Corriere dei Piccoli

rivista settimanale italiana di fumetti pubblicata dal 1908 al 1995
Corriere dei Piccoli
fumetto
Lingua orig. lingua italiana
Paese Italia
Editore Rizzoli
1ª edizione 19081995
Periodicità settimanale
Albi 4504 (completa)
Genere umoristico, avventura

Il Corriere dei Piccoli, anche noto come Corrierino o CdP, è stata la prima rivista settimanale di fumetti italiana, pubblicata dal 1908 al 1995 per oltre 4.500 numeri divisi in 88 annate.[1][2][3] Ha introdotto in Italia i fumetti statunitensi oltre a pubblicare autori italiani presentando narratori e poeti di primo piano; l’editoriale del direttore nel primo numero della rivista è considerato il manifesto di fondazione del fumetto italiano.[1] La pubblicazione venne ideata dalla giornalista Paola Lombroso Carrara con intenti pedagogici ponendosi come obiettivo la formazione e l'educazione dei giovani in maniera adatta all'età alternando alle “le storie illustrate a colori” articoli di divulgazione scientifica, di letteratura, racconti e narrativa di buona qualità[4] e la sua storia editoriale ha attraversato tutto il XX secolo seguendo e raccontando le trasformazioni della società italiana sia attraverso storie a fumetti e in prosa che con articoli giornalistici di autori come Dino Buzzati. Nel 1972 dalle sue pagine nacque Corriere dei Ragazzi dedicato a lettori adolescenti.[5] Il "Corrierino", come venne soprannominato, negli anni sessanta arrivò a tirature di 700.000 copie.[6][7]

Indice

Storia editorialeModifica

Ideazione e sviluppo del progettoModifica

 
Copertina di un Corriere dei piccoli del 1911

L'idea di realizzare una pubblicazione per bambini ricche di immagini è della giornalista Paola Lombroso Carrara che ne elabora il progetto editoriale a partire dal 1906 affiancando all'attività giornalistica l'impegno in una serie di iniziative culturali finalizzate alla concretizzazione dei suoi ideali riformatrici nei confronti dell'infanzia e arriva all'ideazione di un giornale rivolto ai bambini sviluppato dall'analisi delle testate europee dell'epoca nelle quali l'uso delle immagini a corredo dei contenuti era molto diffuso e questo unito alla considerazione che per garantire un'adeguata diffusione a prezzi contenuti fosse necessario appoggiarsi a un grande quotidiano con le sue specifiche professionalità redazionali e la relativa organizzazione editoriale. Lo spirito del progetto era quello di diffondere cultura agli strati della popolazione che fino ad allora ne erano stati esclusi rivolgendosi ai bambini in maniera adatta all'età, acculturandoli divertendo in quanto all'epoca le poche pubblicazioni per ragazzi erano di scarsa qualità e soprattutto non avevano alle spalle una solida organizzazione editoriale e diffusa distribuzione, condizioni queste necessarie per garantire prezzi accessibili anche per i meno abbienti.[8] Propose pertanto il progetto prima al più venduto quotidiano del periodo, Il Secolo, e, al rifiuto di questo, provò con il Corriere della Sera, diretto allora da Luigi Albertini che si mostrò interessato e Paola Lombroso elaborò quindi un progetto culturale ed educativo per la futura rivista documentandosi sui periodici anglosassoni e francesi per ragazzi, individuando una prima rosa di collaboratori e identificando la possibile struttura editoriale della rivista.[9][8][10] La nuova pubblicazione ha un’articolazione ancora classica ma con tavole disegnate, “le storie illustrate a colori”, diventano il mezzo per attirare l’attenzione. Il materiale proposto è di origine anglosassone e statunitense al quale vennero rimossi i balloon non solo per un pregiudizio linguistico ma anche per risolvere problematiche legate alla riproduzione tecnica delle tavole.[11][9] Completato il progetto, diversamente dalle aspettative della Lombroso di poter collaborare attivamente alla realizzazione dello stesso, Albertini ne affida la direzione a Silvio Spaventa Filippi, che ricoprì la carica fino al 1931, preferendola alla Lombroso in quanto uomo e interno alla redazione e lasciandole solo la redazione della rubrica di corrispondenza coi lettori, per la quale scelse lo pseudonimo di Zia Mariù e che che diventerà uno spazio importante per l'identità della testata, coinvolgendo i lettori in attività correlata ai suoi obiettivi pedagogici ma che col tempo porteranno a contrasti con la direzione e alla successiva interruzione della sua collaborazione alla fine del 1911.[9][8]

Dagli esordi alla seconda guerra mondialeModifica

La testata esordì in edicola il 27 dicembre 1908 come supplemento del Corriere della Sera, al prezzo di 10 centesimi di Lire; nell'editoriale, intitolato "Come fu...", il direttore tracciò le linee guida del piano editoriale esortando il giovane lettore a leggere la rivista sotto la luce più chiara, imitando il genitore che legge con aria di importanza il Corriere della Sera.[1] Diversamente dall'idea della Lombroso che voleva la testata rivolta soprattutto alle classi più povere, la dirigenza del Corriere indirizzo il giornale ai figli della nascente borghesia fedele lettrice del Corriere[4], ma non soltanto, tanto che di quel primo numero furono tirate ben 80.000 copie.[senza fonte] Il "Corriere dei Piccoli" divenne subito una lettura di riferimento per diverse generazioni di bambini e ragazzi italiani. Quando nacque, le storie per bambini riflettevano l'impronta pedagogica dell'epoca, patriottica e risorgimentale.[senza fonte]

La prima pagina era sempre dedicata a una storia di una sola tavola a colori a quattro strisce di due vignette ciascuna; dalle tavole originali vennero tolte le nuvolette giudicate diseducative in quanto avrebbe disabituato il pubblico infantile dalla lettura dei testi e sostituite generalmente da due distici sotto ogni vignetta che commentavano il racconto figurato; le strofe erano ottonari in rima baciata. Dopo la prima pagina seguivano in prevalenza racconti, poesie, brevi copioni teatrali. Le tavole a fumetti importate dall'estero vennero adattate al pubblico italiano modificandone i nomi e in questo primo periodo vennero pubblicate serie come Fortunello e la mula Checca (Happy Hooligan) di Opper, Buster Brown di Outcault, Arcibaldo e Petronilla (Bringing Up Father) di McManus, Bibì e Bibò (Katzenjammer Kids) di Dirks, introducendo quindi la narrativa a fumetti in Italia privata però della sua caratteristica principale, il fumetto o nuvoletta. Inoltre l'approccio tenuto, rivolgendo i fumetti essenzialmente ai bambini, collocò il fumetto all'interno di un contesto essenzialmente infantile[5] e quindi, mentre nello stesso periodo negli Stati Uniti i quotidiani si contendevano i fumetti più amati che contribuivano a far crescere le vendite in quanto letti anche dagli adulti, in Italia invece quegli stessi prodotti venivano considerati, a causa della pregiudizio borghese nei confronti della cultura popolare, passatempi infantili.[4]

Accanto alle storie importate dagli Stati Uniti fiorì una notevole produzione italiana di storie con una filastrocca come didascalia. Fra i più famosi personaggi di quest'epoca sono Bilbolbul di Attilio Mussino e Quadratino di Antonio Rubino, tuttora apprezzati per l'elegante disegno liberty e per il fantasioso surrealismo delle storie, che scherzano le une con la lingua le altre con la matematica.[1]

