Contea di Ariano

dominio feudale nell'Italia meridionale, esistito dal X al XV secolo
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Contea di Ariano
Informazioni generali
Capoluogo Ariano
Dipendente da Principato di Benevento, Ducato di Puglia e Calabria, Regno di Sicilia, Regno di Napoli
Amministrazione
Forma amministrativa contea
Evoluzione storica
Inizio X secolo
Fine 1498 con Alberico Carafa
Preceduto da Succeduto da
Gastaldato di Ariano Ducato di Ariano
Cartografia
Sud Italia nel 1112.jpg

La contea di Ariano costituì una dominazione feudale dell'Italia meridionale; attestata dal X al XV secolo, rappresentò il primo stabile possedimento normanno in terra italiana.[1][2]

Inizialmente longobarda (sul finire del I millennio), la contea è poi documentata come normanna dalla prima metà del secolo XI fino al 1139; in tale fase era denominata Gran contea. Dopo un periodo di dominazione sveva, a partire dal XIII secolo fu posseduta dagli Angioini per passare poi agli Aragonesi, i quali la detennero fino al 1498[3]. La contea aveva sede nel castello di Ariano.

La contea longobardaModifica

La contea fu istituita intorno al X secolo[4] (nell'ambito dei principati longobardi riuniti di Benevento e Capua) in luogo di un precedente gastaldato[5], la cui esistenza è invece attestata fin dal IX secolo[6]. Non sono però noti i nomi dei gastaldi e conti longobardi.

La contea normannaModifica

Entro i primi decenni dell'XI secolo i Normanni, capeggiati da Gilberto Buatère, presero stabilmente dimora in Ariano. In particolare la contea normanna di Ariano fu riconosciuta formalmente nel 1022 da Enrico II di Franconia re d'Italia e imperatore del Sacro Romano Impero[1]. Rimane comunque ignota l'identità dei primi conti normanni.

È certo però che entro la prima metà dell'XI secolo la contea era retta dai granconti di Buonalbergo, il primo dei quali, o quantomeno il primo di cui si conosce il nome, è Umberto (o Ubberto) attestato prima del 1047. In seguito la grancontea di Ariano entrò a far parte del vasto ducato di Puglia e Calabria (incentrato su Salerno), all'interno del quale conservò però la propria autonomia. Al granconte Umberto seguirono infatti Gerardo di Buonalbergo (circa 1060 – 1086), Erberto di Buonalbergo (1086 – post 1101), il figlio di costui Giordano d'Ariano (dopo il 1101 – 1127) e il figlio di quest'ultimo Ruggero d'Ariano (1127 – 1139)[7][8]. In tale fase la grancontea raggiunse la massima estensione: i suoi confini si estesero infatti fino ai sobborghi di Benevento da un lato e fino alla città di Troia dall'altro.[9][10]

Nel frattempo la grancontea (comprendente 8 baronie con 17 castelli[11]) era divenuta parte integrante del regno di Sicilia, proclamato ad Avellino nel 1130 con re Ruggero II di Sicilia. A partire dal 1140 Ariano verrà anzi a dipendere direttamente dal re di Sicilia, con Ruggero II in persona che vi terrà le Assise di Ariano tra il 1140 e il 1142.[12] Anche negli anni successivi la grancontea non sarà ripristinata; una parte dei suoi territori andrà invece a formare una nuova contea (istituita proprio nel 1142) avente sede nella già citata Buonalbergo.[9]

La contea svevaModifica

Quando nel 1194 l'imperatore Enrico VI di Svevia ne ottenne il dominio, la contea di Ariano fu ricostituita per essere infeudata a Rainaldo de Mohac, contestabile imperiale nonché giustiziere[3], cui subentrò Roberto di Bussone.[13]

Con l'avvento al trono di Federico II di Svevia la contea rientrò però nel demanio[14]; Ariano a quel tempo divenne sede di una camera reale, ossia di una piazzaforte militare di prim'ordine dotata di una fabbrica e di un deposito di armi[15].

