Coseano

comune italiano
Coseano
comune
Coseano – Stemma Coseano – Bandiera
Coseano – Veduta
Chiesa di San Bartolomeo in località Coseanetto
Localizzazione
StatoItalia Italia
RegioneFriuli-Venezia-Giulia-Stemma.svg Friuli-Venezia Giulia
ProvinciaNon presente
Amministrazione
SindacoDavid Asquini (lista civica) dal 27-5-2019
Territorio
Coordinate46°06′N 13°01′E / 46.1°N 13.016667°E46.1; 13.016667 (Coseano)Coordinate: 46°06′N 13°01′E / 46.1°N 13.016667°E46.1; 13.016667 (Coseano)
Altitudine121 m s.l.m.
Superficie23,8 km²
Abitanti2 075[2] (28-2-2021)
Densità87,18 ab./km²
FrazioniBarazzetto, Cisterna, Maseris, Nogaredo di Corno[1]
Comuni confinantiDignano, Flaibano, Mereto di Tomba, Rive d'Arcano, San Vito di Fagagna, Sedegliano
Altre informazioni
Lingueitaliano, friulano
Cod. postale33030
Prefisso0432
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT030031
Cod. catastaleD085
TargaUD
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[3]
Cl. climaticazona E, 2 328 GG[4]
Nome abitanticoseanesi
Patronosan Giacomo
Giorno festivo25 luglio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Coseano
Coseano
Coseano – Mappa
Posizione del comune di Coseano nella ex provincia di Udine
Sito istituzionale

Coseano (Cosean in friulano)[5] è un comune italiano di 2 075 abitanti[2] del Friuli-Venezia Giulia. In base alla legge regionale 26/2014 "Riordino del sistema Regione - Autonomie locali del Friuli Venezia Giulia" fa parte della UTI Collinare del Friuli.

Geografia fisicaModifica

Il territorio del comune di Coseano si trova nella parte nord-occidentale della pianura friulana, a circa 18–25 km ad ovest del capoluogo friulano, allungandosi ad ovest verso il corso del Tagliamento e a est oltre quello del torrente Corno e del canale Ledra, uno degli ultimi territori pianeggianti a ridosso dei primi rilievi collinari a nord del comune, con la sua altitudine che varia dai 100 metri della frazione Barazzetto ai 140 in località Coseanetto.

StoriaModifica

Il comune venne istituito ufficialmente nel 1818, per scorporo delle frazioni di Coseano, Coseanetto e Maseriis dal comune di Dignano e delle frazioni di Barazzetto, Cisterna e Nogaredo di Corno da quello di Flaibano[6].

Il 21 e 22 ottobre 1866, dopo la terza guerra di indipendenza, ci fu il passo formale di votare per il plebiscito a suffragio universale maschile per convalidare il passaggio del Veneto (che allora comprendeva anche gran parte del Friuli) al Regno d'Italia, già sancito dal Trattato di Vienna sottoscritto il precedente 3 ottobre 1866. In questo contesto, Coseano fu il paese in cui si ebbe il maggior numero di voti contrari all'annessione al Regno d'Italia:[7] 219 e 25 No (nell'intero territorio che oggi rappresenta le province di Udine e Pordenone ci furono solo 36 No su circa 105 000 votanti)[8][9] e per questo il paese è anche conosciuto come Coseàn dal no (Coseano del no). Tale risultato fu considerato uno scandalo e provocò gravi malumori, tanto che il presunto responsabile del rifiuto, individuato nel parroco don Antonio Riva (1806-1882),[10] dovette scappare da un linciaggio travestendosi da carabiniere.[11]

Di don Riva è conservata anche una breve lettera datata 9 giugno 1870, scritta da Majano del Friuli, nei giorni in cui il sacerdote era "parroco quiescente di Coseano". In tale messaggio il prete difese l’infallibilità del Papa contro gli attacchi dei suoi nemici e probabilmente questa lettera ci conferma anche quello che fu sempre l’unico obiettivo per cui il religioso impiegò le sue energie: la difesa della Religione Cattolica e del Pontefice[12].

Monumenti e luoghi d'interesseModifica

 
Chiesa di San Rocco a Coseano
 
Chiesa di Sant'Andrea

Nel borgo rurale di Barazzetto sono stati effettuati scavi archeologici che hanno portato alla luce significative testimonianze relative soprattutto al periodo romano (dal I secolo a.C. al IV-V secolo d.C.).

SocietàModifica

Evoluzione demograficaModifica

Abitanti censiti[13]

Lingue e dialettiModifica

A Coseano, accanto alla lingua italiana, la popolazione utilizza la lingua friulana. Ai sensi della deliberazione n. 2680 del 3 agosto 2001 della Giunta della Regione autonoma Friuli-Venezia Giulia, il Comune è inserito nell'ambito territoriale di tutela della lingua friulana ai fini della applicazione della legge 482/99, della legge regionale 15/96 e della legge regionale 29/2007[14]. La lingua friulana che si parla ad Coseano rientra fra le varianti appartenenti al friulano centro-orientale[15].

EconomiaModifica

Luogo in passato (e in parte ancor oggi) dedito all'agricoltura intensiva (principalmente monocoltura di mais) e all'allevamento intensivo di bovini (es. mucche da latte), possiede una piccola area industriale nei pressi del paese di Coseano.

AmministrazioneModifica

GemellaggiModifica

NoteModifica

  1. ^ Comune di Coseano - Statuto.
  2. ^ a b Dato Istat - Popolazione residente al 28 febbraio 2021 (dato provvisorio).
  3. ^ Classificazione sismica (XLS), su protezionecivile.gov.it.
  4. ^ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge 26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p. 151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
  5. ^ toponomastica ufficiale (DPReg 016/2014), su arlef.it.
  6. ^ http://www.friulinprin.beniculturali.it//pdf/coseano.pdf
  7. ^ Comune di Coseano, su SIUSA.
  8. ^ Il plebiscito in Friuli (PDF), in Giornale di Udine, 26 ottobre 1866, p. 2.
  9. ^ Unità d’Italia, i padani a Coseano per ricordare il no al plebiscito, in Messaggero Veneto, 18 marzo 2016.
  10. ^ Antonio Riva, su Friul.net. URL consultato il 10 ottobre 2016.
  11. ^ Il parroco fu considerato l'ispiratore: dovette fuggire vestito da carabiniere, in Messaggero Veneto, 18 marzo 2011.
  12. ^ Riccardo Pasqualin, La possibile influenza del revisionismo storico nel romanzo “Non tutti i bastardi sono di Vienna” di Andrea Molesini, su sololibri.net.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Toponomastica: denominazioni ufficiali in lingua friulana., su arlef.it.
  15. ^ Lingua e cultura, su arlef.it.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica