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La cucina marsicana è la tradizionale cucina del territorio della Marsica in Abruzzo. Lo stravolgimento territoriale caratterizzato principalmente dal prosciugamento del lago Fucino ha modificato le abitudini culinarie di buona parte della popolazione di questo territorio. Con il prosciugamento totale del bacino lacustre avvenuto nella seconda metà del XIX secolo, infatti, i pescatori sono diventati agricoltori e successivamente imprenditori agricoli. Tuttavia nei centri di montagna storicamente più isolati e più impervi si è mantenuta l'originaria tradizione culinaria. I piatti tipici più importanti sono: i maccheroni alla chitarra, le sagne con i fagioli, le zuppe e le minestre della cucina povera rinascimentale per i primi piatti; gli arrosticini e la pecora ajo cotturo per i secondi; le numerose bevande locali e i tipici dolci pasquali e natalizi.

Tra i prodotti riconosciuti IGP figurano la patata del Fucino e la carota dell'altopiano del Fucino, mentre sono incluse nell'elenco dei PAT abruzzesi, la castagna Roscetta della valle Roveto, la mela della valle del Giovenco e l'antico grano Solina[1][2].

Storia della cucina marsicanaModifica

In epoca preistoricaModifica

 
Chiocciolaio fucense risalente a 11 mila anni fa
 
Resti ossei di un maialino rinvenuti nel sito di via Mesola ad Ortucchio

Le indicazioni raccolte grazie agli scavi archeologici permettono senza dubbio di capire quanto la presenza-assenza del lago Fucino abbia regolato la vita delle popolazioni stanziate intorno ad esso, condizionandone le sorti culturali, sociali ed economiche. Le prime attestazioni degli alimenti dell'uomo nella Marsica si sono avute proprio nell'area fucense circa 40 000-14 000 anni fa. La presenza del lago creò infatti le condizioni climatiche ideali per accogliere l'uomo in un contesto positivo di fauna, flora e in seguito anche economico[3]. Dai resti scheletrici ed altre tracce come mortai e pestelli, presenti nelle necropoli e in altri siti, si è potuto ricostruire come l'Uomo di Cro-Magnon vivesse in gruppo spostandosi alla ricerca delle prede da cacciare: bovidi, mammut, cavalli, renne, orsi, tuttavia risultava già in grado di raccogliere e rielaborare i semi vegetali ed altre risorse naturali. Quindi diversamente dal precedente Uomo di Neanderthal l'uomo preistorico del Fucino fece entrare nel proprio regime alimentare oltre alla carne animale, consumata in misura piuttosto ridotta, anche i vegetali[4].

24 000 anni fa si registrò il massimo livello delle acque raggiunto nel bacino lacustre del Fucino che lambì i terreni oltre il contemporaneo centro abitato di Avezzano come la località di Colle Cesolino, posta al confine del piano Palentino. Il cambio del clima avvenuto a cominciare da 13 000 anni fa causò stravolgimenti anche in questi territori tanto che per via delle temperature più miti ed umide avvenne un restringimento del lago fucense. Fu durante il Mesolitico che si registrò un notevole abbassamento del livello lacustre che risultò circoscritto nell'area denominata Bacinetto, una fascia depressa della piana la cui quota altimetrica risulta inferiore, localizzata tra la contemporanea frazione di Borgo Ottomila (Celano) e i territori di Ortucchio, San Benedetto dei Marsi e Venere dei Marsi. Il clima e il conseguente cambiamento della condizione idrografica del Fucino modificò anche l'alimentazione e le attività ad essa connesse.