Dagli esordi fino al 1914 il formato si mantiene inalterato composto da 16 pagine che raddoppiano nel 1915 grazie anche al successo che viene presto raggiunto e si mantiene nel tempo anche durante la prima guerra mondiale quando appare per la prima volta il celebre Signor Bonaventura di Sergio Tofano che fa raggiungere alla rivista un successo formidabile. Dopo la prima guerra mondiale arriverà una nuova generazione di disegnatori italiani che creerà una serie di "macchiette" destinate ad entrare nel "lessico" dell'epoca: Carlo Bisi inventa Sor Pampurio, caricatura del borghese nevrotico, mentre Bruno Angoletta disegna Marmittone, caricatura del soldato oppresso dai superiori. Successivamente arrivano altri autori italiani e stranieri come Rube Goldberg, Pat Sullivan e Otto Messmer. Dal 1932 la concorrenza di altre riviste come Jumbo, edito da Lotario Vecchi, e Topolino della Nerbini, spingono il Corriere a rinnovarsi con nuovi autori come De Vargas, Giobbe, De Seta, Galba, Marotta, Pier Lorenzo De Vita. Durante la Seconda guerra mondiale il settimanale riesce a continuare le pubblicazioni fino all'aprile 1945.[1] Negli anni trenta e anni quaranta ebbe grande successo Pier Cloruro de' Lambicchi e la sua Arcivernice di Giovanni Manca ed il Prode Anselmo di Mario Pompei.[senza fonte] Le tavole illustrate realizzate dagli autori italiani ebbero una certa presa sull'immaginario dei bambini sino a quel momento costretti entro i limiti di una narrativa dedicata pretenziosa e ipocrita e il regista Federico Fellini, che fece parte di quelle generazioni di piccoli lettori, ricordò che «i personaggi [...] non avevano niente a che fare con il mondo che ci circondava. Però erano altrettanto veri del bidello e dell'arciprete. Tanto che alle persone reali affibbiavamo proprio i soprannomi di quei personaggi. Così l'arciprete diventava Padron Cicciò, quello che aveva una mula cattivissima, la Checca che stampava i ferri di cavallo sul sedere... Oppure il vicino di casa che mia mamma, sapendolo un po' scapestrato, tiratardi e qualche volta un po' alticcio, aveva chiamato Arcibaldo come il personaggio creato da Geo McManus».[4]

