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Massacro della Columbine High School

Massacro scolastico statunitense del 1999
(Reindirizzamento da Columbine High School)
Massacro della Columbine High School
Columbine High USGS.png
La Columbine High School in una veduta aerea
TipoOmicidio di massa
Data20 aprile 1999
11:19 – 12:08 (UTC-7)
LuogoColumbine
StatoStati Uniti Stati Uniti
Coordinate39°36′12″N 105°04′29″W / 39.603333°N 105.074722°W39.603333; -105.074722Coordinate: 39°36′12″N 105°04′29″W / 39.603333°N 105.074722°W39.603333; -105.074722
ResponsabiliEric Harris e Dylan Klebold
Conseguenze
Morti15 (inclusi i due assassini)
Feriti24

Il massacro della Columbine High School fu una strage in ambito scolastico avvenuta il 20 aprile 1999 negli Stati Uniti d'America, che coinvolse alunni e insegnanti di una scuola superiore del distretto amministrativo di Columbine, non lontano da Denver (Colorado): due studenti della Columbine High School, Eric Harris e Dylan Klebold, si introdussero nell'edificio armati e aprirono il fuoco su numerosi compagni di scuola e insegnanti.

Al termine della sparatoria rimasero uccisi 12 studenti e un insegnante, mentre 24 furono i feriti, compresi 3 che si erano fatti male fuggendo dall'edificio. I due autori della strage si suicidarono sparandosi a loro volta, asserragliati all'interno della biblioteca della scuola (dove venne uccisa la maggior parte delle vittime) dopo che le squadre SWAT della polizia erano intervenute a circondare la zona. Al criminoso gesto dei due studenti fece seguito un lungo e acceso dibattito nazionale sulla legislazione statunitense riguardante il controllo sulla vendita e la reperibilità delle armi da fuoco, nonché la loro detenzione. L'episodio richiamò l'attenzione anche sui problemi della sicurezza scolastica, delle diseguaglianze sociali e dell'uso di farmaci anti-depressivi da parte degli adolescenti.[1][2]

Il fatto accaduto è uno dei più sanguinosi episodi di massacro scolastico nella storia degli Stati Uniti assieme a quello della Bath School (1927) e, successivamente, del Virginia Tech (2007), della Sandy Hook Elementary School (2012) e della Marjory Stoneman Douglas High School (2018).

Indice

Gli antefattiModifica

La Columbine High SchoolModifica

 
Fotografia panoramica della Columbine High School

La Columbine High School è un istituto superiore geograficamente situato nei pressi di Littleton più precisamente al 6201 South Pierce Street, nella Contea di Jefferson (Colorado) e aperto nell'autunno del 1973. Il primo preside della scuola fu Gerald Difford, e la prima classe a diplomarsi fu quella del 1975. I colori ufficiali della scuola sono il blu e l'argento, essendo stati selezionati con un voto dagli allievi. Nel 1999, all'epoca dei fatti qui narrati, il preside era Frank DeAngelis, andato poi in pensione nel 2014; la scuola è frequentata da circa 1700 studenti, e ha enumerato fra i propri alunni alcuni personaggi famosi come il calciatore della Major League Soccer Wes Hart e il cantante dei DeVotchKa Jeanie Schroder.

Columbine è il nome inglese del fiore noto in botanica come Aquilegia caerulea, una sorta di piccola stella alpina particolarmente diffusa nelle Montagne Rocciose, scelto dall'amministrazione del Colorado come fiore simbolo dello Stato.

Sito web di Harris su AOLModifica

I primi segnali della strage potevano già essere intravisti nel 1996, allorché il quindicenne Eric Harris mise in piedi un suo sito web su AOL, originariamente con lo scopo di ospitare livelli e mod dei videogiochi Doom, Doom II e Quake. Sullo stesso sito Harris creò un blog che conteneva barzellette e brevi pensieri sui suoi genitori, la scuola e gli amici. Verso la fine di quello stesso anno, tuttavia, sul sito apparvero contenuti inusuali, riportando ad esempio le cosiddette «Rebel missions», vale a dire atti di vandalismo (come accensione di petardi e fuochi d'artificio o danneggiamento di proprietà pubbliche e private del vicinato) commessi dallo stesso Harris e da un piccolo gruppo di coetanei, fra cui figurava Dylan Klebold. I due adottarono in questo periodo i soprannomi, rispettivamente, di «Reb» per Harris e «Vodka» per Klebold; il nomignolo di Harris dovrebbe derivare dalla mascotte della Columbine High School, un «ribelle» stilizzato (rebel, appunto, in inglese), mentre quello di Klebold dalla sua predilezione per quell'alcolico, oppure dal fatto che in una occasione riuscì a berne una intera bottiglia.

Il sito aveva pochi visitatori e, nei primi tempi, passò praticamente inosservato. A cominciare dal 1997, nel blog cominciarono ad apparire i primi segni della profonda rabbia verso la società che covava dentro Harris e, entro la fine dell'anno, si potevano trovare istruzioni esplicite su come fabbricare esplosivi, in particolare tubi bomba artigianali, che Harris annunciava di essere riuscito a costruire e che intendeva provare quando avesse individuato l'obiettivo adatto. Nel sito erano presenti anche molte frasi che il sedicenne Harris aveva scritto a proposito del suo odio verso la società e del suo desiderio di uccidere chi lo infastidiva. Nel marzo 1998, Harris concluse un post pieno di deliranti fantasie omicide affermando: «tutto ciò che voglio è uccidere e ferire quanti più di voi possa, in particolare alcune persone. Come Brooks Brown». Brooks Brown era un coetaneo e compagno di scuola di Harris, di cui era stato amico ma con cui aveva litigato recentemente; ancora prima del post, Harris aveva vandalizzato l'auto di Brown scagliando violentemente un pezzo di ghiaccio contro il parabrezza.[3] La famiglia di Brooks Brown venne a conoscenza delle minacce di morte online di Harris, pare addirittura tramite Dylan Klebold, che informò Brooks di aver letto il suo nome sul blog, e sporse denuncia all'ufficio dello sceriffo della Contea di Jefferson.

Il caso fu assegnato al detective Michael Guerra che si connesse al sito e documentò un ampio numero di contenuti intrisi di violenza, rabbia e odio verso le categorie più disparate, ma concentrate prevalentemente sul personale e sugli studenti della Columbine High School. Guerra stampò queste pagine, includendole nel fascicolo d'indagine, e scrisse la bozza di un affidavit (una testimonianza giurata), con cui intendeva chiedere al giudice competente l'emissione di un mandato di perquisizione per la residenza di Eric Harris. Nella testimonianza, Guerra segnalava anche le menzioni, sul blog, di veri e propri esplosivi custoditi da Harris, e speculava che il giovane potesse essere coinvolto in altri casi irrisolti di vandalismo nella zona. Per ragioni ignote, l'affidavit non fu mai depositato e, quindi, non fu avviato alcun procedimento giudiziario sul sito di Harris.

L'incidente del furgoneModifica

Nella tarda sera del 30 gennaio 1998 Eric Harris e Dylan Klebold furono arrestati perché trovati in possesso di pezzi per computer rubati da un furgone di colore bianco parcheggiato in una zona poco trafficata di Littleton. In base alle ricostruzioni, i due adocchiarono il veicolo incustodito, ne intravidero il contenuto e decisero, senza un vero movente, di rubarlo. Fracassarono un finestrino con una pietra e trafugarono la refurtiva, allontanandosi in auto ma venendo scoperti poco dopo, colti sul fatto da un vice sceriffo mentre erano intenti ad esaminare il bottino: i due ragazzi non riuscirono a spiegarne in modo convincente la provenienza e, dopo poco, confessarono. Furono arrestati e condotti nella stazione di polizia, dove vennero fotosegnalati e imputati ciascuno di tre felonies - tre reati di una certa gravità secondo il diritto penale statunitense, per i quali se fossero stati processati sarebbero verosimilmente stati condannati e incarcerati.

Tuttavia, in considerazione della loro minore età, della loro incensuratezza e del rassicurante background familiare, invece di essere processati fu loro offerto di partecipare ad un programma di diversion, ideato per distogliere i minorenni da una vita delittuosa tramite attività di riparazione, rieducazione e riabilitazione. Entrambi avrebbero risarcito il danno causato al proprietario del furgone, svolto un monte ore di servizi socialmente utili, partecipato a dei colloqui con un counselor dell'ufficio dei servizi sociali minorili che ne avrebbe seguito il comportamento, il profitto scolastico e lavorativo, e frequentato delle lezioni di educazione civica e legalità; per Harris, che nei moduli dei servizi sociali ammise di accusare disagi psicologici, fu predisposto anche un percorso di cura con uno psicologo. Aderendo a queste prescrizioni per un anno, i due avrebbero evitato il processo e la sicura condanna. Dopo una breve udienza in cui chiese principalmente conto dei voti riportati a scuola e dell'orario di rientro a casa dei due, il giudice minorile John DeVita concesse questa possibilità a Harris e Klebold, accompagnati in tribunale dai rispettivi padri. Mesi dopo, a strage avvenuta, DeVita si rammaricò di come Harris e Klebold lo avessero ingannato, proiettando un'immagine completamente diversa dalla realtà.

Harris, vista la possibilità di farsi notare, scrisse una lettera al proprietario del furgone derubato, offrendo empatia oltre alle semplici scuse di circostanza.[4] In questo periodo di tempo ostentò spesso il suo finto rimorso esaltando poi, di nascosto, sé stesso e la sua capacità di fingere in varie pagine del suo diario, ammettendo di non provare il minimo rimorso ed esprimendo odio e disprezzo nei confronti dell'incolpevole vittima del suo furto: «com'è che, se sono libero, non posso derubare uno stupido fottuto cretino della sua roba se la lascia sul sedile anteriore del suo fottuto furgone in piena vista, nel mezzo del nulla, il fottuto venerdì sera? SELEZIONE NATURALE. Bisognerebbe ammazzare il bastardo». Questa riga è rappresentativa del tono generale del diario di Harris, inquinato di volgarità e tracotante di odio nei confronti di praticamente chiunque.[5] Si pensa che, poco dopo l'incidente del furgone, già a partire dall'aprile 1998, Harris e Klebold cominciarono ad organizzare il futuro attacco alla Columbine, come forma di vendetta, in quanto la coppia si sentiva "in guerra" contro la società e provava un bisogno di rivalsa nei confronti di coloro che odiava.

Nell'ambito delle cure di salute mentale, ad Harris fu prescritto il farmaco antidepressivo Zoloft ma, a seguito del manifestarsi di effetti collaterali come agitazione e irritabilità, fu sostituito con il Luvox, un altro antidepressivo a base di fluvoxamina molto simile a quello precedente. Qualche opinionista sostenne in seguito, che proprio questa cura contribuì in buona parte alle azioni di Harris, argomentando che gli effetti collaterali di questi farmaci includono una crescita di aggressività, perdita del sentimento del rimorso, depersonalizzazione e sindromi maniacali.[6]

Poco dopo l'udienza in tribunale, il blog di Harris scomparve e il sito ritornò alla sola funzione originale di proporre livelli per il videogioco Doom. Probabilmente il blog scomparve proprio perché Harris aveva intuito che la madre di Brooks Brown vi aveva letto le minacce al figlio e aveva avvisato le autorità. Harris iniziò allora a scrivere i suoi pensieri e i suoi piani in appunti cartacei. Tuttavia continuò ad aggiornare una sezione del suo sito sui suoi progressi nel collezionare armi e nel costruire bombe. America Online cancellò permanentemente dai suoi server il sito, quando la sua esistenza divenne nota al grande pubblico.[7]

Ad inizio di febbraio 1999, in anticipo rispetto al previsto, gli assistenti sociali a loro assegnati dal programma di diversion formularono un giudizio eccellente sul comportamento di Harris e Klebold, considerando compiuto il programma e consentendogli di rimanere dunque incensurati. Va rilevato che mentre Harris riuscì effettivamente ad offrire un'ottima immagine di sé ai funzionari del programma, di un brillante giovane completamente ravveduto, il fascicolo di Klebold presentava invece molti punti critici, come un profitto scolastico in caduta libera, frequenti ritardi agli appuntamenti con i servizi sociali e un alcol-test positivo.

Gli scrittiModifica

Dylan Klebold aveva cominciato a scrivere un suo diario già almeno dal 1997: da queste sue riflessioni (non sempre lucide o comprensibili) traspare, in retrospettiva, una profonda depressione che attanagliava il ragazzo e che lui legava ai suoi presunti fallimenti con le ragazze, in particolare una; è spesso menzionato anche il desiderio di suicidarsi. Harris cominciò invece a scrivere una sorta di diario soltanto dopo l'arresto del gennaio 1998, soprannominandolo «The Book of God» e da cui, come detto, emerge soprattutto l'odio incondizionato e il desiderio di sterminio che animava il giovane.

I loro scritti rivelarono successivamente che i due avevano elaborato un piano per un attentato simile a quello di Oklahoma City e avevano fantasticato anche di scappare in Messico, oppure di dirottare un velivolo all'Aeroporto Internazionale di Denver e per schiantarlo poi contro un grattacielo di New York City (una sorta di singolare anticipazione degli attentati dell'11 settembre 2001), ma soprattutto che avevano studiato nei minimi dettagli l'attentato nella scuola. Il piano prevedeva che, nel giorno prestabilito, avrebbero piazzato delle bombe nella mensa della scuola fancedole esplodere nel momento di massimo affollamento in orario di pranzo; Eric calcolava di uccidere nella detonazione almeno 450 persone.

Le bombe sarebbero state sistemate accanto ai pilastri che reggevano il piano superiore, ove era alloggiata la biblioteca, e, nello scenario auspicato da Harris, questi pilastri avrebbero ceduto determinando il crollo dell'edificio. Subito dopo lo scoppio, i due si sarebbero precipitati verso le rovine della scuola, sparando ai sopravvissuti e ai fuggiaschi, per poi continuare il loro attacco verso le case circostanti e contro i vicini che fossero usciti attirati dal rumore. I due mettevano in conto di morire durante lo scontro a fuoco con le forze dell'ordine sopravvenute, ma la loro furia omicida sarebbe proseguita anche dopo le loro morti: avrebbero minato le loro automobili, per farle esplodere nel mezzo del flusso di soccorritori, stampa e passanti.

Com'è noto, questo piano fallì poiché i loro esplosivi non detonarono. Simulazioni computerizzate, effettuate successivamente all'attacco, hanno dimostrato come, se le bombe avessero funzionato, il totale delle vittime non si sarebbe discostato di molto dai sanguinosi auspici di Harris, ovvero molte centinaia di morti.[8] I diari, che facevano parte di migliaia di pagine di prove, furono resi pubblici dagli inquirenti soltanto nel 2006, sette anni dopo i luttuosi fatti della Columbine. Harris e Klebold non si limitarono a lasciare i diari, ma disseminarono riferimenti all'attentato anche nei compiti di scuola. Due mesi prima del massacro, in un racconto per la lezione di letteratura, Klebold scrisse la storia di un uomo che, senza motivo, uccide 9 persone. Terminava così:

«Io vidi trasparire da lui potere, autocompiacimento e devozione. Compresi la sua azione.»

Più giù, l'appunto del suo professore:

«Prima di assegnare un voto mi piacerebbe parlare con te di quello che hai scritto. Tu sei un eccellente narratore, ma ho avuto molti problemi nel leggere questo racconto.»

Eric, invece, scrisse un racconto in cui immaginava di essere una pallottola e una relazione sulla Germania nazista, in cui elencava verbosamente e con macabra abbondanza di dettagli i crimini di quel regime (che privatamente esaltava, ad esempio nei suoi diari, oppure urlando "Heil Hitler!" quando giocava a bowling), fingendo di condannarli.

I Basement TapesModifica

Negli ultimi mesi prima della strage, nell'inverno e primavera del 1999, la coppia di aspiranti attentatori iniziò a documentare i propri progressi e il proprio arsenale ricorrendo anche a videocassette, filmate e custodite in gran segreto.[9] Parte rilevante di questi filmati era girata nel seminterrato della villetta degli Harris, conducendo al nome con cui furono poi denominati dalla stampa: «Basement Tapes», nastri del seminterrato.

Oltre a mostrare gli esplosivi, le munizioni e le armi che avevano acquisito illegalmente, in questi video i due ragazzi rivelavano anche tutti gli elaborati metodi escogitati per occultare i loro arsenali in casa propria, nascondendoli ai genitori. Altre riprese li ritraevano durante le loro esercitazioni di tiro in una zona boscosa nei paraggi, il Rampart Range. Prima del massacro, Eric e Dylan affermarono di essere sicuri che dall'attentato sarebbe stato tratto un film, e si interrogavano su quale regista avrebbero preferito lo girasse.[10] Mezz'ora prima della sparatoria, i due girarono un ultimo video nel quale si scusavano con le famiglie e si vantavano di come sarebbero stati ricordati con infamia dopo la loro impresa.

I Basement Tapes non sono stati mai resi pubblici per intero. Ad essere divulgate sono state solo tre sequenze: una in cui Harris, Klebold e altri amici provano le armi al Rampart Range; «Radioactive Clothes», un bizzarro video amatoriale in cui i due fingono di star combattendo un'invasione di "abiti radioattivi"; e infine «Hitmen for Hire», "Assassini su commissione", una sorta di presunto progetto scolastico per il corso di Produzione audiovideo, in cui Harris e Klebold interpretavano, come da titolo, due assassini che dietro pagamento proteggevano le vittime di bullismo della loro scuola, uccidendo i bulli, in uno scenario fortemente suggestivo della strage che sarebbe poi avvenuta.

I restanti filmati sono stati mostrati solo ad una piccolissima cerchia di giornalisti, alle famiglie delle vittime del massacro, e ai genitori dei due omicidi. Di essi è trapelato solo un frammento audio di circa 30 secondi, registrato di nascosto dal padre di una delle vittime, in corrispondenza di un passaggio in cui Harris e Klebold insultano e deridono gli studenti di fede cristiana. La motivazione offerta dalle autorità è che, se i Basement Tapes fossero visionabili da chiunque, potrebbero ispirare degli imitatori a compiere atti di violenza simili a quelli di Harris e Klebold.

Prima delle luci dell'alba, la mattina del massacro, Harris registrò una audiocassetta e la lasciò in aperta vista sul tavolo della cucina di casa sua. È stato reso noto dagli investigatori che questo ulteriore nastro (anch'esso mai pubblicato in originale) conteneva affermazioni come «Persone moriranno a causa mia» e «Sarà un giorno che sarà ricordato per sempre».

Cronologia degli avvenimentiModifica

 
L'arrivo di Harris

Il 20 aprile 1999 Eric Harris e Dylan Klebold arrivarono alle 11.10 alla Columbine High School in automobili separate. Harris lasciò l'auto nel parcheggio degli Junior e Klebold in quello dei Senior, entrambi in posti non assegnati a loro. Da queste posizioni, i due avevano un'eccellente vista sull'entrata della mensa e potevano controllare una delle uscite principali dell'edificio. Poco prima di arrivare alla Columbine, Harris e Klebold avevano posto in un campo poco distante dalla scuola una piccola bomba che avrebbe dovuto detonare alle 11:14 creando un diversivo per il personale di emergenza. L'ordigno esplose solo parzialmente, causando un piccolo incendio subito spento dai pompieri.

Alla Columbine, i due si incontrarono vicino alla macchina di Harris e armarono due bombe al propano da 9 kg. Poco prima dell'arrivo degli studenti, la coppia entrò nella mensa e vi piazzò borse contenenti ordigni; ogni bomba doveva esplodere alle 11:17 circa.

 
L'arrivo di Klebold

Nel momento in cui entrarono nella sala, il custode stava sostituendo la cassetta della videocamera a circuito chiuso, che non registrò quindi i due intenti a piazzare le bombe. Comunque, quando la nuova cassetta cominciò a registrare furono ben visibili le borse contenenti le bombe, che avevano abbastanza potere detonante da distruggere l'intera mensa e far crollare la vicina biblioteca.

Piazzate le bombe alla mensa, entrambi tornarono alla propria auto in attesa delle esplosioni, in quanto avevano pianificato di aprire il fuoco contro gli studenti che scappavano dalle uscite principali in preda al panico. Nel ritorno alla propria auto, Harris incontrò Brooks Brown, un compagno di classe, nel parcheggio. Brown si avvicinò all'amico e lo sgridò perché aveva saltato il compito in classe. Harris, stando a quanto Brooks dichiarò in seguito, gli rispose:

«Brooks, mi sei simpatico. Ora va' via di qui, va' a casa.[11]»

Diversi minuti dopo, gli studenti che stavano uscendo dalla Columbine per il pranzo videro Brooks Brown percorrere South Pierce Street per tornare a casa. Nel frattempo, presso le loro auto, Harris e Klebold attendevano entrambi armati la detonazione degli ordigni. Il giorno dopo la sparatoria lo sceriffo John Stone affermò in una conferenza stampa di sospettare che altre persone avessero contribuito al piano della sparatoria. Questo, unito al fatto che Harris e Klebold non avrebbero potuto portare tanto esplosivo nell'edificio da soli.

Secondo testimonianze raccolte dalla polizia, due ragazzi in trench furono visti di fronte alla scuola; nel medesimo periodo furono visti altri due ragazzi nel retro della scuola, uno solo dei quali indossava un trench. Inizialmente anche un uomo che si trovava sul tetto fu indicato dalla polizia come possibile terzo assassino. Successivamente si scoprì che l'uomo era un riparatore di coperture che lavorava per fare manutenzione sul tetto della biblioteca e rimase nascosto lì dopo aver sentito i colpi sparati da Harris e Klebold. Non è mai stato adeguatamente spiegato[non chiaro] perché testimoni dissero che l'uomo sul tetto era armato con una pistola[senza fonte]. Inoltre non è mai stato adeguatamente spiegato[non chiaro] perché alcuni testimoni dissero di aver visto tre uomini sul tetto in settori diversi, tutti con armi da fuoco. Uno di loro fu segnalato come avente una maglietta di South Park. Chris Morris, il capo della Trenchcoat Mafia e amico intimo di Harris e Klebold, fu arrestato dalla polizia il giorno della sparatoria e le notizie riprese dimostrarono che indossava una maglietta di South Park.

L'inizio della sparatoriaModifica

Quando i due compresero che le bombe in mensa non erano esplose, si incontrarono di nuovo presso l'auto di Harris per armarsi e si incamminarono verso la mensa. Salirono poi in cima alle scale dell'entrata ovest, il punto più alto del campus. Questa era una posizione favorevole: l'entrata laterale della mensa era alla base delle scale, l'entrata ovest era alla loro sinistra e i campi sportivi alla loro destra.

Feriti e morti nelle fasi iniziali
1. Rachel Scott, uccisa da proiettili alla testa e al petto in un prato a fianco dell'entrata ovest.
2. Richard Castaldo, colpito a un braccio, al petto, alla schiena e all'addome nello stesso prato.
3. Daniel Rohrbough, ucciso da un proiettile al petto sulla scalinata ovest.
4. Sean Graves, colpito alla schiena e all'addome sulla scalinata ovest.
5. Lance Kirklin, colpito ad una gamba, al collo e alla mascella sulla scalinata ovest.
6. Michael Johnson, feritosi a viso, braccia e gambe mentre scappava sulla collinetta.
7. Mark Taylor, colpito al petto, alle braccia e ad una gamba sulla collinetta.
8. Anne-Marie Hochhalter, ferita al petto, ad un braccio, all'addome, alla schiena e alla gamba sinistra vicino all'entrata della mensa.
9. Brian Anderson, ferito vicino all'entrata ovest da schegge di vetro.
10. Patti Nielson, ferita ad una spalla da una scheggia vicino all'entrata ovest.
11. Stephanie Munson, ferita alla caviglia nel corridoio nord.
12. Dave Sanders, morto per emorragia dopo essere stato colpito al collo e alla schiena nel corridoio sud.
 
L'uccisione di Scott

Alle 11:19 un testimone sentì Eric Harris urlare:

«Via! Via!»

In quel momento i due estrassero i loro fucili a pompa e cominciarono a sparare sui compagni di scuola. Rachel Scott e Richard Castaldo, che erano seduti su una collinetta d'erba a fianco dell'entrata ovest della scuola, furono colpiti e feriti gravemente. Uno dei due ragazzi, vista la Scott muoversi, sparò ancora alla ragazza, uccidendola. Non è chiaro né chi sparò per primo né chi uccise Rachel. Voci non confermate dissero che i due assassini chiesero alla ragazza ferita se credeva in Dio, per poi ucciderla dopo la risposta:

«Sapete che ci credo»

Queste voci sono state smentite da Richard Castaldo che ha dichiarato che i due non parlarono con loro né prima né durante la sparatoria.