I rinvenimenti di reperti archeologici effettuati nell'area circostante l'ex lago Fucino, in particolare lungo i torrenti e all'interno delle grotte situate sui fianchi dei monti Marsicani più prossime all'alveo, tra i territori di Lecce nei Marsi, Ortucchio e Trasacco hanno permesso di ricostruire il modus vivendi degli uomini preistorici del Fucino. In particolare le attività di scavo, di ricerca e di analisi di natura archeozoologica, promosse in primis dall'Università degli Studi di Roma "La Sapienza" e dall'Università di Pisa in collaborazione con la Soprintendenza archeologia, sugli strati e sui resti ossei emersi dalle grotte hanno testimoniato le abitudini alimentari di chi visse in questi luoghi. Prima di 13 000 anni fa, nell'arco di tempo in cui il clima fu più rigido, l'uomo primitivo si dedicò alla cacciagione della marmotta e dello stambecco, mentre cavallo idruntino ed uro entrarono nel regime alimentare successivamente. In particolare le fenditure rinvenute sui resti ossei hanno segnalato chiaramente anche l'attività di macellazione delle carni. Con il cambiamento del clima e le temperature più miti vennero introdotti nelle abitudini alimentari soprattutto il camoscio ma anche cinghiale, cervo, capriolo, riccio ed altri piccoli roditori, oltre ai volatili e alla trota fario pescata nei piccoli torrenti le cui acque si riversavano nel lago[4].

Resti delle trote risalenti a circa 12 000-9 000 anni fa sono state ritrovate insieme ad un chiocciolaio databile ad 11 000 anni fa e che presenta dalle 690 alle 1500 lumache pari a un fabbisogno di 4 o 5 persone. Nei pozzetti rinvenuti all'interno delle grotte venivano cotti gli alimenti, in particolare la carne cucinata nei focolai alla brace oppure cotta a vapore nei pozzetti che venivano resi impermeabili da pelli animali non sgrassate. All'interno di essi venivano gettate le pietre arroventate e successivamente dell'acqua. L'ebollizione e l'evaporazione permettevano di cuocere soprattutto la carne ma anche leguminose ed olio selvatico[4].

L'uomo del Neolitico, diventato stanziale, avviò la domesticazione degli animali e delle piante. Questo processo, ampiamente attestato nel territorio fucense e marsicano, ebbe inizio con il maiale, la capra, la pecora e altri bovini ma anche con le lenticchie, l'orzo, i piselli e il grano che segnarono così l'avvio delle prime colture domesticate[5]. Sono numerose le testimonianze dei resti di utensili da cucina o attrezzi utilizzati per le attività di approvvigionamento del cibo come i falcetti, le selci acuminate o i pesi da rete da pesca rinvenuti in diversi siti archeologici come le grotte di Ortucchio, Trasacco, Collelongo, la pianura di Cellitto a Paterno, il villaggio neolitico di Rio Tavana a Lecce nei Marsi[5], la necropoli di monte San Nicola a Scurcola Marsicana e il sito Pratovecchio-Paludi a Celano[6][7][8].

Durante l'età del bronzo, mentre la vite risultò essere ancora selvatica e l'olivo non ancora sfruttato per fini alimentari, le specie coltivate furono il frumento, il farro, l'orzo, i legumi, le fave, i piselli e il miglio panico, quest'ultimo utilizzato o per l'alimentazione umana oppure per il bestiame[9].

In epoca romanaModifica

Oltre alla celebrazione dei defunti con i cosiddetti banchetti funerari numerosi rinvenimenti hanno consentito di ricostruire la dieta dell'epoca romana in tutto il territorio della Marsica. Tra le specie di cui gli uomini si cibarono figurano il maiale, la pecora e la capra le cui ossa sono state ritrovate all'interno delle tombe ai piedi del defunto, oltre al fagiano e al tipico pesce fucense, il barbo a cui con ogni probabilità si riferì Plinio il Vecchio in Naturalis historia quando scrisse che in questo lago esisteva un "pesce fantastico con otto pinne"[10][11]. Sin dall'epoca remota la pesca nel lago fece fronte alle esigenze alimentari, attraverso diverse tecniche tra cui quella delle fascine nelle "piscarie", ovvero nelle aree in cui l'acqua risultava stagnante e veniva circoscritta dal resto del bacino lacustre attraverso lo sbarramento con degli arbusti[10][12].

