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Complesso di Santa Maria della Croce
Convento e chiesa di Santa Maria della Croce Scicli.jpg
L'ingresso del complesso
StatoItalia Italia
RegioneSicilia Sicilia
LocalitàScicli-Stemma.png Scicli
Religionecristiana cattolica di rito romano
Ordinefrancescani
Diocesi Noto
Stile architettonicoTardo gotico

Coordinate: 36°47′22.8″N 14°42′27.58″E / 36.789667°N 14.707662°E36.789667; 14.707662

L'oratorio della Madonna di Sion
Facciata della chiesa
Interno della chiesa

Il complesso di Santa Maria della Croce a Scicli è un sito religioso che si compone di un convento, una chiesa, un oratorio e due cortili. Si tratta di uno degli edifici più antichi della città.[1]

Il complesso, fondato da frati minori dell'ordine francescano, si trova in cima al colle detto della Croce.[2]

Indice

StoriaModifica

In un cartiglio a losanga, posto sul lato sinistro del prospetto della chiesa, è indicato il 1528 come anno di fondazione e la data è congruente con la fondazione del convento, che quindi risulta coevo alla chiesa. Secondo altre fonti, la fondazione della chiesa è collocabile tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento.[3][1]

L'oratorio, intitolato alla Madonna di Sion, è invece preesistente e datato alla seconda metà del XV secolo. Presenta affreschi del XV e del XVI secolo, ora conservati nella chiesa di Santa Teresa a Scicli.[2]

Dopo l'Unità d'Italia il complesso fu venduto all'asta e divenne proprietà privata. Alla fine degli anni novanta del XX secolo fu espropriato dalla Regione Sicilia e restaurato in due battute, per un importo complessivo di circa 3 milioni di euro.[1]

AspettoModifica

Chiesa e convento presentano residui elementi tardogotici, risparmiati dal terremoto del 1693 e che spiccano rispetto al panorama barocco che domina a Scicli, determinato dall'attività di restauro operata a seguito del sisma.[4]

La chiesa è a navata unica, con abside semicircolare. Delle modifiche settecentesche rimane traccia nelle cronache di Carioti[3]:

«E diggià nell'anno 1758 s'ha riformata in elegante e migliore disegno la stessa chiesa del Reverendo Padre Priore Fra' Giovanni Lorefice, cavagliere, e lo fu definitore l'anni passati, n'à ristretto il novero degli antichi altari per la nicissità del nuovo disegno.»

In un passo poco precedente Carioti scrive[3]:

«Intorno agli altari della chiesa altro non ci resta di dire, che d'essere decorati di belle immagini d'insigni pittori e ben provveduti di legati di messe, delle quali due volte per il permesso pontificio ne an fatto i padri del convento la reduzione, una nel 1500 e l'altra nel 1730 circa.»

È poi documentato un intervento di stuccatura tra il 1784 e il 1788, periodo in cui i frati incaricano il maestro Aloisio Cascone di Ragusa di[3]

«stucchiare la chiesa secondo il disegno fatto da don Giovanni Battista Ragazzi con abbellire la Cappelletta della SS. Nicchia di Nostra Signora della Croce.»

La facciata della chiesa, tardogotica, presenta colonne tortili e due archi, uno a tutto sesto e un altro a sesto acuto. Accanto alla chiesa è un piccolo oratorio, dedicato alla Madonna di Sion, con un prospetto caratterizzato da due semicolonne e un arco trilobato, con in cima una croce in altorilievo.[3]

Insieme alla chiesa madre di Vizzini e al portale poi inglobato dalla chiesa di Sant'Agata, sempre a Vizzini, il complesso di Santa Croce attesta, almeno indirettamente, l'esistenza di una colonia di maestri artigiani originari della Castiglia.[5]

NoteModifica

  1. ^ a b c Il complesso sul sito della Regione Sicilia.
  2. ^ a b Sito del Comune di Scicli.
  3. ^ a b c d e Monica Craparo, Gotico e Barocco: la ricostruzione delle chiese francescane di Modica e Scici dopo il 1693, in Carolina Miceli, Diego Ciccarelli, Francescanesimo e cultura negli Iblei: atti del convegno di studio, Ragusa, Modica, Comiso, 10-13 ottobre 2004, Officina di Studi Medievali, 2006.
  4. ^ Scheda su semscicli.it.
  5. ^ Marco Rosario Nobile, «Maestri castigliani e di area cantabrica nella Sicilia tra XV e XVI secolo», in Begoña Alonso Ruiz e Fernando Villaseñor Sebastiá (a cura di), Arquitectura Tardogótica en la Corona de Castilla: trayectorias e intercambios, Ed. Universidad de Cantabria, 2014, p. 254.

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