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Convento dei Cappuccini (Montevarchi)

edificio religioso di Montevarchi
Convento dei Cappuccini
Cartolin.jpg
Il convento dei Cappuccini a Montevarchi in una cartolina d'epoca
StatoItalia Italia
RegioneToscana Toscana
LocalitàMontevarchi-Stemma.png Montevarchi
Religionecattolica
Diocesi Fiesole

Coordinate: 43°31′10.89″N 11°33′27.85″E / 43.519692°N 11.557736°E43.519692; 11.557736

Il convento dei Cappuccini di Montevarchi con l'annessa chiesa di San Lorenzo si trovano appena sopra la località Pestello sul colle chiamato appunto "dei Cappuccini". In origine designato col titolo di "Convento di San Lorenzo in Montevarchi" venne poi semplicemente rinominato "Convento dei RR. PP. Cappuccini" pur mantenendo San Lorenzo come titolare della chiesa.

Indice

StoriaModifica

 
Il leccio secolare nel piazzale del convento. Fu piantato ai tempi della fondazione del castello di Montevarchi

FondazioneModifica

Nel XIII secolo con l'abbandono, da parte degli abitanti, dell'antico Castellare che svettava sul colle dove ora sorge il convento e dominava la valle sottostante, con il passaggio dell'intero territorio montevarchino sotto il dominio di Firenze e il trasferimento della Chiesa di San Lorenzo, la chiesa del castello, nella nuova comunità urbana che si era agglomerata nel fondovalle, nel sito dove un tempo sorgeva il fortilizio dei Conti Guidi non rimasero altro che rovine.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Castellare di Montevarchi.

Tuttavia sia i ruderi del castello che quelli della chiesa, Cennanuzzo esclusa, rimasero sotto la giurisdizione della parrocchia di San Lorenzo in Montevarchi che, oltre tre secoli dopo, nel 1538 decise di concedere il sito ai padri Cappuccini per edificarvi un loro convento. Infatti «la proprietà del luogo e di molti beni contigui sono tuttavia della Collegiata, ed i Padri Cappuccini in ricognizione che ha il nostro Capitolo sulla Chiesa, Convento e gran parte del bosco di loro clausura devono ogni anno al di là della festa di San Lorenzo mandare due Sacerdoti a celebrare la Messa senza ricevere elemosina nella suddetta Chiesa Colegiata siccome il Capitolo e il Clero per mantenere i suoi diritti usa portarsi processionalmente il secondo giorno delle Rogazioni alla Chiesa dei medesimi Religiosi, cantando quivi una Messa e benedicendo le campagne, nella quale occasione costumansi i Religiosi di presentare in Coro al Proposto e ai Canonici un mazzetto di fiori freschi per una specie di onorevole omaggio»[1].

Sfruttando gran parte del materiale edile presente in loco e riutilizzando le fondamenta del nucleo centrale del castello e della vecchia chiesa, il convento venne terminato attorno al 1540 ed ospitò subito nove religiosi di cui cinque sacerdoti e quattro zoccolanti o fratelli laici.

 
La facciata della chiesa del convento

«Il Convento dei PP. Cappuccini [è] rilevato sopra quelle antiche rovine e nominatamente nel luogo della Prioria e della Canonica delle cui mura sussiste tuttavia un grand'avanzo nelle pareti della Chiesa riconosciute ultimamente nella sua restaurazione del 1776, esser quasi tutte le stesse dell'antica Chiesa, oltre ad alcune stanze terrene destinate adesso per uso di officine e cantine del Convento. [...] Le muraglie poi sono parimente di una grossezza e consistenza non ordinaria all'uso dell'antiche fabbriche e tutte di pietre conce assai forti. Avvi ancora nel sotterraneo da me visitato dei ripostigli ed un lungo cunicolo scavati tutti nel tufo, con qualche arco di mattoni per sostenere la volta; ed il detto cunicolo o mina, renduto adesso impenetrabile da nuovi fondamenti gettati non ha molti anni per sostenere la facciata della Chiesa, mi dissero alcuni Religiosi i quali vi si inoltrarono più di me, par che vada a finire con una finestra rimurata che secondo la direzione osservatasi corrisponderebbe nella muraglia verso ponente davanti alla facciata medesima. A che servissero quest sotterranei non saprei dirlo: ma dico solo che non sono opera certamente fatta da uso di poveri Religiosi»[2].