Ad Alba Fucens e nei suoi fundi erano note varie produzioni tra cui in particolare quella delle cipolle, delle fave, dell'uvetta, delle mandorle[13] e, come testimoniò Silio Italico, degli alberi da frutto[14]. Nella villa romana di Avezzano oltre alle tradizionali coltivazioni agricole si realizzarono delle vasche di accumulo per la raccolta della frutta e della spremitura di olive e degli acini che veniva effettuata tramite i torchi[15].

Nella località di Cretaro-Brecciara, nei pressi del casello autostradale di Avezzano e nel sito di Pratovecchio a Celano, riemerso in seguito ai lavori di costruzione di una grande centrale fotovoltaica[7] sono visibili i solchi delle coltivazioni di epoca romana. Testimonianze dell'antica attività agricola sono tornate alla luce anche nella villa imperiale di San Potito[16], situata a monte del tracciato dell'acquedotto romano che servì a fornire di acqua la colonia di Alba Fucens dalla sorgente di sant'Eugenia, nei pressi del contemporaneo borgo di Santa Jona[17].

Antiche iscrizioni di Antinum, importante centro abitato dai marsi e municipio della Repubblica romana, attestano già in epoca antica l'esistenza nell'area rovetana di montagne ubertose e di castagneti[18].

Ovidio nei Fasti ha riportato come la colonia romana di Carsioli invece si caratterizzava per un terren frigido, e poco acconcio il frutto a generar di olivo; ma per biade produr fecondo loco[19]; qui le coltivazioni principali erano rappresentate dalla malva, dai funghi bianchi e dalle messi del grano[20].

Prima del prosciugamento del Fucino realizzato da Claudio tra il 41 e il 52 d.C. nella Marsica si coltivavano l'aglio, il cece, la cicerchia, il farro, la fava, il frumento, la lenticchia, il loglio, il lupino, il miglio, l'orzo, il papavero, il pisello, il rafano, la rapa e la veccia. In particolare l'area montana che coronava il lago si caratterizzava per la presenza di castagni, faggi, mandorli, meli, noccioli, olivi, peri, sorbi, viti, delle qualità di fichi e noci, introdotte nei poderi di Alba Fucens dalla Siria e dalla Caria da Lucio Vitellio il Vecchio, e della qualità di ciliegio del Mar Nero importata da Lucio Licinio Lucullo[21].

In seguito al prosciugamento claudiano del lago Fucino si verificò in tutto il territorio un primo stravolgimento climatico con le temperature più rigide e il conseguente abbandono di molte colture.

Nel 301 a seguito della riforma monetaria emanata da Diocleziano entrò nell'elenco dei prezzi da calmierare il prosciutto pepato "Marsica" che ha fatto presupporre l'esistenza di un fiorente allevamento dei suini e la lavorazione delle carni.

In epoca medievaleModifica

 
Luco dei Marsi: veduta del lago
 
Il lago Fucino nei pressi di Trasacco

Nel VI secolo in seguito all'ostruzione dei cunicoli romani e con il ritorno dei livelli originari del lago Fucino si tornò lentamente alle coltivazioni originarie. La pesca assunse sicuramente un ruolo preponderante nell'area fucense a cominciare dal periodo altomedievale, in particolare dall'VIII al XIII secolo. Diverse fonti ecclesiastiche relative alla gestione delle attività piscatorie e alle concessioni di porticcioli e "piscarie" agli enti monastici attestano la rilevanza di questa attività nel bacino fucense[10][22][23].

La fauna ittica presente nel bacino fucense era costituita prevalentemente da anguille, barbi, carpe, gamberi, lasche (il cosiddetto "pesce antico"), scardole, persici, spinarelli, tinche, trote, a cui si accostavano numerose specie di anfibi. Risultò florida anche la caccia di volatili lacustri come anatre selvatiche, folaghe e svassi[24].

