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Contea di Adernò
Sclafani - conde de adernò.svg
Informazioni generali
Nome ufficiale Contea di Adernò e Centorbi
Nome completo Contea di Adernò e Centorbi
Capoluogo Adernò
Popolazione 5.933 (1640)
Dipendente da Regno di Sicilia
Suddiviso in 3 comuni
Amministrazione
Conte Sclafani (1303-1354), Moncada (1393-1728), Alvarez de Toledo (1728-1797), Moncada (1797-1812)
Rappresentanti Governatore
Evoluzione storica
Inizio 1303 con Matteo Sclafani
Causa Investitura a I conte di Adernò di Matteo Sclafani da parte del re Federico III di Sicilia
Fine 1812 con Giovanni Luigi Moncada
Causa Abolizione del feudalesimo con la promulgazione della Costituzione siciliana
Preceduto da Succeduto da
Signoria di Adernò Distretto di Catania
Cartografia
Contea di Adernò.png
Mappa della Contea di Adernò all'interno della provincia di Catania
Conte di Adernò e Centorbi
Stemma
Data di creazione1303
Creato daFederico III di Sicilia
Primo detentoreMatteo Sclafani
Ultimo detentoreUgo Moncada
Confluito nei titoli delPrincipe di Paternò
TrasmissioneMaschio primogenito

La Contea di Adernò (in latino Comitatus Adernionis, in spagnolo Condado de Adernò) fu uno stato feudale esistito in Sicilia dal XIV al XIX secolo. Creata in epoca aragonese, fu una delle più antiche contee della parte orientale dell'isola.

TerritorioModifica

La Contea di Adernò comprendeva i territori degli attuali comuni di Adrano e Biancavilla, in provincia di Catania, e di Centuripe, in provincia di Enna.

StoriaModifica

Adernò, antica città di fondazione greca situata nel Val Demone e nel lato sudoccidentale a ridosso dell'Etna, venne per la prima volta infeudata presumibilmente dopo il 1075, quando i Normanni, dopo una lunga e sanguinosa battaglia, cacciarono gli occupanti arabi.[1] Il territorio di Adernò, fece però parte del patrimonio regio, di cui i re­gnanti normanni disponevano, assegnandolo pro tempore e ad libitum ai membri della famiglia reale con la condizione della fedeltà adamantina e con l'obbligo per le femmine e per i maschi, assegnatari di terre, di richiedere il consenso del Re sia per sposarsi, che per i problemi di gestione e successione.[1]

Primo signore fu il normanno Goffredo, figlio naturale di Ruggero I d'Altavilla, da cui ricevette tale investitura.[2] Non è chiaro, e neppure storicamente documentato, se a Goffredo succedette il figlio Silvestro, conte di Ragusa e di Marsico, poiché nella seconda metà del XII secolo risulta essere feudataria di Adernò la nobildonna Adelicia, nipote del Gran Conte Ruggero.[3] Attraverso costei il feudo passò per successione agli Avenello e agli Aquila: nel 1177 risulta essere feudatario Ruggero d'Aquila, conte di Avellino.[3][4]

Nel 1185 fu creato signore Gualtieri Parisi[5], e con l'insediamento al trono del Regno di Sicilia della dinastia sveva degli Hohenstaufen con Enrico VI di Svevia, la signoria di Adernò venne tenuta da Bartolomeo de Luci.[1] In epoca aragonese, signore di Adernò fu Pietro Luca Pellegrino[4], la cui figlia Agata sposò il conte Matteo Sclafani, che nel 1303 prese possesso maritali nomine del feudo e sul quale il re Federico III di Sicilia lo investì del titolo di I conte di Adernò e Centorbi.[6]

Lo Sclafani non lasciò discendenti maschi, e dopo la sua morte nel 1354 si aprì una lite per la successione che durò per quasi un quarantennio, e ne furono protagonisti il nipote Matteo Moncada Sclafani, e i generi Guglielmo Peralta e Matteo Perollo.[4] La questione si concluse il 7 luglio 1393, con l'ufficiale investitura da parte di re Martino I di Aragona a Conte di Adernò di Antonio Moncada Abbate, figlio di Matteo.[7]

La Contea di Adernò divenne il principale dominio feudale dei Moncada, una delle più potenti famiglie della Sicilia, che elessero il castello normanno a propria residenza[8], e con essi il contado adranita, e in particolare il suo capoluogo, registrò un importante sviluppo socio-economico e demografico.[1] Verso la fine del XV secolo, nel feudo di Callicari si stabilì una nutrita colonia di profughi greci provenienti dall'Epiro, fuggiti dalle persecuzioni dei Turchi ottomani che occuparono la loro terra[9][10]; costoro, guidati dal condottiero Cesare Masi, ottennero dal conte Giovanni Tommaso Moncada l'autorizzazione a potervi edificare un proprio casale, a seguito della stipula dei capitoli avvenuta il 25 gennaio 1488, successivamente confermati dal Viceré di Sicilia nel 1501 e nel 1506[11]. Il nuovo insediamento abitativo che si venne a formare venne denominato Casale dei Greci, poi divenuto Biancavilla nei secoli successivi.

I Moncada, che dal 1565 ebbero il titolo di Principe di Paternò, persero la Contea dopo la morte del principe Ferdinando Moncada Aragona nel 1713. La sua unica figlia, Caterina Moncada Faxardo, sposò Giuseppe Alvarez de Toledo, duca di Ferrandina, e nel 1752, dopo una lite avviata con i Duchi di San Giovanni, il Tribunale della Regia Gran Corte assegnò agli Alvarez de Toledo la Contea di Adernò; avverso alla sentenza emessa dalla Gran Corte, Giovanni Luigi Moncada, VIII principe di Paternò, presentò ricorso e nel 1797 il Tribunale del Concistoro gli assegnò la Contea di Adernò e le signorie di Biancavilla e Centuripe.[12]

La fine del dominio feudale dei Moncada sulla Contea di Adernò coincise con la sua soppressione, avvenuta con l'abolizione del feudalesimo in Sicilia nel 1812, sancita con la promulgazione, nell'anno medesimo, della Costituzione siciliana, concessa dal re Ferdinando III di Borbone in risposta alla rivolta scoppiata nell'isola e all'avanzata napoleonica.

Cronotassi dei Conti di AdernòModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Dai Saraceni ai Normanni di Simone Ronsisvalle, su web.tiscali.it. URL consultato il 6 aprile 2019.
  2. ^ Villabianca, pp. 44-45.
  3. ^ a b E. I. Mineo, Nobiltà di Stato. Famiglie e identità aristocratiche del tardo Medioevo: La Sicilia, Donzelli, 2001, nota 41, p. 30.
  4. ^ a b c V. M. Amico, Dizionario Topografico Della Sicilia del 1757, vol. 1, Di Marzo, 1885, p. 58.
  5. ^ S. Salomone, Le provincie siciliane studiate sotto tutti gli aspetti, vol. 2, Ragonisi, 1884, p. 73.
  6. ^ Villabianca, p. 45.
  7. ^ A. Marrone, Repertorio della feudalità siciliana (1282-1390), in Mediterranea : ricerche storiche. Quaderni vol. 1, Associazione Mediterranea, 2006, p. 290.
  8. ^ Il Castello del Gran Conte Ruggero di Nino Amante, su web.tiscali.it. URL consultato il 6 aprile 2019.
  9. ^ Amico, p. 140.
  10. ^ S. Petrotta, Albanesi di Sicilia. Storia e cultura, Editori stampatori associati, 1966, p. 69.
  11. ^ G. La Mantia, I Capitoli delle colonie greco-albanesi di Sicilia dei secoli XV e XVI, Giannitrapani, 1904, pp. 31-42.
  12. ^ Laudani, p. 85.

BibliografiaModifica

  • F. Emanuele Gaetani, marchese di Villabianca, Della Sicilia nobile. Parte II, Libro IV, Palermo, Stamperia Santi Apostoli, 1757.
  • E. Mazzarese Fardella, I feudi comitali di Sicilia dai Normanni agli Aragonesi, Catania, Giuffreé, 1974.
  • L. Scalisi, La Sicilia dei Moncada: le corti, l'arte e la cultura nei secoli XVI-XVII, Catania, Domenico Sanfilippo Editore, 2006, ISBN 88-85127-44-4.
  • S. Laudani, Lo stato del principe: i Moncada e i loro territori, Palermo, Sciascia, 2008, ISBN 88-8241-284-9.

Collegamenti esterniModifica