L'insediamento dei religiosi a Montevarchi fu subito un successo tanto che nel 1555 il podestà di Figline Valdarno, su richiesta degli stessi fedeli, offrì ai cappuccini montevarchini il patronato sulla Pieve di San Romolo a Gaville che tennero fino al 1884[3], e nel 1568, a spese della comunità di Montevarchi, il convento venne riedificato e ampliato.

La chiesa di San LorenzoModifica

 
Interno della chiesa
 
L' altare maggiore

Nelle memorie del convento si legge «che nei diversi scavi occorsi necessariamente per i restauri ed aggiunte di fabbrica, non fu rinvenuto oggetto alcuno di valore, ma si è constatato che i muri laterali della Chiesa sono attualmente senza fondamenti, segno evidente che furono operati degli scavi e più volte furono abbassati l'impiantiti interni ed esterni della Chiesa. L'antica tradizione e ciò che ricavasi da diversi manoscritti e stampati attestanti essere stata questa nostra Chiesa riedificata sulle rovine dell'antica, già Prioria del Castello di Montevarchi, viene constatata dal fatto che le pareti della Chiesa, sino a qualche metro di altezza irregolarmente sono costruite a bozze di pietra concia. Pare inoltre che l'antica chiesa Prioria di San Lorenzo sita nel luogo dell'attuale avesse avuto dietro l'abside dell'Altar Maggiore il coro semicircolare: e ciò ricavasi dall'invenzione di varie bozze concave e convesse esistenti ora in diversi muri dell'orto e del convento»[4].

Il piazzale antistante l'ingresso, invece, era adibito fin dai tempi del castello a cimitero e tale rimase fino al XIX secolo, dove tra gli altri venne sepolta l'eroina cittadina Alessandra Mari, come confermano anche le memorie conventuali: «ai tempi dell'antico Castello, esistente in questo colle [...], la Chiesa doveva essere circondata da un Cimitero. Perrocchè nel fare la nuova cucina e scala per la quale si scende all'attuale refettorio fu trovata gran copia di ossa umane delle quali una gran parte trovasi tuttora nei fondamenti del fabbricato, intorno all'antica Chiesa e Coro»[2].

L'interno della chiesa, molto semplice secondo la tradizione monastica e francescana, possedeva al principio il solo altare maggiore adornato soltanto da un grandioso crocifisso ligneo quattrocentesco proveniente dal Convento dei Cappuccini di San Giusto a Pisa. Il crocifisso, che ancora oggi sovrasta l'altare, si dice che in una notte del 1585 abbia parlato a fra' Giovanni da Como, superiore del convento e morto in odor di santità. Solo nel 1595 la famiglia Soldani-Benzi, che nel contiguo colle di Cennano possedeva delle proprietà, fece costruire una cappella laterale dedicata a San Felice da Cantalice che poi impreziosì con un quadro di Jacopo Vignali dal titolo "il Beato Cantalicio in atto di adorar la Vergine che scende dal Cielo" oggi scomparso. Questa cappellina, dedicata ora a Maria SS. Addolorata, ospitava anche, al di sotto dell'impiantito, le sepolture dei frati.

Settecentesca è invece la pala che sta sopra l'altare maggiore e sotto il crocifisso. Dalla tipologia composita e con una massiccia cornice in legno scolpito di gusto classicheggiante, risale al 1712 così come l'affresco che ci sta dentro e che raffigura la Vergine addolorata, la Maddalena e San Giovanni Evangelista.