Nei piani Palentini, in particolare a Magliano de' Marsi[25] e nelle aree coltivabili circostanti il lago Fucino, tra Avezzano, Ortucchio e la Vallelonga appariva già nel XIII secolo un'importante coltivazione dello zafferano e del farro[21][26] e un mercato fiorente di lardo (utilizzato anche per conservare gli alimenti), olio, sale e miele[27].

In tutto il periodo medievale anche qui i prodotti più utilizzati a tavola dalla gente comune erano sicuramente i derivati dei frumenti duri antichi come farro, orzo, segale, Solina e sorgo mentre le persone della cosiddetta classe elitaria consumavano abitudinalmente soprattutto la carne; in particolari circostanze come importanti e partecipate fiere e feste le interiora venivano donate a tutti[4].

Con la regolamentazione della transumanza voluta dagli Aragonesi i tratturi di Celano-Foggia e Pescasseroli-Candela, già esistenti in epoca romana, vennero potenziati tanto che tra il XIV e il XV secolo la pastorizia divenne un cardine dell'economia montana[28].

Dal XVI secolo nei terrazzamenti della Marsica si coltivava il grano Solina[29].

In epoca moderna e contemporaneaModifica

 
Frumento fucense in un'illustrazione dell'esposizione universale di Parigi del 1889

Uno dei piatti tipici della tradizione culinaria locale erano i pesci sotto ai coppi, ovvero puliti e riempiti di foglie di salvia, infine protetti da un coppo e cotti sotto la brace del camino[30]. Il prosciugamento e la successiva bonifica del Fucino fatti realizzare da Alessandro Torlonia nella seconda metà del XIX secolo consentirono di coltivare una superficie iniziale di circa 15 000 ettari. La trasformazione lago-pianura ebbe delle forti ripercussioni oltre che sul piano sociale ed economico anche a livello culturale e della gastronomia locale. In cucina, pur non abbandonando del tutto le proprie radici, ci fu un avvicinamento alla tradizione culinaria dell'Abruzzo montano con influenze della cucina romana e di quella napoletana[31].

Subito dopo il prosciugamento del lago oltre ai primi trattori Landini vennero utilizzati per arare i terreni del Fucino anche gli animali da lavoro, in particolare i muli e i bovini di razza marchigiana. Ciò si verificò almeno fino all'esproprio dei terreni fucensi ai Torlonia stabilito con la riforma agraria del 1950, periodo in cui tramite l'utilizzo del bestiame si suppliva alle esigenze dei contadini[32]. L'economia si trasformò a cominciare dagli anni sessanta con l'avvento dell'imprenditoria che grazie al miglioramento delle infrastrutture si affiancò gradualmente all'agricoltura tradizionale[33]. La lavorazione delle barbabietole nello zuccherificio di Avezzano (fino al 1986, anno della chiusura dell'opificio[34]) e successivamente nello zuccherificio di Celano consentì la produzione di zucchero fino al 2006, anno della riforma "Ocm zucchero"[35]. Le malterie italiane, costruite accanto allo zuccherificio avezzanese, figurano tra i primi birrifici operativi in tutto il territorio italiano[36].

La patata del Fucino caratterizza la produzione orticola della piana fucense ed è certificata PAT e IGP. Del marchio europeo IGP si fregia dal 2007 anche la carota dell'altopiano del Fucino. Accanto a questi due prodotti si coltivano canapa da fibra, cavolfiore, finocchio, grano, insalata, mais, pomodori, radicchio rosso e sedano[37][38].

Le produzioni autoctone riconosciute tra i prodotti agroalimentari tradizionali abruzzesi sono la castagna Roscetta[39], il grano Solina e la mela della valle del Giovenco[14], mentre i prodotti lattiero-caseari[40] e la filiera delle carni[41] caratterizzano la gastronomia locale.

