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Concattedrale di Santa Maria de La Redonda

Concattedrale di Santa Maria de La Redonda
Façade of Santa María de la Redonda in Logroño.jpg
StatoSpagna Spagna
Comunità autonomaLa Rioja
LocalitàLogroño
ReligioneCattolicesimo
TitolareMaria
Diocesi Calahorra e La Calzada-Logroño
Stile architettonicoBarocco
Inizio costruzioneXVI secolo
CompletamentoXVIII secolo
Sito web

Coordinate: 42°27′59.47″N 2°26′43.89″W / 42.46652°N 2.445526°W42.46652; -2.445526

La concattedrale di Santa Maria de La Redonda è una chiesa di Logroño (La Rioja, Spagna). Insieme alla cattedrale di Calahorra e di Santo Domingo de la Calzada è la sede della diocesi di Calahorra e La Calzada-Logroño.

Introduzione storicaModifica

Nel X secolo il cammino di Santiago attraversava l'Ebro tramite un ponte che dà origine a un paese, che con il tempo diventerà la città di Logroño.

Nell'anno 1095 il re Alfonso VI di Castiglia concesse a questo luogo “Un fuero franco” (privilegi per gli abitanti del luogo). Con il passare del tempo si ha un notevole sviluppo della zona, per cui si costruiscono le chiese di Santa Maria de Palacio, Santiago el Real, San Bartolomé e Santa Maria la Redonda, quest'ultima fuori le mura e separata dal percorso del Cammino di Santiago. Si chiamò La Redonda probabilmente perché era una chiesa romanica, sicuramente ottagonale, simile alle esistenti nel Cammino giacobeo di Navarra a Eunate e Torres del Río.

Per il suo sviluppo e l'importanza raggiunta, nell'anno 1431 Logroño venne dichiarata città e nel 1435 venne dotata di una chiesa collegiata, in quel momento associata al vicino e importante monastero di Albelda, nel cui scriptorium si crearono importanti codici nel Medioevo. Fra tutti i templi esistenti si scelse La Redonda ritenendo giusto erigere una chiesa grandiosa nello stesso luogo in cui era situata la precedente in stile romanico. La costruzione comincerà anni più tardi nel 1516 ed i successivi ampliamenti e modifiche dureranno ben tre secoli.

Nel 1959 Santa Maria de La Redonda fu dichiarata concattedrale della diocesi di Calahorra e La Calzada-Logroño.

Architettura del tempioModifica

Le sue origini datano dal IX secolo, dopo l'arrivo di fedeli fuggiti da Torres del Río, come conseguenza delle razzie dei musulmani, che fondarono nello stesso posto della concattedrale attuale un piccolo cenobio del quale, però, non rimane nessuna traccia a causa delle ripetute modifiche apportate nei secoli successivi.

La struttura architettonica della concattedrale venne realizzata durante un lungo periodo che va dal XVI al XVIII secolo. Essa è composta da tre navate, una centrale e due laterali di minor altezza, da un deambulatorio e da un coro; la facciata ha un ingresso principale affiancato da due torri gemelle. Lungo le pareti laterali si trovano le cappelle che chiudono la costruzione definitiva a nord e sud del tempio.

Fra il 1516 e il 1538 si costruiscono il corpo centrale in stile gotico chiamato Reyes Catolicos (Re cattolici) con otto colonne che culminano aprendosi per formare la volta a crociera. Alzando la vista si contempla qualcosa di molto simile a un grandioso palmeto di pietra, sostenuto dalle colonne cilindriche senza nervature, dalle quali si dirama verso l'alto una filigrana di rami a crociera.

Nel XVII secolo la chiesa venne ingrandita nella parte orientale, venne rifatto l'altare maggiore e la cappella del Santo Cristo.

Infine nel XVIII secolo venne completata la struttura con l'abbassamento del coro al livello della chiesa costruendo posteriormente la monumentale cappella di Nuestra Señora de los Ángeles.

All'esterno si innalzarono le due torri gemelle che costituiscono la grandiosa icona che rappresenta la città di Logroño. Simili a loro si innalzarono torri uniche a Santo Domingo de la Calzada, Haro, Briones, Oyón e Labraza.

Fra le torri, sul portale principale, si trova una pala in pietra, protetta da un'artistica cancellata in ferro battuto. Il tempio, orientato rigorosamente da ovest a est, è situato nella parte centrale della zona antica di Logroño, aprendosi sull'antica piazza del mercato vicino alla calle Portales, sotto i cui portici e nei dintorni, passeggiano i cittadini.