La congrega dell'Addolorata e la serie di soppressioniModifica

 
La cappella dell' Addolorata

Scriveva nel 1869 l'abate e professore nonché presidente della congregazione dell'Addolorata Pietro Cilembrini: «fino dall'anno 1799, epoca nella quale infierì una epidemia nella Terra di Montevarchi, alcune pie persone devote di Maria SS. Addolorata, avendo per l'intercessione di Lei ottenuto delle grazie prodigiose e guarigioni quasi portentose, e volendo dimostrare alla Gran Madre di Dio la loro gratitudine e devozione, divisarono di istituire, come infatti istituirono, coi debiti permessi, nella Chiesa dei RR. PP Cappuccini, una Pia Società, la quale ogni anno nella terza Domenica di Settembre celebrasse la Festa di Maria SS. Addolorata e si riunisse insieme colla Famiglia Religiosa ad una modesta refezione, coll'animo di ricrearsi onestamente e di trattarsi amichevolmente da fratelli, come si conviene a veri seguaci di Gesù Cristo».

Un'istituzione davvero provvidenziale visto che pochi anni dopo, nel 1810, le autorità francesi che occupavano la Toscana ordinarono la soppressione del convento. Allora i componenti della congrega, temendo che l'istituto e soprattutto la chiesa potessero venire saccheggiati o finire nelle mani sbagliate, chiesero ed ottennero dal governo napoleonico l'affitto per dieci anni dell'intera proprietà per una somma a forfait di mille lire da pagare anticipatamente e in un'unica soluzione. Poi nel 1815, dopo la restaurazione dei Lorena sul trono toscano, il convento venne ripristinato e i soci dell'Addolorata, pur essendo ancora creditori di cinque anni di canone, cedettero il loro contratto di affitto ai frati che ripresero possesso della struttura.

Ma i problemi per i Cappuccini di Montevarchi non finirono qui. Il 7 luglio 1866, con l'approvazione della legge di "Eversione dell'asse ecclesiastico", il convento venne nuovamente soppresso e tutti i beni vennero incamerati dal Demanio esclusi i libri della biblioteca che passarono all'Accademia Valdarnese del Poggio.

Dunque i fratelli dell'Addolorata dovettero di nuovo mettere mano al portafoglio per riscattarlo e furono anche costretti ad optare per un aumento di capitale portando il numero dei congregati da 20 a 26 «allo scopo», scrive sempre Cilembrini, «di agevolare e render meno gravosa ai Soci la compra o l'affitto del Convento nel caso che il Governo venisse nella determinazione di volersene disfare e alla Società piacesse, come piamente fecero i nostri antecessori, di conservarlo per uso sacro, e per continuare a celebrarvi la Festa di Maria SS. Addolorata». Fu Giovanni Turini di Levanella che, a nome della congregazione, il 2 luglio 1872 prese in affitto dal Demanio il convento affidandolo poi in custodia al rettore Luigi da Colonnata. L'anno successivo toccò però ai frati pagare l'affitto che per l'anno 1873 ammontò a 272 lire e che, alla luce degli eventi, suonò un po' come una beffa dato che nel 1874, scaduto il canone, il demanio mise all'asta pubblica in Arezzo tutta la proprietà e i frati dovettero ricomprarla dal suo legittimo acquirente, certo Oreste Benvenuti, che sicuramente non fece loro l'elemosina.

Il Collegio SeraficoModifica

 
I Cappuccini in una stampa di fine '800

Nel 1873 venne istituito nel convento un "Collegio Serafico" ovvero un pre-seminario per i novizi dell'ordine che ancora dovevano compiere gli studi superiori. La scuola fu affidata a Paolo da Seravezza, maestro degli alunni, che nel 1875 fu anche scelto come presidente del capitolo montevarchino. Sotto la sua direzione la struttura venne ulteriormente ingrandita e aumentato il numero delle celle, poi nel 1883 si costruì una nuova cisterna ad opera di Fra' Raffaello da San Casciano e nel 1890 fu aggiunta una nuova ala al fabbricato.

Il convento venne rimaneggiato ancora nel 1897 per accogliere i novizi del Collegio Secondario di Monte Acuto, che era in via di soppressione. Furono ricavate subito altre 12 celle ma nel 1900 divenne necessario anche l'ingrandimento del refettorio e nel 1901 della cucina. Quando tutto fu pronto il convento poteva ospitare 45 persone, di cui 32 alunni delle tre prime classi ginnasiali.

Infine nel 1918 il Collegio fu elevato al grado di "Professorio superiore" con l'apertura della Quinta Classe Ginnasiale che ovviamente fece aumentare il numero dei novizi nel convento e richiese dunque nuovi aggiustamenti architettonici.