Ingredienti principaliModifica

Tra i principali ingredienti che si ritrovano nella cucina marsicana figurano molto spesso la farina, le uova, il latte, i legumi e i funghi.

In genere non mancano la pasta, la carne, specie quella bovina, il pane e i dolci.

Insalate, verdure e in genere tutti i prodotti ortofrutticoli accompagnano primi e secondi piatti[42].

I prodotti del Fucino come carote, fagioli, melanzane, patate, e zucchine e quelli delle aree montane come ceci, cicerchie e lenticchie sono tra i più consumati[43].

In particolare nei territori del parco nazionale d'Abruzzo, dei piani Palentini e della piana del Cavaliere si producono il formaggio, la mozzarella e la ricotta[44][45].

Gli olii extra vergine di oliva Alvia e Monicella prodotti localmente provengono dai frantoi della valle Roveto[46][47], mentre vari tipi di miele e la pappa reale vengono prodotti soprattutto nella valle del Giovenco[48].

AntipastiModifica

 
Gli òrapi del Pizzo Deta

Primi piattiModifica

 
Gnocchi di patate del Fucino
 
Ravioli ripieni fatti in casa
  • Anellini alla pecoraia: pasta a forma di anello servita con una salsa mista di pomodoro e vegetali a cui viene aggiunta la ricotta di pecora[65][66].
  • Maccheroni alla chitarra accompagnati da ragù misto[1] oppure dal sugo d'umido alla contadina[67][68].
  • Sagne con i fagioli: piatto tipico di Avezzano[65].
  • Sagne pelose: pasta ruvida tipica di Cese e Collelongo realizzata con acqua e farina ma senza uova[42][50].
  • Sagne al ragù di coniglio e zafferano di Navelli, piatto tipico di Carsoli[69].
  • Lasagna con le polpettine[70].
  • Fettuccine: possono essere servite con il ragù bianco di patate e il guanciale[71], con il ragù d'anatra[69], oppure condite con un preparato a base di funghi e tartufo abruzzese[72].
  • Pappardelle al sugo di lepre.
  • Pappardelle di farro al sugo di cinghiale condito con l'aglio rosso di Sulmona: piatto tipico del parco Sirente-Velino[73].
  • Taccozzette, minestra con pasta e fagioli tipica di Capistrello[74].
  • Tacquelòzze con il sugo di castrato, primo piatto tipico di Celano. La pasta fatta in casa viene allungata e ritagliata con le forme di rombi[75].
  • Pizzicuni: primo piatto tipico di Colli di Monte Bove. La pasta dalla forma allungata, viene stirata dai lembi prima della bollitura in acqua che avviene singolarmente. Il piatto si serve con il guanciale e la salsiccia sbriciolata[76].
  • Gnocchi fatti a mano preparati con il sugo di carne e l'aglio orsino.
  • Gnocchetti agli òrapi: piatto tipico di Villavallelonga e del parco nazionale d'Abruzzo[77].
  • Frascaregli: granelli di pasta da cui si ottiene la polenta (generalmente servita con il ragù di carne) o la minestra (servita con i fagioli)[78].
  • Quagliatelli, formato di pasta tipico di Civitella Roveto simile alle sagne, servito con le cotenne di maiale e i fagioli[79].
  • Maltagliati al tartufo o ai funghi porcini.
  • Cannolicchi alla militare, ditali serviti in bianco con la pancetta[80].
  • Ravioli ripieni di ricotta.
  • Pasta fatta in casa con un impasto al luppolo[63].
  • Risotto con le castagne roscette[81].
  • Riso in bianco mantecato con il formaggio di pecora, piatto tipico di Avezzano[69].
  • Fusillone con pomodori secchi e guanciale[63].
  • Panzanella speziata con il piliero, ricetta tipica di Casali d'Aschi[82].
  • Zuppe e Minestre: tipiche della cucina rurale e contadina. Le tipiche zuppe sono preparate con il metodo denominato "acquacotta" a cui si aggiungono verdure, ortaggi o rape oppure, a seconda della stagione, il baccalà. Infine naturalmente il pane[83]. Le minestre antiche, eredità della cucina povera rinascimentale, sono perlopiù a base di legumi, farro, fave e patate[65][84].
  • Ranati: minestre di vari cereali come ceci, grano, fagioli e mais tipica di Capistrello[85].
  • Brodo: a base vegetale o di pollo[65].
  • Polenta a base di farina di mais con salsicce e pancetta oppure con fagioli e cotiche. In genere è servita in contenitori di legno, localmente detti scifelle o scifellette[1][86].
  • Panuccio: piatto unico realizzato con polenta di miglio o altri grani antichi. Viene realizzato in occasione del rito della "Panarda marsicana", in particolare a Luco dei Marsi e Villavallelonga[87].

