Concilio di Seleucia-Ctesifonte (410)

Il concilio di Seleucia-Ctesifonte del 410 fu il primo Concilio nazionale della Chiesa d'Oriente. Convocato ufficialmente dallo scià (re) Yazdgard I, fu presieduto dal "grande metropolita" Isacco, coadiuvato dall'arcivescovo Maruta di Martiropoli. Vi parteciparono anche delegati dell'Impero romano d'Oriente.

Gli atti del concilio sono pervenuti sino a noi nel manoscritto edito da Jean-Baptiste Chabot nel 1902 con il nome di Synodicon orientale.

Il contesto storicoModifica

Il concilio del 410 si pone al termine di un lungo processo di rappacificazione tra l'Impero persiano e la Chiesa cristiana. Durante il lungo regno del re persiano Sapore II (309-379) i cristiani furono oggetto di una dura persecuzione. I successori di Sapore II furono più benevoli, fino all'avvento di Yazdgard I (399-420), che adottò una politica favorevole ai cristiani. La sua azione, assieme a quella di Maruta, vescovo di Martiropoli (Mayperqiṭ), inviato alla corte dello scià in qualità di ambasciatore bizantino, e di Isacco vescovo di Seleucia-Ctesifonte, posero le premesse per la convocazione di un grande concilio nazionale volto alla legittimazione della Chiesa nestoriana nell'impero persiano.

Il concilio fu celebrato tra gennaio e febbraio del 410 nella capitale imperiale di Seleucia-Ctesifonte, alla presenza di circa 40 vescovi, e fu presieduto dal "grande metropolita" Isacco. Il sinodo fu l'occasione per il riconoscimento della Chiesa nestoriana come unica Chiesa cristiana legittima nell'impero persiano e del vescovo di Seleucia-Ctesifonte come catholicos di tutti i cristiani siro-orientali[1]. Inoltre il concilio, in comunione con l'oecumene cristiana, dichiarò la propria adesione ai decreti del concilio di Nicea del 325. Infine, fu codificato il rito liturgico conosciuto oggi come rito caldeo.

L'organizzazione della ChiesaModifica

Il concilio del 410 organizzò per la prima volta la Chiesa dell'impero persiano in province ecclesiastiche, sul modello delle province dell'impero bizantino. Questa organizzazione fu sancita e ufficializzata nel canone XXI del concilio[2], che stabiliva il primato del metropolita di Seleucia-Ctesifonte e la divisione in sei province ecclesiastiche[3], ciascuna suddivisa in diocesi, il cui numero fu stabilito dallo stesso concilio.[4]

Provincia di pertinenza Sede del metropolita Elenco delle diocesi
I
Beth Aramaye Seleucia-Ctesifonte Arcidiocesi di Seleucia-Ctesifonte
Diocesi di Kaskar[5]
II
Beth Huzaye
(Khūzestān o Elam)
Bēṯ Lapaṭ
(Jundishapur)
Arcidiocesi di Beth Lapat
Diocesi di Karka d'Ledan
Diocesi di Hormizd Ardashir
Diocesi di Susterin
Diocesi di Sus
III
Beth Arbaye
(Arbayistan)
Nisibis Arcidiocesi di Nisibi
Diocesi di Arzun
Diocesi di Aoustan d'Arzun
Diocesi di Beth Moksaye
Diocesi di Beth Rahimai
IV
Maishan Perat-Maishan
(Bassora)
Arcidiocesi di Bassora
Diocesi di Karka d'Maishan
Diocesi di Rima
Diocesi di Nahargur
V
Adiabene Arbela
(Arbil)
Arcidiocesi di Arbil
Diocesi di Beth Nuhadra
Diocesi di Beth Bgash
Diocesi di Beth Dasen
Diocesi di Ramonin
Diocesi di Dabarin
VI
Beth Garmai Karka d'Beth Slokh
(Kirkuk)
Arcidiocesi di Kirkuk
Diocesi di Shahrgard
Diocesi di Lashom
Diocesi di Mahoze d'Arewan
Diocesi di Radani
Diocesi di Hrbath Glal

Da quest'elenco sono escluse le diocesi i cui vescovi, per la loro distanza da Seleucia-Ctesifonte, non presero parte al concilio, ma a cui furono inviati gli atti conciliari per l'adesione formale ad essi.

I metropoliti di queste province ecclesiastiche, chiamate successivamente "province interne", avevano il privilegio di partecipare all'elezione del patriarca.

NoteModifica

  1. ^ I cristiani appartenenti alla Chiesa di Antiochia o a qualsiasi altra Chiesa del mondo romano-bizantino continuarono a non essere riconosciuti.
  2. ^ Synodicon orientale, ed. Chabot, op. cit., pp. 271-273.
  3. ^ Labourt, op. cit., p. 98.
  4. ^ Synodicon orientale, ed. Chabot, op. cit., pp. 272-273.
  5. ^ Questa è l'unica diocesi menzionata negli atti del concilio ed assegnata alla provincia ecclesiastica di Seleucia-Ctesifonte. Elia di Damasco, alla fine del IX secolo, assegna alla provincia ecclesiastica del Beth Aramaye tredici suffraganee, tra cui quelle di Hirta, di Anbar e di Tirhan.

BibliografiaModifica