Apri il menu principale

Cortina di ferro

Cortina immaginaria esistita dal 1945 fino al 1989.
La cortina di ferro divideva l'Europa occidentale dall'Europa orientale

     NATO

     Patto di Varsavia

     Paesi neutrali

     Paesi non allineati

Un tratto del confine tra la Germania Est e la Germania Ovest; si vedono tratti della cortina di ferro; in questo caso una lunga rete.
Un tratto della barriera che costituiva il confine tra Germania Est ed Ovest

Cortina di ferro è una locuzione utilizzata in Occidente per indicare la linea di confine che divise l'Europa in due zone separate di influenza politica, dalla fine della seconda guerra mondiale alla fine della guerra fredda. Durante questo periodo, l'Europa orientale era sotto il controllo politico e/o l'influenza dell'Unione Sovietica, mentre l'Europa occidentale ricadeva sotto l'influenza degli Stati Uniti.

Indice

StoriaModifica

Dalla prima alla seconda guerra mondialeModifica

Durante la prima guerra mondiale il concetto venne espresso per la prima volta in ambiente teatrale, in un contesto politico-militare; le origini non sono ben chiare. Lo storico inglese Patrick Wright attribuisce il suo primo utilizzo alla scrittrice inglese Violet Paget, nota con lo pseudonimo di Vernon Lee, che all'inizio del 1915 utilizzò l'espressione a proposito della musica natalizia di Bach in Germania e in Inghilterra, che avrebbe diviso allora i due paesi come una "mostruosa cortina di ferro".[1]

La regina del Belgio di origini germaniche, Elisabetta di Baviera, nel 1915 si espresse di fronte allo scrittore francese Pierre Loti a proposito del suo estraniamento causato dall'origine germanica, con le seguenti parole: «Una cortina di ferro è caduta tra la mia famiglia e me».[2] Il 29 febbraio 1916 il cancelliere tedesco Theobald von Bethmann-Hollweg indicò come irrealizzabile, nel suo importante U-Boot-Denkschrift, l'allora frequentemente considerato piano di isolare l'Inghilterra dal resto del mondo con una guerra sottomarina "come con una cortina di ferro"[3].

Nel 1924 l'ambasciatore inglese a Berlino, Edgar Vincent, 1º Visconte D'Abernon, sostenne che la zona militarizzata della Renania (allora occupata dagli alleati) dovesse costituire una "cortina di ferro", per proteggere la Francia da futuri attacchi delle truppe tedesche.[4]

Negli anni 1920 l'espressione "cortina di ferro" venne occasionalmente utilizzata in articoli sulla prima guerra mondiale. Così parlò il cronista Herbert von Bose nel 1930 in un suo articolo sull'Europa in guerra di «…alla cortina ferrea del fronte».[5]

Il corrispondente da Lisbona Max Walter Clauss (1901–1988) utilizzò l'espressione il 18 febbraio 1945 in un articolo in prima pagina del settimanale Das Reich.[6]

Una settimana dopo sulla medesima rivista Joseph Goebbels utilizzò l'espressione in una reazione ai risultati della Conferenza di Jalta: riguardo a una capitolazione della Germania si sarebbe, dinnanzi al territorio occupato dall'Unione Sovietica:

(DE)

«… sofort ein eiserner Vorhang heruntersenken, hinter dem dann die Massenabschlachtung der Völker begänne»

(IT)

«…subito interposta una cortina di ferro, dietro la quale sarebbe iniziato un massacro di massa»

((DE) Joseph Goebbels: Das Jahr 2000. In: Das Reich vom 25. Februar 1945, S. 1–2.[7])

Il quotidiano inglese The Times riprese la formulazione.

Il 5 luglio 1945 Konrad Adenauer utilizzò il concetto in una lettera al giornalista Hans Rörig[8] riguardo alla probabile minaccia da parte dell'Unione Sovietica:

(DE)

«Ich sehe die Entwicklung mit [steigender] Sorge. Rußland läßt einen eisernen Vorhang herunter. Ich glaube nicht, daß es sich bei der Verwaltung der Hälfte Deutschlands, die ihm überantwortet ist, von der Zentralen Kontrollkommission irgendwie beeinflussen lassen wird.»