Quadro attribuito a Michelangelo BuonarrotiModifica

 
Crocefissione attribuita a Michelangelo Buonarroti.

Dietro il deambulatorio della concattedrale si trova un piccolo dipinto a olio su tavola. Rappresenta un calvario con Cristo vivo, la Vergine Dolorosa, San Giovanni evangelista e Maria Maddalena.

Origine del quadroModifica

Michelangelo Buonarroti dipinse un piccolo quadro per una sua buona amica, Vittoria Colonna, poetessa di gran pietà e cultura, figlia del nobile aristocratico Fabrizio Colonna e felicemente sposata nel 1509 con Francesco Ferrante d'Avalos, marchese di Pescara, appartenente all'aristocrazia dell'Italia meridionale, a quei tempi sotto dominazione spagnola e originaria del paese di Ábalos nella Rioja.

Nel 1525 le truppe spagnole dell'imperatore Carlo V vinsero la Battaglia di Pavia contro il re di Francia Francesco I grazie alla guida del capitano generale Ferrante d'Avalos, il quale però fu ferito a morte. La sua innamorata e giovane vedova scrisse appassionati sonetti d'amore in suo onore, e, mantenne nel corso di vari anni, anche un'intima corrispondenza epistolare con Michelangelo. Nel 1540 gli chiese un piccolo quadro sulla Crocifissione che l'avrebbe aiutata nelle sue preghiere. Dopo vari bozzetti, le cui copie si conservano al British Museum e al Louvre, l'artista le dipinse con gran piacere il piccolo calvario che venne accolto con gran soddisfazione da parte di Vittoria per la spiritualità delle immagini. In quel momento erano presenti soltanto Cristo, la Vergine e San Giovanni. Nel 1547 alla morte di Vittoria, Michelangelo recuperò il quadro e per l'affetto che aveva, vi incluse Vittoria nelle vesti di Maria Maddalena che abbracciava la croce di Cristo portando sulle spalle un fazzoletto come simbolo della sua vedovanza.

Come arriva a Santa Maria de La RedondaModifica

Il vescovo Pedro González del Castillo, grande umanista ed entusiasta della Redonda, fece costruire nel XVII secolo la Cappella del Santo Cristo vicino all'altare maggiore, quella che secoli più tardi con le sue modificazioni avrebbe dato origine al deambulatorio, e dispose la costruzione di un suo mausoleo con statua per la sua sepoltura. Godendo di gran fortuna realizzò frequenti viaggi a Roma dove acquistò innumerevoli opere d'arte con l'idea di aggiungerle alla sua cappella. Nella relazione sulla fondazione di questa cappella, in data 13 ottobre 1627, si riporta:

(ES)

«Ytem una ymajen de Micael Ángel original, de tabla, y de un Crucifixo y Cristo bivo, con Nuestra Señora y San Juan a los lados y la Madalena al pie de la cruz y dos ángeles en lo alto, a los dos lados del Christo, con guarnizión de ébano, que se a de poner en el testero de nuestro sepulchro, detrás de nuestro bulto, en lo alto, de manera que se bea desde fuera.»

(IT)

«Un'immagine di Michelangelo originale su tavola, e di un crocifisso e Cristo vivo, con Nostra Signora e San Giovanni ai lati e la Maddalena ai piedi della croce e due Angeli nell'alto, ai lati di Cristo, con decorazioni di ebano, che si dovrà mettere alla testa del nostro sepolcro, dietro la nostra statua, in alto, in modo che sia visibile da fuori.»

(Volontà del vescovo Pedro Gonzalez del Castillo.)

Una nota ai margini dice: Sia conservato nei forzieri ordina il vescovo Don Pedro che non si collochi fino a che non sia costruita la cancellata a protezione. Bisogna considerare che nella relazione è presente un quadro della Sacra famiglia e indica che è copia di Raffaello. Copia molto buona che si può contemplare nella concattedrale. Dopo vari secoli di abbandono nella sacrestia, nella seconda metà del XX secolo venne attribuito alla scuola di Michelangelo e successivamente si collocò nell'abside dietro l'altare maggiore. Occorre far risaltare la legenda dipinta in un affresco dallo stesso Michelangelo sul collo di Cristo in ebreo: “El Gibor” che significa l'Eroe Divino.