Secondi piattiModifica

 
La ricotta di Rosciolo dei Marsi

FruttaModifica

DolciModifica

 
La statua della Venere con la collana di ciammelle scurcolane

BevandeModifica

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d Roberta De Santi, La tradizione abruzzese in tavola, Terre Marsicane, 6 maggio 2016. URL consultato il 12 luglio 2017.
  2. ^ a b c d Cucina: la Marsica, Italiavirtualtour. URL consultato il 10 novembre 2017.
  3. ^ Servidio, Radmilli, Letta et al., 1977, p. 81.
  4. ^ a b c d Campanelli, 2001, pp. 128-137.
  5. ^ a b Nino Motta, Villaggio preistorico scoperto nel Fucino, Il Centro, 20 luglio 2019. URL consultato il 21 luglio 2019.
  6. ^ Campanelli, 2001, pp. 91-98.
  7. ^ a b Nino Motta, Fotovoltaico e archeologia a Celano binomio vincente, Il Centro, 27 febbraio 2016. URL consultato il 12 luglio 2017.
  8. ^ Indovina chi viene a cena. L'archeologia a tavola al Musè, Marsica Live, 1º febbraio 2011. URL consultato il 12 luglio 2017.
  9. ^ Campanelli, 2001, pp. 99-111.
  10. ^ a b c Campanelli, 2001, p. 292.
  11. ^ Francesco Proia, Dieci curiosità sull'ex lago del Fucino che non tutti conoscono, Marsica Live, 1º giugno 2016. URL consultato il 12 luglio 2017.
  12. ^ Fucinus Lacus. Il lago Fucino nell'antichità tra storia e mito, Fucino - Altervista.org, 2011. URL consultato il 12 luglio 2017.
  13. ^ Le erbe spontanee dei popoli italici, Abruzzo Open Day. URL consultato il 12 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 7 novembre 2016).
  14. ^ a b Melo, Valledelgiovenco.it. URL consultato il 12 luglio 2017.
  15. ^ Emanuela Ceccaroni, Archeologia di un territorio (PDF), Regione Abruzzo, 2011, 12-13. URL consultato il 12 luglio 2017.
  16. ^ Mario Del Turco, Il territorio di San Potito e la Villa Imperiale, Terre Marsicane. URL consultato il 12 luglio 2017 (archiviato dall'url originale l'11 agosto 2018).
  17. ^ Arci. Resti del ponte-sifone dell'acquedotto romano di Alba Fucens. (I sec. a.C.), Comune di Massa d'Albe. URL consultato il 12 luglio 2017.
  18. ^ Frutta e ortaggi. Castagna roscetta della valle Roveto, Regione Abruzzo. URL consultato il 12 luglio 2017.
  19. ^ Ovidio, Fasti, libro IV, capitolo IV, su books.google.it, p. 286. URL consultato il 12 luglio 2017.
  20. ^ De Nino, 1964.
  21. ^ a b Giovanbattista Pitoni e Alvaro Salvi, L'agricoltura e l'economia rurale, Terre Marsicane. URL consultato il 12 luglio 2017 (archiviato dall'url originale l'11 giugno 2016).
  22. ^ Jatosti, 1872.
  23. ^ Pagani, 1966.
  24. ^ Campanelli, 2001, p. 293.
  25. ^ Piccioli, 1932, p. 30.
  26. ^ Piccioli, 1932, pp. 17-18.
  27. ^ Gabella delle imposte sul transito delle merci nella Marsica durante il XIII secolo.
  28. ^ Alessandro Fiorillo, Storia di Cappadocia, Petrella Liri e Verrecchie, Academia.edu, 2005. URL consultato il 12 luglio 2017.
  29. ^ Grano Solina dell'appennino abruzzese, Fondazione Slow Food. URL consultato il 12 luglio 2017.
  30. ^ Pagani, 1966, vol. 2, p. 512.
  31. ^ Guida Turistica - Città di Tagliacozzo, Comune di Tagliacozzo. URL consultato il 4 marzo 2019.
  32. ^ Letta, 1985, pp. 50-72.
  33. ^ Zazzara, 2017, pp. 41-43.
  34. ^ Da poli occupazionali ad archeologia industriale, Il Tempo, 19 luglio 2009. URL consultato il 10 marzo 2017.
  35. ^ Dante Cardamone, Un altro anno di Cassa per i 45 dipendenti dell'ex zuccherificio, Il Centro, 23 dicembre 2011. URL consultato il 12 luglio 2017.
  36. ^ Francesco Proia, La storia della birra è passata da Avezzano: la prima malteria d'Italia e le distillerie Torlonia, Marsica Live, 7 dicembre 2016. URL consultato il 12 luglio 2017.
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  40. ^ Progetti di ricerca attuati, Crab Avezzano. URL consultato il 12 luglio 2017 (archiviato dall'url originale il 14 ottobre 2017).
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  44. ^ Bevilacqua Calzolari, 1990.
  45. ^ Cortelli Lucrezi, 1974.
  46. ^ Oliva Monicella, Fondazione Slow Food. URL consultato il 13 aprile 2018.
  47. ^ Eleonora Berardinetti, Valle Roveto, cresce la lavorazione di olio, Il Centro, 13 novembre 2016. URL consultato l'11 luglio 2018.
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  50. ^ a b c d e Piatti tipici, Consorzio forestale Le Valli dell'Orso. URL consultato il 17 luglio 2018.
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  52. ^ a b c Braccili, 1978, pp. 23-37.
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  55. ^ Ceci della Sposa, a Pescasseroli si ripete il rito, Virtù Quotidiane, 11 agosto 2018. URL consultato il 13 settembre 2018.
  56. ^ Festa di Sant'Antonio Abate, La cuoca ignorante. URL consultato il 20 gennaio 2019.
  57. ^ Feste, Pereto.info. URL consultato il 28 agosto 2018.
  58. ^ Cococciata marsicana, pizza rustica con zucchine, Facili Idee, 12 luglio 2015. URL consultato il 18 giugno 2018.
  59. ^ Magliano va alla riscoperta dall'antica pizza con le noci, Il Centro, 15 dicembre 2018. URL consultato il 16 dicembre 2018.
  60. ^ Pizza Roscia, Collelongo-Go!. URL consultato il 14 gennaio 2018.
  61. ^ La festa degli Orapi, Comune di Villavallelonga. URL consultato il 20 agosto 2017.
  62. ^ Festa degli Orapi a Villavallelonga, Terre Marsicane, 22 agosto 2013. URL consultato il 20 agosto 2017 (archiviato dall'url originale il 21 agosto 2017).
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  65. ^ a b c d Braccili, 2001, pp. 27-100.
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  70. ^ Dante Cardamone, Ecco le ricette di una volta nel libri di Pupa Ciaccia, Il Centro, 2 agosto 2016. URL consultato il 1º maggio 2019.
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