Crociata lituana

Serie di scontri che coinvolsero ordini cavallereschi tedeschi e Granducato di Lituania (1283-1410)
Crociata lituana
parte della crociata livoniana
Lietuviai kovoja su vokiečiais.Lithuanians fighting Teutonic Knights (2).jpg
Lituani combattono i Cavalieri Teutonici in un bassorilievo del XIV secolo del castello di Malbork
Data1283-1410[nota 1]
LuogoGranducato di Lituania occidentale, Samogizia, Prussia, Livonia
Casus belliCristianizzazione della Lituania
EsitoGuerra polacco-lituano-teutonica
Schieramenti
Comandanti
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Con crociata lituana si indica una serie di campagne avviate dall'ordine teutonico e dall'ordine di Livonia, due associazioni religiose cavalleresche, volte a cristianizzare, colonizzare e sviluppare i commerci con le regioni baltiche, in particolare con la Lituania. Il Granducato rappresentava uno degli ultimi Stati che nell'Europa del XIII secolo non aveva ancora abbracciato il cristianesimo, essendo rimasto ancorato ai riti pagani tradizionali. L'ordine dei Cavalieri Portaspada, precursore dei cavalieri di Livonia che nasceranno nel 1237, occupò Riga nel 1202, mentre quello teutonico conquistò la terra di Chełmno nel 1230. Le lotte tra crociati e popolazioni locali avverranno in maniera più o meno continua fino al 1410, ossia anche oltre la conversione al cattolicesimo del re polacco di origini lituane Jogaila nel 1386, e culmineranno nella guerra polacco-lituano-teutonica.[1]

«Nell'anno del Signore 1283, quando dall'inizio della guerra contro i prussiani erano già passati 53 anni, e tutte le tribù in quella terra erano state vinte o sterminate, al punto che non era rimasta una sola persona che non avesse con umiltà piegato il capo alla sacrosanta Chiesa romana, i fratelli dell'Ordine teutonico iniziarono in questo modo la guerra contro quella gente valorosa e dalla testa durissima, ma abilissima in battaglia, che abitava più vicino alla Prussia, oltre il fiume Memel in terra di Lituania.»

(Pietro di Duisburg, Chronicon terrae Prussiae[2])

La guerra tra l'ordine teutonico e la Lituania, durata secondo le ricostruzioni dal 1283 al 1410, è stata una delle più lunghe ed estenuanti della storia europea.[3][4][5][6][7]

Contesto storicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Crociata livoniana.

OriginiModifica

 
Mappa delle tribù baltiche nel XIII secolo. I balti orientali sono in arancione, i balti occidentali in verde: i confini sono approssimativi

Gli attuali Paesi baltici erano abitati sin dalla Preistoria da varie tribù distribuite uniformemente su un territorio abbastanza vasto. Le divergenze tra le differenti comunità di lituani, lettoni e pruzzi non erano così nette, tanto che esistevano affinità sia in ambito linguistico sia in termini religiosi.[8][9] L'isolamento geografico degli autoctoni ridusse al minimo i contatti con il resto del continente per diverso tempo, fino a quando scandinavi e slavi si spinsero nella regione nell'Alto Medioevo interessandosi alle risorse minerarie presenti e all'allargamento dei commerci.[10] È probabile che i balti videro arrivare commercianti tedeschi nelle loro terre nel XII secolo.[11] Consapevoli delle potenzialità offerte dalle remote e poco esplorate terre baltiche, i tedeschi diedero il via a missioni religiose volte a cristianizzare le regioni: malgrado alcuni casi di conversione pacifica, quando gli autoctoni reagirono con violenza alle volontà dei membri del clero, la Chiesa decise di agire militarmente.[12]

Già nei primi anni del Duecento si registravano cruenti scontri tra cristiani e lituani presso i confini settentrionali della Livonia (odierna Estonia del sud). L'Ordine dei Fratelli della Spada, fondato nel 1202, avviò diverse campagne militari nel tentativo di espandersi quanto più possibile e, una volta accorpati i territori conquistati sotto la Terra Mariana, finì per lambire intorno alla metà del XII secolo la Samogizia: da quel momento, gli scontri con i lituani pagani finirono per diventare ineluttabili.[13] Solo con l'arrivo dei primi cavalieri teutonici, guidati da Hermann Balk nella Terra di Chełmno (Kulmerland) nel 1230, la religione tradizionale nella moderna Polonia nord-orientale, nella Lettonia e nell'Estonia cominciò pian piano a essere soppiantata dal cattolicesimo, anche per via della presenza di coloni.[14] Il conflitto vide un aumento esponenziale delle lotte, le quali raggiunsero l'apice nel 1236 nella cosiddetta battaglia del Sole (Saulė) a Šiauliai, dove i cavalieri portaspada riportarono una disastrosa sconfitta contro un'armata congiunta di lituani del nord e lettoni del sud (si dice che sopravvisse solo il 10% dell'esercito crociato e che morirono 48 cavalieri).[15][16] Sull'orlo del collasso, i reduci furono assorbiti dai cavalieri teutonici e divennero una branca di questi ultimi sotto la denominazione di ordine di Livonia.[17] Anche dopo la fusione, o forse a maggior ragione, vista la maggiore potenza di cui si poteva disporre, i combattimenti proseguirono: nella battaglia di Durbe nel 1260, le forze tedesche e gli autoctoni che collaboravano con loro dopo la conversione furono sconfitti dai samogiti, con notevoli perdite tra i nobili prussiani.[18] Subito dopo lo scontro, si verificò una rivolta degli autoctoni sedata dall'ordine solo con feroci rappresaglie quasi un quindicennio più tardi, nel 1272.[19][20]

Ordine teutonicoModifica

 
Scudo araldico dell'ordine teutonico. Il simbolo veniva indossato come una semplice croce di stoffa sul lato destro del mantello di colore bianco indossato dai cavalieri
 
Confederazione Livoniana nel 1260 con indicati i luoghi delle importanti battaglia di Šiauliai (1236) e di Durbe (1260)

L'ordine teutonico, distintosi soprattutto nelle crociate in Terra Santa, era un ordine religioso cavalleresco nato in Germania nel XII secolo. Dopo il 1230, questo riuscì ad assoggettare in maniera stabile diversi territori sia a sud, sul Mediterraneo, che a nord, molto più lontano, nell'Antica Prussia. La bolla d'oro di Rimini emessa in presenza dell'imperatore Federico II nel 1226 e il trattato di Kruschwitz, stipulato con il duca di Masovia Corrado I, autorizzarono i tedeschi ad avviare il loro lungo percorso di conquista verso est.[21] Inoltre, gran parte della Livonia gli era stata assegnata dopo il 1237, anno in cui i cavalieri portaspada si sciolsero e confluirono nell'ordine teutonico divenendo come detto noti come cavalieri di Livonia.[17] Nel 1309, l'Hochmeister Siegfried von Feuchtwangen trasferì la sua residenza presso Marienburg, sul fiume Nogat: proprio in tale periodo, si scelse di abbandonare qualsiasi attività nel Vicino Oriente e di concentrarsi esclusivamente sulle terre nel nord-est europeo.[22]

Nel XIV secolo, l'ordine teutonico fu diviso in due rami, quello della Prussia e quello della Livonia. Malgrado Marienburg e la sede del Gran maestro costituissero de iure il centro amministrativo principale, i Landmeister di Livonia godettero sempre di uno status politico e militare speciale, potendo infatti agire nella prassi con una discreta libertà di manovra.[23] A differenza della Prussia, nell'odierna Lettonia le autorità religiose esercitavano le proprie funzioni su possedimenti più o meno vasti, tanto che spesso si verificarono conflitti tra clero e ordine cavalleresco. Un simile dualismo risaliva a quando il vescovo Alberto giunse a Riga nei primi anni del XIII secolo.[24]

Altrettanto diversa risultava l'estrazione sociale dei governanti: mentre in Prussia si nominavano perlopiù uomini provenienti dalla Germania centrale e occidentale, in Terra Mariana giungevano soprattutto cavalieri della Germania settentrionale e scandinavi, in quanto facilmente reclutabili.[25][26] Si tenga presente che anche i missionari trasferitisi a est allo scopo di effettuare conversioni di massa tra i livi e gli estoni nei secoli precedenti provenivano dai luoghi sopraccitati, una tradizione dunque non mutata nel tempo.[27] Il cristianesimo si diffuse nella regione del Baltico settentrionale attraverso i collegamenti marittimi pre-anseatici da insediamenti quali Lubecca e l'isola di Selandia. I legami tra le due branche dell'ordine, se analizzati nel complesso, finirono per riguardare il solo settore militare, con particolare riferimento agli attacchi congiunti effettuati ai danni del principale avversario attivo nello scenario politico locale, il Granducato di Lituania.[28]

Granducato di LituaniaModifica

 
Stemma del Granducato di Lituania
 
Mappa del Granducato di Lituania dal XIII al XV secolo

Il processo di formazione dello stato lituano iniziò nei primi decenni del XIII secolo e fu completato dal duca Mindaugas, il quale riuscì a unificare le tribù lituane dei Zemaiciai (i samogiti, abitanti dell'omonima regione a nord del fiume Nemunas) e degli Aukstaiciai (gli abitanti dell'Aukštaitija, concentrati a est del fiume Nemunas) entro il 1250.[29][30][31] Durante il suo percorso di acquisizione del potere fu in grado di garantirsi l'appoggio della nobiltà locale grazie al suo grande carisma e alle abilità militari.

In maniera pragmatica, vista la pericolosità dei teutonici, Mindaugas scelse di far ricorso alla conversione religiosa dopo aver sedato le lotte intestine: il lituano abbracciò dunque il cattolicesimo e, su istruzioni di papa Innocenzo IV, ricevette nel 1253 la corona reale per mano dell'arcivescovo di Riga.[16] Nonostante qualche tentativo di rafforzare la presenza dei cristiani in Lituania dopo la conversione, gli interventi non ebbero portata significativa. A circa un decennio di distanza dalla sua elevazione a re, Mindaugas rinnegò la sua nuova fede su consiglio di suo nipote Treniota e ingaggiò battaglia contro i cavalieri di Livonia.[32] Nel 1263 venne ucciso proprio da suo nipote, il quale ne prese il posto e non assunse il titolo di re, bensì di granduca.[32] Dopo l'assassinio, seguì un periodo di profonda instabilità interna, avvenuto proprio in concomitanza della grande rivolta prussiana (1260-1274).[16] Ciò impedì per un certo periodo di tempo a teutonici e lituani di scontrarsi in battaglia.

CauseModifica

 
Evoluzione dei confini territoriali dell'Ordine teutonico (in azzurro) e dei suoi confini con il Granducato di Lituania dal 1308 al 1455 (in rosa)

Le crociate nel Baltico si basavano su motivazioni plurime.[33] Con particolare riferimento a quella lituana, l'obiettivo di guerra principale dell'ordine teutonico negli Stati baltici durante il XIV secolo riguardò la conquista della Bassa Lituania. Assoggettando tale territorio, sarebbe stato infatti possibile congiungere quanto amministrato in Prussia con i possedimenti situati in Livonia.[24] Al contempo, i principi occidentali (specie le vicine Svezia, Danimarca e Polonia) e i prelati desiderosi di espandere i loro domini scorsero nelle crociate l'opportunità di un pretesto conveniente per ottenere un supporto militare esterno.[33]

Per l'ordine, il concetto di lotta per la croce di Cristo, coniato in passato nelle campagne in Terra Santa, continuò a svolgere un ruolo ideologico di spessore. Quando i combattimenti nell'odierno Israele cessarono a seguito della perdita di Acri (1291), le lotte dei gruppi religiosi si concentrarono in Europa orientale e nella penisola iberica, intenta nella Reconquista.[34] Un'analisi attenta permette di comprendere come le cause e gli interessi perseguiti dalle singole reclute giunte dall'Occidente non sempre fossero uniformi, né vi era tempo per i comandanti di effettuare scelte in base alle qualità morali.[33] Di certo dovettero infatti coesistere chi si mostrava sincero nelle proprie credenze cristiane, chi non vedeva alcuna contraddizione tra l'ascoltare la chiamata della Chiesa e il portare avanti i propri interessi in terre lontane, mercenari in cerca di denaro, nobili desiderosi di possedimenti, prelati che bramavano potere e fama, missionari che anelavano a un posto in paradiso, probabilmente persone affette da disturbi psichici o non pronte ad affrontare un avventura simile o ancora in fuga da grane in terra natia.[33] I coloni si muovevano per ambizioni altrettanto alte nella regione: oltre ai cavalieri in cerca di fama in guerra, vi erano donne che desideravano suggellare matrimoni redditizi e mercanti che si prodigavano incessantemente nella ricerca di nuovi rotte.[33] Il conflitto con i governanti della Lituania, che rifiutarono con veemenza il sacramento del battesimo e che con costanza effettuarono scorrerie o stabili conquiste, rese i teutonici totalmente focalizzati sulla necessità di sopprimere un nemico molto potente e, per giunta, infedele.[35] A livello politico, i papi e i legati pontifici si concentravano sulla Lituania perché preoccupati che i popoli baltici fossero lasciati completamente fuori dalla cristianità oppure che venissero sedotti dallo sbagliato credo ortodosso, circostanza che valeva quasi quanto il lasciarli aggrappati al paganesimo.[33]

Sebbene i granduchi della Lituania nel XIV secolo avessero concentrato le proprie attenzioni verso gli allora fragili principati della Bielorussia e dell'Ucraina a causa dei frequenti vuoti di potere che si verificavano, i baltici non potevano ignorare la minaccia perenne rappresentata dagli aggressivi cavalieri cristiani.[36] Poiché non si riuscì a raggiungere alcuna intesa soddisfacente in virtù delle pretese dei teutonici, i quali chiedevano o un battesimo di massa o nessun accordo, la difesa della contesa Samogizia e dei luoghi più esposti agli aggressori ebbe sempre la massima priorità per i lituani.[37] Sulla scia di un simile ragionamento, si comprende come la chiave tattica giocò un ruolo precipuo, tanto che le alterne vittorie riportate dall'una o dall'altra fazione furono spesso frutto dell'ingegno dei rispettivi comandanti.[37] Vi è un ultimo elemento da considerare, ma non per questo meno rilevante: la prospettiva di ricchi bottini da poter guadagnare nel fiorente Granducato o nel vasto Stato monastico spinsero spesso le compagini a rompere gli indugi - invero già fragili di per sé - e a scontrarsi freneticamente in lotte talvolta assai cruente.[33][37]

Svolgimento del conflittoModifica

1283-1304Modifica

L'ordine teutonico riuscì a sedare le rivolte prussiane nel 1283, con il risultato che vi fu una maggiore stabilità interna. Pietro di Duisburg, cronista medievale affiliato ai teutonici, colloca l'inizio della crociata lituana proprio nel 1283, anno in cui essa si ritiene per convenzione cominciata.[2] Gli attacchi dell'ordine coinvolsero in un primo momento anche le zone meridionali dello Stato lituano, specie Grodno e i dintorni, nel 1284 e nel 1296.[38] In quella fase storica, Grodno fungeva da importante crocevia strategico ed economico, tanto che il Granducato ricorse alla fortezza per preparare alcune successive operazioni di guerra.[38] Tra i due assalti sopraccitati, nel 1290, avvennero delle razzie in Livonia e in Samogizia con la compartecipazione di signori di potenze straniere.[39]

All'inizio del 1298, il granduca lituano Vytenis aveva attaccato i cavalieri di Livonia in Curlandia, una regione facente tra l'altro pure capo all'arcidiocesi di Riga.[40][41] Dopo qualche successo dei cristiani, questi vennero battuti nuovamente nella battaglia di Turaida nel mese di giugno.[42]

1304-1386Modifica

Il conflitto con il granduca Vytenis (1304-1316)Modifica

 
Rovine del castello dell'ordine a Ragnit

Dopo le prime grandi avvisaglie della metà del XIII secolo, le schermaglie si riaccesero con Vytenis nel 1304: le fonti coeve riferiscono infatti che in quell'anno giunsero nobili da altre realtà europee in ausilio dei crociati per partecipare a una "nuova" guerra contro la Lituania.[39] Vytenis cercò di confrontarsi con i suoi vicini occidentali e settentrionali inviando fino a 2 000 cavalieri equipaggiati con armi leggere ai confini, mentre da parte sua spedì lo stesso genere di unità con il supporto di pochi combattenti con armi pesanti, in Semgallia e Scalovia, allora in mano ai lituani.[43] Fu proprio all'inizio del Trecento che la guerra cominciò a entrare in una prima fase davvero accesa. Le conquiste effettuate da entrambi gli schieramenti spesso non furono durature o eseguite secondo un qualche criterio tattico preciso.[44] Gli attacchi eseguiti da piccoli gruppi di lituani in Prussia negli anni a venire fecero meglio comprendere il pericolo rappresentato dal Granducato e, pertanto, si decise di portare avanti la guerra in corso, con la speranza di prevalere sul nemico. L'ordine inizialmente prevedeva di incorporare l'intera Lituania, così come avvenuto per la Prussia, nello Stato monastico, ma tale ipotesi si rivelò presto irrealizzabile per via della resistenza avversaria.[45] Si decise allora di provare a insediarsi nella Bassa Lituania, dove sarebbe stato possibile costruire delle roccaforti da cui poi proseguire le conquiste.

Nuovi intensi combattimenti iniziarono nel 1303 sotto forma di attacchi isolati, ma non per questo meno frequenti, delle truppe lituane alle porte della Prussia, da tempo lontana dagli scenari di guerra e, soprattutto, contro le fondamentali roccaforti di Dorpat (Tartu) e Ösel (Saaremaa).[46] Seguirono anni di relativa calma, perdurati fin quando l'ordine non decise di colpire in Samogizia.[44]

Al fine di demarcare meglio il confine orientale, per scopi difensivi e per arrestare l'eventuale avanzata dei lituani, prese piede il progetto di erigere delle roccaforti, chiamate nel gergo dell'epoca caseforti.[47][48] Una simile tattica era stata appresa dagli svedesi, i quali la adoperarono nelle loro lotte contro le forze moscovite.[49] Le guarnigioni di stanza nei castelli contavano di solito meno di cento uomini, sostituiti regolarmente ogni mese.[50] I difendenti lasciavano i propri presidi in concomitanza con le campagne effettuate in Lituania, organizzate a livello logistico e di approvvigionamenti con piani accurati.[50] Da un punto di vista strategico, le costruzioni dell'ordine rappresentavano una potenziale minaccia per via della loro posizione, tanto che le località più temute dai baltici erano Ragnit, Burg Splitter e Georgenburg.[51]

Il granduca lituano Vytenis reagì nel 1311 alla mossa eseguita dai teutonici, dirigendosi con i suoi migliori cavalieri verso la Masuria e le regioni di confine meridionale prussiane non ancora rafforzate.[52] Si trattò di una delle offensive meno riuscite poiché, nonostante 4 000 guerrieri a cavallo riuscirono ad attraversare la Varmia spingendosi fino a Braunsberg, gli attaccanti furono sorpresi dagli avversari guidati dal Landmarschall Heinrich von Plötzke e scacciati.[52][53][54] Il timore generale dei "selvaggi pagani" non mutò a seguito di questa vittoria, soprattutto tra i coloni tedeschi che popolavano le estese aree rurali della zona.[54]

Gli ultimi grandi attacchi sferrati da Vytenis avvennero nel 1315 in direzione di Ragnit e Christmemel: essebdo scomparso dalle fonti dopo tali eventi, si desume che gli assalti ebbero luogo poco tempo prima della sua morte.[55] La sua fama di radicale oppositore dei tedeschi e di rispettato generale rimase ben conosciuta anche negli anni immediatamente successivi alla sua dipartita, durante i quali le ostilità continuarono.[56][57]

Gediminas al potere (1316-1345)Modifica

 
La quercia di Raudonė, sotto la quale Gediminas, secondo la tradizione, fu ferito a morte da un dardo di balestra

Durante il dominio di Gediminas, uno dei più importanti granduchi nella storia della Lituania, i combattimenti si intensificarono su entrambe le sezioni dei confini. Consapevole dell'inferiorità tecnologica, Gediminas tentò di attirare simpatie dall'ovest invitando commercianti e artigiani con la promessa di non far pagare loro tributi qualora si fossero stabiliti nel Granducato.[58] Inoltre, avendo consentito la presenza di frati francescani sul suolo lituano, si diffuse la convinzione secondo cui ci fossero le condizioni per cui di lì a poco il cristianesimo avrebbe finalmente attecchito, a patto che i crociati avessero cessato il loro impegno bellico.[59] Alcuni giunsero persino a sostenere che il granduca avesse segretamente intenzione di rinunciare ai suoi vecchi dei.[59] La sua tolleranza riguardò anche la fede ortodossa, i cui seguaci di concentravano a est del Granducato, e i pagani: non essendovi alcuna prova tangibile che egli fosse prossimo alla conversione, si deve dedurre che la sua scelta aveva scopi puramente politici, al fine di far desistere i teutonici dal loro intento.[59] Questi ultimi non tardarono ad esprimere il proprio disappunto, sostenendo che non seguiva alcuna logica il voler concedere libertà religiosa a persone che sarebbero state condannate all'inferno per aver perseguito false credenze.[60] Compresa la necessità di arginarli, il sovrano si alleò negli anni 1325-1328 con il re di Polonia Ladislao, suggellando la tregua grazie alla combinazione una serie di matrimoni.[61][62] La corona polacca divenne sempre più ostile all'ordine a causa della disputa sul dominio in Pomerania, tanto da contattare il pontefice affinché intervenisse per ripristinare lo status quo ante: in effetti, la Santa Sede rispose in favore dei polacchi, anche se non effettuando delle pronunce definitive, con il risultato che l'appello cadde nel vuoto.[63] Frattanto, anche la sottomissione definitiva di Riga, dopo alcuni tumulti accaduti nel 1330 e perpetuati dodici mesi, si era rivelata una circostanza che rendeva meno tranquilla la posizione della Lituania.[64][65][66]

Nell'inverno del 1329, il re boemo Giovanni I si presentò a capo di un nutrito esercito allo scopo di partecipare alla "battaglia pagana".[67] Forti di tale supporto, i cavalieri dell'ordine riuscirono a catturare alcune importanti fortezze in Samogizia. Per via della prosecuzione delle lotte con il Regno di Polonia, la conquista di ulteriori territori dovette essere rimandata, soprattutto perché Giovanni I affermò che il suo contributo nella crociata era stato dato e, pertanto, poteva lasciare l'est.[67]

Sempre per via del conflitto armato tra lo Stato monastico e il Regno di Polonia, riesploso nel 1330, il Granducato di Lituania sembrò vivere un periodo di respiro.[66] In questa fase, ebbe luogo una graduale centralizzazione della Lituania, soprattutto quando fu fondata la città di Vilnius (Vilna), divenuta nuova capitale al posto di Trakai (o Voruta).[68] Ad ogni modo, i crociati prevalsero contro la Polonia in Cuiavia già nel 1331.[69] Nel 1336, un grosso contingente sostenuto sia da Giovanni I di Boemia che da suo genero Enrico XIV di Baviera attraversò il fiume Memel, all'altezza della Samogizia, e attaccò l'importante castello di Pilėnai.[70] Una volta espugnato, i teutonici lo rimpiazzarono con una nuova fortificazione, battezzata come Bayerburg (Raudonpilis in lituano) in onore del duca bavarese, allo scopo di disporre di una testa di ponte per le campagne in Samogizia.[71] Dopo il ritiro di gran parte dell'esercito dell'ordine, Bayerburg fu presa d'assalto e distrutta dai lituani guidati da Gediminas in persona che, secondo la tradizione locale, venne ferito a morte sotto una quercia ancora oggi esistente davanti alla struttura difensiva.[72]

Il granduca morì verosimilmente nel 1341, anno in cui i combattimenti si placarono in maniera temporanea.[73][74]

Le lotte contro i fratelli Algirdas e Kęstutis (1345-1382)Modifica

 
Rovine parzialmente ricostruite del castello di Kaunas

Dopo il 1344 il conflitto si intensificò nuovamente dopo che due dei figli del granduca Gediminas, Algirdas e Kęstutis, assunsero il potere spodestando il loro fratello Jaunutis.[75] I due si spartirono il controllo delle terre dando vita a una sorta di duumvirato: ciò che era a sud-est lo controllava Algirdas, mentre a ovest amministrava Kęstutis, inclusa la Samogizia.[75] Quest'ultimo portò avanti la lotta con i teutonici in maniera costante e con alterne fortune. Nel 1348, il comandante Winrich von Kniprode riuscì a sferrare un duro colpo ai baltici nella battaglia della Strėva, svoltasi in campo aperto.[76]

Nel 1352, sotto la guida di Winrich von Kniprode divenuto nel frattempo Gran maestro, cominciò un periodo di quiete e di ricrescita nello Stato monastico.[77] Si preferì inoltre evitare dissapori anche con un altro vicino in crescita, il Regno di Polonia.[77] Nel 1358, l'imperatore Carlo IV di Lussemburgo si dimostrò disposto a raggiungere la pace qualora il sovrano lituano avesse accettato il cristianesimo.[78][79][80] La condizione di Algirdas perché si procedesse risultò tuttavia non soddisfacente: questi chiedeva infatti il completo ritiro dell'ordine teutonico dalla regione baltica, non accettabile per l'imperatore a causa del sostegno dell'ordine teutonico di cui necessitava.[nota 2] Pertanto, la reciproca devastazione continuò immutata fino a quando, nel 1361, il maresciallo dell'ordine Henning Schindekopf e il suo "visitatore", re Luigi I d'Ungheria, riuscirono a intercettare Kęstutis.[81] Il poeta e araldo coevo Peter Suchenwirt osservava sulla cattura di Kęstutis (o sul ritorno di Luigi d'Ungheria per due volte in Lituania):[82]

(GMH)

«In Rewzzen lant der mutes vruet - Fuer tzwir mit manigem helde wert [...]»

(IT)

«In Russia il muto riposa - (Il) principe (Kęstutis o Luigi), per molti vale un eroe.»

