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La contea di Sclafani è stata un antico feudo siciliano, originatosi nel XII secolo e smembrato in vari possedimenti nel XVI. Comprendeva gli attuali comuni di Aliminusa, Sclafani Bagni e Valledolmo, in provincia di Palermo.

Ne facevano parte: Larminusa, Cocchiara, Pietra, Carpinello, Coscacino, Regalminusa, S. Lorenzo, Val di Tratta, Joannello, Vacco, Vaccotto, Sicchecchi, Gurdo, Castelluzzi, Cifiliana, Mandrianuova delli Grutti, Rovittello, Valle dell'Ulmo, Miano, Regaliali, Tavernola, Cassaro, Fontana Murata, Xarria.

StoriaModifica

Giovanni Sclafani ottenne il feudo intorno al 1160 da Guglielmo il Malo. Nel 1330 il feudo ottenne il titolo comitale dal re di Sicilia Federico III d'Aragona.

Durante la prima metà del XIV secolo fu in possesso di Matteo Sclafani, conte di Adernò, il costruttore di Palazzo Sclafani.

Nel 1333 Matteo Sclafani compra il feudo e il casale di Rachalminusa dal figlio di Gualtiero Fisaula, Giovanni, che vendette per 550 onze, con atto in Giovanni di Siracusia[1].

Matteo Sclafani morì senza lasciare eredi maschi, le figlie Luisa e Margherita erano andate in sposa rispettivamente a Guglielmo Peralta e a Guglielmo Raimondo Moncada, che si contesero a lungo l'eredità. La contea di Sclafani andò a Luisa sposa di Guglielmo Peralta.

Per un breve periodo i Peralta la perdono in favore dei Moncada, per volere di Re Martino.

I Peralta, ritornati fedeli al re Martino, non solo riescono a evitare la loro rovina, ma rientrano nella signoria di Sclafani. Addirittura nel 1396 Nicolò Peralta ottiene dalla Corona di poter esercitare su tutta la contea di Sclafani il mero e misto imperio (alta e bassa giustizia).[2] Si tratta della competenza, molto ambita e spesso comprata, di poter esercitare il potere giudicante non solo nelle cause civili, ma anche in quelle penali.

Dopo la morte di Nicolò, Elisabetta Chiaramonte, sua vedova e tutrice delle figlie, permuta, per volere della corte reale, la contea di Sclafani con il centro di Giuliana. Sclafani, per questa via, perviene a Sancho Ruiz de Lihori che ne prende possesso il 16 giugno 1400.

Nei primi anni del Quattrocento il De Lihori cedette la sua contea, per atto di permuta con quella di Sciortino, a Don Giacomo de Prades.

Giacomo de Prades con atto del 16 aprile 1406, approvato dal Re Martino con diploma dell'11 agosto 1408, la vendette al prezzo di 1400 onze d'oro all'ambizioso barone di Caltavuturo Enrico Rubbes (Rosso o Russo). Enrico Rosso sposa Beatrice Arezzo, figlia del protonotaro del regno, la coppia non ha figli. Il conte Enrico detta il proprio testamento il 5 agosto 1421 presso il notaio palermitano Manfredi Muta. La Contea pervenne al nipote ex soròre Antonio Spatafora, figlio della sorella Beatrice che, per volontà testamentaria dello zio materno avrebbe dovuto assumere il cognome Rosso e le armi gentilizie della famiglia materna.[3]

La Contea passò a Tommaso, figlio di Antonio, che ottiene il mero e misto imperio dalla corona nel 1457.[4] Probabilmente Tommaso muore poco dopo. Ritornando ad Antonio notiamo che lo stesso fa redigere il proprio testamento, in data 20 ottobre 1459 dal notaio polizzano Francesco Notarbartolo, con esso il conte Antonio designa erede nella contea di Sclafani e nella baronia di Caltavuturo la nipote Beatrice, figlia del defunto Tommaso e di Giovannella Branciforte, di minore età, assegnandole come tutori la moglie Pina ed il magnifico Giovanni Branciforte, signore di Mazzarino.

Beatrice Rosso Spatafora si sposò tre volte, la prima volta con Carlo de Luna poi col fratello di questi Sigismondo de Luna e poi con Gaspare de Spes.[5]

A causa delle difficili condizioni finanziarie Sigismondo de Luna aliena con la condizione di riacquisto il feudo di Larminusa in territorio di Sclafani al fratello Pietro de Luna[6] ma questi, il 26 settembre 1481, nella persona del suo procuratore Michele La Farina, presenta il memoriale per l'investitura del nipote Gian Vincenzo tra cui c'è il feudo di Larminusa.[7].

Il 24 aprile 1483, il viceré Gaspare de Spes, quale marito di Beatrice Rosso Spatafora, prende investitura della contea di Sclafani “maritali nomine” in virtù del testamento del nonno della moglie, conte Antonio Rosso.

