Crisi di governo

situazione nella quale un governo presenta le proprie dimissioni

L'espressione crisi di governo indica la situazione nella quale un governo presenta le proprie dimissioni a causa della rottura del rapporto di fiducia intercorrente con il Parlamento. Nel linguaggio corrente, e non giuridico, è da considerarsi impropriamente crisi di governo anche la mancata formazione di una maggioranza all'inizio di una legislatura che impedisce la formazione di un nuovo governo e pertanto protrae quello della legislatura precedente.

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Crisi parlamentari ed extraparlamentariModifica

È possibile distinguere le crisi parlamentari dalle crisi extraparlamentari. Le crisi parlamentari nascono da una votazione contraria sulla questione di fiducia o sul voto di fiducia, o favorevole ad una mozione di sfiducia; le crisi extraparlamentari, invece, si aprono in conseguenza di una crisi politica all'interno della maggioranza che sostiene il governo, a causa della quale quest'ultimo non ha la possibilità di far approvare i provvedimenti necessari alla propria azione e ne trae le conseguenze politiche dimettendosi, pur in assenza di un voto formale.

In Italia l'accezione estensiva della crisi parlamentare rimonta al 5 aprile 1960: nel corso di una polemica con il presidente del Senato, Merzagora, Giovanni Gronchi dette la sua interpretazione del concetto di “crisi parlamentare”, ritenendo – a differenza di quest’ultimo – che non era indispensabile, per aversi tale definizione, un previo voto di formale sfiducia, ma che fosse sufficiente il venir meno di una data maggioranza parlamentare[1].

Per converso, l'accezione opposta si accompagna alla tesi della sostanziale natura elusiva dell'ortodossia costituzionale, da parte della crisi extraparlamentare: una mozione a prima firma di Oscar Luigi Scalfaro fu discussa il 14 gennaio 1991 dalla Camera dei deputati, per sostenere che in qualunque caso di dimissioni il Governo dovesse preventivamente informarne il Parlamento[2]. La mozione non ebbe seguito.

Risoluzione della crisi di governoModifica

Il presidente della Repubblica, dopo aver ascoltato una serie di rilevanti personalità politiche (leader di partito, capogruppo parlamentari, presidenti di Camera e Senato) può adottare diverse soluzioni in caso di crisi di governo (disposte per ordine di grandezza della crisi, da quella minima a quella irrisolvibile):

  1. Rinvio alle camere: rinvio del governo alle camere per la verifica della sussistenza del rapporto fiduciario in entrambi i rami del parlamento;
  2. Governo-bis: nomina di un nuovo governo, presieduto dallo stesso presidente del Consiglio dei ministri, con eventuali modifiche della compagine ministeriale;
  3. Nomina di un nuovo presidente all'interno della stessa maggioranza;
  4. Governo del presidente: una personalità con forte caratura istituzionale viene designato dal capo dello Stato come presidente del Consiglio dei ministri;
  5. Governo tecnico: viene nominato un governo costituito da esperti in materia politica, ma estranei alla vita politica in quanto tale;
  6. Elezioni anticipate: il presidente della Repubblica scioglie le camere ed indice nuove elezioni.

NoteModifica

  1. ^ Tito Lucrezio Rizzo, Parla il Capo dello Stato, Gangemi, 2012, p. 56.
  2. ^ http://legislature.camera.it/_dati/leg10/lavori/stenografici/sed0572/sed0572.pdf

BibliografiaModifica

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