ConclusioniModifica

Osservando il quadro si può constatare che non si tratta di una copia, in una trasparenza appare il pentimento del pittore che rettificò la posizione del braccio sinistro dell'Addolorata, infatti si può apprezzare che all'inizio il braccio era disteso e poi definitivamente lo ridipinse sul petto, cosa che sarebbe inusuale per una copia. È anche evidente che la figura della Maddalena inginocchiata fu inclusa in modo forzato rompendo la simmetria della scena, immagine che non appare in altri quadri che seguono questo schema. La qualità artistica del dipinto è di gran lunga superiore ad altri simili della stessa scuola e denota una mano d'autore. Ciò nonostante rimangono in sospeso studi che stabiliscano con certezza l'autore del quadro, soprattutto per lo stile del dipinto che sembra molto diverso dalle altre opere conosciute dell'artista italiano.

Tavole fiamminghe di Gillis de Coingnet[1] detto CongnetModifica

 
Annunciazione.
 
Epifania.
 
San Pietro.

Provengono dalla Cappella del Señorio de Somalo nelle vicinanze di Nájera e furono realizzati da Gillis Congnet. I suoi proprietari la acquistarono a Parigi agli inizi del XX secolo e le collocarono nella loro cappella. Nello stesso secolo le donarono alla chiesa de la Redonda. Riconosciuta la loro qualità artistica e accertandosi del loro deterioramento, il Museo del Prado e un'istituzione bancaria procedettero al loro restauro, evidenziando così la loro notevole bellezza. Si tratta di sei tavole di 131 x 88 centimetri rappresentanti san Pietro, la Resurrezione di Cristo, San Giovanni Battista, l'Annunciazione di Maria, l'Epifania di Gesù e l'Assunzione della Vergine, e di tre tavole di 26,5 x 96 centimetri mostranti varie scene della vita di san Francesco d'Assisi.

AnnunciazioneModifica

Dipinta dettagliatamente, consente di osservare tutti gli elementi caratteristici di questa scena: Maria in preghiera vicina al letto, con un libro aperto e un cestino da cucito. I gigli del portafiori sono simbolo della verginità. Completano il quadro lo Spirito Santo sotto forma di colomba e l'Angelo messaggero, più in atto di benedire che di annunciare.

EpifaniaModifica

Epifania o adorazione dei re Magi sorprende per la viva tenerezza che i Magi manifestano nel volto ed il loro atteggiamento. Ricorda Hieronymus Bosch soprattutto quando si contempla la capanna ed il curioso che si affaccia da un buco della parete.

San PietroModifica

La figura di San Pietro ha una forza e un'autorità imponenti. La chiave che ha nella sua mano destra sembra più una spada o uno scettro. Le forme corporee che si intuiscono sotto la tunica ricordano il Michelangelo della Cappella Sistina. Sullo sfondo ed ai lati della figura si osservano le scene della vocazione e del martirio di San Pietro.

Altre opere d'arteModifica

 
Assunzione della Vergine.
 
Adorazione dei Magi.
 
Inmacolata Concezione.
 
San Prudenzio.
 
Lavanda dei piedi.
  • Coronazione di Maria Assunta
Gruppo fiammingo della seconda metà del XV secolo proveniente dal Señorio de Somalo e che, in precedenza fu posto come pala sull'altare maggiore di Santa Maria La Real de Najera.
  • Adorazione dei Re Magi
Bassorilievo scolpito ad Anversa in bello stile romanico. Propone una scena piena di tenerezza ed espressività dotata di una sorprendente prospettiva.
  • Immacolata
Immagine del XVII secolo scolpita dall'artista di Valladolid, Gregorio Fernández.
  • San Prudenzio di Armentia
Busto ispano-fiammingo d'argento, risalente al 1461 secondo l'iscrizione gotica incisa nella base dello stesso. Proviene dal monastero di Monte Laturce, oggi in rovina, vicino Clavijo. In questa cappella sono anche depositate le reliquie di questo santo patrono di Álava e quelle di altri santi della Rioja.
  • Lavanda dei piedi agli apostoli
Armonica composizione della scena della Lavanda dei piedi agli Apostoli da parte Gesù Cristo nell'ultima Cena. Altorilievo di stile romanico del XVI secolo.

NoteModifica

  1. ^ Gillis Coingnet detto Congnet, nato nel 1535 ad Anversa e morto nel 1599 ad Amburgo, dipinse queste tavole ad Anversa nel 1584, secondo l'iscrizione posta alla base del quadro dell'Annunciazione.

BibliografiaModifica

  • J. Jiménez Martínez, Plano-guía histórico artístico monumental de la "muy noble" y "muy leal" ciudad de Logroño, Ateneo Riojano, Gráficas Ochoa, Depósito legal: LO-574-1982
  • A. Gil del Río, Historia y antiguas Leyendas de La Rioja, Enigmas de una región, Depósito Legal: Z.-267-78 Tipo-Línea, S.A. Zaragoza

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