La croceModifica

 
La croce

La cappella di San Felice, nel 1922, cambiò nome e divenne la Cappella dell'Addolorata. Dopo aver fatto opportunamente sparire il quadro di Vignali , vi venne traslata l'immagine della Madonna che dal 1799 stava in un piccolo altare alla destra dell'altar maggiore. Il tutto a onore e gloria della congrega dell'Addolorata che, per il convento, era ed era stata sempre pronta a mettere mano alla borsa. Pagò anche questa volta tutti i lavori di adattamento della cappella più, naturalmente, qualche altro urgente lavoretto di manutenzione.

E, nello stesso anno, proprio dalle congregazioni del Terz'Ordine Francescano del Valdarno nacque l'idea di collocare sul vicino colle di Cennano una croce in cemento armato che venne solennemente inaugurata il 10 maggio 1923, nel giorno dell'Ascensione, durante l'annuale processione che la parrocchia di Cennano in Montevarchi usava fare ogni anno alla cappellina di Cennanuzzo.

Guerra e dopoguerraModifica

 
I Cappucini oggi

Durante il passaggio del fronte da Montevarchi le truppe tedesche pensarono più volte di trasformare il convento in ospedale o addirittura in comando ma i locali e le stanze troppo stretti e il difficile accesso per la strada ripida e tortuosa che saliva dal cimitero li fecero desistere. Si interessarono invece della strategicità del luogo gli inglesi che il 18 luglio 1944 alle ore 12,20 vi si piazzarono in osservazione dell'artiglieria nazista che, nel frattempo, si era arroccata a Ricasoli. I tedeschi presero allora a cannoneggiare il convento ma nei cinque giorni di bombardamenti che seguirono nessun proiettile raggiunse mai l'edificio.

A guerra finita le autorità religiose elevarono il convento di uno scatto gerarchico che prevedeva la sostituzione con un padre guardiano del semplice presidente, mentre qualche anno dopo le autorità civili dettero il via alla costruzione di una nuova strada carreggiabile (inaugurata nel '54) che collegava il convento con il Pestello e che andava a sostituire la vecchia via del cimitero, scomoda e a continuo rischio frane.

In breveModifica

  • Il curioso piccolo corridoio che, sulla sinistra della chiesa, collega direttamente la ex cappella di San Felice alla sacrestia venne aperto nel 1902.
  • L'affresco di San Francesco che riceve le stimmate, nel piazzale antistante la chiesa, fu realizzato nel 1908 da Alessandro Andreocci che nel 1910 affrescò anche il cenacolo del refettorio.

NoteModifica

  1. ^ Prospero Maria Conti, Storia civile ed ecclesiastica della terra di Montevarchi, Montevarchi, Manoscritto conservato presso l'Accademia Valdarnese del Poggio, 1770
  2. ^ a b Ibid.
  3. ^ Aldo Anselmi, La chiesa ed il convento dei PP. Cappuccini in Montevarchi, Montevarchi, Dattiloscritto conservato presso la Biblioteca Comunale di Montevarchi, 1957, pag. 9
  4. ^ Citato da Aldo Anselmi, cit. pagg. 10-11

BibliografiaModifica

  • Prospero Maria Conti, Storia civile ed ecclesiastica della terra di Montevarchi, Montevarchi, Manoscritto conservato presso l'Accademia Valdarnese del Poggio, 1770
  • Aldo Anselmi, La chiesa ed il convento dei PP. Cappuccini in Montevarchi, Montevarchi, Dattiloscritto conservato presso la Biblioteca Comunale di Montevarchi, 1957
  • Giuseppe Tartaro, "Sempre caro mi fu..." : Breve storia del lungo cammino francescano sul "Colle dei Cappuccini" 1539-1999, Montevarchi, Accademia Valdarnese del Poggio, 1997
  • Bruno Moretti, Giuseppe Tartaro, La congregazione dell'Addolorata e il convento dei Cappuccini di Montevarchi, Montevarchi, Tipolito Falierografica, 1999
  • "Il Leccio dei Cappuccini a Montevarchi" di Davide Torelli (JulianCarax)[1]

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