Dopo la prima sparatoria, Harris si tolse il giubbotto di pelle e tirò fuori la carabina semi-automatica, dirigendosi verso la scalinata ovest. Daniel Rohrbough e due suoi amici, Sean Graves e Lance Kirklin, stavano salendo la scalinata. Colpito al petto, Rohrbough cadde sopra a Graves; un proiettile bucò un piede di Sean. La coppia rivolse allora i suoi spari verso Kirklin, che era in piedi di fronte a loro. Tutti e tre gli studenti caddero per terra feriti. Harris e Klebold si girarono e spararono verso sud a cinque studenti seduti su una collinetta adiacente alle scale, di fronte all'entrata ovest della scuola. Uno di questi, Michael Johnson, fu colpito ma continuò a correre e scappò. Mark Taylor cadde invece a terra dolorante, fingendosi morto. Gli altri tre scapparono illesi.

Mentre la sparatoria continuava, Sean Graves si alzò e zoppicò giù dalle scale fino all'entrata laterale della mensa, dove collassò di fronte alla porta. Anche Klebold iniziò a scendere gli scalini dirigendosi verso la mensa e nella discesa sparò di nuovo a Lance Kirklin in faccia, ferendolo gravemente. Intanto Daniel Rohrbough cominciò a scendere gli scalini trascinandosi in direzione della base delle scale. Vedendolo, Klebold lo avvicinò e gli sparò nella schiena a distanza ravvicinata, uccidendolo. Il folle continuò poi a scendere la scalinata ed entrò nella mensa, calpestando volontariamente il ferito Sean Graves, steso all'entrata della sala.

Si pensa che Klebold si fosse diretto verso la mensa per capire perché le bombe al propano non erano esplose, tuttavia la mensa era stata appena evacuata e all'interno vi erano pochi studenti rimasti nascosti sotto i tavoli che l'assassino non vide. Non appena vi entrò, Harris cominciò a sparare giù dagli scalini verso diversi studenti seduti vicino all'entrata, ferendo gravemente Anne-Marie Hochhalter non appena provò a scappare. Dopo pochi secondi, Klebold tornò in cima alla scalinata per ritrovarsi con Harris.

 
L'uccisione di Rohrbough

I due provarono successivamente a sparare a degli studenti in piedi vicino al campo da calcio, mancandoli. Poi lanciarono tubi bomba nel parcheggio, sul tetto e nella collina a est ma nessuno di questi esplose. Intanto, dentro al campus, l'insegnante Patti Nielson, vedendo cosa stava succedendo, camminò verso l'entrata ovest accompagnata dallo studente Brian Anderson per dire ai suoi due studenti di "smetterla"[12], perché credeva che quello che Harris e Klebold stessero facendo fosse un video per il corso di cinematografia e che le armi fossero finte. Appena Anderson aprì la prima porta, i due spararono alla finestra. Anderson si ferì al petto con dei pezzi di vetro e la Nielson fu colpita alla spalla da una scheggia. Reagendo per la paura, si rialzò velocemente e corse attraverso il corridoio fino alla biblioteca, dove cominciò ad avvisare gli studenti all'interno invitandoli a nascondersi sotto i banchi e a rimanere in silenzio. Poi chiamò il 9-1-1 (numero americano per i casi di emergenza) e si nascose dietro la cattedra della biblioteca. Brian Anderson rimase indietro, intrappolato tra le porte esterne e quelle interne.

Nel frattempo, uno sceriffo della polizia giunto sulla scena cominciò a sparare a Harris e a Klebold, distraendoli dal ferito Brian Anderson che riuscì a scappare e a rifugiarsi in biblioteca, dove si infilò in una stanza del personale. Harris sparò dieci colpi allo sceriffo, che fu così costretto a chiamare altre pattuglie via radio. Quando la sua arma si ruppe, Harris corse dentro la scuola insieme a Klebold. I due proseguirono per il corridoio nord sparando a chiunque vedessero e lanciando tubi bomba. Nel far questo, colpirono Stephanie Munson alla caviglia ma la ragazza riuscì lo stesso ad uscire dalla scuola e a rifugiarsi in una casa sull'altro lato della strada.

I due procedettero sparando fuori dalla finestra verso l'entrata est della scuola. Dopo aver percorso il corridoio diverse volte, sparando a chiunque vedessero (ma senza ferirne nessuno), tornarono indietro verso l'entrata ovest e si diressero verso il corridoio della biblioteca.

Intanto alcuni momenti prima, l'insegnante William "Dave" Sanders aveva evacuato la mensa attraverso una scala che conduceva al secondo piano. La scalinata era all'angolo tra il corridoio della biblioteca e il corridoio sud. Sanders e uno studente girarono l'angolo e camminarono lungo il corridoio della biblioteca quando videro Harris e Klebold che arrivavano dal corridoio nord. Velocemente i due scapparono dall'altra parte (si crede, ma non è confermato, che Sanders stesse dirigendosi verso la biblioteca per evacuare gli studenti che erano lì)[13]. Harris e Klebold girarono l'angolo e spararono ad entrambi, colpendo Dave Sanders al petto ma mancando lo studente, che corse all'interno della classe di scienze SCI-1 avvisando l'insegnante all'interno. Nel frattempo, Harris e Klebold ritornarono nel corridoio nord mentre Sanders si trascinò verso la classe di scienze. L'insegnante lì presente lo portò in un'altra classe dove due studenti gli praticarono il primo soccorso, rassicurandolo che se la sarebbe cavata e provarono a contattare la polizia all'esterno. Tuttavia, Sanders morì alle 15:00 circa.

Il massacro nella bibliotecaModifica

Mentre la sparatoria continuava, l'insegnante Patti Nielson era al telefono con il servizio di emergenza, raccontando la sua esperienza mentre cercava di far nascondere gli studenti sotto i banchi. La telefonata fu ricevuta dall'operatore del 9-1-1 alle 11:25:05. Fra l'inizio della chiamata e l'ingresso di Harris e Klebold in biblioteca passarono quattro minuti e dieci secondi. Prima di entrare, i due, dalla scalinata del corridoio sud, lanciarono all'interno della mensa due tubi bomba che esplosero entrambi (una delle due esplosioni fu ripresa dalla telecamera a circuito chiuso). Un altro ordigno fu gettato nel corridoio della biblioteca e anch'esso esplose danneggiando alcuni armadietti. Alle 11:29 i due assassini entrarono nella biblioteca dove cinquantadue studenti, tre addetti alla biblioteca e la signora Nielson si stavano nascondendo sotto i banchi e dentro alcune stanzette circostanti.

Feriti e morti nella biblioteca
13. Evan Todd, ferito lievemente dalle schegge del banco sotto il quale si stava nascondendo.
14. Kyle Velasquez, ucciso da ferite da arma da fuoco alla testa e alla schiena.
15. Patrick Ireland, colpito ad un braccio, ad una gamba, alla testa e ad un piede.
16. Daniel Steepleton, ferito ad una coscia.
17. Makai Hall, colpito ad un ginocchio.
18. Steven Curnow, ucciso da uno sparo al collo.
19. Kacey Ruegsegger, ferita ad una mano, ad un braccio e ad una spalla.
20. Cassie Bernall, uccisa da uno sparo alla testa.
21. Isaiah Shoels, ucciso da uno sparo al petto.
22. Matthew Kechter, ucciso da uno sparo al petto.
23. Lisa Kreutz, ferita a una spalla, a una mano e alle braccia.
24. Valeen Schnurr, ferita al petto, alle braccia e all'addome.
25. Mark Kintgen, colpito alla testa e ad una spalla.
26. Lauren Townsend, uccisa da ferite multiple da arma da fuoco alla testa, al petto e al basso ventre.
27. Nicole Nowlen, ferita all'addome.
28. John Tomlin, ucciso da spari multipli alla testa e al collo.
29. Kelly Fleming, uccisa da uno sparo alla schiena.
30. Jeanna Park, ferita a un ginocchio, a una spalla e a un piede.
31. Daniel Mauser, ucciso da uno sparo in faccia.
32. Jennifer Doyle, colpita ad una mano, ad una gamba e ad una spalla.
33. Austin Eubanks, colpito alla mano e ad un ginocchio.
34. Corey DePooter, ucciso da spari al petto e al collo.

Appena entrato, Harris sparò ad un espositore di vetro che si trovava dall'altra parte della sala, ferendo lo studente Evan Todd che si stava nascondendo in quel luogo. Harris gridò a tutti di alzarsi così forte che poté essere sentito sulla telefonata al 9-1-1 delle 11:29:18. Il personale e gli studenti che si stavano nascondendo sentirono i due urlare cose come:

«Tutti quelli col cappello bianco o da baseball, in piedi!»

oppure

«Tutti gli atleti, in piedi! Prenderemo i tipi col cappello bianco!»