Ben presto la stessa città di Ariano iniziò tuttavia a mostrare ostilità nei confronti della dinastia sveva ed infine, al tempo di re Manfredi, si rivoltò apertamente contro il sovrano; catturata però a tradimento dai Saraceni di Lucera fu duramente punita e saccheggiata.[16]

La contea angioinaModifica

Dopo una fase estremamente convulsa e infelice, coincidente con il periodo finale della dominazione sveva, la contea tornò a nuova vita sotto gli Angioini nell'ambito del neonato regno di Napoli. Il primo conte angioino, prescelto da re Carlo I d'Angiò nel 1269, fu Enrico di Valdimonte cui seguì il figlio Rainaldo. La contea passò quindi dapprima (nel 1290) ai signori di Montenero, poi ad Anselmo di Chéu (dal 1291) e infine alla famiglia De Sabran, con Ermengao che fu eretto conte di Ariano da re Carlo II d'Angiò nel 1294. Il suo successore fu Elzeario da Sabrano, poi divenuto santo e compatrono di Ariano (sua moglie era la beata Delfina di Signe).

 
I conti angioini Elzeario de Sabrano e Delfina di Signe

A Sant'Elzeario seguì nel 1327 il fratello Guglielmo che lasciò per erede un suo parente, Guglielmo II, cui seguì il fratello di costui, Giovanni. Tra la fine del Trecento e l'inizio del secolo successivo, sotto il regno di Ladislao I di Napoli, la contea di Ariano fu assegnata a Nicola de Sabrano passando poi, alla morte di costui, nelle mani di Ermengao II, ultimo conte angioino di cui si abbia notizia.[11]

La contea aragoneseModifica

Il primo conte aragonese fu, dal 1417, Francesco Sforza, condottiero e futuro duca di Milano. In seguito, nel 1440, re Alfonso V d'Aragona concesse la contea al gran siniscalco Iñigo de Guevara, cui seguì il figlio Pietro che vi dominò fino al 1485. Più tardi, a partire dal 1495, la contea passò ai Carafa con Alberico che nel 1498 ottenne il titolo di duca. La contea cessava così di esistere mentre il ducato, progressivamente privato di autonomia, fu inquadrato sempre più strettamente nel potente regno di Spagna fino alla definitiva soppressione avvenuta nel 1585, allorquando la cittadinanza di Ariano si riscattò dal dominio feudale venendo così a dipendere direttamente dai viceré di Napoli.[3]

NoteModifica

  1. ^ a b D'Onofrio.
  2. ^ The Normans in Italy, p. 7.
  3. ^ a b c T. Vitale.
  4. ^ Norma Schiavo, La chiesa di Ariano nel Medioevo e i suoi Santi Patroni, 2018, p. 35.
  5. ^ Il Mezzogiorno agli inizi dell'XI sec., su Centro Europeo di Studi Normanni (archiviato il 15 gennaio 2019).
  6. ^ Italo M. Iasiello, Samnium: assetti e trasformazioni di una provincia tardoantica, Pragmateiai: collana di studi e testi per la storia economica, sociale e amministrativa del mondo antico, vol. 11, Edipuglia, 2007, p. 184, ISBN 9788872284810.
  7. ^ E. Cuozzo.
  8. ^ Cuozzo e altri.
  9. ^ a b Gaetana Cantone, Laura Marcucci, Elena Manzo, Architettura nella storia: scritti in onore di Alfonso Gambardella, vol. 1, Skira, 2007, pp. 41-42, ISBN 9788876248504.
  10. ^ G. Stanco, p. 21.
  11. ^ a b N. Flammia.
  12. ^ G. Stanco, p. 24.
  13. ^ P. Massa, p. 12.
  14. ^ G. Stanco, p. 25.
  15. ^ Organizzazione militare, in Enciclopedia fridericiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
  16. ^ Giambattista Amelj, Storia della città di Lucera, Tipografia S. Scepi, 1861, pp. 208-209.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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