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Contea di Paternò
Blason sicile famille Hauteville.svg
Informazioni generali
Capoluogo Paternò
Popolazione 2.000 circa (1060[1])
Dipendente da Contea di Sicilia, Regno di Sicilia
Evoluzione storica
Inizio 1075 con Ugo di Jersey
Causa Creazione della Contea di Paternò da parte Ruggero il Normanno, che si attribuì il titolo di Gran Conte
Fine 1396 con Maria Alagona
Causa il re Martino I di Sicilia sequestrò i beni degli Alagona, tra cui la contea che fu soppressa e ridotta a semplice terra
Preceduto da Succeduto da
Val Demone Val Demone

La Contea di Paternò fu un antico feudo esistito in Sicilia tra la fine dell'XI secolo e la fine del XIV secolo.

StoriaModifica

 
Ruggero d'Altavilla

La conquista di Paternò da parte dei Normanni avvenne intorno al 1061, a seguito della conquista di Messina ad opera dell'esercito guidato dal condottiero Ruggero d'Altavilla. Penetrato nel Val Demone, si riversò nella pianura di Paternò, dove l'Altavilla assunse la signoria della città.

Nel 1072 la città fu elevata a Contea su iniziativa dello stesso Ruggero[2], il quale attribuitosi il titolo di «Gran Conte» di Sicilia, diede il feudo in dote al genero Ugo di Jersey, che fu quindi primo conte di Paternò. Nello stesso anno, sulla collina di origine vulcanica, fu edificato il Castello Normanno, come fortezza per attaccare Catania, ancora sotto il dominio dei Saraceni. Inoltre, la città venne pure fortificata con la costruzione di nove porte per assicurarne la difesa da eventuali attacchi nemici.

Nel 1091 il Gran Conte Ruggero assegnò la città alla Diocesi di Catania: il normanno favorì la costruzione di edifici di culto cristiani, come la chiesa di Santa Maria dell'Alto, la chiesa di Santa Maria della Valle di Josaphat e la chiesa di San Giorgio cavaliere.

Verso il 1092 la Contea passò sotto il governo dell'aleramico Enrico del Vasto, genero e cognato del conte normanno. Sotto il governo dei Del Vasto la città conobbe un periodo di sviluppo civico, urbanistico, economico e demografico, quest'ultimo dovuto anche alla massiccia immigrazione di coloni settentrionali detti «lombardi» provenienti dal Monferrato e dalla Liguria[3], per favorire un ulteriore aumento della componente etnica di religione cristiana nella città.

Di per sé comunque, Paternò, in epoca araba, fu una delle città meno islamizzate di Sicilia e la sua popolazione in prevalenza composta da gente di religione cristiana di fede cattolica ed ortodossa, che certamente per la loro affinità religiosa con i Normanni e desiderosi di liberarsi dall'oppressione islamica, ne agevolarono l'ingresso.

Secondo recenti scavi archeologici, la città era divisa in determinati "quartieri etnici": i bizantini erano stanziati all'estremità della parte meridionale del colle, i lombardi nella parte sud-occidentale, gli ebrei in un'area denominata Piano Belvedere, corrispondente alla zona compresa fra l'antica chiesa di San Francesco e il cimitero (fino all'avvenuta espulsione del 1492), gli indigeni nella zona compresa tra il castello e la Gancia, ed invece i pochi musulmani rimasti erano concentrati nella parte orientale del colle attorno alla loro moschea.[4]

 
Il Castello Normanno di Paternò

Sotto il profilo politico-amministrativo, nella contea vigeva lo stesso modello di amministrazione normanno che vi era in tutta l'isola.

Ultimo conte fu il normanno Bartolomeo de Luci, e dopo la sua morte, avvenuta nel 1200, l'anno seguente Paternò fu ridotta a semplice feudo e passò dapprima ai conti di Butera, e successivamente a Beatrice Lanza, su investitura di Federico II di Svevia.

Nel 1251 il re Manfredi di Sicilia donò la terra di Paternò a Galvano Lancia, fratello di Beatrice, che la elevò a contea che gli spettava per diritto materno[5], e la tenne fino alla sua morte avvenuta nel 1268.

La contea paternese fu nuovamente ripristinata attraverso un decreto del 16 aprile 1365 emanato dal re Federico IV di Aragona e rilasciato ad Artale I Alagona, conte di Mistretta, che permutò il suo stato feudale con le terre di Paternò e Francavilla, assumendo il titolo di conte di Paternò.[6] Nel 1389, morto Artale, la contea fu ereditata dall'unica figlia Maria, che la ebbe in dote sino al 1396, quando il re Martino I di Sicilia sequestrò i beni degli Alagona, la contea venne soppressa e il territorio di Paternò fu reintegrato al demanio.

Cronotassi dei Conti di Paternò dal 1072 al 1396Modifica

I Contea di Paternò (1072-1201)

...

II Contea di Paternò (1256-1268)

...

III Contea di Paternò (1365-1396)

NoteModifica

  1. ^ Di Matteo, p. 20.
  2. ^ M. Amari, Storia dei Musulmani di Sicilia, vol. 3, Le Monnier, 1868, p. 312.
  3. ^ (DE) M. Pfister, Galloromanische Sprachkolonien in Italien und Nordspanien, Akademie der Wissenschaften und der Literatur, 1988, pp. 13-14.
  4. ^ S. Di Matteo, pp. 21-22.
  5. ^ G. Del Re, Cronisti e scrittori sincroni napolitani, vol. 2, Stamperia dell'iride, 1868, p. 161.
  6. ^ Le famiglie feudali (PDF), su storiamediterranea.it. URL consultato il 28 giugno 2018.

BibliografiaModifica

  • S. Correnti, Paternò, Palermo, Trinacria, 1973.
  • S. Di Matteo, Paternò. La storia e la civiltà artistica, Palermo, Arbor Edizioni, 2009, ISBN 88-86325-38-X.
  • S. Di Matteo, Paternò: nove secoli di storia e di arte, Palermo, GE Edizioni, 1976.
  • G. Savasta, Memorie storiche della città di Paternò, Catania, Galati, 1905.