(IT)

«Io vedo gli sviluppi con [crescente] preoccupazione. La Russia fa calare una cortina di ferro. Io non credo che nell'amministrazione della metà della Germania che verrà a essa affidata, si lascerà influenzare in qualsiasi modo dalla Commissione alleata di controllo

(Konrad Adenauer: Briefe über Deutschland 1945–1955. Selezionato e introdotto da Hans Peter Mensing. Goldmann, München 1999, ISBN 3-442-75560-3, S. 18.)
 
Dietro la cortina di ferro della Russia: libro svedese del 1923

L'impiego di questa metafora sull'Unione Sovietica è stato dimostrato parecchio dopo la fine della seconda guerra mondiale. Nel 1918, un anno dopo la Rivoluzione d'ottobre, l'autore russo Vasilij Rosanow scrisse nel suo polemico L'Apocalisse del nostro tempo:

«Sotto squilli, spari e strida cala giù una cortina di ferro sulla storia della Russia. […] Lo spettacolo è alla fine»

Nel mondo anglofono del 1920, la socialista e femminista Ethel Snowden utilizzò l'espressione "cortina di ferro" nel positivo resoconto di un viaggio nella "Russia bolscevica". Pubblicamente ella scrisse contro l'accezione negativa nell'utilizzo di questa espressione, sul suo entusiastico arrivo a San Pietroburgo (la futura, sovietica Leningrado):

(DE)

«Wir waren endlich hinter dem, eisernen Vorhang‘!»

(IT)

«Eravamo finalmente dietro di lei, la cortina di ferro!»

(Ethel Snowden: Through Bolshevik Russia. London u. a. 1920, S. 32.)

I discorsi di Churchill e di Allen DullesModifica

Anche Winston Churchill si espresse in questi termini in un lungo discorso tenuto il 5 marzo 1946 a Fulton, nel Missouri (Usa): [9][10]:

«Diamo il benvenuto alla Russia nel suo giusto posto tra le più grandi Nazioni del mondo. Siamo lieti di vederne la bandiera sui mari. Soprattutto, siamo lieti che abbiano luogo frequenti e sempre più intensi contatti tra il popolo russo e i nostri popoli. È tuttavia mio dovere prospettarvi determinate realtà dell'attuale situazione in Europa. Da Stettino nel Baltico a Trieste nell'Adriatico una cortina di ferro è scesa attraverso il continente. Dietro quella linea giacciono tutte le capitali dei vecchi stati dell'Europa Centrale e Orientale. Varsavia, Berlino, Praga, Vienna, Budapest, Belgrado, Bucarest e Sofia; tutte queste famose città e le popolazioni attorno a esse, giacciono in quella che devo chiamare sfera Sovietica, e sono tutte soggette, in un modo o nell'altro, non solo all'influenza Sovietica ma anche a un'altissima e in alcuni casi crescente forma di controllo da Mosca

L'espressione era stata usata per la prima volta dallo stesso Churchill in un telegramma al presidente americano Truman dell'11 maggio 1945, nel pieno della crisi di Trieste[11]:

«Una cortina di ferro è calata sul loro fronte [dei russi]. Non sappiamo che cosa stia succedendo dietro di essa. Non c'è dubbio che l'intera regione ad est della linea Lubecca – Trieste – Corfù sara presto completamente nelle loro mani. A ciò inoltre bisogna aggiungere l'enorme area tra Eisenach e l'Elba che gli americani hanno conquistato e che presumo i russi occuperanno fra poche settimane, quando gli americani si ritireranno.»

Allen Dulles usò il termine in un discorso del 3 dicembre 1945, riferendosi solo alla Germania:

«È difficile dire cosa stia accadendo, ma in generale i russi stanno agendo appena meglio degli assassini. Hanno spazzato via tutta la liquidità. Le tessere per il cibo non vengono rilasciate ai tedeschi, che sono costretti a viaggiare a piedi nella zona russa, spesso più morti che vivi. Una cortina di ferro è discesa sul destino di queste genti ed è molto probabile che le loro condizioni siano veramente terribili. Le promesse di Yalta al contrario, probabilmente da 8 a 10 milioni di persone stanno venendo ridotte in schiavitù.»

Fu il discorso di Churchill comunque, che rese popolare la frase e la fece conoscere al grosso del pubblico. Ciò che dette ancora più rilievo al discorso fu il fatto che, prima di esporlo alla popolazione, ne aveva messo a conoscenza il presidente degli Stati Uniti Harry Truman. Ciò significava che nelle parole di Churchill vi era l'approvazione del presidente statunitense.

Al discorso di Churchill rispose nell'agosto del medesimo anno il secondo segretario del Partito Comunista dell'Unione Sovietica, Andrej Ždanov, utilizzando la medesima espressione coniata da Churchill:

«Difficilmente come borghesi i politici e gli scrittori si sforzano di celare la verità dei successi dell'ordine e della cultura sovietici, difficilmente essi possono sforzarsi di erigere una cortina di ferro per impedire alla verità sull'Unione Sovietica di penetrare all'estero, difficilmente si sforzano di sminuire la genuina crescita e portata della cultura sovietica, tutti i loro sforzi sono destinati al fallimento»

([12])

Anche se la frase non fu bene accolta a quel tempo, con il rafforzarsi della guerra fredda, guadagnò popolarità come riferimento rapido alla divisione dell'Europa. La cortina di ferro servì a tenere la gente all'interno e l'informazione all'esterno, e la metafora guadagnò un'ampia accettazione a Ovest.

Una variante, la "cortina di bambù", venne coniata con riferimento alla Cina comunista.

Fine della cortina di ferroModifica

Lo smantellamento della cortina di ferro fu messo in pratica dall'Ungheria il 2 maggio 1989 [13], con la rimozione della barriera al confine con l'Austria.

Dopo aver ricevuto un informale nulla osta da Gorbaciov (che disse "non ci sarà un nuovo 1956") il 3 marzo 1989, il governo ungherese il 2 maggio annunziò e contestualmente avviò (a Rajka, nella località delle "tre frontiere", al confine con Austria e Cecoslovacchia) la distruzione della cortina di ferro, il cui ultimo tratto verrà abbattuto con una cerimonia ufficiale, alla quale parteciparono anche le massime autorità della Repubblica Federale d’Austria, il 27 giugno 1989, che ebbe la funzione di chiamare tutti i popoli europei ancora sotto il giogo dei regimi nazional-comunisti alla libertà.

Già nell'aprile dello stesso anno il governo ungherese aveva ordinato che la cortina di ferro ungherese venisse privata dell'elettricità.

Altri momenti importanti del processo di smantellamento della cortina di ferro da parte dell'Ungheria furono il cosiddetto picnic paneuropeo[14] e l'esodo di migliaia di cittadini della DDR (iniziato nel giugno 1989), che condurrà alla caduta del Muro di Berlino e poi allo scioglimento dell'Unione Sovietica. Di fronte all'ingresso della Casa del Terrore a Budapest, un monumento rappresentante una barriera di catene ricorda tale evento.

Con il rilassamento della contrapposizione tra le nazioni del "mondo libero" e quelle dietro la cortina di ferro, e con la fine della guerra fredda, il termine viene ormai usato solo in ambito storico.

La cortina "verde"Modifica

A causa del fatto che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi non è stato costruito nessun edificio a ridosso della ex "cortina di ferro", nel corso degli anni in queste zone la natura ha avuto la possibilità di svilupparsi autonomamente, dando vita a numerosi parchi naturali[15]; da quando poi il significato pratico della cortina di ferro è venuto meno - col cessare cioè della guerra fredda - questo corridoio naturale transnazionale ha preso diversi soprannomi volti ad esprimerne la nuova identità di stampo ambientale, tra cui "cortina verde"[16] e "cintura verde europea" (European Green Belt)[17], ed è ora attraversato per tutta la lunghezza dal percorso ciclistico EuroVelo 13.

NoteModifica

  1. ^ (EN) Vernon Lee: Bach’s Christmas Music in England and in Germany. In: Jus Suffragii. Vol. 9, 1915, Nr. 4, p. 218 (freier Zugang dal sito web di Patrick Wrights, 27 maggio 2008).
  2. ^ In lingua originale: «Un rideau de fer est tombé entre ma famille et moi.» Maria José del Belgio, Albert et Élisabeth de Belgique, mes parents. Plon, Paris, 1971, p. 297. Vedi sull'utilizzo iniziale dell'espressione in senso politico anche Bartlett’s Familiar Quotations, 14ª edizione. 1968, p. 924, 2ª riga, nota 1.
  3. ^ (DE) Theobald von Bethmann Hollweg: Denkschrift des Reichskanzlers über den Ubootkrieg vom 29. Februar 1916. In: ders.: Betrachtungen zum Weltkriege. 2. Teil: Während des Krieges. Hobbing, Berlin 1921, S. 260–273, hier S. 266.
  4. ^ (EN) Twirling the Tassels of the Iron Curtain. In: The Daily Telegraph, 25. Oktober 2007 (Rezension zu Patrick Wright: Iron Curtain: From Stage to Cold War. Oxford University Press, Oxford 2007; ulteriore recensione).
  5. ^ (DE) Herbert von Bose: USA in Tätigkeit. In: Hans Henning Grote (Hrsg.): Vorsicht Feind hört mit! Berlin 1930, S. 153.
  6. ^ (DE) Rainer Blasius: Politisches Schlagwort. Nicht Churchill prägte den Begriff „Eiserner Vorhang“. In: Frankfurter Allgemeine Zeitung, 19 febbraio 2015.
  7. ^ Citato da Jörg K. Hoensch: Rückkehr nach Europa – Ostmitteleuropa an der Schwelle zum 21. Jahrhundert. In: Heiner Timmermann, Hans Dieter Metz (Hrsg.): Europa – Ziel und Aufgabe. Festschrift für Arno Krause zum 70. Geburtstag. (Dokumente und Schriften der Europäischen Akademie Otzenhausen, Bd. 90), Duncker & Humblot, Berlin 2000, ISBN 3-428-10174-X, S. 135–151, hier S. 142, Fn. 7. Vedi anche Wolfgang Mieder: Biographische Skizze zur Überlieferung des Ausdrucks „Iron Curtain“ / „Eiserner Vorhang“. In: Muttersprache. Zeitschrift zur Pflege und Erforschung der deutschen Sprache (1981), S. 1–14; Harald Lange: Eiserner Vorhang. In: Kurt Pätzold, Manfred Weißbäcker (Hrsg.): Schlagwörter und Schlachtrufe. Aus zwei Jahrhunderten deutscher Geschichte. Bd. 2, Militzke, Leipzig 2002, ISBN 3-86189-270-7, S. 59–63.
  8. ^ Zur Person Rörig, Hans. In: Archive.NRW.de
  9. ^ (EN) Winston Churchill, The Sinews of Peace, su The Churchill Centre. URL consultato il 20 marzo 2014 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2014).
  10. ^ Luigi Di Martino, Churchill pronuncia il famoso discorso sulla "Cortina di ferro", su Oggi nella storia.
  11. ^ Raoul Pupo, Trieste '45, Roma -Bari, Laterza, 2010, ISBN 9788842092636.
  12. ^ http://www.revolutionarydemocracy.org/archive/zhdanovlit.htm
  13. ^ E' caduta la cortina di ferro al confine austro - ungherese, su La Repubblica.
  14. ^ Flavia Foradini, Estate '89: breccia nella cortina di ferro, su IlSole24Ore.
  15. ^ Passaggio a Sud Est - La cortina verde
  16. ^ VerdeCortina.com - un viaggio nella Cortina Verde
  17. ^ La cintura verde d'Europa http://www.repubblica.it/ambiente/2015/03/09/news/la_cintura_verde_d_europa_-_european_green_belt-109126937/

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN112144647639641197467 · GND (DE4249777-2 · BNF (FRcb166487868 (data)
  Portale Guerra fredda: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di guerra fredda