(vestire un cappello bianco da baseball alla Columbine è una tradizione per i membri delle squadre sportive, tendenzialmente al vertice della "piramide sociale" interna alla scuola).

Quando nessuno si alzò, Eric disse:

«Va bene, comincerò a sparare comunque!»

I due poi si spostarono dall'altra parte della biblioteca, verso due file di computer. Evan Todd utilizzò questo tempo per nascondersi dietro alla cattedra mentre Kyle Velasquez si sedette nella fila nord di computer senza nascondersi sotto il banco. Klebold gli sparò per primo, colpendolo alla testa e alla schiena e uccidendolo sul colpo. Dopo gli spari i due assassini appoggiarono le loro borse piene di munizioni e cominciarono a ricaricare le loro armi, prima di camminare verso la finestra guardando la scala all'esterno che in precedenza avevano attraversato. Vedendo la polizia che evacuava gli studenti, cominciarono a sparare fuori dalla finestra, provocando l'immediata risposta dei poliziotti.

Dopo pochi secondi, Klebold si girò e sparò con il fucile a pompa ad un tavolo vicino, ferendo Daniel Steepleton e Makai Hall, poi si tolse il cappotto di pelle. Harris prese il suo fucile a pompa e camminò verso la fila sud di computer, sparando sotto il primo banco senza guardare chi ci fosse sotto. Lo sparo uccise Steven Curnow. Poi colpì sotto il banco a fianco, ferendo Kacey Ruegsegger. La Ruegsegger e altri testimoni riportarono che Harris, sentendo la ragazza lamentarsi e piangere a causa delle gravi ferite, le disse:

«Smettila di frignare, è solo una ferita superficiale.»

Il rapporto ufficiale riportò che Harris camminò verso un tavolo nella zona ovest della biblioteca, vi bussò due volte, si chinò e sparò a Cassie Bernall in testa, uccidendola. Il rinculo della sua arma lo colpì al volto rompendogli il naso. Molti sostengono che alla Bernall (che faceva parte del circolo religioso della scuola) prima dello sparo che le fu fatale, fu chiesto:

«Credi in Dio?»

e che alla risposta affermativa della giovane Harris le avrebbe sparato, uccidendola sul colpo. Le indagini ufficiali hanno comunque smentito questa versione, affermando però che questa domanda fu posta a Valeen Schnurr, una studentessa sopravvissuta. Infatti tre studenti che assistettero alla morte della ragazza, inclusa Emily Wyant, che si stava nascondendo con lei sotto il banco, confermarono che non le fu rivolta questa domanda e che la Bernall, quando fu uccisa, stava pregando in silenzio[14].

Successivamente Harris si girò verso il tavolo successivo nei cui pressi sedeva la studentessa Bree Pasquale. Il ragazzo le chiese se voleva morire e lei rispose con una supplica. I testimoni raccontano che Harris rimase disorientato da questo gesto, ma è più probabile che il suo blocco fosse dovuto al dolore per la ferita al naso che sanguinava copiosamente. In seguito, mentre Harris sbeffeggiava la Pasquale, Patrick Ireland approfittò della situazione per praticare il primo soccorso a Makai Hall. Klebold, vedendolo, gli sparò due volte alla testa e una volta ad un piede (questo sparo fu così violento da togliergli la scarpa). Cadde a terra privo di conoscenza, ma ancora vivo.

Successivamente, Klebold camminò verso un'altra fila di tavoli, scoprendo Isaiah Shoels, Matthew Kechter e Craig Scott (tutti popolari atleti a scuola, l'ultimo dei quali era il fratello di Rachel Scott) che vi si nascondevano sotto. Provò a tirar fuori Isaiah ma, non riuscendoci, fu costretto a chiamare Harris, che lasciò così Bree Pasquale per unirsi a lui. Klebold e Harris sbeffeggiarono e insultarono (anche con parole razziste, dato che il ragazzo era di colore) Shoels per qualche secondo. Poi Harris si chinò e gli sparò nel petto da vicino, uccidendolo. Anche Klebold aprì il fuoco, uccidendo Matthew Kechter. Per sua fortuna, Craig Scott non venne ucciso in quanto si finse morto nascondendosi sotto i cadaveri dei due amici. Harris, rialzatosi, lanciò una bomba a CO2 verso il tavolo dove erano nascosti Hall, Steepleton e Ireland. Makai Hall rilanciò la bomba indietro e l'ordigno esplose più a sud.

Harris camminò poi verso lo scaffale di libri che si trovava tra la parte ovest e la parte centrale dei tavoli. Saltò su uno scaffale e lo agitò, sparando alcuni colpi in quella zona. Klebold camminò attraverso la zona principale oltrepassando la prima fila di scaffali, la zona della cattedra e una seconda fila di scaffali ad est. Harris camminò attraverso la zona centrale incontrandosi lì con il suo amico. Klebold procedette nella zona est della biblioteca sparando ad un contenitore di vetro vicino alla porta, poi si girò e sparò al tavolo a lui più vicino, ferendo Mark Kintgen. Si girò ancora verso il tavolo alla sua sinistra e gli sparò contro, ferendo Lisa Kreutz e Valeen Schnurr con lo stesso proiettile ed uccidendo Lauren Townsend, studentessa dell'ultimo anno.

Harris, nel frattempo, era salito sopra un altro tavolo sotto il quale si nascondevano due ragazze. Sceso dal tavolo si chinò a guardarle, etichettandole verbalmente come "patetiche". I due ragazzi andarono poi vicino ad un tavolo vuoto e cominciarono a ricaricare le loro armi. La Schnurr, che era gravemente ferita, cominciò a piangere dicendo:

 
La biblioteca

«Oh Signore aiutami!»

Klebold allora tornò indietro e le chiese se credeva in Dio. Lei rispose confusamente, dicendo prima "no" e poi "sì" alla ricerca della risposta "giusta". Lui le chiese:

«Perché?»

La ragazza disse:

«Credo in Dio perché è quello in cui crede la mia famiglia»

Klebold la prese in giro e poi se ne andò. Fu questo episodio a condurre alla controversia legata a Cassie Bernall poiché i testimoni oculari, che credevano di aver sentito la Bernall rispondere così, rimasero confusi dalle voci e dalle sembianze simili delle due ragazze.

Harris si diresse poi verso un altro tavolo e sparò due volte sotto di esso, ferendo Nicole Nowlen e John Tomlin. Quando Tomlin provò a strisciarne fuori, Klebold arrivò da un angolo e lo prese a calci. Harris derise questo tentativo di fuga e Klebold sparò al ragazzo più volte, uccidendolo. Harris tornò indietro verso il luogo in cui giaceva Lauren Townsend, già morta. Dietro il corpo, Kelly Fleming, come Bree Pasquale, era seduta a fianco del tavolo e non sotto. Harris sparò alla Fleming con il fucile, colpendola nella schiena e uccidendola sul colpo. Continuò poi a sparare al tavolo dietro a lei, colpendo di nuovo la Townsend e la Kreutz e ferendo Jeanna Park (l'autopsia ha poi rivelato che la Townsend era già stata uccisa dal primo colpo).

Alle 11:37 i due assassini si spostarono verso la zona centrale della biblioteca, dove continuarono a ricaricare le armi sopra un tavolo in mezzo alla stanza. Harris, notato uno studente lì vicino, gli chiese di identificarsi. Lo studente era John Savage, un conoscente di Klebold. Savage chiese a Klebold che cosa stessero facendo e si sentì rispondere:

«Oh, stiamo solamente uccidendo gente.»

Savage chiese allora se l'avrebbero ucciso. Klebold esitò ma poi lo autorizzò a lasciare la biblioteca. Il ragazzo scappò immediatamente, uscendo dalla porta principale della biblioteca.

Dopo la fuga di Savage, Harris si girò e sparò con la sua carabina ad un tavolo a nord, colpendo Daniel Mauser in faccia da distanza ravvicinata ed uccidendolo. Entrambi gli assassini si spostarono verso sud dove spararono a caso sotto un altro tavolo, ferendo gravemente Jennifer Doyle e Austin Eubanks (che morì nel maggio 2019 per overdose), e uccidendo Corey DePooter, l'ultima vittima del massacro, che aveva mantenuto la calma tra i suoi amici durante la sparatoria.

A questo punto diversi testimoni sentirono Harris e Klebold fare commenti su come non trovassero più elettrizzante sparare alle vittime. Klebold disse:

«Magari dovremmo cominciare ad accoltellare la gente, sarebbe più divertente..»

Entrambi i ragazzi si spostarono verso la cattedra principale della biblioteca. Harris tirò una bomba Molotov verso l'uscita sud-ovest della biblioteca, ma questa non esplose. Poi girò attorno al lato est della cattedra e Klebold lo raggiunse da ovest. I due si diressero dove si era spostato Evan Todd dopo essere rimasto ferito. Klebold si prese gioco di Todd e parlò di come ucciderlo, ma l'assassino cedette alle suppliche del ragazzo di lasciarlo in vita, risparmiandolo. Klebold si girò e sparò un colpo dentro una stanza del personale della libreria, colpendo una piccola televisione. Lo stesso sbatté una sedia sopra il terminale dei computer che era sulla cattedra, proprio sopra a dove Patti Nielson si stava nascondendo. Poi i due uscirono dalla biblioteca alle 11:42, ponendo così fine al brutale massacro.

Subito dopo la loro uscita dalla biblioteca, ventotto studenti illesi ed undici feriti, tra cui lo stesso Brian Anderson, evacuarono la stanza attraverso la porta nord, che conduceva alla scala adiacente l'entrata ovest. Patrick Ireland, che era svenuto, e Lisa Kreutz, che non riusciva a muoversi, rimasero nell'edificio. Patti Nielson corse dentro la stanza del personale dove Klebold aveva sparato poco prima, trovando tre addetti alla biblioteca; si chiusero lì dentro e vi rimasero fino alle 15:30 circa.

Il suicidio di Harris e KleboldModifica

Dopo aver abbandonato la biblioteca, i due si diressero alla zona di scienze e lanciarono una piccola bomba all'interno di uno sgabuzzino. Quando l'ordigno esplose, scapparono. Un insegnante che era nella stanza a fianco spense il fuoco. I ragazzi proseguirono attraverso il corridoio sud, poi si fermarono e cominciarono a sparare all'interno di un'aula vuota di scienze. Subito dopo scesero le scale fino alla mensa dove erano stati già in precedenza ripresi dalle telecamere di sicurezza. La registrazione mostrò Harris mentre cercava di far detonare una delle bombe al propano, senza successo. Il ragazzo, avvilito, bevve allora un sorso di una bevanda lì abbandonata e, lanciata ancora un'altra molotov, anche questa rimasta inesplosa, lasciò insieme all'amico la mensa per salire di nuovo le scale. Appena iniziarono la salita, la bomba detonò (come si poté vedere nuovamente dalle telecamere) causando una grossa fiamma, estinta poi dagli spruzzatori antincendio. Harris e Klebold lasciarono la mensa alle 11:50 circa.

Una volta tornati al piano superiore, camminarono per il corridoio nord e il corridoio sud senza meta, sparando casualmente. Mentre camminavano, spesso guardarono attraverso le piccole finestrelle delle porte delle classi per vedere se ci fosse qualche studente, ma non provarono ad entrare in alcuna aula. I due si diressero verso l'entrata di un bagno dove cominciarono a schernire gli studenti all'interno dicendo cose come:

«Sappiamo che siete lì dentro»

«Stiamo per uccidere chiunque si trovi qui»

senza però mai entrare nella stanza. Alle 11:55, i due tornarono in mensa ed entrarono in cucina, poi tornarono ancora su per le scale e di nuovo nel corridoio sud alle 11:58.

Morte dei due ragazzi
35. Eric Harris, suicidatosi con un unico colpo alla bocca.
36. Dylan Klebold, suicidatosi con un unico colpo alla testa.

Alle 12:05, i due entrarono di nuovo nella biblioteca, in cui si trovavano in quel momento (oltre ai cadaveri) solo Patrick Ireland, privo di sensi, e Lisa Kreutz che fingeva di essere morta. Non si sa cosa fecero dopo aver abbandonato la mensa e prima di tornare in biblioteca. Una volta dentro, provarono a sparare fuori dalle finestre ai poliziotti, senza successo. Si spostarono verso un tavolo vicino ai corpi di Matthew Kechter e Isaiah Shoels e lì si suicidarono con le loro armi da fuoco. Harris si sparò in bocca con il suo fucile da caccia, seduto sul pavimento, la schiena contro uno scaffale di libri: la violenza dello sparo a bruciapelo provocò l'esplosione del suo cranio e ne determinò la morte immediata. Klebold si suicidò con un colpo alla tempia sinistra con la sua TEC-DC9; Patrick Ireland affermò di aver udito gorgoglii e rumori di soffocamento: è possibile che si trattasse di Klebold che quindi (come supportato dal referto autoptico) può essere deceduto dopo alcuni minuti di agonia, soffocato del copioso sangue aspirato nei polmoni.

Alle 14:38 Ireland riprese conoscenza e strisciò verso la finestra, dalla quale provò ad uscire. Fu goffamente afferrato attraverso la stessa finestra dai membri della SWAT e questa scena, che fu trasmessa in televisione, rimase una delle più iconiche della tragica giornata. Lisa Kreutz, gravemente ferita e a tratti incosciente, rimase sola nella biblioteca fino a che la polizia non fece irruzione alle 15:25. La ragazza fu poi portata fuori e soccorsa, insieme a Patti Nielson e i tre addetti alla biblioteca.

L'irruzione degli SWAT e la fineModifica

A mezzogiorno circa le squadre della SWAT stazionavano all'esterno della scuola e le ambulanze avevano cominciato a portare i feriti agli ospedali vicini. Nel frattempo i familiari delle vittime e il personale scolastico si radunavano nella vicina scuola elementare di Leawood per ricevere informazioni.

Alle 12:20 la polizia chiese munizioni aggiuntive in caso di sparatoria anche se gli assassini avevano smesso di sparare pochi minuti prima. Alle 12:45 le squadre SWAT cominciarono a controllare ogni stanza della scuola esaminando zaini e banchi. Le autorità scoprirono i tubi bomba alle 13:00 e gli SWAT cominciarono a trovare gli studenti nascosti alle 14:30. Tutti gli studenti, gli insegnanti e il personale scolastico furono evacuati e furono prestate loro le prime cure mediche, prima di incontrare i familiari alla scuola elementare di Leawood. Le squadre di soccorso trovarono i corpi nella biblioteca alle 15:30.

Alle 16:00, lo sceriffo fece una stima iniziale di 25 morti tra studenti e insegnanti; la sua stima fu di 12 persone in più rispetto ai morti reali. Disse inoltre che la polizia stava cercando i corpi di Harris e Klebold nella biblioteca. Alle 16:30 la scuola fu dichiarata sicura; tuttavia, alle 17:30, furono ancora trovate bombe nel parcheggio e sul tetto. Alle 18:15 la polizia trovò una bomba in un'auto nel parcheggio. Lo sceriffo decise allora di proclamare l'intera scuola "scena del crimine"; in quel momento tredici morti, inclusi Harris e Klebold, erano ancora all'interno dell'edificio. Alle 22:45 la bomba nell'auto parcheggiata esplose mentre un poliziotto tentava di disinnescarla. Fortunatamente nessuno si ferì.

Armi utilizzateModifica

Durante i mesi precedenti alla sparatoria, Harris e Klebold si procurarono due armi da fuoco da 9 mm e due fucili a pompa calibro 12, comprati nel dicembre 1998 usando come intermediaria un'amica, Robyn Anderson, già maggiorenne e particolarmente vicina a Dylan[15]. I due comprarono poi una pistola da un amico, Mark Manes, arrestato qualche mese dopo il massacro per aver venduto l'arma ad un minorenne[16], insieme a Philip Duran, colpevole di aver portato i due ragazzi da Mark per la vendita.[17].

 
Le armi di Eric Harris

Seguendo alcune istruzioni lette su Internet, Harris e Klebold costruirono anche 99 ordigni esplosivi improvvisati di varie grandezze e segarono inoltre le canne e i calci dei fucili a pompa per nasconderli più facilmente. I due, ancora prima che il massacro cominciasse, avevano già infranto diverse leggi sul possesso delle armi, tali da assicurare loro un lungo periodo di detenzione. Entrambi portavano diversi coltelli nelle cinture, caricatori calibro nove e per fucili a pompa.

Eric HarrisModifica

Dylan KleboldModifica

 
Le armi di Dylan Klebold

VittimeModifica

La stima finale delle vittime del massacro fu:

  • 13 persone uccise, di cui
    • 12 studenti
    • 1 insegnante
  • 24 studenti feriti, di cui
    • 3 studenti feriti mentre provavano a scappare da scuola
  • Harris e Klebold si suicidarono circa quarantacinque minuti dopo l'inizio del massacro.

MotivazioniModifica

 
George W. Bush stringe la mano allo studente Craig Scott, sopravvissuto al massacro, dopo una discussione sulla sicurezza delle scuole

Seguirono molte polemiche per il comportamento esitante della polizia. Il massacro durò circa venti minuti; 13 in biblioteca, il luogo principale della strage. La polizia vi entrò solo 4 ore dopo, così come entrò nella scuola solo 2 ore e mezza dopo gli ultimi spari e il suicidio dei due assassini. Nel frattempo, rimasero nella scuola una ragazza ferita gravemente, per ben 4 ore, 12 cadaveri e decine e decine di persone che vissero quelle ore nel terrore non sapendo quale sarebbe stato il loro destino. L'evacuazione dalla biblioteca è stata organizzata dai feriti e dai superstiti. Dopo di che, tutto attorno ormai il silenzio, eppure la polizia non volle entrare fino a che non fu assolutamente sicura che non ci fosse alcun pericolo. Quando entrarono, non avevano idea di quanti morti avrebbero trovato. Se le vittime non furono centinaia, fu solo ed esclusivamente perché a un certo punto gli assassini ritennero di averne abbastanza. Per tentare di giustificare questo atteggiamento, le autorità cercarono anche di accreditare l'ipotesi che il massacro, o almeno la situazione di pericolo, sarebbe durata diverse ore, e gli assassini si sarebbero tolti la vita solo alle 15.

In seguito alla sparatoria, ci furono anche diverse discussioni riguardo a cosa potesse aver spinto gli assassini al loro gesto e se fosse stato possibile prevenire il crimine. La presenza di gruppi sociali nelle scuole superiori è stato un frequente argomento di discussione. Molti sostengono che l'isolamento dei due ragazzi dal resto dei loro compagni di classe creò in loro sentimenti, come il sentirsi indifesi e insicuri, che li spinsero verso una profonda depressione alimentata da una notevole ricerca di popolarità. Alcune scuole diedero così il via a programmi per scoprire e fermare il bullismo, fenomeno che molti pensavano avesse contribuito ad aumentare la rabbia repressa di Harris e Klebold[18]. Nelle settimane successive alla sparatoria, i media dissero che i due assassini si ritenevano parte della "cultura goth" e "nerd" reietti. Come prova di appartenenza alla "cultura goth", Harris e Klebold per un certo periodo di tempo si definirono come parte di un club scolastico chiamato Trenchcoat Mafia (Mafia in Impermeabile). Fu in seguito provato che i ragazzi non entrarono mai in questo club, nonostante essi fossero amici di alcuni dei membri. Una forte reazione contro la sottocultura "goth" risultò sia da parte degli studenti che da parte degli adulti[19][20].

 
Il monumento funebre in memoria dell'attentato

Dopo la sparatoria, le lezioni degli studenti della Columbine si sono svolte presso il vicino Chatfield Senior High per le rimanenti tre settimane di quell'anno scolastico. La scuola aveva subito una massiccia ristrutturazione quattro anni prima della sparatoria, con l'aggiunta di una nuova biblioteca e una nuova mensa. Dopo il massacro la biblioteca, che si trovava sopra la mensa, è stata completamente rasa al suolo, poiché è stato il punto dove la maggior parte delle esplosioni e dei decessi ha avuto luogo. Una nuova biblioteca più grande è stata costruita sulla collina dove è iniziata la sparatoria e dedicata alla memoria delle vittime[21][22].

BullismoModifica

Dal quando è avvenuto il massacro alla Columbine, si è prestata sempre maggiore attenzione alla connessione tra manifestazioni di violenza nelle scuole e bullismo. Entrambi gli autori della strage furono classificati come ragazzi dotati, presumibilmente bullizzati per quattro anni. Secondo Brooks Brown, Klebold e Harris erano gli studenti più emarginati di tutta scuola e persino molti di quelli che facevano parte della loro cerchia li consideravano "i più sfigati degli sfigati"[23]. È cosa nota che Klebold avesse manifestato al padre il proprio odio per la "jock culture" che vigeva alla Columbine, ossia l'egemonia e prepotenza esercitate dagli atleti dei team sportivi della scuola, aggiungendo che Harris, in particolare, ne era vittima. A questo proposito, Klebold aveva affermato: "Stanno facendo patire a Eric le pene dell'inferno"[24].

In un'altra occasione, proprio prima del massacro[25], sia Harris che Klebold erano stati aggrediti da un gruppo di compagni di scuola - tutti membri della squadra di football della scuola - che li avevano cosparsi di ketchup e senape chiamandoli "froci" ("faggot", in inglese) e "gay"[26].

A un anno dalla strage di Columbine, un'analisi degli ufficiali dei Servizi Segreti degli USA rivelò che su 37 massacri premeditati avvenuti nelle scuole, in 2/3 dei casi la maggior causa scatenante era stata l'aver subìto bullismo, descritto da alcuni autori delle stragi come un vero "tormento"[27]. Brooks Brown espose una teoria simile nel suo libro sul massacro: scrisse che tra gli insegnanti era atteggiamento comune far finta di niente di fronte a manifestazioni di bullismo[28] e che ogniqualvolta Klebold e Harris ne erano bersaglio, ad opera dei cosiddetti "jocks" (gli atleti dei team sportivi studenteschi), gli insegnanti si limitavano a frasi come: "Non preoccupartene troppo, ragazzo. Sono cose che succedono", se qualcuno esprimeva turbamento o sorpresa[29].

I primi racconti dopo la strage misero in luce come i dirigenti e gli insegnanti della Columbine High School avessero a lungo ammesso e tollerato un clima di bullismo da parte dei suddetti "jocks", lasciando che nella scuola si diffondesse e si inasprisse un'atmosfera di intimidazione e risentimento. Esperti sostengono che questo possa aver contribuito a far esplodere il desiderio di infliggere violenza nei due ragazzi autori della strage[30].

Un autore ha invece messo in forte discussione la teoria della "strage per vendicarsi del bullismo subìto". David Cullen, autore nel 2009 del libro Columbine, pubblicato da Twelve il 6 aprile 2009, non nega la presenza diffusa di atti di bullismo nella scuola, ma nega che i due attentatori siano da considerarsi vittime del bullismo. A proposito di Harris in particolare, Cullen sostiene che sarebbe stato più un bullo che una vittima di bullismo.[31]

Le critiche ai gruppi musicaliModifica

Le televisioni americane paragonarono in seguito il massacro ad una sequenza del film del 1995 Ritorno dal nulla, dove il protagonista Leonardo DiCaprio veste un impermeabile nero e spara a sei compagni di classe nei corridoi della scuola. Qualche testimone oculare ha paragonato la sparatoria ad alcune scene del film del 1999 Matrix.

La colpa della sparatoria ricadde anche sul cantante Marilyn Manson e su altri gruppi rock/metal. Manson, in un'intervista che seguì la strage, annunciò di aver cancellato tre concerti in memoria della tragedia e, intervistato dallo scrittore Chuck Palahniuk[32], quando gli venne chiesto cosa avrebbe detto ai due assassini, il musicista rispose:

«Non gli avrei detto niente... Avrei ascoltato cosa avevano da dire, cosa che nessuno ha fatto.»

In seguito, una recensione sul sito di Harris rivelò che sia lui che l'amico disprezzavano Manson e la maggior parte della musica mainstream. La voce fu amplificata da amici dei due ragazzi che dissero che i due erano fan di band industriali tedesche, come i Rammstein. Dopo questa informazione, i Rammstein subirono forti critiche da gruppi Cristiani conservatori che dissero (tra le altre cose) che la R vibrante del cantante Till Lindemann era una chiara imitazione della dizione di Adolf Hitler. In risposta, la band pubblicò questa dichiarazione:

«I membri dei Rammstein esprimono le loro condoglianze a tutti coloro che sono stati colpiti dai tragici eventi di Denver. Vorrebbero fare chiarezza sul fatto che non hanno testi o convinzioni politiche che avrebbero potuto influenzare certi comportamenti. Inoltre, i membri dei Rammstein hanno bambini, che educano con valori sani e non violenti.»

Qualcuno affermò anche che i due ragazzi furono ispirati dal testo della canzone dei Rammstein Weisses Fleisch (Carne Bianca):

(DE)

«Du auf dem Schulhof, Ich zum Töten bereit, und keiner hier weiß von meiner Einsamkeit. Rote Striemen auf weißer Haut. Ich tu dir weh, und du jammerst laut»

(IT)

«Tu nel cortile della scuola, io sono pronto ad uccidere e nessuno qui sa della mia solitudine. Rossi lividi sulla pelle bianca. Io ti faccio male e tu gridi forte.»

(Weißes Fleisch - Rammstein)

La band industrial metal tedesca KMFDM ricevette critiche simili. Il sito web di Harris presentava testi di canzoni di questo gruppo e la sparatoria avvenne il giorno dell'uscita del loro album Adios. Il frontman dei KMFDM, Sascha Konietzko, rilasciò una dichiarazione alla stampa il giorno successivo al massacro, esprimendo il proprio dispiacere per la sparatoria, dicendo:[33]

(EN)

«First and foremost, KMFDM would like to express their deep and heartfelt sympathy for the parents, families and friends of the murdered and injured children in Littleton. We are sick and appalled, as is the rest of the nation, by what took place in Colorado yesterday. KMFDM are an art form, not a political party. From the beginning, our music has been a statement against war, oppression, fascism and violence against others. While some of the former band members are German as reported in the media, none of us condone any Nazi beliefs whatsoever.»

(IT)

«Per prima cosa, i KMFDM vogliono esprimere la propria profonda e sincera vicinanza ai genitori, alle famiglie e agli amici dei ragazzi uccisi e feriti a Littleton. Noi siamo disgustati e sconvolti, così come il resto della nazione, per quello che è successo ieri in Colorado. KMFDM è una forma d'arte, non un partito politico. Fin dagli esordi, la nostra musica è stata una denuncia contro la guerra, l'oppressione, il fascismo e la violenza contro gli altri. Sebbene alcuni membri passati della band sono tedeschi come riportato dai media, nessun membro del gruppo approva le ideologie naziste.»

(Sascha Konietzko)

Marilyn Manson continuò ad esprimere il suo disappunto nei confronti dei media. Contribuì ad un articolo del periodico Rolling Stone e fu intervistato da Michael Moore nel documentario Bowling a Columbine. Le accuse rivoltegli dai media e dai genitori divennero in parte l'ispirazione per il quinto album di Manson, Holy Wood (In the Shadow of the Valley of Death), nel quale le canzoni parlavano della relazione tra morte e celebrità in America. Qualcuno diede la colpa della strage anche al film Assassini nati, che i due ragazzi avevano visto più volte.

Cultura di massaModifica

CinemaModifica

Film documentario dedicato alla vicenda è il già citato Bowling for Columbine di Michael Moore (2003), vincitore di un premio Oscar. Ad oggi non è stato prodotto alcun esplicito rifacimento cinematografico del massacro, ma solo film più o meno ispirati ad esso; il primo è stato un film parodistico, Duck! The Carbine High Massacre, uscito nel 2000, a cui è poi seguito Zero Day di Ben Coccio e Elephant di Gus Van Sant nel 2003. Tutte e tre le pellicole hanno alterato i nomi dei personaggi e del liceo, ad esempio in Duck! i due ragazzi si chiamano Derwin e Derick, mentre il liceo si chiama Carbine (gioco di parole tra Columbine e la parola inglese per carabina). In Duck! e in Elephant sono contenuti elementi speculatori, ma che all'epoca erano considerati fondati, per esempio che gli autori della strage avessero simpatie neonaziste. Nel 2004 è stato inoltre distribuito il documentario Zero Hour.

TelevisioneModifica

  • Nel quinto episodio della serie American Horror Story, Halloween - Part 2, è contenuto un chiaro riferimento al massacro. A Tate, uno dei personaggi della serie, viene chiesto dal fantasma di una delle sue vittime (anch'esse uccise in una strage al liceo) il perché della sua domanda "Credi in Dio?". Inoltre, la vittima ammette di aver cercato le parole giuste nella confusione del momento. Nel cold opening del seguente episodio della stessa serie, Piggy Piggy, assistiamo ad una scena molto simile all'attacco nella biblioteca.
  • Nell'episodio Giochi di ruolo, della nona stagione della serie animata I Griffin, Peter si presenta in cucina vestito con pantaloni militari, giacca nera e armato di fucile a pompa, esattamente come Harris e Klebold il giorno del massacro. In seguito, dopo che Lois gli riferisce che deve ricoprire il ruolo di un normale studente delle scuole superiori, Peter telefona ad un altro ragazzo dicendogli di non aprire il fuoco sugli altri studenti, cosa che tuttavia avviene nonostante la revoca.
  • Nell'episodio 13 della seconda stagione di Tredici Tyler dopo la violenza subita nei bagni della scuola, si arma di fucile e bombe per fare un attacco durante il ballo scolatico, prima di entrare nella scuola incontra Clay dicendogli di andare a casa, proprio come fecero Dylan ed Eric con un loro amico in modo da salvare una delle poche persone che sono stati gentili con loro.

VideogiochiModifica

MusicaModifica

  • Nella canzone I'm Back il rapper Eminem cita (anche se censurato) il massacro della Columbine High School:
(EN)

«I take seven [kids] from [Columbine], stand 'em all in line / Add an AK-47, a revolver, a nine / A MAC-11 and it oughta solve the problem of mine / And that's a whole school of bullies shot up all at one time»

(IT)

«Prendo sette ragazzi da Columbine e li metto tutti in fila / Aggiungo un AK47, un revolver, una calibro 9 / MAC-11 e devo risolvere un mio problema / E un'intera scuola di bulli tacerà per sempre»

  • Dodici anni dopo, nella canzone Rap God, si autocita per parlare proprio della censura:
(EN)

«But sometimes when you combine/Appeal with the skin color of mine/You get too big and here they come trying to/Censor you like that one line I said/On I'm Back from the Mathers LP/One when I tried to say I'll take seven kids from Columbine Put 'em all in a line/Add an AK-47, a revolver and a nine»

(IT)

«"Ma a volte, quando combini il fascino col mio colore di pelle, ottieni qualcosa di troppo grosso ed ecco che provano a censurarti, come quel verso che ho pronunciato in I'm back nel Mathers LP quando ho provato a dire che avrei preso 7 ragazzini dalla Columbine, li avrei allineati, avrei aggiunto un AK47, una revolver e una calibro 9»

  • Il gruppo simphonyc metal finlandese Nightwish, nel brano The Kinslayer, parla chiaramente di quanto accaduto seppur non direttamente. Alla fine del testo viene scritto:
(EN)

«In memory of the Redeemers 20.4.1999.»

(IT)

«In memoria dei Redentori 20 Aprile 1999.»

  • Il gruppo deathcore statunitense Emmure, nel brano Bring a Gun To School (titolo poi inutilizzato nelle piattaforme ufficiali a causa delle controversie susseguitesi)[35], facente parte dell'album Eternal Enemies, si è probabilmente ispirato a questo massacro, che invece viene esplicitamente citato in una t-shirt della linea d'abbigliamento personale del frontman Frankie Palmeri chiamata "Cold Soul", poi soppressa per questa e altre controversie.[36]
  • Il rapper Bones ha dedicato l'intero album TeenWitch al massacro, parlando dell'avvenimento da tutti i punti di vista
  • Il rapper Low Low nella sua canzone Ulisse cita la strage della Columbine High School:

«Vuoi sapere che pensavano quelli di Columbine? Vuoi sapere? Non vuoi sapere ma io parlo!»


NoteModifica

  1. ^ (EN) «Lessons from Littleton (Part I)», da Independent School, National Association of Independent Schools
  2. ^ (EN) Jonkatz. «Voices From The Hellmouth», da slashdot.org, 26 aprile 1999
  3. ^ (EN) Eric Harris, Columbine shooter Eric Harris' webpages, su a Columbine site.
  4. ^ Il Depresso e lo Psicopatico
  5. ^ Pagine dei diari di Eric e Dylan
  6. ^ Il Luvox e il massacro della Columbine High School. breggin.com.
  7. ^ Eventi dettagliati prima della sparatoria
  8. ^ Gli assassini della Columbine volevano uccidere 500 persone (27-4-1999). bbc.co.uk.
  9. ^ Analisi della documentazione Archiviato il 24 maggio 2010 in Internet Archive. (20 aprile 2004) Slate.MSN.com.
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BibliografiaModifica

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