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Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova

Crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova
Chiesa di san Giuliano (Albino) - interno Crocifisso di Giovan Battista Moroni 2.jpg
AutoreGiovan Battista Moroni
Datasconosciuta
Tecnicaolio su tela
Dimensioni226×133 cm
UbicazioneChiesa di San Giuliano, Albino (Italia)

Il crocifisso con i santi Bernardino e Antonio da Padova è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovan Battista Moroni per l'altare di san Bernardino da Siena della chiesa di San Giuliano di Albino, il miglior lavoro di arte sacra eseguito dall'artista albinese.

Indice

StoriaModifica

La chiesa di San Giuliano espone nei due altari più prossimi al presbiterio le due pale del Moroni, a destra la Trinità, e di fronte il grande crocifisso con santi. La visita pastorale del 1575 di san Carlo Borromeo cita l'altare dedicato al santo senese con una pala che non la identifica con esattezza: altare costruito da Pietro de Regazonibus habet iconam pulchram per devozione di Regazzoni Alberto fu Gio.Pietro fu Luchino di Valle Sassina.[1]

Il dipinto fu assegnato, come altre opere, al Moretto. Il Frizzoni nel 1897 lo collegò al Crocifisso con i due medesimi santi presenti dell'Accademia Carrara, mentre il Ruggeri lo aveva collocato vicino al dipinto presente nella chiesa di San Martino a Nembro Crocifisso con i santi Bermardino e Francesco e un donatore di Enea Salmeggia. Solo nel 1898 il dipinto fu attribuito al Moroni da Marironi da Ponte e dal Addolfo Venturi, anche se continuò ad essere esposto come lavoro del Moretto alla mostra diocesana di arte sacra del 1920 dopo il quadro, nel 1918, fu allontanato da Albino durante il secondo conflitto mondiale come misura precauzionale. Il quadro però non fu ritenuto di qualità, tanto che l'assegnazione al Moroni fu un declassamento.

Solo nel 1953 Davide Cugini e Angelo Pinetti diedero alla tela il giusto giudizio di qualità, venendo esposta alla mostra I pittori della realtà in Lombardia del medesimo anno[2].

DescrizioneModifica

Il Moroni non era certo famoso per i suoi quadri di arte sacra, ma piuttosto per i suoi ritratti ritenuti tra i più realisti del Cinquecento italiano, ma questa tela ha una maturità artistica e psicologica che la pongono tra i suoi miglior dipinti.

Il Moroni presenta una scena drammatica che la profondità del paesaggio, tipicamente lombardo, rende maestosa. In nessun altro dipinto simile l'artista riuscirà a creare il medesimo isolamento di un uomo posto sulla croce, al di sopra dei due santi e del paesaggio che restano uniformati nella penombra, conferendogli, nella sua solitudine, il solo messaggio di luce. Eppure tutto nella scena è in stretto rapporto, tutto è legato in un unico drammatico istante[3].

Un raggio illumina il cielo e colpisce il Cristo, rappresentando il racconto storico descritto nei vangeli. Il raggio di luce accende solo il giallo del perizoma che pare voler volare via, allontanarsi, portando l'osservatore a rivivere in prima persona la drammaticità dell'evento. Il pittore si avvicina così ai lavori dei fiamminghi che usavano i colori per emozionare, seguiti poi dal Moretto e dal Luini.

La parte inferiore della tela è devozionale, riprendendo alcune raffigurazioni Quattrocentesche e dei primi anni del Cinquecento. I due santi posti ai piedi della croce, pur nella penombra, sono protagonisti. San Bernardino da Siena orante. L'artista concede a sant'Antonio da Padova l'estasi. Il santo è dipinto nell'atteggiamento mistico, illuminato dalla luce che scende dalla croce che lo inonda, dando alla tela un'avanzata modernità che verrà raggiunta solo nelle opere da artisti della fine del Cinquecento. Tutti questi elementi porta l'opera ad avere una datazione matura dell'artista quindi verso il 1575.[4]

NoteModifica

  1. ^ Giampiero Tiraboschi - ANAGRAFE DELLE PERSONE DELL’ALBINESE - Regazzoni, EFL Società Storia Lombarda. URL consultato l'11 settembre 2018.
  2. ^ Roberto Longhi, I pittori della realtà in Lombardia, Silvana editoriale, 1953.
  3. ^ Orietta Pinessi, Capolavodi di casa mia, Val Seriana & Scalve Magazin, estate 2018, p. 43.
  4. ^ Gregori, p.221.

BibliografiaModifica

  • Mina Gregori, Giovanni Battista Moroni, I pittori Bergamaschi del XIII al XIX secolo, Il cinquecento, Bergamo, 1979.
  • Mina Gregori, Giovan Battista Moroni, Bergamo, Poligrafiche Bolis, 1979.
  • Simone Facchinetti, Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà, 1560-1579, Cinisello Balsamo, Silvana Editoriale, 2004.
  • Emanuela Daffra e Minerva Maggi, Giovan Battista Mornoni La Trinità che incorona la Vergine, Inchiostro arti grafiche, 2008.