Dal secondo dopoguerra agli anni novantaModifica

Nel dopoguerra il settimanale incominciò a risentire della concorrenza che dagli anni trenta, da quando cioè erano arrivati in Italia gli eroi americani come Flash Gordon, Cino e Franco e Mandrake, venivano pubblicati senza didascalie rimate in sostituzione dei fumetti; il Corriere continuò nonostante tutto a credere nella propria scelta editoriale puntando sui classici Signor Bonaventura e Bibì e Bibò oltre a racconti e romanzi a puntate, ma i successi dell'anteguerra ereno ormai perduti.[12] Un mese dopo la sospensione, il 27 maggio 1945, il settimanale riprende la pubblicazione modificando la testata in Giornale dei piccoli[13] per poi riprendere la denominazione originale dopo un anno.[2][1] Negli anni cinquanta i fumetti, o meglio le storie illustrate con le didascalie in rima, vennero messi in secondo piano per tutto il decennio fino a quando, agli inizi degli anni sessanta con l’avvento alla direzione di Guglielmo Zucconi[14] e poi di Carlo Triberti, si decise di puntare dal 1961 sui fumetti mantenendo il formato tradizionale ma con copertine più accattivanti e soprattutto vennero abbandonate le vignette con le didascalie rimate pubblicando fumetti veri e propri puntando a un pubblico meno infantile.[12][1] Tiberti, che lo dirige fino al 1973, darà vita a un rinnovamento grafico e dei contenuti, pubblicando fumetti di grandi autori italiani come Grazia Nidasio con con Valentina Mela Verde, Hugo Pratt con Una ballata del Mare Salato e Benito Jacovitti con i suoi personaggi come Cocco Bill, Zorry Kid e Jak Mandolino e altri disegnatori del calibro di Toppi, Battaglia, Uggeri, Di Gennaro oltre che esponenti del fumetto franco-belga (Puffi, Ric Roland, Luc Orient, Michel Vaillant, Dan Cooper, Bruno Brazil, Bernard Prince, Poldino Spaccaferro, Gaston Lagaffe) ma mantenendo l'impostazione culturale presentando articoli istruttivi e inserti enciclopedici. Dalla fine degli anni sessanta la funzione educativa si riduce notevolmente fino quasi a scomparire[1] e, dal 1968, il formato viene ridotto di dimensioni per essere più pratico[12] e si inizia a pubblicare storie e contenuti rivolti a un pubblico più maturo - rubriche di sport, attualità, musica, cinema, scienza, curate da esperti del settore - tanto che, nell'estate del 1969 un referendum indetto presso i lettori chiese un parere per tenere conto anche nel nome della testata dell'età dei lettori alla quale le storie e i contenuti erano ora rivolti e, a partire dal primo numero del 1972 il "Corrierino" interruppe le pubblicazioni per fare spazio al Corriere dei ragazzi.[15][16] Comunque il Corriere dei Piccoli non interruppe mai per davvero la pubblicazione in quanto alla fine si decise di continuare a pubblicarlo come supplemento con formato ridotto e con contenuti rivolti a lettori bambini. Questa formula editoriale venne adottata per sedici numeri per poi riprendere come testata autonoma[17] presentando autori come Luciano Bottaro, Carlo Chendi, Pezzin, Giorgio Cavazzano, Jacovitti e, dal 1975 arrivano personaggi americani della Hanna-Barbera e i manga a seguito anche del successo televisivo dei cartoni animati giapponesi.[1] Nonostante le continue mutazioni di formula, anche dopo il 1972 ha pubblicato fumetti di grandi autori, basti pensare al "Gianconiglio" di Carlo Peroni, "RediPicche" di Luciano Bottaro, "Walkie Talkie" di Giorgio Pezzin e Giorgio Cavazzano, i divertenti "Ronfi" di Adriano Carnevali, Gennarino Tarantella di Carlo Squillante. Il Corriere dei Piccoli ha subito molte modifiche e adeguamenti ai tempi. Dal 1972 in poi si sono avvicendati molti direttori che hanno, ad ogni cambio di direzione[senza fonte], stravolto formula, formato e foliazione al giornalino, passando da un formato rivista ad un tabloid in cartoncino e di nuovo al formato rivista, e cambiando pure nome da Corriere dei Piccoli a Corrierino, nel 1993, durante la direzione di Maria Grazia Perini.[senza fonte]

Fumetti a parte, notevoli furono anche i racconti a puntate e in epoca successiva le storie di Gianni Rodari, La famosa invasione degli orsi in Sicilia di Dino Buzzati nel 1945 e Marcovaldo di Italo Calvino nel 1965. Uno dei punti di forza del settimanale fu poi il Corrierino Scuola, inserto che per molti anni, durante il periodo scolastico, pubblicò schede da utilizzare per le ricerche, atlanti geografici e storici, scenari naturalistici da completare e altri utili sussidi. Un altro punto di forza furono i soldatini o i calciatori, le bamboline di carta coi vestiti e gli accessori e tutta una serie di giochi e di ambientazioni in carta tutti da incollare su cartoncino e ritagliare. Tra le rubriche meritano una citazione: "La palestra dei lettori", "Corrierino-club" e "Corrierino Sport".[senza fonte]

Negli anni ottanta apparvero storie popolari che sarebbero poi continuate su altre riviste come La Pimpa di Altan e Diario di Stefi di Grazia Nidasio. Il giornale superò anche momenti critici come lo scandalo della P2 nella quale rimasero coinvolti i suoi editori fino alla cessione della testata alla scandinava Egmont nel 1994[18]. Dal marzo 1995 la numerazione si modifica e il n° 9 esce come n° 4443; è uscito in edicola senza interruzioni fino al 15 agosto 1995 per poi pubblicare un ultimo numero distribuito solo nelle edicole lombarde nel gennaio 1996 per non perdere i diritti sulla testata.[19][1]

Raccolte antologicheModifica

Sul sito web del Corriere della Sera è presente una versione del corriere dei piccoli on line, un po' più ridotta rispetto all'originale cartaceo, comunque composta da diverse rubriche. Nel gennaio 2016, alla presentazione del nuovo archivio digitale consultabile on line del Corriere della Sera, è stata annunciata la prossima digitalizzazione dei vecchi numeri del Corriere dei Piccoli, della Domenica del Corriere e La Lettura.[20]

Nel novembre 2008 Rizzoli ha pubblicato "Il secolo del Corriere dei Piccoli" a cura di Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli, antologia dedicata alla ristampa integrale di 8 numeri del Corriere dei Piccoli, un numero del Giornale dei Piccoli e il primo numero del Corriere dei Ragazzi. In Appendice presenta una selezione di brevi storie natalizie, disegnate da Antonio Rubino e Carlo Bisi; in Appendice alla nuova edizione, aumentata, nel 2011, è presente una sezione dedicata a "i grandi personaggi del CdP", con le tavole delle prime apparizioni di personaggi celebri come il Signor Bonaventura, Bilbolbul, Marmittone e altri.

Tra il 2009 e il 2013 sono usciti in libreria i quattro volumi dedicati a Valentina Mela Verde, di Grazia Nidasio, contenenti la ristampa integrale delle storie a puntate pubblicate prima dal CdP e poi dal Corriere dei ragazzi dal 1969 al 1976.

Nel 2009 Rizzoli/BUR ha pubblicato un'ampia raccolta di storie della Stefi di Grazia Nidasio, nel volume "Stefi, ci si rivede, eh?". Sempre nel 2009 è uscita l'antologia "Antonio Rubino. Gli anni del Corriere dei Piccoli" (curata da Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli, Black Velvet Edizioni), che ha ristampato alcune serie complete tra le più conosciute dell'autore, come Quadratino, Pino e Pina, Lio e Dado. Quest'ultimo libro è stato tradotto anche in Francia, dall'editore Actes Sud, presentando per la prima volta ai lettori francesi i fumetti di Rubino.

Premi e riconoscimentiModifica

  • Poste Italiane ha pubblicato l'8 novembre 2008 un francobollo celebrativo da 60 centesimi di Euro per celebrare i cento anni dall'esordio in edicola della testata il 27 dicembre 2008;[21][4] l'Anafi, l'associazione amici del fumetto, ha allestito all'interno della 41ª Mostra mercato del Fumetto di Reggio Emilia una mostra di disegni originali avente come tema proprio il francobollo celebrativo (8 e 9 novembre 2008);[22]
  • mostra per ripercorrere i 100 anni della testata attraverso tavole e disegni originali, organizzata dalla Fondazione Corriere della Sera dal 22 gennaio 2009 alla Rotonda della Besana.[23][24]
  • "La grande avventura del Corriere dei piccoli - dal 1908 a... domani!" volume illustrato pubblicato in occasione della mostra a Muggiò 5-27 aprile 2003.[25]

