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Corpus Iuris Canonici

Decretales di Gregorio IX con commento di Bernardo da Parma, manoscritto del 1290 circa, Biblioteca Medicea Laurenziana, parte del Corpus Iuris Canonici.

Il Corpus Iuris Canonici è un corpo normativo del diritto canonico della Chiesa cattolica, ri-pubblicato con la veste di ufficialità nel 1582 e comprendeva:

Del corpus si ebbero diverse edizioni a stampa, dovute ad aggiunte di nuovi testi da parte di canonisti come il Lancelotti: la prima fu pubblicata a Parigi da Giovanni di Chappuis nel 1500, l'ultima, riveduta e corretta da una commissione di canonisti cosiddetti correctores, fu solennemente promulgata da papa Gregorio XIII con la bolla Cum pro munere del 1580, e ufficialmente pubblicata nell'editio romana due anni più tardi.

Il Decretum Gratiani (testo base con cui si distingue il diritto dalla teologia e si fonda il diritto canonico) fu compilato da Graziano nella prima metà del secolo XII, e c'è stato tramandato in varie e non identiche recensioni, essendo quella più antica divisa in sole due parti, priva dei trattati De penitentia e De consecratione, e priva altresì di molte auctoritates di diritto romano e dei canoni dei concili lateranensi del 1123 e del 1139, inseriti successivamente; la versione definitiva (la cosiddetta vulgata) è divisa in tre parti: 101 distinctiones, suddivise in quaestiones, che trattano del diritto canonico in genere; 36 causae, divise anch'esse in quaestiones (trattano il diritto matrimoniale, il diritto patrimoniale, penale e processuale); il De consecratione (assente nelle prime tappe redazionali del Decretum), diviso in 5 distinctiones, che si occupa della materia liturgica e dei sacramenti in genere. Tale opera introduce le famose rationes gratianee:

  • ratio temporis;
  • ratio loci;
  • ratio significationis;
  • ratio dispensationis.

Graziano è inoltre il fondatore della scuola dei decretisti, ovverosia coloro che studiano e commentano il Decretum Magistri Gratiani; da tale scuola avranno origine gli autori delle Quinque compilationes antiquae.

Nel suo significato originale, per Corpus Iuris Canonici s'intendevano appunto il Decretum Gratiani e le Quinque compilationes antiquae. Poi, dopo l'emanazione del Liber Extra (Decretales) di Gregorio IX del 1234, sempre in via ufficiosa e senza un ufficiale riconoscimento della Chiesa Apostolica Romana, nel mondo dei giuristi ecclesiastici e dei doctores in utroque iure sorse l'uso di denominare Corpus Iuris Canonici il Decretum Gratiani unitamente alle Decretales Gregori IX, definite appunto Liber Extra perché si aggiungeva al Decretum.

Con l'emanazione delle citate raccolte di canoni a partire dal 1234, prevalentemente ufficiali, il termine (C.I.C.) comprendeva sia il Decretum sia le raccolte che via vie erano emanate, posteriormente a quella di Gregorio IX.

Il termine (C.I.C.), presente in vari manoscritti, fu poi conservato in molte pubblicazioni a stampa di diritto canonico. L'anno 1582 rappresenta semplicemente l'approvazione formale di tale termine da parte della Chiesa Apostolica Romana, termine che non si riferiva più al Decretum Gratiani originario (di cui esistevano svariati manoscritti databili a partire dal secol XII, non identici l'uno all'altro), al Liber Extra e alle successive raccolte, ufficiali e non, bensì al Decretum Gratiani interpolato (cioè totalmente stravolto) dai Correctores Romani (per adeguarlo ai dettami del concilio tridentino) e alle successive citate collezioni ufficiali e non (dal Liber Extra elle Extravagantes Communes), con esclusione delle Quinquae Compilationes Antiquae.

A partire dal secolo XVIII furono pubblicate tre edizioni critiche del Corpus Iuris Canonici le quali, a proposito del Decretum Gratiani, riportavano tra l'altro il testo della vulgata (cioè la versione del Decretum circolante dalla seconda metà del secolo XII) nonché il testo delle interpolazioni pubblicate nel 1582, mettendo in luce le modifiche a un testo del secolo XII apportate da una speciale commissione pontificia nominata sul finire del concilio tridentino) La prima edizione critica fu redatta da Justus Henning Böhmer (sec. XVIII), poi sopravvenne quella di Richter (sec. XIX) e infine quella di Fiedberg il quale utilizzò otto manoscriti per ricostruire il tersto della vulgata (sec. XIX). Böhmer, a differenza degli altri, utilizza altresì un manoscritto che è il testimone di una delle prime tappe redazionali del Decretum. Per questo tale risalente edizione critica desta ancor oggi molto interesse tra gli studiosi.

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