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Crimini di guerra jugoslavi

I crimini di guerra jugoslavi sono stati quegli atti contrari ai trattati e alla giurisprudenza di guerra, nazionale o internazionale, e considerati crimini di guerra commessi dalle forze armate o paramilitari jugoslave. Questi atti si compirono sin dalla costituzione del primo regno unitario, il Regno dei Serbi, dei Croati e degli Sloveni evolutosi poi in Regno di Jugoslavia, e comprendendo gli atti compiuti dall'Esercito popolare di liberazione della Jugoslavia, durante la seconda guerra mondiale, senza soluzione di continuità con la successiva Jugoslovenska narodna armija, che venne sciolta il 20 maggio 1992; questa eredità fu raccolta dalle forze armate della nuova Federazione Jugoslava a cui vanno aggiunti gli atti compiuti da formazioni paramilitari, o regolari, di repubbliche autonome autoproclamatesi ed esistenti nel territorio della ora disciolta Federazione, come ad esempio la Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina.

Indice

Tra prima e seconda guerra mondialeModifica

Vari episodi furono da addebitare alle forze paramilitari jugoslave dopo la creazione del primo Stato unitario; il primo in ordine di tempo avvenne nel 1920 durante gli incidenti di Spalato quando, il 19 luglio, il lancio di una bomba a mano dalla folla venne seguito dall'aprirsi il fuoco dei gendarmi jugoslavi e da un'immediata risposta al fuoco da parte italiana. Gli jugoslavi invece affermarono che dall'interno del MAS vennero esplosi dei colpi che uccisero un uomo, e che solo successivamente si sparò dalla riva;[1] di certo vi furono due morti italiani, il comandante della R.N. Puglia, Gulli, e il motorista Rossi.

Seconda guerra mondialeModifica

 
Lo Stato Indipendente di Croazia condusse una campagna sistematica di omicidi di massa verso le minoranze. Questa foto del maggio 1945 mostra i corpi gettati senza sepoltura dentro il fiume Sava vicino Sisak.

Durante il conflitto, lo Stato Indipendente di Croazia perseguitò la popolazione serba sotto il suo territorio di competenza.

Verso la fine della seconda guerra mondiale venne perpetrato il massacro di Bleiburg, nel quale venne perpetrata una esecuzione di massa ad opera di partigiani jugoslavi nei confronti dei fuggiaschi appartenenti alle sconfitte forze armate e paramilitari della Croazia, alleata con la Germania nazista, e di un numero di alcune centinaia di civili ai quali non era stato permesso di passare il confine con l'Austria dalle forze di occupazione britanniche;[2] nella memoria collettiva croata ancora oggi la vicenda è nota come "Križni put" ("Via Crucis" in croato) o "marševi smrti" ("la marcia della morte" in croato). Ulteriori crimini vennero commessi dalla polizia segreta OZNA dal maggio al luglio 1945 sui prigionieri che avevano servito in formazioni armate avversarie, o di tedeschi, italiani e sloveni sospettati di collaborazionismo ed anti comunismo,[3][4] come per esempio il massacro di Bačka e di Kočevski rog o le deportazioni di Gorizia.

Un episodio particolarmente cruento fu la strage di Vergarolla, nella quale la responsabilità non fu mai precisamente accertata ma che diverse fonti occidentali attribuiscono ad agenti jugoslavi dall'OZNA (il servizio segreto jugoslavo).[5] Nell'informativa - datata 19 dicembre 1946 e intitolata "Sabotage in Pola" - si indica anche il nome di Giuseppe Kovacich come agente dell'OZNA, nonché uno degli esecutori materiali dell'attentato stesso.[6] Altri ancora sono l'eccidio di Malga Bala, la foiba di Basovizza e l'omicidio di Francesco Bonifacio, un presbitero ucciso da quattro guardie popolari l'11 settembre 1946 e poi infoibato.[7]

Guerra in JugoslaviaModifica

 
Memoriale del genocidio di Srebrenica a Potočari
 
Sepoltura di 775 vittime identificate nel 2010 a Srebrenica
 
Memoriale di Ovčara per i 200 morti croati massacrati dai serbi scoperti nei pressi di Vukovar

Tra i numerosi fatti avvenuti durante la guerra in Jugoslavia si può citare il massacro di Srebrenica, un genocidio e crimine di guerra, consistito nel massacro di migliaia di musulmani bosniaci nel luglio 1995 da parte delle truppe della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina, guidate dal generale Ratko Mladić, nella zona protetta di Srebrenica che si trovava al momento sotto la tutela delle Nazioni Unite.

Compiuto anche con l'appoggio dei gruppi paramilitari guidati da Arkan,[8] è considerato uno dei più sanguinosi genocidi avvenuti in Europa dai tempi della seconda guerra mondiale: secondo fonti ufficiali, le vittime del massacro furono 8.372, sebbene alcune associazioni per gli scomparsi e le famiglie delle vittime affermino che furono oltre 10.000. Nel marzo 2010, grazie al test del DNA, sono state identificate 6.414 vittime,[9] mentre migliaia di altre salme, esumate dalle fosse comuni, attendono ancora di essere identificate.

I terribili fatti avvenuti a Srebrenica in quei giorni sono considerati tra i più orribili e controversi della storia europea recente e diedero una svolta decisiva al successivo andamento della guerra in Jugoslavia. La Corte penale internazionale inserisce questa strage nella strategia di sterminio della popolazione bosniaca musulmana pianificata e perpetrata da parte delle truppe e dai paramilitari serbo-bosniaci.

Altre stragi furono perpetrate dai croati e dai serbi sulle opposte popolazioni civili, per esempio il massacro compiuto dai serbi durante la battaglia di Vukovar,[10][11] e dai croati verso i serbi nello stroncare i quattro anni di insurrezione dei serbi in Croazia: per i massacri di centinaia di persone e gli esodi forzati di circa 20.000 serbi con radici in Croazia e resi profughi in Dalmazia, il 15 aprile 2011 sono stati condannati dal tribunale de L'Aia due alti ufficiali croati dell'epoca della guerra civile: Ante Gotovina e Mladen Markač.[12]

NoteModifica

  1. ^ Per la versione italiana, G.Menini, Passione adriatica (...), op.cit, pp. 206 ss.; per un riassunto della versione jugoslava M.Kacin Wohinz, L'incendio del Narodni dom a Trieste, in Vivere al confine. Sloveni e italiani negli anni 1918-1941, Goriška Mohorjeva družba, Gorizia 2007, pp. 81-94.
  2. ^ eu_hearing, p. 155.
  3. ^ eu_hearing, p. 156.
  4. ^ Raoul Pupo, Foibe ed esodo: un'eredità del fascismo?, Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nel Friuli Venezia Giulia, 23 maggio 2011. URL consultato l'11 luglio 2013.
  5. ^ Ricostruzione dettagliata del contenuto del volume in P.Spirito, Gli archivi inglesi rivelano: la strage di Vergarolla voluta dagli agenti di Tito, in Il Piccolo, 9 marzo 2008 [1][2].
  6. ^ Ibidem. La figura del Kovacich (indicato anche col nome di Covacich) era già stata tratteggiata in un precedente documento del 6 luglio 1946, nel quale si informavano gli inglesi della sua presenza a Fiume: ex militare della Regia Marina, si diceva che giocasse "un ruolo importante nella vita politica di Fiume (essendo) molto zelante nel perseguitare gli italiani. Ogni due giorni si reca a Trieste a bordo di un'automobile targata Sussak, per visitare l'Ufficio politico slavo di via Cicerone 6, sito al piano terra".
  7. ^ agenzia di stampa ZENIT del 12 febbraio 2006: "Cinquanta sacerdoti tra le vittime delle foibe": Archiviato il 9 febbraio 2009 in Internet Archive. «... Il fratello, che lo cercò immediatamente, venne incarcerato con l'accusa di raccontare storie false. Per anni la vicenda è rimasta sconosciuta, finché un regista teatrale è riuscito a contattare una delle "guardie popolari" che avevano preso don Bonifacio. Questi raccontò che il sacerdote era stato caricato su un'auto, picchiato, spogliato, colpito con un sasso sul viso e finito con due coltellate prima di essere gettato in una foiba. Per don Francesco Bonifacio il 26 maggio 1997 è stata introdotta la causa di beatificazione, per essere stato ucciso "in odium fidei"».
  8. ^ Arkan: animo malvagio di Milosevic, esecutore dello sterminio. Migliaia dei suoi complici assassini sono ancora in libertà, 17.1.2000.
  9. ^ "ICMP makes 13,000 DNA- led identifications of missing persons from Bosnia-Herzegovina", articolo pubblicato sul sito dell'ICMP, 26 marzo 2010. Consultato il 15 aprile 2010.
  10. ^ Vita Lo Russo, Il boia di Vukovar, su lettera43.it, 20 luglio 2011. URL consultato l'11 luglio 2013.
  11. ^ Matteo Tacconi, Vukovar, vent'anni, Galatea, 28 ottobre 2011. URL consultato l'11 luglio 2013 (archiviato dall'url originale il 7 dicembre 2011).
  12. ^ (EN) Croatian generals jailed for war crimes against Serbs, su guardian.co.uk.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • (EN) Peter Jambrek ed altri, CRIMES COMMITTED BY TOTALITARIAN REGIMES, Slovenian Presidency of the Council of the European Union (January–June 2008) and the European Commission, 2008. - Crimes and other gross and large scale human rights violations committed during the reign of totalitarian regimes in Europe: cross-national survey of crimes committed and of their remembrance, recognition, redress, and reconciliation - Reports and proceedings of the 8 April European public hearing on "Crimes committed by totalitarian regimes"- disponibile presso European Public Hearing on "Crimes Committed by Totalitarian Regimes”, 2008