Nel 1483 venne in possesso di Gaspare de Spes.

Nel 1519 la Contea di Sclafani ritornò in mano a Gian-Vincenzo de Luna Peralta, figlio di Sigismondo e di Beatrice,

A Giovanni Vincenzo segue, quale nipote ed erede, Pietro Luna che si investe della contea il 6 febbraio 1549 e si reinveste il 12 settembre 1557 per la successione di Filippo II a Carlo V.

Nel 1557 la ereditò, Pietro de Luna, conte di Caltabellotta e di Sclafani, barone di Caltavuturo e primo duca di Bivona per concessione di Carlo V nel 1554. Pietro de Luna fu anche straticoto di Messina e vicario generale del regno contro le invasioni ottomane nel 1573. Dalla prima moglie, Isabel, figlia del viceré Juan De Vega, ebbe tre figlie (Bianca, Eleonora e Aloisia); dalla seconda, Ángela de La Cerda, figlia del viceré Juan de la Cerda ebbe l'unico figlio maschio, Giovanni, che gli successe alla sua morte, il 26 settembre 1576: non essendo ancora maggiorenne e rimase per alcuni anni sotto la tutela materna.

Giovanni sposò Belladama Settimo (e Valguarnera), ma non ebbe figli.

Giovanni de Luna e Peralta duca di Bivona, in data 21 giugno 1582, per once 13, 250, vendette a Giacomo di Giorlando, detto lo Squiglio, da Collesano, previo atto notaro Antonio Larosa di Palermo, i seguenti feudi: “...pheudum di li Castelluzzi, cum pheudis vocatis di la Xarria et Lalia, dictum pheu um di Chifiliana cum pheudis vocatis di la Jannella et lo Cassaro, dictum pheudum di Mezzamandranuova cum feudi vocatis di Carpinello, lo Rovitello, et Mandranova di San Lorenzo, et dictum pheudum di li Valli di l'ulmu cum pheudis vocatis di piano et valle longa".. Il 13 novembre 1584 cedette tutte le sue proprietà alla sorellastra Aloisia riservandosene l'usufrutto. Dopo la sua morte, nell'agosto del 1592 il 30 settembre Aloisia de Luna (e de Vega) assunse il titolo comitale.

Aloisia de Luna prende possesso, tramite il proprio procuratore Francesco de Ansaldo, di Scillato e Regaleali e quella di altri feudi quali “lo vosco di Cuchiara, lo vosco di Granza, lo vosco di Cardulino, lo vosco di Santa Maria, lo vosco di Larminusa de membris et pertinentia terre“ di Caltavuturo e Sclafani[8].

Da notare che Granza e Santa Maria sono ricorrenti nella toponomastica dei cavalieri templari[9][10] e Larminusa e assai simile a Larménius.

Aloisia de Luna vendette il feudo di Carpinello pure a Giacomo di Giorlando, il feudo di Vacco e Vaccotto a Giovan battista Dini e nel 1615 i feudi di Joannello e Coscacino al fiorentino Giovanni Carnesecchi, agli atti del Notaio Giovanni Aloisio Blundo di Palermo li 12 maggio 1615.

Nel 1567 aveva sposato Cesare Moncada-Aragona, dal quale ebbe il figlio Francesco Moncada D'Aragona, principe di Paternò, duca di Bivona.

Antonio Moncada D'Aragona, principe di Paternò, duca di Bivona e duca di Montalto, ereditò dalla nonna Aloisia la Contea di Sclafani il 18 novembre 1621.

Antonio d'Aragona Moncada nel 1625 cedette il feudo di Larminusa a Gregorio Bruno, che nel 1635 ottiene la licentia populandi e fonda con il nome di Sant'Anna l'attuale centro di Aliminusa in un territorio segnato da una buona rete trazzerale da masserie abbeveratoi e mulini.

Alla morte del conte Antonio subentra il figlio Luigi Moncada che si investe una prima volta il 9 giugno 1627 e poi il 16 settembre 1666 per la morte del re.

Alla morte di Luigi Moncada, il titolo della contea di Sclafani passa al figlio Ferdinando d‘Aragona Luna Cordova che prende investitura il 24 aprile 1673. Si apre quindi una lunga vertenza per la sua successione e della contea di Sclafani il 24 novembre 1716 si investe Giuseppe Fernandez de Midrano a nome del successore da dichiarare.

Morta poi Caterina Toledo Moncada, figlia di Ferdinando d'Aragona e Moncada, il 1º dicembre 1736 si investe della contea il duca di Ferrandina Federico Vincenzo Toledo e Moncada, in qualità di amministratore e per conto del successore da dichiarare.

Alla morte di quest'ultimo prende l'investitura della contea il figlio primogenito Antonio Alvarez de Toledo. Siamo al 1º maggio del 1754. Nell'ottobre 1774, è la volta di Giuseppe Alvarez de Toledo, figlio di Antonio.

Morto Giuseppe, il 3 novembre 1796 diventa conte di Sclafani suo fratello Francesco Borgia Alvarez de Toledo che muore a Madrid il 12 febbraio 1821. Francesco è l'ultimo signore di Sclafani: nel 1812 viene formalmente abolito il Feudalesimo.

Cronotassi dei contiModifica

  1. Giovanni Sclafani
  2. Matteo Sclafani
  3. Luisa Sclafani, moglie di Guglielmo Peralta
  4. dominio regio
  5. Niccolò Peralta - Elisabetta Chiaramonte
  6. Sancio Ruiz de Lihori
  7. Giacomo de Prades (morto nel 1406)
  8. Enrico Rubbes (1406-1442)
  9. Antonio Spatafora Russo (1442-1465)
  10. Beatrice Rosso Spatafora moglie di Carlo de Luna e in seconde nozze di Sigismondo de Luna e in terze nozze del viceré Gaspare de Spes
  11. Gian Vincenzo de Luna (1519-1547)
  12. Pietro de Luna (1557-1576)
  13. Giovanni de Luna (1576-1592)
  14. Aloisia de Luna, moglie di Cesare Moncada (1592-1621?)
  15. Antonio d'Aragona Moncada (1621-1627 ?)
  16. Luigi Guglielmo Moncada (1614-1672 )
  17. Ferdinando Moncada (1673-1713)
  18. Teresa Caterina Moncada
  19. Federico Vincenzo Alvarez de Toledo e Moncada (1736-1754)
  20. Antonio Alvarez de Toledo (1754-1774)
  21. Giuseppe Alvarez de Toledo (1774-1796)
  22. Francesco Borgia Alvarez de Toledo (1796-1821)
  23. Ignacio Alvarez de Toledo (1821-1878)
  24. Giuseppe Maria Alvarez de Toledo (e Palafox)
  25. Giuseppe Maria Alvarez de Toledo (e Acuña)
  26. Tristano Alvarez de Toledo
  27. Manuel Falcò e Anchorena

NoteModifica

  1. ^ Maria Antonietta Russo, I testamenti di Matteo Sclafani (1333-1354) (PDF), in Storia Mediterranea, nº 5, dicembre 2005, pp. 521-556. URL consultato il 13 maggio 2011.
  2. ^ H. Bresc, Un monde méditerranéen, cit. p. 895.
  3. ^ L. Ajosa Pepi Statella, Il testamento di Antonio Rósso-Spatafora conte di Sclafani etc. Presidente del regno di Sicilia, dattiloscritto in fotocopia presso il Comune di Sclafani Bagni.
  4. ^ H. Bresc, Un monde méditerranéen, cit. p. 896.
  5. ^ Russo, M.A. (2011). Beatrice Rosso Spatafora e i Luna (XV secolo). Mediterranea. Ricerche Storiche, 23 (dicembre 2011), 427-466.
  6. ^ Archivio di stato di Palermo, Protonotaro del Regno 91 c.249r (licenza 22 marzo 1479).
  7. ^ Archivio di stato di Palermo, Protonotaro del Regno, Processi d'investitura , busta 1484, processo 219.
  8. ^ Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante, volume 1469, cc. 203 e seguenti, atto del 20 agosto 1592.
  9. ^ L.Imperio- Metodologia di ricerca attraverso la toponomastica templare, Ed. Penne & Papiri, Latina, 1992
  10. ^ I Templari a Varese di Fernando Cova

BibliografiaModifica

  • Rosario Termotto, Sclafani Bagni Profilo storico e attività artistica, Palermo, 2003.
  • M.A. Russo, I testamenti di Matteo Sclafani, in: Mediterranea ricerche storiche 5, 2005, pp. 521-566
  • Russo, M.A. (2011). Beatrice Rosso Spatafora e i Luna (XV secolo). Mediterranea. Ricerche Storiche, 23 (dicembre 2011), 427-466.
  • Savasta, Il famoso caso di Sciacca, 1843 Palermo [1]
  • S. Giurato, La Sicilia di Ferdinando il Cattolico, Rubbettino Editore, ISBN 88-498-0724-4
  • O. Granata, Valledolmo dall'origine ai giorni nostri, Arti Grafiche Renna, Palermo 1982
  • P. Misuraca, Aliminusa in Città nuove di Sicilia, cit. pp. 129-134.
  • O. Cancila, Baroni e popolo, cit. p. 136
  • Archivio di Stato di Termini Imerese notaio Gaspare Errante, volume 1469, cc.203 e seguenti, atto del 20 agosto 1592.
  • F. San Martino de Spucches, La storia dei feudi, cit. p. 350-351

Voci correlateModifica