(Peter Suchenwirt[82])

Kęstutis riuscì tuttavia a fuggire dalla roccaforte di Marienburg, dove fu portato prigioniero nel 1362.[81] Un altro successo ottenuto da un'armata dell'ordine accadde nell'aprile del medesimo anno, quando si distrusse il castello di Kaunas, insediamento situato meno esternamente nel Granducato.[83]

Sotto il maresciallo dell'ordine Henning Schindekop, iniziò un periodo di reciproca devastazione, alla fine del quale nessuno dei due avversari si indebolì in maniera irreversibile.[84] Tra il 1362 e il 1370 i crociati intrapresero una ventina di "spedizioni punitive" (52 fino al 1382) meglio coordinate contro la Lituania e, nel febbraio 1370, ci furono le condizioni perché scoppiasse una battaglia di grandi proporzioni.[85][86] Kęstutis e suo fratello Algirdas radunarono contingenti da tutta la Lituania, alcuni feudatari russi fedeli al Granducato e dei tartari disposti ad aiutarli perché residenti a ridosso del confine con lo Stato monastico, più con esattezza nei pressi di Königsberg.[87] Lo scontro è passato alla storia come battaglia di Rudau e la vittoria arrise all'esercito dell'ordine, numericamente inferiore rispetto ai lituani, ma maggiormente a proprio agio in scontri campali.[76] Una volta respinti i lituani, la calma lungo le zone di confine tornò a regnare.

Gli ulteriori avanzamenti dell'ordine, al tempo tutt'altro che a corto di uomini, lo spinsero addirittura a razziare la capitale Vilnius e uno dei centri principali, Trakai.[88] La risposta lituana non tardò a farsi sentire negli anni successivi, con scontri sporadici scoppiati qua e là nell'odierno Paese baltico.[88]

1386-1409Modifica

Lotte di potere nel Granducato e unione polacco-lituanaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Guerra civile lituana (1381-1384) e Guerra civile lituana (1389-1392).
Ulrich von Jungingen, Hochmeister dal 1407 al 1410. Incisione su legno del XVI secolo
Vitoldo il Grande in una xilografia del XVI secolo
Il re di Polonia Jogaila (Władysław II Jagiełło) in un dipinto del 1475–1480

Un nuovo ciclo incominciò nel 1377 alla morte di Algirdas.[75] In Lituania scoppiò una lotta per il potere tra i figli del granduca appena spentosi, suo fratello Kęstutis e il figlio di quest'ultimo, Vitoldo. Le alternate alleanze con il precedente principale oppositore nell'ovest e nel nord avvennero perché ormai la questione religiosa aveva perso molta della verve del secolo passato. Si pensi all'accordo segreto di Dovydiškės, stipulato nel 1380, in virtù del quale i cavalieri dell'ordine avrebbero sostenuto l'erede principale di Algirdas, Jogaila, a livello militare contro Kęstutis in cambio di varie concessioni.[89] Mentre Kęstutis, prima co-regnante assieme al defunto Algirdas, rimase prigioniero di Jogaila nel 1382, suo figlio Vitoldo sfuggì a suo cugino e si recò nello Stato monastico, confidando nel suo ausilio per spodestare Jogaila e i suoi alleati della Bassa Lituania.[90]

La lotta per il potere cessò solo nell'estate del 1384, quando si verificò un breve periodo di tregua prima di un evento epocale nel percorso di cristianizzazione della Lituania e non solo.[91] Jogaila si offrì infatti alla nobiltà polacca come pretendente al vacante trono polacco chiedendo la mano di Edvige d'Angiò: perché ciò avvenisse, era però richiesta sia la sua conversione (e, di conseguenza, della Lituania) al cattolicesimo, sia una situazione politica più stabile nel Granducato.[92][93] Jogaila si trovò dunque costretto a raggiungere un'intesa con suo cugino Vitoldo, accettando diverse delle sue rivendicazioni e restituendogli svariati possedimenti. Jogaila (da allora noto come Ladislao II Jagellone) fu eletto re di Polonia dopo essere stato battezzato e dopo aver sposato Edvige nel 1386.[93] A seguito di tale evento, poteva infine dirsi che l'ultimo Stato pagano in Europa aveva finalmente abbracciato il cristianesimo.[94] Tramite l'Unione di Krewo, inoltre, si avviò un percorso di avvicinamento tra la realtà polacca e quella lituana che in futuro non si arrestò.[95] Tuttavia, poiché la nobiltà lituana risultava profondamente scettica sulla possibilità di finire assimilata all'elemento polacco, il nuovo sovrano concesse a suo cugino Vitoldo ulteriori facoltà in Lituania.

Geopolitica e strategia dei teutonici alla fine del XIV secoloModifica

 
Stato monastico nel 1410

I principali dignitari dell'ordine si dimostrarono molto scettici e incerti sul loro futuro in seguito alla scelta di Jogaila di accettare la corona, la cristianizzazione e più stretti legami - anche bellici - con la Lituania.[96][97] Si vennero dunque a costituire problemi ideologici e militari: innanzitutto, la conversione poneva il problema della lotta al paganesimo, tanto sbandierata nei decenni precedenti e ora venuta meno.[96][97] A ciò i teutonici "rimediarono" sostenendo che il suo battesimo fosse avvenuto solo a scopo politico e che la maggior parte dei lituani ancora rimaneva fedele al credo tradizionale.[98] In virtù di una presa di posizione siffatta, che negava la possibilità di effettuare in maniera repentina battesimi di massa, Ladislao II e Vitoldo, convertitosi quando era fuggito nello Stato monastico nel 1382, si rivolsero a papa Bonifacio IX affinché intervenisse: la risposta dalla Santa Sede arrivò nel 1403, con una bolla la quale vietava ai cavalieri teutonici di dichiarare guerra alla Lituania.[99]

Le preoccupazioni dei tedeschi avevano radici profonde: la pericolosità del Regno di Polonia, situato a sud a ridosso dello Stato monastico, risultava accresciuta proprio in un periodo molto delicato quale il XIV secolo: a seguito dell'annessione mai digerita della Pomerania nel 1309 e del conflitto scoppiato dal 1326 al 1332, tra la nobiltà polacca prevalse un sentimento di rigetto nei confronti dell'ordine.[77][100] A questa potenziale minaccia latente, si veniva ad aggiungere il Granducato di Lituania, da sempre ostile, che metteva a rischio non solo i confini meridionali, ma anche quelli orientali.

Nel frattempo, proseguiva il processo di crescita del Granducato in una grande potenza dell'Europa orientale, agevolato da un contesto favorevole per via della decadenza dell'Orda d'Oro.[101][102] Gli immediati discendenti di Gediminas persistettero nella loro strategia di assoggettamento dei principati orientali e a scapito della crescente Moscovia, riuscendo a spingersi molto a sud e a est.[102] Ciò spiega perché il sovrano non reagì all'ultima incursione accaduta in Samogizia nel 1398, durante la quale furono fatti 700 prigionieri e 650 cavalli, causando un numero imprecisato di vittime.[103] Desideroso di procedere ancora verso est, Vitoldo necessitava di libertà d'azione, motivo per cui accettò di perdere la sovranità sulla Bassa Lituania, cedendola all'ordine del trattato di Salynas nel 1398: in tale modo, la Samogizia passava infine in mano ai cavalieri cristiani.[104][105] L'atto andò ratificato anche da Ladislao II Jagellone in qualità di re di Polonia nel 1404.[106] Solo la sonora sconfitta di Vitoldo nella battaglia del fiume Vorskla contro i tartari, nel 1399, avviò un cambiamento decisivo nella politica estera lituana.[107] Preso fino ad allora nell'espansione verso est anche perché alleato dell'ordine, egli preferì cambiare obiettivo e concentrarsi invece sulla Samogizia. Tuttavia, almeno fino al 1400, anno in cui si recò con sua moglie in visita nella regione affinché supervisionasse il procedere delle attività di conversione, non immaginò seriamente di riprendere le ostilità.[108][109]

Una questione spinosa riguardò proprio il futuro dei samogiti e la tutela dei diritti dei nobili locali, soprattutto dopo il trattato di Salynas del 1398. Sebbene anche la bolla ufficiale del pontefice del 1403 prevedesse delle concessioni ai feudatari della regione storica lituana, nella prassi l'ordine non si dimostrò molto caritatevole.[110] Il malcontento delle comunità lituane crebbe col tempo, per via della continua riscossione delle salate decime ecclesiastiche e del regime particolarmente restrittivo imposto ai mercanti dallo Stato monastico.[111] Tali condizioni gettarono le basi perché, intorno al 1409, si giungesse al punto di non ritorno: quando si impose il pagamento di un nuovo tributo, l'ipotesi di scatenare una sommossa popolare divenne davvero concreta.[112]

1410: la decisiva battaglia di TannenbergModifica

 
La battaglia di Tannenberg (di Žalgiris nella storiografia lituana) in un'illustrazione della Luzerner Chronik di Diebold Schilling il Giovane del 1515 circa

Le lettere di protesta del popolo della Bassa Lituania, volte a segnalare gli atteggiamenti vessatori dell'ordine, raggiunsero la curia così come numerose corti di principi europei e le gilde di importanti città dell'Europa occidentale.[113] Fomentata dal granduca Vitoldo, la prima rivolta della Samogizia sconvolse la regione dal 1401 al 1404, ma cessò quando questi dovette firmare un trattato di pace in cui riconosceva l'autorità dei crociati sulla regione.[114] Nel 1409, Vitoldo sostenne candidamente una seconda insurrezione, così come fece Ladislao II dalla Polonia: l'aperto appoggio alla ribellione in un territorio rivendicato dall'ordine spinse l'Hochmeister Ulrich von Jungingen a spronare le parti a risolvere la questione su un campo di battaglia.[115] Il 6 agosto 1409 von Jungingen fece portare dal suo araldo al re di Polonia il cartello di sfida a nome suo e dell'ordine.[115] Tale azione segnò l'inizio della Grossen Streythe (grande lite), che nella terminologia dei teutonici rappresentò la guerra contro i polacchi e i lituani.[115]

L'ordine invase innanzitutto la Grande Polonia, espugnando diversi castelli: constatata la situazione, nell'autunno del 1409 si negoziò un armistizio con la mediazione dell'imperatore romano tedesco Venceslao di Lussemburgo.[116] L'anno successivo, il 15 luglio 1410, si svolse una delle battaglie più importanti del Basso Medioevo per le sorti dell'Europa orientale; dallo scontro, passato alla storia come battaglia di Tannenberg (gli storici polacchi la chiamano battaglia di Grunwald, mentre i lituani [...] di Žalgiris), i cavalieri teutonici uscirono sonoramente sconfitti e da allora entrarono in una lenta ma irreversibile crisi.[114][117] Le ragioni del fallimento vanno rintracciate, tra le varie cause, nell'assenza della Confederazione livoniana tra le fila crociate, alleato storico dei teutonici; il motivo dell'assenza si doveva a un armistizio stipulato tra il granduca Vitoldo e il Gran maestro Konrad von Vietinghoff.[118] Malgrado la grande posizione di vantaggio, Ladislao II esitò e non sferrò il colpo decisivo a Marienburg in maniera celere, dando il tempo agli avversari di potersi difendere nella propria roccaforte in maniera indenne.[119]

Suddivisione cronologicaModifica

Eventi antecedenti alla crociata

1303-1409

  • 1303: prime incursioni lituane in Scalovia
  • Intorno al 1311: un massiccio contingente lituano guidato da Vytenis si spinge in Varmia
  • 1312–1322: ripetuti attacchi dell'ordine teutonico in Samogizia
  • 1324: alleanza tra il granduca lituano Gedimino e il re polacco Ladislao il Breve
  • 1329: il re di Boemia Giovanni I si aggrega alla spedizione avviata contro la Lituania
  • 1329: Conquista di alcune fortezze di collina strategicamente importanti nella Bassa Lituania (assedio di Medvėgalis)
  • 1334–1341: scorrerie dei lituani sotto Gediminas al confine con lo Stato monastico in Scalovia e nella Semgallia in Terra Mariana
  • 1336: vasta campagna dell'ordine contro la Lituania; distruzione di Pilenai e edificazioni di nuove fortificazioni in punti strategici
  • 1341–1344: lotte di potere in Lituania tra i figli di Gediminas
  • Dopo il 1344: nasce il duumvirato lituano formato da Algirdas (attivo in odierna Bielorussia e Ucraina) e Kęstutis (odierna Lituania, Lettonia meridionale e Polonia orientale)
  • 1346–1348: attacchi lituani in Scalovia sotto la guida di Kęstutis
  • 1348: battaglia della Strėva il 2 febbraio; pesante sconfitta della Lituania
  • 1361: Kęstutis viene catturato dall'ordine per la prima volta; fugge dalla prigionia l'anno seguente
  • 1362: il 16 aprile, Kaunas viene rasa al suolo dai teutonici
  • 1362-1369: invasione dei cavalieri sotto l'egida del maresciallo Henning Schindekopf in Lituania
  • 1370: battaglia di Rudau il 17 febbraio; l'ordine respinge i baltici e provoca pesanti perdite
  • 1372: termina la guerra lituano moscovita
  • 1377: Morte del granduca Algirdas il 24 maggio
  • 1377-1382: violente lotte di potere tra gli eredi di Algirdas e Kęstutis con continue interferenze da parte dell'ordine
  • 1382: Kęstutis muore in prigionia in agosto a più di ottant'anni d'età
  • 1386: il figlio di Algirdas, Jogaila, sale al trono di Polonia il 4 marzo come Ladislao II Jagellone. Suo cugino Vitoldo si proclama granduca di Lituania dopo ulteriori lotte di potere
  • 1387: inizio di una capillare cristianizzazione della Lituania imposta da Ladislao II
  • 1398: trattato di Salynas il 12 ottobre, Vitoldo trasferisce all'ordine la Bassa Lituania per riconquistare libertà d'azione per le conquiste in Oriente
  • 1399: battaglia del fiume Vorskla il 12 agosto; la sconfitta lituana pose fine alle ambizioni di Vytauta a est
  • Dal 1400: piccoli focolai di protesta nella Samogizia, promessa all'ordine
  • 1409: rivolta generale in Bassa Lituania; dichiarazione di guerra indirizzata al Regno di Polonia quando questo afferma di prendere le parti dei samogiti se l'ordine intende sopprimere i ribelli con la forza

1410-1422

  • 1410: battaglia di Grunwald il 15 luglio: le forze congiunte polacco-lituane infliggono una sonora sconfitta all'ordine
  • 1410: infruttuoso assedio di Marienburg dal 26 luglio al 19 settembre da parte dell'esercito polacco-lituano
  • 1411: nel trattato di Toruń, l'ordine teutonico rinuncia "fino alla morte di Jogaila e Vitoldo" a tutte le rivendicazioni territoriali sulla Lituania
  • 1422: firma del trattato di Melno il 27 settembre; "rinuncia eterna" dell'ordine sulla Samogizia

ConseguenzeModifica

Con il trattato di Toruń del 1411, l'ordine teutonico dovette rinunciare alla Samogizia, oltre a dover effettuare ingenti risarcimenti per ricostruire le fortificazioni rase al suolo. In ultimo, lo Stato monastico rinunciava a effettuare nuove incursioni in Lituania, nel frattempo ampiamente convertitasi al cristianesimo a causa dell'influenza polacca: i teutonici riuscirono grazie a Sigismondo d'Ungheria a ottenere condizioni meno gravose del previsto.[120][121][122] Proprio per via degli effetti dirompenti causati dalla sconfitta dei tedeschi, alcuni autori considerano conclusa la crociata dopo la battaglia di Grunwald.[123][124]

Quando il nuovo Gran maestro Heinrich von Plauen si oppose alla sentenza arbitrale dell'inviato imperiale Benedikt Makrai nel 1413, il quale aveva assegnato la riva destra del Memel al Granducato, questi venne deposto da Michael Küchmeister von Sternberg.[125] Il nuovo governatore cercava la pace con la Polonia, ben consapevole delle fragilità con cui in quel momento conviveva lo stato.[125] Quando tuttavia anch'egli rifiutò la decisione arbitrale di Makrai, i polacchi invasero la Varmia nell'ambito della guerra della fame del 1414: essendone uscito sconfitto, von Sternberg rinunciò alle pretese.[126]

A ciò seguirono tregue estese più volte da vari mediatori di conflitto, che risultarono estremamente costose per i teutonici, poiché indeboliti sia dalle guerre trascorse che dai risarcimenti. Essi dovettero condurre costose trattative al Concilio di Costanza, oltre che giustificare i propri assalti, e più tardi altrove, ma la situazione divenne a tal punto pericolosa a livello finanziario che si dovettero operare dei tagli alle spese in campo bellico (un unicum se si pensa agli investimenti dello Stato monastico dei secoli precedenti).[127][128] Solo nel 1422 i confini con la Lituania vennero infine stabiliti con il trattato di Melno: la demarcazione sarebbe rimasta invariata per circa 500 anni fino alla controversia sul territorio di Memel del 1923.[129][130]

Organizzazione militareModifica

Esercito teutonicoModifica

Le armate teutoniche che attaccavano la Lituania erano ripartite, in sintonia con le consuetudini europee del Basso Medioevo, in cavalieri, scudieri, fucilieri e lancieri.[131] I cavalieri pesantemente armati erano davvero pochi, tanto che mai superavano il 10% del totale impiegato in battaglia.[132][133] Una particolarità specifica dell'esercito dell'ordine stava nel fatto che le unità appena citate attaccavano in formazione. Un simile approccio, basato sulle esperienze tattiche apprese in Terra Santa, si rivelò efficace anche nell'Europa nord-orientale a scapito dei lituani. Perché si potesse applicare tale strategia, occorreva però che vi fossero le condizioni ideali, ovvero campi aperti o boschi poco fitti.[76] Siccome i lituani appresero in fretta come evitare la devastante carica della cavalleria, si scelse di ricorrere a scudieri leggeri o semplici servitori dell'ordine che potessero eseguire delle azioni di agguato.[131]

Nella concezione del tardo Medioevo, la lotta per la croce continuò a sopravvivere nelle menti dei combattimenti, a prescindere dal fatto che si stessero affievolendo gli ideali cavallereschi tanto cari nei secoli precedenti. In tal senso, si esprimono fonti molto preziose a livello storico quali la Cronaca rimata della Livonia o quella di Wigand di Marburgo.[134] D'altra parte, che la religione e la guerra dovessero convivere risultava all'ordine del giorno in un gruppo religioso cavalleresco.[134]

Delle simili premesse si possono comprendere in un contesto quale il Trecento, in cui la nobiltà dell'Europa occidentale tendeva a ricordare con grande entusiasmo, quasi nostalgia, le imprese delle crociate. I principi e il loro entourage, così come i conti, i cavalieri e i loro scudieri parteciparono alle spedizioni di guerra in Prussia per l'"Heidenkampf" (battaglia contro i pagani).[135][136] L'ordine teutonico seppe sfruttare appieno l'aumento non trascurabile del suo potenziale militare nell'interesse dei suoi obiettivi e incoraggiò quanto più possibile la partecipazione di reclute straniere vogliose di combattere.[137] Il Gran maestro di turno soleva elargire le cosiddette "tavole onorarie" a ospiti religiosi particolarmente meritevoli, provenienti per lo più dalla nobiltà dell'Europa occidentale.[131]

Oltre all'arrivo di ospiti di spessore, il frequente contatto con l'Europa occidentale, sviluppatosi sempre più attraverso la Lega Anseatica, consentì ai teutonici di restare sempre aggiornati a differenza dei lituani dal punto di vista tecnologico e edilizio (si pensi ai castelli), soprattutto in campo militare.[131][132] Le armi da fuoco sotto forma di fucili a pietra focaia trovarono impiego già nel 1362, quando si effettuò l'assedio di Kaunas.[138] Grazie al monopolio commerciale su beni ambiti come l'ambra, oltre che in virtù delle tasse e dei dazi doganali, l'ordine spesso dispose di solide liquidità.[139]

Tattiche dei crociatiModifica

 
Statua di Hans von Sagan a Königsberg, personaggio leggendario distintosi nella battaglia di Rudau

Gli attacchi dei tedeschi e del loro seguito avvenivano secondo schemi sperimentati sul campo in Prussia. I cavalieri dell'ordine si muovevano lungo i fiumi, per cui i rifornimenti necessari nelle schermaglie potevano essere assicurati tramite chiatte cariche di grano, ma, nella Lituania interna, un simile modus operandi si dimostrò inapplicabile, poiché i corsi d'acqua navigabili si alternavano alle paludi.[140][141] Di conseguenza, escluso il mese di giugno, preferito perché non troppo caldo e antecedente alla mietitura, i cavalieri dell'ordine escogitarono la tattica di posticipare le loro operazioni di attacco nei mesi invernali, specie a novembre e a febbraio.[142] A causa delle condizioni impervie, il paesaggio paludoso risultava molto più percorribile, perché ghiacciato, per chi viaggiava a cavallo.[141][143] La cavalleria risultava molto efficace sui fiumi ghiacciati e sugli acquitrini, in quanto i lituani non erano in grado di nascondersi in un'imboscata nella neve con la stessa facilità con cui ciò avvenuta in estate nel lussureggiante fogliame.[143] Alla luce delle considerazioni sopra esposte, è lecito intuire che il clima e le stagioni costituivano un fattore imprescindibile nella pianificazione delle campagne.[144] Le spedizioni duravano perlopiù un mese e, nel corso delle stesse, si procedeva alla costruzione di piccoli rifugi di fortuna (maia) che assicuravano la possibilità di stipare vettovaglie e bottino.[144] La rapidità restava essenziale: per questo, si tendeva a combattere il giorno e poi accamparsi al calar del sera, spostandosi già all'alba successiva.[144]

I combattimenti più eclatanti sul suolo lituano si svolsero perlopiù nelle vicinanze di strutture difensive, quali ad esempio Pieštvė o Veliuona.[27] Quelle più rinforzate, costituite da bastioni e grossi tronchi di legno, andarono il più delle volte prese d'assalto o bruciate, come nel caso del castello di Kaunas nel 1362.[83] In molti casi, tuttavia, gli eserciti dell'ordine teutonico si astennero da prolungati assedi, in quanto sarebbe stato difficile far giungere rinforzi e/o rifornimenti.[145] Nella maggior parte dei casi ci si limitava a effettuare scorrerie nell'arco di 24 ore in villaggi scarsamente difesi procedendo in linea retta o zigzagando per non dare punti di riferimento.[145]

(GMH)

«Die hend man in tzu samen pant; So fuert man si gepunden; gleich den iagunden hunden [...]»

(IT)

«Le mani erano legate le une alle altre e questi così venivano trascinati, esattamente come se si conducesse una fila di cani feriti [...]»

(Peter Suchenwirt[82])

Il passaggio lascia intuire che si ricorse all'incarcerazione dell'aristocratico lituano, una misura detentiva a cui spesso seguiva la conversione coattiva al cristianesimo.[82]

Nella difesa contro gli attacchi lituani allo Stato monastico, anche i commercianti venivano impiegati nella produzione di materiali utili. Un esempio è da rintracciare nella battaglia di Rudau, in cui i membri delle corporazioni artigianali di Königsberg ebbero un'influenza decisiva nelle sorti del conflitto. La testimonianza del contribuito si rintraccia nella leggenda di Hans von Sagan, un calzolaio divenuto celebre per il suo coraggio.[146]

Esercito lituanoModifica

Agli albori del Granducato, ogni duca disponeva di una propria armata più o meno ampia e autonoma a sua disposizione: le guerre civili avvenute verso la fine del Duecento ne costituiscono una chiara testimonianza.[147] Quando lo Stato iniziò a centralizzarsi, ogni granduca poté disporre dei contingenti offerti da ognuno dei suoi sottoposti, in maniera tale da poterli, anzi doverli schierare allo scopo di dimostrare il suo valore come comandante in battaglia. Con il passare del tempo, anche i cavalieri fecero la loro comparsa negli eserciti, in un rapporto di proposizione, rispetto alla fanteria, di 1:10.[147] L'utilizzo di giavellotti e slitte sul campo di battaglia viene testimoniato da resoconti di autori tedeschi, oltre che la scelta di ricorrere ad espedienti quali la distruzione di ponti o alberi al fine di impedire l'avanzata dei teutonici nel corso delle campagne.[147]

Nella gerarchia feudale, abbastanza mal definita in Lituania, i guerrieri non di fanteria vantavano uno status speciale. Si trattava di un'aristocrazia militare minore, tutto sommato paragonabile al cavalierato dell'Alto Medioevo nell'Europa occidentale.[148] In contrasto con la classe equestre dell'Europa occidentale, l'appartenenza a tale alto rango non dipendeva dalla capacità economica, ma unicamente dalle abilità del cavaliere in fatto di spada. Un'altra differenza con le corti dell'Europa occidentale è che il titolo ottenuto non era trasmissibile per via ereditaria. Se necessario, e spesso lo era, i guerrieri più abili erano affiancati da servi per qualsiasi evenienza, i quali spesso erano mal equipaggiati e poco addestrati.[149]

I lituani preferivano agire con incursioni rapide piuttosto che dare luogo a stabili conquiste, le quali in genere richiedevano pianificazioni accurate: le grandi spedizioni militari costituivano un'eccezione.[147] Chi si rese conto che risultati consistenti sarebbero stati raggiunti con un maggiore supporto esterno fu Vytenis, il quale comprese la necessità di giungere ad alleanze militari per fronteggiare un nemico comune odiato tanto in Lituania quanto in Prussia e Polonia.[150] La sua lungimiranza gli consentì ad esempio, nel 1298, di ottenere il favore degli abitanti di Riga, a quel tempo in lotta contro la Terra Mariana, in cambio della promessa di conversione al cristianesimo.[151] Pur avendo i locali acclamato il supporto dei baltici, l'impegno di Vytenis, da realizzarsi al termine delle ostilità, non andò mantenuto, ma in compenso riportò notevoli vittorie in Prussia e Livonia, arginando l'aggressività dei nemici per un certo arco di tempo.[151]

Il fatto di disperdere anziché tenere uniti i combattenti sul campo di battaglia si rivelò una tattica svantaggiosa a livello difensivo. Ciò era dovuto però, più che a una strategia ben precisa, al fatto che le incursioni teutoniche avvenivano all'improvviso e non vi era tempo per cooperare in maniera più organizzata.[147] Per questo motivo, ci si limitava a raggiungere postazioni difensive da cui poter provare a respingere gli assalitori.[152][153]

Dalla metà del XIV secolo, i piani di espansione dei granduchi della Lituania conversero verso est, a maggior ragione in virtù del declino dell'Orda d'Oro.[154] Il granduca Algirdas si accorse di aver bisogno di un esercito che fosse sempre pronto all'azione, allo scopo di sottomettere in modo efficace le comunità orientali. Influenzati in questo soprattutto dai russi, i lituani riformarono le proprie armate, oltre che rinnovare l'apparato amministrativo e altri ambiti statali.[155] Tra le novità stabilmente permaste rientrava l'introduzione delle insegne sul campo di battaglia, sconosciute ai baltici e adottate in seguito anche dalle famiglie aristocratiche seguendo l'esempio occidentale.[147]

Ad ogni modo, al di là della preparazione, un attacco eseguito contro l'Orda d'Oro tra il 1360 e il 1370 con la partecipazione dei guerrieri reclutati nei nuovi territori conquistati fallì. Nella battaglia di Rudau del 17 febbraio 1370 la presenza di truppe a piedi bielorusse e dei tartari a cavallo non poteva considerarsi trascurabile: ciò non impedì ai teutonici di sopraffare i loro avversari.[76]

Malgrado le fallacie dimostrate a livello strategico in varie occasioni, i baltici riuscirono ad estendere comunque i loro domini in fretta.[156] La supremazia dei lituani non fu però frutto delle sole operazioni militari e sarebbe riduttivo pensarlo: le ragioni del successo sono da rintracciare anche nella fitta rete di matrimoni combinati funzionali ad assimilare in fretta nuove popolazioni e nuove terre.[156]

Tattiche lituaneModifica

 
Rievocazione storica della crociata lituana presso Jauniūnai (contea di Vilnius)

Vari comandanti lituani preferirono sempre l'impiego della cavalleria leggera, superiore in termini di mobilità e flessibilità, anche per il trasporto di approvvigionamenti in tempi celeri, come risorsa principale.[147] Alla fine del XIV secolo, gli uomini sugli equini dotati di armature in pelle o a maglia metallica e di armi molto leggere costituivano l'irrinunciabile unità impiegata nelle battaglie con gli eserciti dell'ordine teutonico.[157]

A livello tattico, la tradizione dei duelli arcaici che fu inizialmente coltivata in Lituania si rivelò alla lunga fatale nei confronti dei ben coordinati cavalieri avversari.[147] L'equipaggiamento generale dei combattenti, costituito da spade, asce, giavellotti, frecce, mazze di legno, elmi leggeri e scudi di legno non risultava per nulla paragonabile a quanto adoperavano i teutonici e i loro "ospiti" dell'Europa occidentale, molto meglio attrezzati. Basti pensare anche alla cavalleria, composta da piccoli equini per i lituani che fronteggiavano invece quelli pesantemente corazzati dei tedeschi, per lo più in formazione.[76]

Non si deve pensare che i lituani non fossero aperti all'innovazione militare. Essi fecero infatti ricorso a fucili a pietra focaia e trabucchi (una sorta di catapulta) quando assediarono il castello dell'ordine di Gotteswerder nel 1368.[158][159]

Le formazioni equestri veloci lituane generalmente preferivano ricorrere, per usare una terminologia moderna, alla guerra lampo. Le unità di cavalleria leggermente equipaggiate attaccavano le truppe o gli accampamenti avversari, ritirandosi subito in caso di resistenza insuperabile, senza perciò impegnarsi in un lungo combattimento.[147] Al di là questo, le sopraccitate macchine d'assedio facevano talvolta capolino nelle battaglie più grandi.[160]

L'innovazione principale del conflitto riguardò la scelta di ricorrere alle fortezze di collina, le quali ospitavano guarnigioni di diversa dimensione: solo dopo la metà del Trecento scomparvero del tutto in favore dei castelli in pietra.[147] Constatate le proprie difficoltà nel reperire gli stessi equipaggiamenti degli avversari, oltre che per via della mancanza di disciplina tattica da parte delle truppe lituane, dopo il 1370 si cercò di evitare quanto più possibile uno scontro su vaste proporzioni. L'unica significativa eccezione risultò la battaglia di Tannenberg del 1410, la quale consentì una più facile vittoria sia per l'assenza dell'ordine di Livonia, alleato storico, sia perché i polacchi ricorrevano a strategie e impiegavano armamenti comuni nel resto del continente.[147]

Una delle conseguenze delle frequenti lotte tra le due compagini fu la creazione di una sorta di terra di nessuno al confine tra Granducato e Stato monastico.[124][161] La vegetazione prevalse sugli insediamenti antropici, quasi del tutto scomparsi, ma i lituani impedirono la crescita di alberi di grossa dimensione, soprattutto perché, considerata la vastità delle colline, sarebbe stato estremamente semplice avvistare i tedeschi e prevenire attacchi a sorpresa su altopiani spogli.[162] In caso di manifesta superiorità, le sentinelle lituane di guardia nei castelli di legno più piccoli li incendiavano prima che gli ostili si avvicinassero troppo e potessero impedire la fuga.[162] Spesso, si preferiva gettarsi su terreni paludosi, dove gli animali pesantemente corazzati non riuscivano a districarsi, indipendentemente se fosse estate o inverno.[162] Poiché un rifugio in legno poteva essere ricostruito in pochi giorni o settimane, in genere non si trattava di una grande perdita, soprattutto perché la minaccia immediata permaneva per due o tre settimane al massimo.[162]

Giudizio storiograficoModifica

Cause del prolungamento del conflittoModifica

 
Paesaggio tipico della Samogizia, la regione geografica esposta più di ogni altra alla crociata: le pianure, alternate alle fitte foreste visibili sullo sfondo, lasciano talvolta spazio a specchi d'acqua

La guerra durò secondo le ricostruzioni dal 1283 al 1410, circostanza che la rende una delle più lunghe ed estenuanti della storia europea.[3][4][5][6][7] Sia la strategia dell'ordine, bramoso di insediarsi in Samogizia, sia la guerra dei granduchi lituani, i quali cercavano di far desistere l'ordine dagli assalti, fallirono. Le ragioni sono da rintracciarsi non solo nello scarso uso di una strategia a lungo termine, ma anche nell'insufficiente potenziale dei lituani che, a differenza dei teutonici, non vantavano l'appoggio dei signori feudali dell'Europa occidentale.[163] Benché un simile dato potrebbe contribuire a comprendere come mai si trascinarono tanto a lungo le lotte, il numero di partecipanti alle razzie (reise) resta comunque difficile da misurare con precisione.[164] Le cifre fornite da Pietro di Duisburg, Wigand di Marburgo o anche dai vescovi locali nelle loro lettere al papa rappresentano una stima delle dimensioni piuttosto che un conteggio preciso.[164] Pertanto, invece che sui numeri, bisognerebbe fare affidamento sulle espressioni "grande", "medio" e "piccolo" per ottenere la miglior descrizione delle campagne di turno, seppur assolutamente sommaria.[164] Nessuna delle due parti intraprese offensive secondo un preciso criterio di conquista,[3][163] eccezion fatta per la campagna tedesca del 1336, terminata con un successo e fruttuosa in quanto portò alla costruzione di Bayerburg. Anche i baltici tentarono di avviare un preciso schema di battaglia nel 1370, ma questo fu subito messo a repentaglio dalla sconfitta rimediata nella battaglia di Rudau.[163]

Dopo i negoziati di pace da entrambe le parti all'inizio del XV secolo, il livello del conflitto assunse, negli anni finali della sua prosecuzione, una portata geopolitica maggiore, quando nel 1409 l'ordine dichiarò guerra al secolare rivale, a cui si affiancò il Regno di Polonia.[165][166][167]

Aspetti militari e religiosi dei combattimentiModifica

«[La Livonia] era una landa completamente devastata, in cui molti uomini, donne e bambini erano stati massacrati o fatti prigionieri [...] Il Gran maestro Winrich von Kniprode e il suo ospite Alberto d'Austria trascorsero due giorni nella regione [di Kaltinėnai, in Samogizia], diedero alle fiamme qualsiasi cosa e portarono con sé uomini, donne e bambini. Nessuno sfuggì alla cattura.»

(Wigand di Marburgo, Chronica nova Prutenica[7])

I combattimenti furono ancor più cruenti della già sanguinosa media medievale e in varie occasioni finalizzati a trucidare l'inerme popolazione che risiedeva nelle campagne.[168] Così come la cavalleria leggera lituana intraprendeva principalmente scorrerie in insediamenti non protetti, gli eserciti dell'ordine preferivano prima delle battaglie campali emulare il comportamento dei loro avversari nel Granducato.[169][170]

Constatata a un certo punto dell'estenuante conflitto l'impossibilità di poter soggiogare per intero la Lituania, i teutonici decisero di cambiare tattica e di darsi a una kleinkrieg, ovvero una guerriglia su scala minore.[171] In virtù di siffatta premessa, si intuisce come nel corso della guerra gli scontri ebbero una portata meno roboante, lasciando lo spazio a sporadici assedi e feroci rappresaglie. Le battaglie maggiori, eccezionali nel conflitto, avvennero negli anni 1311, 1348, 1370 e 1410. Nel complesso, i cristiani intrapresero circa 300 campagne militari nel Granducato tra il 1305 e il 1409 rispetto alle circa 45 principali incursioni delle armate lituane nello Stato monastico.[172] L'argomento della conversione dei lituani "fedeli agli oscuri riti pagani" non attecchì, poiché era fin troppo ovvio che l'"opera missionaria" cristiana costituiva solo un pretesto per le mire espansionistiche dei teutonici.[96][173]

Questi ultimi misero in dubbio con vigore la conversione della Lituania iniziata dopo il 1386. Le ragioni sono da rintracciare tutt'altro che in ambito religioso: i tedeschi miravano ad acquisire i possedimenti lituani, ma anche quando amministrarono la Samogizia sulla base del trattato di Salynas non seppero, come già detto, attirarsi le simpatie della popolazione locale.[96][173][112] Il rigido sistema imposto dallo Stato monastico nella regione trasformò l'insoddisfazione latente dei locali in aperta resistenza: la rivolta in Samogizia nel 1409 causò gravi disagi allo stato centrale, sia perché all'inizio la minaccia fu sottovalutata sia perché il Regno di Polonia si dichiarò pronto a intervenire in caso di soppressione violenta delle proteste.[115]

Suggellata l'unione personale polacco-lituana, mal sopportata dall'aristocrazia baltica, nel 1386, i lituani furono finalmente in grado di contrastare in maniera efficace le aggressive campagne dell'ordine.[174][175] In linea di principio, tuttavia, tale processo avvenne solo poco prima della battaglia di Grunwald nel 1410. Indebolita in maniera pressoché irreversibile la forza dei cavalieri teutonici, questi dovettero preoccuparsi più di eventuali attacchi piuttosto che allestire nuove spedizioni in territorio straniero.[175] Fu così che la secolare minaccia di occupazione permanente del cuore della Lituania svanì.[176]

CriticaModifica

 
Titolo e frontespizio del Chronicon terrae Prussiae

La critica storiografica si è occupata degli eventi giungendo a conclusioni diverse sulle crociate lituane a seconda di fonti tedesche, lituane e polacche: solitamente, ci si è dedicati alla catalogazione di eventi politici.[177] Il materiale delle fonti primarie è difficile da interpretare a causa di descrizioni distorte in cui ogni fazione giustificava le sue azioni per chiedere il sostegno straniero.[178] Questi resoconti propagandistici emergono con chiarezza dagli scritti di Pietro di Duisburg del 1326 circa come il Chronicon terrae Prussiae, che per secoli ha generato confusione la ricerca storica sulle crociate.[179] Per ragioni simili, molti resoconti crociati coevi si riferiscono erroneamente o semplicisticamente ai lituani come "saraceni" del nord.[180][181][182] Sin dalle cronache di Enrico di Livonia, unico punto di riferimento degli eventi accaduti nei primi decenni del XIII secolo in merito alla crociata livoniana, cui conseguì quella lituana, le espressioni più frequenti per identificare gli autoctoni sono barbari, gentiles, neophyti, infideli, scismatici (più che altro riservati ai russi ortodossi), rustici vel incolae terrae e, più di ogni altra nello scritto di Enrico, pagani, anche dopo la conversione.[183] L'adozione di tali termologie diffuse nel resto del continente la sensazione che fosse giusto perseverare nella prosecuzione delle lotte, ma dopo il 1386 l'unione polacco-lituana non permetteva più di fare leva sulle motivazioni precedente addotte in merito alle divergenze religiose.[184]

In Germania, il conflitto fu in gran parte dimenticato o limitato alla disputa tra l'ordine e il Regno di Polonia (è il caso della battaglia di Tannenberg e Grunwald e dei trattati di Toruń). Annalisti come Wigand di Marburgo hanno reso tra l'altro più complicata la ricostruzione degli eventi, poiché spesso combinavano fatti accertati a testimonianze orali, folklore e racconti mitologici.[185] Nel XVIII secolo, gli studiosi prussiani mettevano in dubbio la sincerità degli sforzi diplomatici di Gediminas e le implicite promesse di conversione inviate alla Santa Sede, la quale percepiva in maniera sincera ed entusiastica le lettere del lituano.[186] Nei libri di storia di stampo ottocentesco e fino all'inizio del XX secolo, la crociata lituana veniva minimizzata e si raccontavano solo singoli episodi favorevoli quali la battaglia di Rudau o la costruzione di meravigliosi insediamenti divenuti disponibili per i coloni tedeschi. La minore risonanza potrebbe essere dovuta alla particolare violenza che contrassegnò il conflitto o forse, più realisticamente, agli svariati insuccessi riportati nella lotta contro il Granducato.[187]

Il conflitto è percepito in modo diametralmente diverso nell'odierna Lituania.[188] Soprattutto per via degli ultimi travagliati secoli di storia vissuti dal Paese baltico, il Basso Medioevo è percepito come l'"età dell'oro" della Lituania.[189] Il riferimento è, in particolare, alle innumerevoli conquiste effettuate a est nel XIV secolo e alla vittoria riportata dopo un lunghissimo confronto ai danni dei cavalieri teutonici nel primo decennio del XV secolo.[190] Durante il Medioevo, storici lituani come Jan Długosz basavano il loro lavoro sulle cronache lituane: queste tre raccolte comprendono varie informazioni relative al Granducato ma, essendo tese a glorificare le origini dei baltici, sono spesso considerate poco affidabili.[185] La seconda della serie narrava la leggendaria vicenda dei Polemonidi, una famiglia che si era allontanata dall'antica Roma ai tempi di Nerone verso le terre dell'odierna Lituania. La documentazione storiografica includeva anche le lettere personali dei sovrani lituani Gediminas, Algirdas e Vitoldo, spesso scritte in antico slavo ecclesiastico, tedesco o greco.[191] Tali resoconti politici sono integrati da documenti culturali come quelli di Michalo Lituanus (De moribus tartarorum, lituanorum et moscorum) e Simonas Daukantas.[192] Un'ulteriore esaltazione delle gesta della popolazione locale avviene da parte di scrittori della Samogizia, probabilmente la regione che visse la guerra in maniera più travagliata.[193] Il ruolo della Polonia, indiretto in gran parte del conflitto ma decisivo nel finale, viene invece trascurato e ciò malgrado la cronaca di Stanisław Sarnicki includa discussioni sulle crociate.[194]

 
Lo storico lituano Alvydas Nikžentaitis

La moderna ricerca storica lituana è stata pesantemente influenzata dalla cultura e dalle restrizioni sovietiche fino a pochi decenni or sono. Uno studio lituano che gode di ottima reputazione curato da Edvardas Gudavičius, Kryžiaus karai Pabaltijyje (Crociate nei Paesi baltici), i cui contenuti erano stati scritti però in maniera tale da non subire la censura sovietica, minimizzava la capacità dei lituani nel preservare la propria indipendenza e sopravvalutava il ruolo dei papi medievali nel dirigere le crociate lituane.[195] Dal canto loro, gli storici sovietici sostenevano spesso come il Granducato avesse tratto spunto per il suo sistema legale, finanziario, amministrativo e militare dalla Moscovia.[195] Un ulteriore elemento riguardava il giudizio sui teutonici, malvisti da polacchi e lituani in vari frangenti del XIX e del XX secolo. Poiché anche durante la parentesi sovietica si incoraggiò l'equazione "ordine teutonico=tutto ciò che è tedesco", eseguendo facili e anacronistici parallelismi tra i crimini nazisti e quelli dei cavalieri medievali, solo l'intervento di studiosi moderni ha consentito di rivalutare il contributo apportato dal gruppo cavalleresco in ambito artistico, economico, architettonico, amministrativo e culturale.[196]

Lo studio dei medievalisti poté proseguire con nuova linfa dopo la caduta della cortina di ferro e ha costituito un'autentica pietra miliare la prima edizione dell'opera Lithuania Ascending di S.C. Rowell, la quale ha reso maggiormente agevole esaminare il contesto politico e culturale delle crociate lituane.[195] Da allora, si è tentato di gettare luce anche su altri aspetti, quali l'organizzazione militare dei due schieramenti tra età di mezzo ed era moderna e si sono susseguite indagini più approfondite in merito all'autenticità o meno delle promesse di conversione effettuate dai vari granduchi.[195]

Note al testoModifica

  1. ^ La data di conclusione del conflitto non è indicata in maniera univoca a livello storiografico. Benché il filone maggioritario sostiene che questa cessò al termine della battaglia di Grunwald (Christiansen, p. 123; Turnbull, p. 5), vi è chi considera conclusa la crociata al 1422: Kiaupa, p. 74; Luttrell, p. 223.
  2. ^ Algirdas, a dir la verità, effettuò delle contro richieste. Egli infatti chiese la restituzione delle terre baltiche conquistate di recente dai teutonici e che questi ultimi si spingessero verso la Rutenia per sconfiggere i tartari poiché, come riporta Ermanno di Wartberge, "tutta la Rutenia" (omnis Russia) "dovrebbe appartenere al Granducato": Norkus, p. 340.

Note bibliograficheModifica

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BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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