verde con fascia bianconera sul petto.[46] In questa seconda metà del decennio, degna di nota anche la terza divisa dell'annata 2016-2017, a sua volta legata al passato per l'essere un completo bianco, tuttavia ammodernato con l'inserimento di striature zebrate sulle maniche, a rimandare alla mascotte societaria.[47]

EvoluzioneModifica

1941-1942
1942-1943
1943-1945
1983-1984
1990-1991
1991-1992
1994-1995