Serie a fumetti pubblicateModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j Corriere dei Piccoli, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 31 agosto 2017.
  2. ^ a b FFF - Testate, CORRIERE DEI PICCOLI, su www.lfb.it. URL consultato il 1° settembre 2017.
  3. ^ (IT) Corriere dei piccoli nell'Enciclopedia Treccani, su www.treccani.it. URL consultato il 1° settembre 2017.
  4. ^ a b c d e Il "Corrierino" nella storia del fumetto italiano - uBC Fumetti, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 1° settembre 2017.
  5. ^ a b Speciale Corriere dei Piccoli :: uBC blog - uBC Fumetti, su www.ubcfumetti.com. URL consultato il 1° settembre 2017.
  6. ^ cfr. If n.7, vedi bibliografia
  7. ^ complice, secondo l'allora direttore Guglielmo Zucconi, una forte epidemia di influenza
  8. ^ a b c È di una donna l’idea del Corriere dei Piccoli, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 1° settembre 2017.
  9. ^ a b c I protagonisti: Paola Lombroso Carrara, su www.guidafumettoitaliano.com. URL consultato il 1° settembre 2017.
  10. ^ Il primo numero e i suoi antenati - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 1° settembre 2017.
  11. ^ secondo le più recenti ricerche documentali di Giovanna Ginex
  12. ^ a b c www.ubcfumetti.com2, ubcfumetti.com.
  13. ^ alla fine della Seconda guerra mondiale, quasi tutte le testate giornalistiche furono costrette a cambiare nome e il Corriere dei Piccoli divenne Giornale dei Piccoli, con direttore responsabile Arnaldo Sartori.
  14. ^ Con la direzione di Guglielmo Zucconi, dal 1961 al 1963, avvenne la svolta: apparvero i primi fumetti e si puntò di più a pubblicare storie adatte ad un pubblico di ragazzi, tanto da introdurre un inserto, il Corriere dei Piccolissimi dedicato ai fratellini minori.
  15. ^ FFF - Testate, CORRIERE DEI RAGAZZI, su www.lfb.it. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  16. ^ Anno di grazia, 1972: nasce Il Corriere dei ragazzi, in Lo Spazio Bianco, 29 giugno 2011. URL consultato il 10 ottobre 2016.
    «apparso sul n. 57 di "FUMETTO" pubblicazione dell’ANAFI (Associazione Nazionale Amici del Fumetto e dell’Illustrazione), distribuita solo ai soci della medesima.».
  17. ^ FFF - Testate, CORRIERE DEI RAGAZZI, su www.lfb.it. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  18. ^ Corriere dei Piccoli, in Fondazione Franco Fossati - Museo del fumetto e della comunicazione, 2003. URL consultato il 10-01-2010.
  19. ^ Giornali(ni)smo a fumetti, Editore IF, collana If.Immagini & Fumetti n. 7- 1998
  20. ^ Otto milioni di articoli La nostra storia per voi, corriere.it.
  21. ^ Corriere dei Piccoli, e-filatelia.poste.it. URL consultato il 02-06-2010.
  22. ^ il catalogo della mostra, amicidelfumetto.it. URL consultato il 02-06-2010.
  23. ^ Il «Corriere dei Piccoli». Guida alla mostra - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 1° settembre 2017.
  24. ^ Quelli del Corrierino - Corriere della Sera, su www.corriere.it. URL consultato il 1° settembre 2017.
  25. ^ FFF - Bibliografia, su www.lfb.it. URL consultato il 1° settembre 2017.

BibliografiaModifica

  • Claudio Carabba, Corrierino, Corrierona. La politica illustrata del Corriere della Sera, Guaraldi, Rimini-Firenze, 1976, rist. Baldini Castoldi Dalai Editore, 1997
  • Claudio Bertieri, Fumetti all'italiana. Le fiabe a quadretti 1908-1945, Comic Art, Roma, 1989
  • Leonardo Gori, Storia e gloria del Corrierino. If Immagini e fumetti n. 7, 1998
  • Marco Candellone, Le metamorfosi di un giornale, in If - Immagini e fumetti n. 7, 1998
  • Associazione Franco Fossati "La grande avventura del Corriere dei piccoli" Libreria dell'immagine, Milano, 2003
  • Giovanni Scillitani, Corriere dei Piccoli parte I e II, www.Pagine70.com, maggio 2004.
  • Fabio Gadducci e Matteo Stefanelli, Il secolo del Corriere dei Piccoli, Rizzoli, 2008.
  • Giovanna Ginex (a cura di), Corriere dei Piccoli. Storie, fumetto e illustrazione per ragazzi, catalogo della mostra "Corriere dei Piccoli", Skira, 2009

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica